martedì 23 ottobre 2007

Posso riassumere tutto in due righe.


Berlin (Moabit), 23. Oktober 2007

Hallo Topi!!
In questi giorni ti ho un pò trascurato per risparmiare sulle connessioni, ma anche perché ero impegnata a fare esercizi di tedesco; stasera ti scriverò per bene perché ora non sei connessa, e comunque ti avevo già mandato le vecchie mail (del 17 e del 18) che ancora non ti avevo dato e sono abbastanza lunghe, perciò leggi prima quelle poi riceverai queste. In realtà fino ad oggi posso riassumere tutto in due righe (vabbè sono più di due, lo so).


Berlin (Moabit), 19. Oktober 2007


I like your shoes.
Questo è il motto di oggi, è la frase che mi ha detto ieri uno dei ragazzi che gestisce l'ostello a proposito degli anfibi azzurri, e tu che li guardavi con una smorfia disgustata: quelle scarpe mi rappresentano, diversamente non sarei me stessa!
Oggi non ho fatto nulla: passeggiata mattutina fino alla Spree (in italiano credo si chiami Sprea) fino all'ora di pranzo, quando ho mangiato le mie fette di pane alla segale con formaggio e con salame e verdurina (non so il nome), e a quel punto ho deciso che per mangiare non andrò più al supermercato perché è il terzo giorno che faccio uno dei due pasti con questi toast improvvisati e ne avrò almeno per un'altra volta! Oggi non avevo voglia di fare nulla, perché c'è molto freddo, perciò sono rimasta seduta su una panchina a guardare le barche passare, e anche oche e anatre, ma non hanno freddo? Quella roba gialla sulle zampe dev'essere la loro protezione contro l'acqua gelida. A proposito delle barche, sono in realtà barconi, e trasportano i turisti per le visite guidate: ci sono tanti monumenti ed edifici interessanti proprio sulle sponde del fiume, sia antichi, come il duomo, sia moderni, come il Bundeskanzleramt, ossia gli uffici del cancelliere tedesco; non vorrei dire una cavolata, ma credo che il cancelliere sia il primo ministro, in Germania, quindi la signora Merkel; ci sono anche barche-taxi o barche-bus, poi quelle più piccole tipo motoscafi, che sono della guardia costiera, che non so come si chiami in tedesco, tu dirai per fortuna, sennò poi te lo scrivo.

La veneziana.
Alle due e mezza sono tornata a casa, mi sono seduta sulla poltrona in camera e ho fatto esercizi di tedesco; siccome ho beccato l'ora delle pulizie, il ragazzo dell'ostello (quello che mi ha fatto il check in, non quello delle scarpe) è entrato in camera per pulire e mi ha chiesto se avevo già conosciuto la ragazza italiana; gli ho detto di no, ma ti ricordi che te l'ho accennato perché avevo letto la targhetta sulla valigia? Francesca da Venezia. Lui mi ha detto che anche lei cerca casa e quindi potevamo cercare insieme: parla un misto di inglese e tedesco e non ho capito se il tedesco lo sa o no. Comunque.. oggi ero predisposta agli esercizi e ne ho fatto per tutta la sera, bravissima! La veneziana è rientrata, e andava e veniva, e io non le ho detto nulla, perché poi avrei dovuto forse iniziare una conversazione e interrompere i compiti e giorni così diligenti non se ne trovano spesso, perciò ho preferito approfittare della voglia di studiare: alla fine ero talmente stanca di tedesco, ma ancora piena di energia, che ho letto tutto un capitolo di quell'unico libro in italiano che possiedo, quello che ho salvato all'aeroporto quando ti ho lasciato la borsa dell'università: il libro di storia della lingua italiana.
L'ostello.
A proposito dell'ostello: devi immaginarlo come una casa, all'ingresso c'è un tavolo con sei sedie a sinistra, e a destra ci sono due divani (o tre?) con un tavolino basso al centro, e alle loro spalle una piccola libreria con guide turistiche che dovrebbero essere in diverse lingue, anche se non ho ancora appurato di persona; lo scaffale a sinistra della porta d'ingresso invece è per le scarpe, perché appena entriamo ce le dobbiamo togliere e lasciarle lì, poi ci sono tappeti tappeti tappeti, in tutta la zona giorno; nella parete di fronte alla porta d'ingresso ci sono l'angolo cottura e un tavolo con computer, che forse si può usare a pagamento o forse lo usano solo i ragazzi dell'ostello per leggere le prenotazioni.
La porta che va nella zona notte è sempre chiusa e ha un asciugamano sulla maniglia così non viene sbattuta rumorosamente; aldilà c'è il corridoio: a destra le due camerate, a sinistra ci sono prima quattro lavandini con specchi e sapone liquido e due prese di corrente, poi una porticina dove ho visto che i ragazzi dell'ostello tengono la cassa e che naturalmente è sempre chiusa a chiave, poi un'altra stanzetta dove c'è solo una doccia, un cestino per i rifiuti e un appendiabiti con sei ganci, infatti è grande poco più della doccia; questa è per le donne, e subito dopo c'è il bagno delle donne con un lavandino con specchio e sapone liquido, l'aria per asciugare le mani, il cestino e un altro specchio largo quanto la parete ma alto da mezzo busto in su, poi due gabinetti piccolissimi, tanto che per chiudere le porte ti devi mettere quasi del tutto di fianco al cesso. Dopo il bagno delle donne c'è una rientranza e lì si trova il bagno degli uomini che, ho visto, ha un gabinetto per disabili e la doccia, la stanza è più grande dei bagni per le donne e ci saranno anche dei lavandini da qualche parte là dentro.
A destra del corridoio invece ci sono le camerate, che danno sulla strada e alle cui finestre c'è una carta adesiva trasparente ma scura, che lascia entrare la luce ma evita di essere visti da fuori, e non copre tutto il vetro, ma si ferma a metà altezza. Prima delle stanze, proprio davanti ai lavandini del corridoio, ci sono tre secchi o tre casse per i rifiuti: carta, plastica, vetro, e sopra sono appesi depliant di altri ostelli d'Europa, e naturalmente io li ho presi tutti, sono appese anche carte di Berlino, della rete di tram, treni e metro, e dell'Europa.
Queste le “due righe” di oggi.



Berlin (Moabit), 20. Oktober 2007

Oggi ho fatto la prova del viaggio fino alla scuola, che è dall'altra parte della città: se tracci una linea orizzontale sulla città, io abito a sinistra sopra la linea, la scuola è a destra sotto la linea, siamo obliqui. Comunque ci impiego circa 40 minuti, spero sia così anche nell'ora di punta mattutina.
La veneziana.
Al rientro a casa c'era l'italiana in camera; come al solito qua all'ostello c'è stato un saluto mezzo tedesco mezzo inglese mezzo nella propria lingua: finora mi è capitato di dire "ciao" a David, oppure "hallo" quando saluto io per prima, ma anche "hi" perché se vengo salutata così io rispondo uguale, ho detto anche "hola" alle spagnole; comunque il saluto fra me e l'italiana è stato alla fine un cenno della testa e un borbottio, dopodiché le ho detto:
- Ho saputo che sei italiana.-
- Sì, anche tu?-
- Sì.-
- Sei qui per studiare o in vacanza?-
- Per studiare tedesco.-
- Ma non all'università...-
- No. Tu invece sei qui all'università?-
- Sì.-
- Ma con l'Erasmus?-
- Sì.-
E così abbiamo iniziato a parlare del fatto che vogliamo imparare il tedesco, perciò frequentare solo tedeschi, ma lei ha conosciuto due romani e con tutti alla fine parla inglese, poi ha detto che è difficile trovare casa perché ti selezionano e a volte le hanno detto "sì sì, vieni a vedere la camera", e poi arrivata lì le hanno detto "mi dispiace, l'abbiamo già affittata"; lei è qui da due mesi, ha abitato prima in una camera che era libera solo per un mese, e poi è venuta in ostello dove paga giorno per giorno perché spera di trovare presto una camera; prima era nell'altra camerata ma David l'ha fatta spostare per farla stare vicino a me, e l'ha messa nel materasso vicino al mio, te l'ho detto che abbiamo i materassi per terra? Sono due per ognuno, uno normale sotto e uno più sottile sopra; lei è qui per fare un anno di Erasmus, ma in Italia è già alla specialistica, in Scienze diplomatiche europee, o un nome simile; e insomma lei è di Venezia e io di Cagliari ma non ci siamo dette i nomi. Abbiamo chiacchierato un po', poi lei è uscita perché doveva andare a vedere due camere.
L'inverno.
Io ora faccio i compiti in camera e ascolto musica, ci sono sempre solo io a chi vuoi che dia fastidio se non uso le cuffie? Ho sentito pulsare l'orecchio la seconda volta che le ho messe, preferirei ridurne al minimo l'uso! La cura l'ho finita: ho preso la quindicesima bustina, quella in più, anche per finire l'acqua gasata che ho preso per sbaglio, che con la bustina sembrava aranciata e quindi son riuscita a berla; le gocce le sto mettendo la mattina, ho ancora molto catarro per via del raffreddore, e finché avrò materiale mucoso per soffiarmi il naso le metterò, perché altrimenti mi pulsa l'orecchio, soprattutto la mattina quando c'è freddo. Mi sa che è arrivato, l'inverno dico: ho messo i guanti!! Le mie mani sono il mio termometro, quando sono fredde è iniziato l'inverno, anche quando io ho caldo.
Il corso di tedesco.
PS. Ho scoperto stamattina che oggi è sabato, l'ho sentito dire a tre turiste italiane sul tram, ero convinta fosse venerdì, vuol dire che... dopodomani inizio il corso!
Ho anche scoperto che la metro che prendo di solito, la U9, si ferma in una stazione proprio dietro casa, ed io che per prenderla cammino fino all'altra stazione (precedente) e poi passo dietro casa con la metro! Ma penso che continuerò a prenderla dalla stazione più lontana, perché lì vicino faccio colazione.
Ho calcolato che mi devo alzare alle 7 per andare a scuola: in mezz'ora mi preparo, mezz'ora per andare a fare colazione e per farla, poi quaranta minuti di viaggio, tanto i mezzi passano abbastanza spesso.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...