venerdì 16 novembre 2007

Berlin, strasse der Pariser Kommune, 16. November 2007

Berlin, strasse der Pariser Kommune, 16. November 2007

Hallo Topi, wie geht's?
Vado con ordine, visto che ieri non ti ho scritto, ti racconto ora cos'è successo e cosa non è successo; sveglia ore.. beh con un po' di ritardo, perché non avevo proprio voglia di alzarmi, ma ti avevo detto che dovevo lasciare la stanza per le 11, perciò mi sono alzata con la forza, anche perché volevo fare colazione per un'ultima volta all'ostello, e poi dovevo lavarmi i capelli; che palle si sporcano subito, li avevo lavati martedì, mi pare, questo shampoo non vale a nulla, appena trovo Pantene per i capelli grassi devo fare una super cura anti-grasso, anche se penso sia colpa dell'acqua, troppo calcare, o forse del fumo.

Mi sono lavata non troppo di fretta, perché l'acqua calda era piacevole, poi mi sono messa una pinza e sono scesa a fare colazione coi capelli bagnati. Ma ti ho detto della coppia? A colazione lunedì mattina? No, mi pare di no.. C'era una ragazza che si è seduta di fronte all'Inglesino, così finalmente può parlare inglese, dato che con me non riesce ad andare oltre il saluto; poi è arrivato il ragazzo di lei e le ha messo una mano sulla spalla mentre salutava anche lui l'Inglesino, ma ti rendi conto? E noi che pensiamo che solo gli italiani sono possessivi, vedi che a volte anche un ragazzo inglese si scoccia se scende per la colazione un po' dopo la sua girl e la trova in chiacchiere con un compaesano, essere compaesani non è una garanzia! Vabbe’, poi l'Inglesino è andato via e il tipo è tornato con la sua colazione, e mentre si sedeva ha detto “Andato? È andato il nostro britisch friend?”... ok riconfermiamo la teoria secondo la quale solo gli italiani hanno questa mania del possesso sulle donne e la devono rendere esplicita con una mano sulla spalla (che spunta solo in queste occasioni, perché magari normalmente non è neppure un tipo espansivo o affettuoso). Insomma sono italiani, anche se lei con quella camiciola e il maglione largo a buchi grossi e leggerissimo, l'avevo presa davvero per un'inglese.
Torniamo a noi: anche ieri a colazione a un certo punto è arrivato l'Inglesino che mi ha disgustato con un tazzone di joghurt e cereali, una pappetta che non riuscivo a guardare, ma lui affamato l'ha divorata. Devo confutare un'altra teoria, quella della colazione alle nove in santa pace: oggi era pieno di gente, non c'era posto al mio solito tavolo e mi son dovuta sedere nell'altra sala, dove c'è la porta d'ingresso, e quindi più freddo, e dove c'è l'angolo salotto, e quindi sempre qualcuno che fuma!
Tornata su, con grande ritardo sulla mia tabella di marcia, mi sono asciugata i capelli di corsa, ho acceso il computer in bagno perché mi dovevo segnare il numero della prenotazione all'ostello e il numero civico, e poi ho chiuso tutto e sono scesa (la valigia alla fine l'ho fatta ieri, che brava); mentre cercavo di scendere i primi tre scalini.. si, insomma, in salita tiro con tutte le mie forze, ma in discesa avevo paura di tirarmi addosso la valigia, non sapevo se farla scendere di testa o di culo.. Ho portato lo zaino un pianerottolo sotto, poi ho fatto questo tentativo ma.. siccome la stanza dove c'erano gli “spagnoli” era vuota da lunedì, era già “pronta” (tra virgolette, perché nessuno l'ha pulita) per nuove reclute, perciò già dalle nove hanno fatto entrare qualcuno, e questo qualcuno, poveretto, ha avuto la disgrazia di uscire dall'appartamento proprio in quel momento e di chiedermi se.. avevo bisogno di aiuto! Mi sento più in colpa in questi casi di quando mangio troppo o male! Insomma anche stavolta stessa scena: il samaritano di turno ha cercato di tirar su la valigia in un colpo solo, ma stava per diventare un colpo della strega; io mi chiedo: pensano tutti che sono così impedita da non riuscire a spostare una valigia che in realtà non è poi così pesante? Se faccio fatica e la trascino è perché non si può sollevare facilmente! Vabbe’, 'sti uomini. Mentre la portava giù ha fatto qualche passo falso, perché andava giù spedito, vedevo la sua cartilagine, il suo menisco e appresso la sua rotula, rotolare via dalla sua gamba, un paio di volte è stato lì lì per cadere, secondo me; gentilissimo comunque, fortuna per lui che erano solo due piani; poi ho ringraziato, poi ho salutato in reception, anche se nessuno mi ha cagato (il mio amico tatuato c'era per colazione, ma poi non più), e sono uscita.
Scorciatoia: quando ne trovo una sono al settimo cielo, sono arrivata in mezz'ora o poco più al nuovo ostello, che bello; come stile è simile: colori accesi e disegni; ah, ma non ti ho detto... l'altro, il vecchio, quello appena lasciato si chiama Sunflower, ossia “girasole”, ma non ce n'è nemmeno uno, di girasole, o almeno così pensavo finché un giorno non ho alzato lo sguardo al soffitto mentre facevo colazione e cosa vedo? Un prato: il soffitto dipinto di verde con girasoli e fiori finti attaccati, come i tuoi, e anche qualche peluche a forma di mucca o cavallino (mi pare) attaccato a testa in giù; nessun'altro girasole nell'ostello, almeno non dove è passato il mio occhio indagatore.
Nuovo ostello.
Il nuovo ostello, Pegasus, da fuori almeno è allegro e colorato, giallo rosso blu: c'è un portone che dà verso un cortile interno e in fondo c'è la porta d'ingresso, naturalmente la porta è solo dopo sei o sette ripidi scalini fatti a ventaglio, che romantico; nel resto del cortile c'è il retro di un “ristorante” (tra virgolette, perché per noi italiani è più una tavola calda e fredda assieme, non un vero e proprio ristorantino), che non ho capito se è il ristorante dell'ostello o se è solo convenzionato con l'ostello; c'è anche il retro di un altra tavola calda, che si chiama “Pazza e pista”, e quindi forse in questa ci sono davvero italiani, per fare un gioco di parole così!
Ho salito un po' a fatica i sei o sette scalini dell'ingresso e un po' a fatica sono entrata, perché anche se stavolta sono stata bravissima con la valigia e lo zaino, e non li sentivo così pensanti e faticosi da portare, comunque gli scalini erano stretti, ripidi e curvi (scalinata a ventaglio) e l'ingresso è costituito da due porte di quelle che si aprono sia in dentro che in fuori, ma a nemmeno un metro di distanza una dall'altra, quindi io che sono entrata di spalle, mentre tiravo dentro la valigia, con lo zaino già sbattevo sulla seconda porta. Sono andata alla reception, e la ragazza del turno di mattina mi ha elencato un po' di lingue che poteva usare, tranne l'italiano e il tedesco, e il suo collega, quando ho ripetuto l'ennesimo “nein”, ha detto “deutsch?” e si è messo a ridere perché davvero lei non ci aveva nemmeno pensato che potessi preferire il tedesco (vista la mia performance, forse); anche lei ha sorriso e mi ha proposto di parlare lentamente, sì brava. Mi ha spiegato che era presto (ich weiß, lo so, le ho detto), e che la camera sarebbe stata pronta dopo un oretta, le ho chiesto se potevo lasciare la valigia, e mi ha indicato il magazzino, e la cosa che mi è rimasta più impressa è stata la parola “draußen” ossia “fuori”.. significava che dovevo rifare quelle scalette per portare in magazzino la mia valigia, ma anche rifarle dopo per riportarla dentro. Più tardi, nel dubbio che ci fossero appartamenti fuori, prima sono entrata a chiedere se era pronta, e mi ha detto di sì e che dovevo salire, poi sono andata a prendere la valigia; la receptionist è spuntata in magazzino da un'altra porta e mi ha aiutato il giusto, cioè solo per portare fuori la valigia attraverso la porta, ma l'ha mollata lì. Aspetta però, che forse la parola “magazzino” ti trae in inganno: aperta la porta e c'è una rampa che sale, e cinque mini scalini che scendono al sottoscala: questo è il magazzino, nemmeno piastrellato, una mini-catacomba; quindi ricapitolando le fasi di aiuto offertomi dalla receptionist di turno: gli scalini dal sottoscala fino alla porta del magazzino li ho fatti io, poi la ragazza ha portato fuori la valigia mentre io prendevo lo zaino, e lì l'ho ripresa in consegna io, e mentre lei tornava dentro passando da dove era venuta (la rampa in salita nel magazzino), io sono entrata dall'ingresso principale: di nuovo il ventaglio ripido, la doppia porta, l'ingresso.. ma lì mi sono fermata, perché anche se fino al banco della reception era tutto in pianura, se posso risparmiare qualche metro, è meglio.
Quando mi ha detto come arrivare alla mia camera la parola che mi è rimasta più impressa è stata “dritten”, continuavo a ripetermela perché sapevo di conoscerla, ma in quel momento non ne capivo il senso: dovevo andare a destra, questo era chiaro, il numero della mia camera è il 341, ho una tessera magnetica anonima come chiave (quindi apre tutte le porte? Non c'è scritto nulla, come fa a sapere che è la chiave della stanza 341? mah..); eppure continuavo a pensare a “dritten Stock”, perché se me l'aveva detto sicuramente aveva una sua importanza, e mentre salivo la decina di scalini che dall'ingresso portano all'inizio della rampa di scale.. eureka! Ho capito: mi ha detto che sono al “terzo piano”! Ma porca miseria, più sfigata no? Quando una parola mi lascia pensierosa, per scoprire cosa significa devo solo pensare a tutte le cose brutte che mi possono capitare: è sicuramente una di quelle.. La prossima volta lo dico nella prenotazione che voglio stare a piano terra. Comunque anche questa receptionist si è stupita non solo della valigia pesante ma anche dei sedici giorni di prenotazione.. e allora? Se non si può, scrivetelo su internet.
La camera è un buco: a destra c'è un letto a castello, e in quello di sotto ancora ci dormiva un tipo, ed era ormai l'una (fatti gli affari tuoi, forse lavora in discoteca); poi ci sono quattro armadietti metallici strettissimi, il mio zaino secondo me non ci entra, poi un altro letto a castello che per metà copre la finestra (aperta); a sinistra di fianco alla porta ci sono altri quattro armadietti, poi paralleli a questa parete (quindi con i piedi verso il centro della stanza) ci sono due letti, e sopra questi due letti un castello ingrandito, nel senso che fra i due letti c'è abbastanza spazio, come in una normale cameretta, ci sono anche i comodini, ma sopra c'è una grande tavola su cui di letti ne hanno messi quattro, e fra l'uno e l'altro c'è solo lo spazio per un piede (l'altro piede dietro il primo, non di fianco); quelli che stanno sotto non possono alzare bene la testa, quelli di sopra non possono alzarsi, solo sedersi; io ho scelto l'ultimo letto in fondo, sopra, perché i letti di sotto sono tutti occupati, o meglio tutti disfatti, ma con le lenzuola, mentre i quattro di sopra avevano il materasso nudo, il cuscino nudo e il piumone nudo (ti ho detto che qui non si usa il lenzuolo di sopra, ma solo il piumone con copri-piumone?); io poi mi metto sempre vicino alla finestra, se posso scegliere; questi quattro letti a sinistra sono più alti dei due letti a destra, perciò io vedo tutto! Di finestre ce ne sono due, e fra loro un tavolino, e le tre sedie sono state “sequestrate” da tre dei miei “coinquilini”, si capisce perché sopra ci sono vestiti.
I bagni sono nuovi, con mattonelle colorate, e puliti: per tutto il giorno girano le ragazze che fanno le pulizie, hanno i guanti gialli e il classico carrello delle pulizie e l'aspirapolvere, ed entrano anche nelle camere, perciò in generale per ora dico che questo ostello è più pulito dell'altro; i bagni sono strani: uno vicino alla scala, lontano dalla mia camera, ha solo il cesso e il lavandino, e quindi ci può entrare chiunque; io non so cos'avevo oggi, ma l'ho usato quattro volte solo mentre mi spostavo da una parte all'altra per perlustrare l'ostello; quello vicino alla mia camera ha tre porte sulla destra e una in fondo, e a destra prima della prima porta c'è un piccolo lavandino; da nessuna parte ci sono elementi utili per asciugarsi le mani; dietro le prime due porte ci sono due gabinetti puliti e belli, ma per entrarci devi mettere un piede nel cesso e uno nel cestino; le altre due porte sono docce: apri.. e sei in doccia; la porta in fondo può far pensare a una doccia più grande.. no: ha solo in più lo spazio per aprire la porta verso l'interno, anziché verso l'esterno, ed è più luminosa perché c'è la finestra, che non si può aprire perché c'è il box doccia (in realtà si apre, ma di pochi centimetri); a proposito di finestre: anche qui a Berlino hanno le avvolgibili, ma solo al piano terra, mentre dal primo in su non ci sono, comunque non le ho mai viste chiuse, l'ho notato per caso. C'è anche un altro bagno in fondo al corridoio (quindi due porte dopo la mia) con doccia, wc e lavandino tutto in due metri quadri, toh fai uno e mezzo.
Tutte le stanze hanno un nome, ne ho viste molte con nomi della mitologia greca (beh, al Pegasus cosa pretendi, nomi scandinavi?) ma non son riuscita a tradurli tutti (però sono in tedesco, non in greco) mi pare di aver letto su una “il viaggio di Enea”; poi ad un certo punto al mio piano giro l'angolo e i nomi cambiano.. titoli di film, ma non capisco il nesso con Enea o con l'Odissea: Pulp Fiction è quella prima della mia, e qual è il mio film? Dirty dancing!! Lo vuoi considerare un segno? Vista la prima notte di merda che ho passato, io con i segni ci andrei piano.
Ieri poi ho perlustrato ancora, e sotto il piano terra (qualche scalino) ci sono due lavatrici e un'asciugatrice, costa 3,50 il lavaggio, per asciugare non è scritto; nella stessa stanza ci sono un corridoio e una porta: la porta è a sinistra di fianco agli scalini e dice “disco/games” chissà quale fantastica sala di divertimenti, ma mi pare di ricordare una foto su internet con tavolo da biliardo, era forse qui? Il corridoio va verso quello che secondo me è il retro del ristorantino, e visto che ovunque è pubblicizzato il menù del giorno (con le solite lavagne) forse è il ristorante dell'ostello, chissà. Ad un certo punto del corridoio, sulla destra c'è una cucina tipica di ristorante, con lavandini capienti e lavastoviglie e pile di piatti, e io mi son fermata lì; prima di questa cucina c'è (in ordine tornando indietro verso le lavatrici e la reception) una cucina per gli ospiti, il bagno degli uomini, il bagno delle donne, e siamo di nuovo alla lavanderia; la cucina per gli ospiti, vogliamo parlarne? Innanzitutto gli ospiti sono quelli dell'ostello, quindi anch'io; è carina, ha i fornelli e il forno, un forno a microonde, il tostapane, il bollitore per l'acqua, il lavandino con acqua ghiacciata, la mensola per mettere quello che ti pare, due sgabelli alti, ma non abbastanza per mangiare sulla mensola. Un cestino sul ripiano è pieno di cartoncini tagliati a caso, ma nelle intenzioni rettangolari, con un elastico attaccato, e tanti cartelli in tedesco-inglese-francese-spagnolo ti spiegano a cosa servono: infatti avvertono che ogni cibo deve essere contrassegnato con un cartoncino in cui ognuno deve scrivere il suo nome e la data di partenza, sennò il cibo in questione viene buttato, per questioni di igiene; chi vuole regalare o condividere deve scrivere “frei” (o era “free”?) sul cartoncino, altrimenti viene buttato; viste le condizioni del pavimento dubito che qui entri qualcuno a controllare (come nell'altro ostello dove le quindici tazze sporche sono rimaste fino a pochi giorni prima della mia partenza).
Di fronte all'ostello c'è il supermercato: ho comprato il te al finocchio, vediamo se mi sgonfio, e poi qualcosa per pranzo da fare al microonde; poi anche per cena, pasta al microonde (la mia prima pasta in Germania) e filetto di pesce da fare al microonde, tutt'e due buoni. Quando sono rientrata dal supermercato, verso le sei, sono andata a mettere in frigo (ce ne sono tre) la mia cena, e c'era un tipo che preparava piatti con rondelle di banane, spicchi di mandarino, canticchiava (o no?) e aveva qualcosa in padella.. mi ha detto “sorry” non so perché, forse per l'odore, dato che ha aperto la porta che da su una veranda (una tenda trasparente, come quelle da campeggio, quindi anche se ci sono i tavoli e le panche, io non ho mangiato lì, che freddo), ma per me era peggio perché entrava il freddo e poi fuori al buio c'era qualcuno che fumava (lo scopo della veranda credo sia questo, perché c'erano posacenere sui tavoli, e perché in questo ostello non si fuma!!!!). Il tipo mi è sembrato gay, forse cucinava per il suo amore.
Dopo in camera ero indecisa se schiacciare un pisolino prima di cena o no, ero stanchissima, ma senti questa: un tipo entra in camera, non mi vede e spegne la luce; non ho fatto in tempo a dire “entschuldige” che stava già russando; stanco?
Ci ho pensato e poteva essere lo stesso che era in cucina, per via della maglietta rossa. In cucina per cena: padella sporca di riso, pentola sporca di riso, piatto pieno di riso (ma erano due.. ha mangiato da solo, incazzato nero?) ecc; che schifo, a parte l'odore che c'è, pure 'sto stronzo che non legge i cartelli, e dire che sono scritti in abbastanza lingue!
Dopo cena (dopo le dieci di sera non si può più cucinare) ho fatto un po' di compiti su un divano che c'è sul pianerottolo del secondo piano, ma c'era freddo, allora sono andata in camera perché c’è una piccola lampada che, se mi ricordo, cambierò con quella del letto in fondo, vuoto, che è più grande; in camera, sui due letti superiori a destra c'è una coppia di indiani o pakistani, lui mi ha fatto il terzo grado in inglese e io gli rispondevo in tedesco, lei era già a letto e quando lui le ha parlato ha brontolato qualcosa che, vista la situazione, io ho tradotto con “ma perché non la lasci in pace e dormi?”; poi lui mi ha chiesto se doveva lasciare la luce accesa o se volevo dormire, io ho cercato di fargli capire che poteva spegnere perché avevo la mia luce, così ha spento; poi è tornato “maglietta rossa/riso dappertutto” e ha acceso la luce, fatto i cazzi suoi e poi è salito sulla scala in fondo (per i quattro letti di sopra, ci sono solo due scale) e mi ha chiesto anche lui della luce.. ma non si è accorto che era spenta quando è entrato? Gli ho detto che poteva spegnere perché avevo la mia, e mi son rimessa a leggere, e lui di nuovo che mi faceva cenni con le mani, io ho alzato lo sguardo e lui ha indicato il lampadario al neon e ha fatto a cenni la stessa domanda.. eeja spegni! Dopo un po' ho spento anch'io e mi sono coricata.
Ospiti.
Ora ti spiego perché questo tipo mi sta sul cazzo e perché oggi sono scocciatissima al limite del pessimismo.
Mezzanotte e mezzo: sento aprire la finestra e mi sveglio, guardo l'ora, la luce è accesa ma non mi ha svegliato lei, è stato proprio il rumore della finestra (finestra aperta, non tenda o avvolgibile o persiana, non c'era freddo, ok, ma comunque era notte ed è novembre); lui traffica di nuovo con le sue cose, come se fosse giorno (ossia in orario non dico d'ufficio, ma decente): sbatte gli asciugamani, beve rumorosamente, sospira dopo che ha bevuto però ora è a petto nudo; poi esce, e siccome io mi stavo pisciando, mi sono infilata i pantaloni, ho preso la tessera-chiave, ma lui rientra in quel momento e io che ero ancora mezzo rincoglionita e che non volevo vederlo, mi sono abbassata sul letto, e allo stesso tempo cercavo di dare uno sguardo per vedere se era davvero lui o no; e questo stronzo che fa? mi spunta all'improvviso dalla mia scala (non quella in fondo), e io lì mezzo distesa e con gli occhi mezzi chiusi per la sveglia improvvisa, e questo mi chiede qualcosa dell'ora, e io gli faccio un segno ma lui insiste e dice qualcosa tipo “ist uhr?” o forse era inglese, non me lo ricordo più, però mi ricordo che ho pensato che non era nemmeno inglese perché non aveva fatto la domanda corretta (ma forse la semplificava per me..); comunque a mezzanotte non puoi svegliarmi con 'sto casino e poi rompere i coglioni con l'ora; io sono andata in bagno e al rientro non riuscivo ad infilare la tessera, e dire che avevo chiuso bene, perché ho già visto che se la porta non è chiusa con lo scatto, poi non legge la tessera, e bisogna tirare la porta per chiuderla bene, e poi rinfilare la tessera; ma non è servito perché lui era già dietro e mi ha aperto con un “hello”. O coglione, sono appena uscita, che cazzo ridi, prima mi socchiudi la porta così poi puoi “salvarmi”? Non l'ho nemmeno guardato, io volevo svuotarmi 'sta merda di vescica e poi dormire! È uscito di nuovo, ma io ero lì col magone, stanchissima perché avevo dormito male, e poi queste cose non le sopporto; me lo vedevo lì grassoccio, col suo sorriso da demente, dietro la porta che aspettava che io rientrassi per aprirmi.. vabbe’ ci sta, perché non ci ho messo molto; se domani conferma le mie teorie m'incazzo.
Per tutta la notte ha continuato così, ad entrare e uscire, a lasciare la luce accesa, a parlare non so con chi a voce alta, sistemare roba e aprire borse (speravo stesse partendo, ma a un certo punto mi è venuta la fissa che stesse aprendo la mia valigia); ogni volta mi svegliavo e sai anche tu che ragionamenti si fanno nel dormiveglia, è come avere gli incubi.
Ad un certo punto mi sveglia di nuovo: ore cinque e trenta del mattino; stavolta sta parlando a voce alta, c'è anche una voce femminile che gli dice frasi intere in inglese e con calma, ma lui risponde solo “is mine” o “ist mein” ma il significato è lo stesso “è mio” e insiste, finché poi dice sì, sì ok; poi dopo un po' tira fuori qualcosa da sotto il letto, un rumore come se avesse trascinato la valigia, apre la cerniera, e dice sì, sì il mio è qui; quando è uscito e finalmente ho guardato (la luce sempre accesa) l'indiana era a letto e non so se era lei o no a parlare, però la sua borsa non era più sul letto, chissà di cosa parlavano; in realtà poi c'è stato un rumore di porte ed è entrato qualcuno, che prima a voce normale e poi a voce bassa gli diceva di stare zitto, che gli altri dormivano, la conversazione dopo un po' si è spostata fuori in corridoio; parlavano in inglese ed ero assonnata e scocciata, non ho capito molto (ma anche normalmente non capisco molto l'inglese) ma per me era quello il senso, e così ho pensato che la ragazza fosse andata a lamentarsi giù in reception perché erano le cinque e mezzo e questo stronzo ancora girava per la stanza! Poi non mi sono più svegliata fino alle otto.
Alle otto: lui dormiva, la mia valigia era ancora lì, c'erano anche gli altri tre (che ieri ho incontrato da svegli) e ho pensato che poteva essere stato anche uno di loro ma.. no; forse uno di loro gli ha parlato fuori in corridoio.. nel sonno a questo non avevo pensato; poco fa (quasi le due) è entrato qui nella saletta, ha detto “hi” ma non ho risposto, non avrei risposto nemmeno se l'avessi riconosciuto (senza occhiali cosa pretendi, l'ho riconosciuto solo quando era ormai sul divano), si è chinato a guardare sotto l'altro divano, aveva le infradito senza calze, ma vestito come per uscire, cioè con giubbotto e borsa a tracolla. Se oggi conferma le mie teorie m'incazzo, e intanto si scorda un saluto, da ora in poi.. che notte di merda! Non si può dormire così, sono ancora rincoglionita, se questo è riposo!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...