giovedì 1 novembre 2007

Berlin (Friedrichshein), 1. November 2007

Berlin (Friedrichshein), 1. November 2007

Hallo, Topi!
Wie geht's?
Finalmente ho un tavolo!!
Ti devo raccontare, è tutto fantastico!
Um 6.30 Uhr: sveglia!! Mi sono preparata per la scuola, la valigia è pronta da ieri, sono stata puntualissima perché non ho dormito molto: dovevo restituire la chiave dell'ostello (potevamo entrare e uscire a tutte le ore, infatti) e avere indietro la cauzione di 20 euro, ma quando sono rientrata il “capo” non c'era (forse si chiama Steven) e così aspettavo che tornasse, anche se questa settimana è arrivato sempre alle dieci; poi Francesca mi ha detto che “cresta” aveva organizzato una riunione punk in salotto, quindi forse il “capo” non sarebbe arrivato tanto presto; io poi avevo sonno e volevo coricarmi, ma pensavo che forse non era il caso di svegliarlo stamattina alle sette, perché lui inizia a lavorare a quell'ora, ma siccome c'è da fare solo se arrivano nuove persone molto presto, lui normalmente dorme sul divano; alla fine mi son detta: perché io devo stare alzata finché arriva lui, ora che ho sonno? Se lui dorme sul divano alle sette, è perché alle sette inizia a lavorare, e quindi dalle sette è a mia disposizione. Ma non ho dormito tanto tranquilla, anche per colpa di coinquiline chiassose (giapponesi stavolta). Ieri mattina quando mi sono alzata, si sono alzate tutte: che ragazze mattiniere; oggi eravamo in tre, ma i nostri preparativi e la mia pesante e rumorosa valigia, non sono serviti a scuotere il “capo” che si agitava sul divano, apriva un occhio, mi guardava, ma rimaneva lì e lo richiudeva (dorme seduto, con i piedi sul tavolino); ma appena ha riaperto l'occhio, quando avevo portato tutto in salotto ed ero pronta ad uscire, gli ho mostrato la chiave e allora si è alzato sbuffando (forse apriva l'occhio perché si aspettava la richiesta), mi ha porto la mano col palmo all'insù e io gli ho dato la chiave, lui è andato alla cassa senza dire nulla, poi stessa scena per ridarmi i 20 euro (io ero china ad allacciarmi gli stivali); si è rimesso a dormire senza nemmeno dirmi ciao (non dico augurarmi buon proseguimento a Berlino, ma almeno un ciao...); il proseguimento a Berlino è stata la camminata fino alla fermata del bus TXL che ho preso fino ad Alexander Platz e naturalmente ho viaggiato in piedi davanti alla porta centrale dove c'è lo spazio per carrozzelle e passeggini, ed eravamo lì in due con le nostre valigie; poi ho preso la scala mobile per salire ai binari della S-Bahn da cui ho preso il treno verso la mia nuova fermata: Warschauer Strasse.

La mia nuova stazione è tanto carina perché ha un giornalaio, poi c'è il chiosco del pane, quello della pizza, quello dei Wurst e la biglietteria, ma il tutto è sul ponte e non c'è ascensore (scommetto che è l'unica stazione che non ce l'ha, perché io l'ho sempre visto); a occhio e croce mi aspettavano 25 scalini, e ne ho fatti dieci quando è arrivato il treno dalla direzione opposta e mi son chiesta: chissà se qualcuno si offre di aiutarmi, chissà se in Germania si usa offrire aiuto. Prova ad immaginare un'esaurita con una borsa a goccia scozzese a tracolla (non ti voglio dire in che condizioni è la tua ex giacca in pelle), uno zaino in spalla che conteneva il vocabolario e anche molto altro!, che tira su per scalini piccoli piccoli una valigia da 28 chili, ma forse di più... Scalino dopo scalino: ferma, tira con tutte le forze (le ruote si incastravano e avevo il terrore di decapitarle), tira ho detto!, la valigia è su; ferma, tira con tutte le forze, tutte ho detto!, la valigia è su. Tu ridi ma io avevo il maglione pulito... sudato da strizzare e non era cotone, che prurito!
Ed ecco che qualcuno dice tutta una frase in tedesco (io vedevo solo i suoi piedi), di cui io invece ho capito solo “Hilfe”... naturalmente ho detto “ja, danke” ma prima l'ho fatto ripetere, perché ho pensato anche che forse mi stava chiedendo aiuto ("Hilfe"), non so, per capire la cartina di Berlino! Invece no, l'aiuto me lo stava offrendo, ma non sapeva cosa l'aspettava; io avevo in mente la parola per dire pesante, ma non riuscivo a respirare e non l'ho detta. Lui ha preso su la valigia, e senza trascinarla (che uomo!) me l'ha portata in cima; dopo cinque scalini l'ha detta lui (la parola magica): "ist so schwer!", è così pesante. Peggio per te che fai il samaritano con le sconosciute! Ma è stato davvero gentile, però mi devo ricordare di non dire “danke” ma “danke schön” che è meno formale e rigido, implica un po' più di gratitudine sentita.
La strada dell'ostello è a ridosso della ferrovia, che desolazione, ho borbottato per tutto il tempo, ma quando sono entrata...
Auf deutsch, bitte; e la ragazza mi ha parlato in tedesco, finalmente! Ha anche detto che se non capisco glielo devo dire, così ripete: una frase dolcissima che sento solo a scuola; ho pensato adesso sì che sono in Germania; musica soft, e alcune persone già in piedi, o ancora in piedi, erano solo le otto e mezzo, ma lì è aperto 24 ore su 24; due ragazzi preparavano il buffet della colazione, e con tutti gli odori che ho sentito durante il viaggio, cominciavo a pensare di aver fatto bene a resistere fino a lì senza mangiare. La ragazza mi ha detto che era presto per avere la camera, l'orario previsto è alle undici, e io le ho risposto (l'ho capita!) che alle 9 e mezza dovevo essere a scuola, allora mi ha detto che potevo mettere la valigia in camera ma che la camera sarebbe stata pronta solo alle tre; in realtà non ha detto che potevo metterla in camera, l'ho capito quando siamo entrate nel magazzino, poi mi ha chiesto a che ora finivo a scuola, le ho detto all'una, e ha detto che forse riuscivano a prepararmi la camera per l'una.
Ma non era alle undici?
Domanda cruciale, visto che erano le otto e mezza: posso fare colazione? Sì, certo: se pago tre euro mi danno un piatto e una ciotola, poi sul bancone ci sono le tazze, e le caraffe del caffè (tedesco) e dell'acqua calda per il tè; poi le bustine del tè, i cucchiaini, lo zucchero, i bicchieri e la caraffa dell'acqua, e i tovaglioli e la caraffa del latte freddo; di fronte c'è il buffet: prosciutto e formaggio, panini, cestini con burro, formaggi spalmabili di diversi tipi, miele; la marmellata è nei vasetti con un cucchiaino dentro ognuno: albicocca, frutti di bosco, forse ciliegia; poi un insalatiere pieno di joghurt (lo scrivo alla tedesca) e tre barattoli di cereali diversi; cucchiai e coltelli; un altro cesto con pane a fette, bianco e nero, e il tostapane; mi pare che basti per essere un ostello.
Ho preso lo joghurt con i cereali ma non mi è piaciuto, perché era alla frutta; due volte il panino con burro e marmellata, tre volte il caffè con un po' di latte, ma sempre tiepido (forse è colpa del latte); penso che non avrò voglia di fare merenda, oggi.
A lezione sono arrivata tardi perché anche la U5 oggi ha deciso di non lavorare, e a piedi è un po' più lunga di un quarto d'ora, e poi non avevo fatto i compiti, ma li ho fatti sul momento, e pure giusti (non ero l'unica, infatti a non averli fatti, ma sono stata l'unica a farli bene).
Warschauer Strasse mi piace, piena di negozi di tutti i tipi e di annunci di lavoro, dovrò entrare in tutti, qualcuno di buono ci sarà; in due annunci diversi ho trovato due parole sconosciute, devo cercarle nel vocabolario prima, non posso entrare impreparata: va bene conoscere poco la lingua, ma almeno l'annuncio devo fingere di averlo capito benissimo da subito. C'è anche il Kaiser's, un supermercato, questo è abbastanza grande, ed è vicino all'ostello.
L'ostello.
Anche l'ostello è abbastanza grande: tutto un palazzo; dalla reception si va verso il corridoio, ma io non devo salire le scale, ma andare dritto: c'è una porta che da ad un altro corridoio e qui ci sono bagni a sinistra e camere a destra, poi c'è un altra rampa di scale; e sia dove c'è la prima rampa che io devo ignorare, sia dove c'è questa rampa che invece devo salire, c'è sulla destra un portone d'ingresso, quindi il mio calcolo è stato che sommandoli a quello principale ci sono tre ingressi, quindi tre palazzi; oppure ci sono due rampe di scale, quindi due palazzi, io sono nel secondo; al piano terra sono stati collegati fra loro.
Io devo salire la seconda rampa e andare al secondo piano, appartamento a sinistra sul pianerottolo: infatti dentro questo appartamento ci sono quattro stanze, la 321 è la mia, poi 322, 323 e 324; nella mia ci sono quattro letti a castello, ho scelto il letto vicino alla porta-finestra, quello di sopra; ci sono anche due finestre, e tanta puzza di chiuso, perciò ho aperto tutto subito: qui non esistono avvolgibili o persiane, e alle finestre ci sono semplici tende rosse di tela grossa; la stanza era un po' in disordine ma solo dopo mi è venuto in mente che avevo prenotato una camera mista, quindi forse il casino era dovuto alla presenza maschile, infatti poi ho visto che nel letto davanti al quale ci sono i vestiti buttati per terra, c'è un ragazzo; la cosa più carina è che in camera c'è anche il tavolo, quindi posso fare i compiti lì!
Che è un vero e proprio appartamento si capisce perché c'è la cucina con l'isola (anche se non ci sono gli sgabelli alti, e ci hanno messo una mensola, sembra quasi un angolo bar); c'è la cucina elettrica, tecnologica, i pulsanti sono sui fornelli come se fosse un touch screen, peccato che a parte l'accensione generale "power", non ho capito come accendere i singoli fornelli... Poi c'è il tavolo da sei davanti a una bella finestrona che da su un cortile interno, circondato dalle due ali del palazzo (o dai due palazzi).
In fondo ci sono i bagni (come appartamento è abbastanza grande, se mi baso sulle dimensioni della cucina e della mia camera), uno piccolo con la vasca e il lavandino, uno altrettanto piccolo ma siccome è lungo e ha tutto su un lato, io l'ho soprannominato “bagno grande”; questo bagno ha la doccia ed è quello che ho scelto, anche se naturalmente quando è occupato vado nell'altro. Tutto è nuovo, bianco e pulito, a parte la cucina perché naturalmente tutti sanno l'inglese tranne quando il cartello dice che ognuno deve lavare i piatti che sporca! Ci sono una quindicina di tazze sporche, mentre piatti e pentole sono su un telo ad asciugare, ma immagino come sono stati puliti bene... C'è anche il bollitore per l'acqua, perciò penso che mi comprerò il caffè solubile, o il cappuccino e farò colazione qui, a meno di tre euro. Ci sono anche due frigoriferi piccoli, e il cartello che dice di togliere la roba prima di andar via, ma forse anche questo è un tipo di inglese troppo difficile, perché un frigorifero è pieno zeppo. Io invece la mia roba l'ho messa sulla mensola, dentro la busta che durante il viaggio era appesa al valigione. L'ostello è fantastico, verrai qui quando verrai a trovarmi forse ci sarò ancora anche io, pensavo di chiedere di restare ancora, se c'è posto.
Tandem a tre.
Ho fatto i compiti in camera, dopo una bella doccia calda, poi alle sei avevo appuntamento con Francesca e Robert, e lui ci ha portato dei dolci berlinesi zuccherosissimi da assaggiare, sono buoni, ma nell'insieme non mi sono piaciuti: una specie di Krapfen che si chiama Berliner e dentro aveva marmellata di prugne e fuori chili di zucchero; una sfoglia a cuore che però non è un cuore ma due orecchie, e anche se la forma è di orecchie umane, il dolce si chiama Schweineohr, ossia orecchio di maiale (al singolare, quindi), e sopra ha chili di glassa; e poi un rettangolo di torta (o una torta rettangolare, ma qui nelle pasticcerie fanno la teglia grande e poi ognuno compra un rettangolo, tipo pizza al taglio) che aveva l'odore del pane, il sapore del burro e sopra delle specie di palline di pasta (l'aveva fatta Rose una torta così con le briciole?) che si chiama Streuselkuchen, ossia "torta di briciole", appunto. Siamo all'ingrasso puro, altro che mangi poco e dimagrisci! Nel pub abbiamo preso la cioccolata calda e aiutato Robert in un esercizio, ma era una scusa perché sapeva farlo benissimo, comunque ho preso nome e indirizzo del centro linguistico in cui fa il corso di italiano all'università e il nome della professoressa che se ne occupa (la segretaria, la chiama lui), così chiedo se posso fare il tirocinio lì, anche se da Siena non mi hanno risposto... Poi lui ci ha portato un compito: l'inno nazionale, ce l'ha fatto tradurre, una strofa ciascuno e ci ha spiegato le parole difficili perché è dell'Ottocento e alcune cose sono scritte in tedesco antico; poi abbiamo fatto le nostre domande; alla fine mi ha dato il suo numero e indirizzo e-mail, e quando siamo rientrati abbiamo preso tutti lo stesso treno, e Robert mi ha detto che vuole fare l'Erasmus a Roma e per prepararsi vuole incontrare più italiani possibile, perciò se Francesca non ha tempo spera di poter parlare con me (lo devi immaginare che parla bene in italiano ma fa la rrrrr ), e per me va benissimo; appena posso gli scrivo così ha anche lui il mio indirizzo, perché voglio esercitarmi ad insegnare, e poi posso chiedergli quello che voglio di tedesco, anche se non parliamo in tedesco. Francesca mi è sembrata strana, ho pensato che forse al pub abbiamo parlato solo io e Robert; loro hanno il quadernetto su cui scrivono le parole, ed io ho detto a Robert molte parole, oggi, lui le faceva scrivere a me, mentre scriveva sul mio foglio, Francesca meno, quindi ho pensato che fosse per questo che quando siamo uscite e volevo raccontarle del mio fantastico nuovo ostello, lei ha iniziato a raccontare di quello che è successo nell'altro (lei è ancora lì), e ha tenuto banco finché non è salita sul treno; io l'ho lasciata dire, chi se ne frega se non vuol sapere dell'ostello, tanto io racconto alla mia Topi!
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