lunedì 22 agosto 2016

Nel frattempo, in palude...

Mentre organizzo le mie vacanze, non smetto certo di pensare al mio giardino e al mio orticello. Certo, Bianchina non ha avuto bisogno di me per sbocciare a luglio, mentre io mi riposavo:



Mentre la borragine aspettava proprio me e le mie mani lunghe per morire. Il garofano invece è solo mezzo morto (per metà invece è ancora rigoglioso), la melissa è mezzo secca e devo capire come e perché, visto che lei era la più rigogliosa; mentre il coriandolo si è seccato completamente, ma a quanto pare offre due possibilità: togliere i fiori appena vengono fuori, così da salvarlo per l'anno prossimo, oppure lasciarglieli e lasciarlo seccare, estirparlo e togliere i semini che hanno lasciato i fiori: io ho fatto così più che altro perché l'ho ritrovato già secco, ma considerato che lo volevo per usarlo in cucina, mi sta anche bene. Le bacche salvate vanno macinate e sono buone anche nell'impasto del pane. Anche l'origano è fiorito, ma lui a quanto pare sta bene così: freschi o secchi i fiori si possono mangiare subito.


Luglio è stato il mese delle piogge, come giugno e come agosto, quindi se in primavera potevo fare un centrotavola con fiorellini presi in mezzo all'erba, ora ho optato per un centrotavola fisso: la mia Matilde che ho ulteriormente diviso preparando altre due talee, questa con tante foglie è diventata centrotavola, e una seconda con un'unica foglia che, messa in acqua, ha già nuove radici: non so da dove potranno mai nascere altri rametti e foglioline, ma Matilde è sempre stata magica, quindi mi aspetto l'impossibile.

Centrotavola di aprile.

Centrotavola di maggio.

Centrotavola di giugno-agosto.

Il basilico mi dà da pensare: mentre aspettavo che i rametti messi in convalescenza all'aperto si riprendessero, ho comprato un nuovo vasetto, a cui avevo offerto, come dono di benvenuto nella casa dello Spirito, un bel coprivaso fatto con un sacchetto dello shopping (ricevuto in dono), ma niente, lui voleva morire. Ho salvato solo un ciuffetto, al momento già mangiato nel pesto e che non ha dato nuove foglie, vabbe'. Almeno quello che avevo messo fuori prima (due rametti) si è ripreso alla grande e mi ha rinvigorito l'aiuola delle aromatiche. Intanto ho dimostrato che, contrariamente a quello che pensano tutti, non ho il pollice verde che trae in salvo qualsiasi pianta mezzo morta: ho, come sempre, solo e soltanto culo. Lo dico perché mi sono state consegnate altre due piantine da trapiantare, che avevano dei bei fiori e sono morte appena le ho toccate.



Le primule invece ero riuscita a salvarle, o così pareva, mentre quelle mie, che avevo trapiantato una sola volta subito dopo l'acquisto, hanno buttato fuori altri due fiorellini (la primula viola) dopo tutta la pioggia di giugno!

Sporca di terra dopo le piogge.
Il fiore misterioso, non era proprio un fiore con petali, ha dato certe piccole campanule e poi si è seccato.
 
Campanule?


Veniamo alle cose serie: l'orticello. Morto tutto l'aglio e tutte le cipolle, tranne due cipollotti bianchi mangiati la scorsa settimana, grandi come nocciole intere. Una cipolla di tropea aveva fatto un lungo ramo con fiore, cosa molto romantica, e prima che mi informassi e scoprissi che sarebbe stato meglio di no, era già sbocciato. Quand'è così, niente cipolla (e infatti). Dopo il fiore però son venuti fuori dei semini color cipolla di tropea e anche di forma allungata, che potrei seminare, pare. La domanda è: potrò chiamarle “di Tropea” le cipolle che eventualmente nasceranno, o saranno “cipolle di palude”? Pere, mele, albicocche: tutto sparito, mentre i pomodori crescono:




Seminati a giugno i semi di un pomodoro cuore di bue, dopo due settimane avevamo già le piantine, dopo un mese gli alberelli. In attesa che crescessero come per magia, ho riletto la pagina del nostro libro sugli orticelli e ho riguardato alcuni video che avevo salvato e cosa ti scopro? Che quelli non erano alberelli a tre rami (a me sembravano mini pini marittimi), ma tre diverse piantine di pomodori che andavano separate!

Le piantine il 23 giugno.


E fu così che costruii una serra: quattro rametti di alloro ai quattro angoli di una cassetta, spago, fili di lana, una busta di plastica a far da copertura. Così tante piantine! Ho dovuto usare la cassetta di GoodyGoody per una seconda serra.

Le piantine il 22 luglio.





Ora le piantine sono decisamente più grandi, alcune fragili sono morte, altre le ho travasate ancora, mi fanno l'effetto di tante Matilde! Certo, tutti i nostri vicini sfoggiano pomodori grossi così, ma le nostre sono piantine così carine... Ogni volta che pensiamo di metterle in terra, però, piove come se fosse la fine del mondo, e io temo che ne morirebbero. Nei giorni di sole le porto fuori all'aria aperta e loro sorridono felici.




Le piantine il 21 agosto.

Le patate le avevamo lasciate verdi e rigogliose, lentamente si sono seccate le foglie di alcune. Aspetta aspetta, un bel giorno non ho più potuto aspettare e ho scavato sotto le piante secche afflosciate a terra ed eccole! Il 21 luglio le prime patate, di cui alcune piccolissime che ho staccato per sbaglio. Il 3 agosto le seconde patate, e ancora qualcuna minuscola. Ora aspettiamo che si secchino anche le altre piante, ma non mancherò di scavare nei dintorni, perché ho capito che le patate sono ovunque: scavavo di qua e di là, a diverse profondità, e c'era sempre qualcosa. Le patate hanno diversi colori perché avevo germogli di diverse patate. Sono buone entrambe.


21 luglio primo raccolto.

3 agosto secondo raccolto

Infine le melanzane: avevamo lasciato le nostre piantine (comprate) in vasi più grandi, dentro casa, ma approfittando della luna favorevole, ai primi di luglio le abbiamo trapiantate in pieno campo, nel luogo esatto in cui il mio io-progettista di orti aveva pensato di ricavare il nostro orticello: abbiamo zappato, aggiunto terra per orti, e fatto le quattro buche.






22 luglio, le melanzane vengono liberate da eventuali erbacce.

Un periodo di assestamento ha visto alcune piantine flosce e mezzo morte per giorni, ma a fine luglio si erano riprese tutte, e quella che sembrava più morta era fra le più rigogliose.

4 luglio, melanzane appena trapiantate.

Una però è la pianta regina, alta e ricca di foglie: abbiamo tolto quelle di troppo, come dice il nostro libro, e ammirato i bei fiori lilla che stavano sbocciando.

Fiori del 4 luglio.

Fiori del 14 agosto.

Ci siamo anche chiesti “Da dove uscirà la melanzana?”. Il 14 agosto le quattro piantine ci hanno dato una risposta in coro: la melanzana esce dal calice del fiore (se si chiama così), dopo il fiore. Ed è già viola! Sono bellissime e crescono bene. E noi siamo tanto fieri.

Piccola melanzana di agosto!

Abbiamo intanto seminato i fagiolini nani di fine estate, che servivano a rinvigorire il terreno delle patate, ma siccome le patate ci sono ancora, abbiamo dovuto dar loro la parte che era destinata al prezzemolo, che ho invece seminato un po' di qua un po' di là, sia in cassetta che in campo.
In giardino abbiamo anche messo ad asciugare due sedie recuperate da morte certa, nuovissime, molto polverose, bellissime. Lavate con aceto e messe al sole son tornate come nuove (solo alcuni graffi son rimasti).


 

martedì 16 agosto 2016

Strumenti utili per un viaggio in Sardegna.

Nonostante io sia “nata e cresciuta” in Sardegna, non l'ho mai visitata con occhi interessati. Da piccola mi spostavo solo sull'asse genitori > nonni, da giovane ero troppo insoddisfatta della mia vita per vedere oltre il mio naso. Non ricordo chiaramente quando è sbocciata in me la convinzione che la vita vera sarebbe stata oltre il mare, ma posso dire ora che quel guazzabuglio di cose che ho fatto “in continente” in questi quindici anni ha svolto degnamente il suo ruolo di percorso di formazione; per tornare subito sul nostro tema posso aggiungere che vedere posti davvero nuovi per me, in cui a tutti i costi mi volevo integrare, mi ha permesso di sviluppare quell'occhio attento e quel tipo di curiosità che sono propri del viaggiatore e che possono, quindi, servire degnamente nel cosiddetto viaggio alla riscoperta delle proprie origini; o anche, se preferite, al viaggiatore che ha sentito parlare della Sardegna, ma con pareri contrastanti, e vorrebbe sperimentarli di persona, ma con l'accompagnatore giusto. Parlo di Alli, e l'accompagnatore sarei io.


Preparare un viaggio in Sardegna.

giovedì 11 agosto 2016

Introduzione a una vacanza in Sardegna.

Agosto, tempo di ferie, ma io come ogni anno andrò in vacanza a settembre. E, come ogni anno, andrò in Sardegna. La stagione estiva, la cosiddetta alta stagione, solitamente dura fino al 15 settembre, mentre la bella stagione, almeno in Sardegna, può durare anche fino a tutto ottobre, ma diciamo pure sino a metà mese. A novembre inizia la pioggia, dura un mese, fa danni, poi sparisce per un anno. Eppure in Sardegna c'è anche tanto verde, boschi di lecci, dicono, macchia mediterranea, per non parlare delle pinete a far da barriera alle spiagge e degli oleandri lungo la strada statale. Lungo le provinciali, invece, ci sono i fichi d'India, che in Sardegna potreste sentire nominare al femminile “le fichi d'India”, perché il fico in sardo è femmina, e ci vuole un attimo a confonderli.


Ho scoperto che, però, non tutte le strutture ricettive rispettano la data del 15 settembre: dipende non solo dalla zona, anche dal gusto personale far pagare il prezzo dell'alta stagione fino al 15 settembre, o solo sino al 31 agosto; far iniziare la stagione a maggio o giugno, oppure non prima di luglio e così via. Dicono che la Sardegna sia cara, ma dipende sempre da cosa si pretende compreso nel prezzo, infatti in Sardegna, come più o meno altrove, ci sono tre tipi di vacanza:

lunedì 1 agosto 2016

Riassunto del mese di luglio.

Luglio è stato un bel mese, mi sono ben ripresa dall'incubo di giugno, che, poverino, non ne ha colpa, ma davvero è stato pieno di tutto, anche di pensieri negativi. Che ora non ricordo più, per fortuna.
A luglio ho riflettuto sul mondo, cioè su ogni singolo libro letto, cioè sulla mia vita, cioè su tutto ciò su cui si può riflettere.
Ho (abbiamo) curato l'orticello, seminando e vedendo spuntare le lattughe, osservando crescere le piantine di melanzane, anche quella che dopo il trapianto sembrava spacciata. Ho travasato le piantine di pomodori, che non cresceranno mai più di così, ma mi piace crederlo, anche quando vedo dei pomodori grossi così negli orticelli dei vicini. Abbiamo mangiato le prime patate del nostro orticello! Niente di che, a dir il vero, ma che emozione dissotterrarle.

domenica 3 luglio 2016

Riassunto del mese di giugno.

Se maggio è stato ricchissimo, giugno è stato pienissimo. Talmente pieno che mi sento ingolfata. Si è concluso con un fine settimana di riposo totale, ma non mi è bastato, credo proprio di aver bisogno di ben altre ferie.


Leggiamo di più 2016.
Per prevenire, ho iniziato il mese leggendo: due bei romanzi di Laura Pugno, di cui ne avevo già letto un altro e che mi era piaciuta molto, hanno fatto da apripista. Quando verrai e La caccia sono storie particolari come, mi pare di aver capito, ne scrive sempre lei, e mi piacciono. Stile simile ma sempre un pochetto più crudo, diciamo meno fiabesca, ha Simona Vinci, di cui ho letto Brother and Sister, e mi è piaciuto anche questo. Un breve testo teatrale di Marcello Fois, Stanze, mi è sembrato interessante: “Dentro queste case che siamo resta il peso di ciò che abbiamo detto, ma anche di ciò che non abbiamo osato dire […] quanto si impregnino di noi le pareti, […] quanto ostinatamente assorbano gli umori di chi le ha abitate.” Io con la Casa ho un rapporto particolare, ma il racconto tratta anche il tema della famiglia, e le protagoniste sono due sorelle diverse fra loro, ma in fondo anche simili. 

mercoledì 29 giugno 2016

Pagnotta di semola e farina di canapa.

Il 15 giugno sono inizati nell'entroterra del lago gli eventi estivi, e a uno di questi siamo andati anche noi. Si trattava di un mercatino biologico, un po' di musica e qualche furgone che vendeva panini, anche se adesso li chiamano "food truck" e vendono "street food". Comunque offrivano panini e patatine fritte. Le bancarelle invece offrivano miele, marmellate, pane, abbigliamento con tessuti naturali e altre cose biologiche, tutta roba già vista, ma una bancarella ha attirato la nostra attenzione: quella della canapa. Si tratta di un negozietto della zona che vende solo prodotti ottenuti dalla canapa, del tipo non psicotropo (che mi fa venire in mente "licantropo"). Ci sono stati elencati tutti i benefici della canapa e abbiamo assaggiato l'olio, dal sapore deciso, che è stato definitivo noccciolato ma a me sembrava carciofoso, abbiamo toccato con mano una maglietta di canapa, una fibra più morbida del cotone e, a quanto pare, più facile da coltivare. C'erano anche i semi di canapa, buoni da mangiare crudi, o per fare l'olio o per fare la farina.

La farina di canapa è scura, e nel pane sembra che ci siano semi di papavero.

Ingredienti.
450 gr di semola di grano duro
50 gr di farina di canapa
20 gr di semi di girasole
250 gr di acqua a temperatura ambiente
7 gr di lievito madre secco
9 gr di sale
10 gr di zucchero integrale di foresta (o lo zucchero che preferite, noi ora usiamo questo)

venerdì 24 giugno 2016

Il giardino dello Spirito.

A giugno ha piovuto tanto ma tanto ma tanto. E se ve lo state chiedendo: sì, si può dire “ha piovuto”, forma corretta tanto quanto “è piovuto”. A me quest'ultima suona strana, ho sempre usato l'ausiliare “avere”, se non vi fidate dello Spirito, la Crusca ne parla qui.
Il mio giardino è tutto in rigoglio, al 18 settembre quasi l'erba nascondeva le piante aromatiche, che avevo messo a contorno della palma:


Proprio davanti alla palma c'è la borragine, che si sta trasformando in betulla o altra pianta ad alto fusto. Ha foglie enormi che si possono mangiare, preferibilmente cotte, oppure crude ma in piccole quantità. La borragine copre il garofano rosa, sulla sinistra, oltre al quale c'è l'origano, poi una pianta con lunghi rami che salgono verso l'alto e che ha dei fiorellini bianchi (quelle chiazze di luce sulla sinistra): è il coriandolo. Tra il coriandolo e la palma si vede un cespuglione verde, che è la mia melissa.

mercoledì 22 giugno 2016

Fregola con fagiolini e speck.

L'idea di questa ricetta è nata da due cose: una ricetta di Mary che vedeva abbinati i fagiolini alla pasta (questa) e un discorso fatto a tavola su quella volta che avevo fatto la fregola con i frutti di mare, praticamente la prima cena con ospiti (eravamo ben otto) a casa nostra in palude, per inaugurare la casa e, inconsapevolmente, per mettermi alla prova in cucina. Dico “inconsapevolmente” perché erano tutti convinti che io sapessi cucinare. La fregola, poi, chi non la sa fare! E cucinare per otto, cosa volete che sia. Non avevo nemmeno abbastanza pentole, e Alli, voglioso di aiutarmi, si muoveva perplesso ad ogni mio comando: il più assurdo dei quali, secondo le facce che faceva, deve essergli sembrato: “svuota quella pentola e rimettimela sul fuoco”. Il risultato di quel calvario, se proprio vi interessa, lo trovate nel mio post >Cena di pesce di mare

Ingredienti.
180 gr di fregola sarda
una fetta di speck alta un dito, da tagliare a cubetti
2 spicchi d'aglio (o meno o più secondo i gusti)
300 gr di fagiolini
1,5 lt di brodo vegetale (qui la mia ricetta)
olio, sale e vino bianco
prezzemolo, basilico, melissa tritati
pecorino semi-stagionato grattugiato

domenica 19 giugno 2016

Borsello da bici.

Già l'anno scorso mi è venuta l'idea per questo borsello, quando Alli ha fatto sistemare una sua vecchia bici per me, in modo da poter iniziare i nostri giri in bici assieme, molto lentamente, per vedere se la schiappa che c'è in me si sarebbe trasformata in cigno. Non solo io ho dimostrato che in me non c'è una schiappa, ma una ciclista in erba, ma anche la bici ha dimostrato di non essere affatto vecchia! Vecchi erano semmai la borsa da viaggio e il borsello che ho ricevuto in dotazione con la bici: polverosi, di plastica appiccicaticcia e per di più neri, un colore tristissimo. E se per la borsa non mi sono data pensiero, perché sapevo di averne una nuova nuova e addirittura di colori simili a quello della bici, per il borsello ho pensato subito di farmelo io. Con calma. Quest'anno.
L'idea per questo borsello è molto semplice: ho copiato quello che aveva la bici.

Materiale.
Stoffa un po' resistente, oppure jeans e maglietta come ho fatto io
ago, filo e macchina da cucire
una cerniera di circa 20 cm
una striscia di velcro da dividere in tre, per un totale di 18 cm
circa 23 cm di sbiechino

venerdì 17 giugno 2016

Tutto il resto è continente.

Anche quest'anno, come ogni anno, andrò in vacanza in Sardegna.
Cerco sempre di scendere almeno due volte all'anno, una volta a cavallo di giugno e luglio (o di maggio e giugno, dipende), una volta a settembre (o ottobre, dipende). Non faccio nulla di particolare, in realtà, vado semplicemente a trovare i vari personaggi di CasaMia: mia madre, Principessa, Nonno Simpson, MagaMagò, se ci sono saluto anche i Folletti, qualche volta ci trovo anche Romy; di qualcuno di loro ho parlato anche nel blog e, per i più curiosi: Brigante è scappato di casa, quindi CasaMia è leggermente più tranquilla. Quello era proprio una peste!

Ogni volta che scendevo in Sardegna, quindi, avevo un'unica vera incombenza: trovare il prezzo più economico per la traversata. Semplice, no? Ancora più semplice potrebbe sembrare se vi dicessi che i residenti in Sardegna hanno, grazie a convenzione, uno sconto sulla traversata in aereo, ovvero pagano un prezzo fisso indipendentemente dal periodo in cui viaggiano, e questo è una vera manna, per chi non scende per puro piacere, magari dopo aver risparmiato tutto l'anno, sì, ma con i soldi in tasca, ma scende per un'emergenza (accorrere a un capezzale è ancora in voga) o al contrario esce per un'emergenza (non vogliamo parlare di quanti vanno a Roma o a Milano per motivi di salute che non possono essere risolti in Sardegna). Ricordo i miei colleghi pugliesi che, a quei tempi, tornavano a casa in ferie col treno notturno che costava 15 euro: una sfacchinata (l'ho provato anche io una volta), ma almeno costava solo 30 euro tra andata e ritorno, e la mattina dopo, carichi di buonumore post-ferie, di tante cose buone da mangiare e della giovinezza (che in questi casi non guasta mai), potevano andare direttamente al lavoro dalla stazione.
 

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