martedì 6 novembre 2007

Berlino, 6 novembre 2007

Berlino, 6 novembre 2007

Leider habe ich meine erste Pizza in Berlin gegessen 1.
Tutto ebbe inizio mentre ero su msn con te: un messaggio di Francesca mi propone una pizza con lei e Robert; ho subito pensato di accettare perché mi stavo annoiando qui da sola, e uscire mi sembrava una buona idea, tra l'altro Francesca ha capito che ieri non avevo soldi, e nemmeno oggi, e per accettare l'invito dovevo solo farle uno squillo; ciò che mi preoccupava della pizza era che avrei dovuto spendere! Innanzitutto per la pizza, e poi per il biglietto del treno, perché anche se avevo intenzione di andare a piedi (partendo con il dovuto anticipo) in realtà era troppo lontano e qui, tra pioggia e vento, considero sconsigliabile una passeggiata notturna; mi rompe molto pagare quei due euro per due ore di biglietto, quando a me bastano venti minuti per arrivare a Schönhauser Allee o dov'è che ci dobbiamo incontrare! Però se sale un controllore, alla fine è meglio pagare due euro di biglietto, che venti euro o chissà quanto, e magari la multa me la mette una fermata prima della mia..

Ti racconto dei controllori, perché sono interessanti; li ho visti solo una volta, sul treno, perché sul bus (quasi) tutti mostrano il biglietto o la tessera all'autista, che sorride e ringrazia, a volte, mentre altre volte guarda scocciato; comunque una volta mi è capitato di salire sul bus e non riuscivo a tirare fuori il biglietto perché avevo le mani fredde, e finché non gliel'ho fatto vedere non ha chiuso le porte del bus! Invece sul treno metropolitano una volta è salita una tipa bionda e io subito ho pensato che c'è gente davvero grezza: aveva i capelli pieni di gel, tutti pettinati all'indietro tranne un ciuffo centrale che era arricciato tipo Elvis, non ti dico poi l'abbigliamento trasandato, anche il pantalone più corto della gamba! Poi ho sentito una voce come quella che annuncia le fermate, ma non ho capito cos'ha detto, ho solo visto che tutti mettevano mano al portafoglio, così mi sono risvegliata dalla mia riflessione stilistica (avevo in quei giorni parlato con Francesca proprio del fatto che i tedeschi non badano troppo all'abbigliamento, quindi lei si è portata per i primi tempi roba a caso, tranquillamente), ho tirato fuori anch'io il mio regolare biglietto regolarmente obliterato (un cartello sulle porte dei treni avverte di non proseguire oltre senza aver obliterato!) e a quel punto mi sono accorta che la tipa trasandata aveva spostato la felpa e mostrava appeso al collo il tesserino di riconoscimento, e tutti facevano vedere a lei il biglietto! Qui a Berlino se vedi qualcuno in camicia azzurra e gilè di lana blu, con giubbotto scuro e ricamate in giallo le lettere BVG (ricordi? Si legge be fau ghe) è semplicemente un autista, invece i controllori usano ben altri colori, non necessariamente abbinati fra loro.
Torniamo al biglietto per la serata: alla biglietteria automatica di Warschauer Strasse un tipo mi blocca appena metto il dito sullo schermo all'altezza AB (ossia le due zone in cui è valido il biglietto che faccio) e mi propone un affare: comprare il biglietto che mi dà lui, che intanto è volato per terra, e che io recupero e restituisco perché durante il volo ho letto 6 euro e 10, che è il prezzo del biglietto giornaliero che non mi conviene, alle sei di sera; sono sveglia io, cosa credi? Lui mi dice no no, è buono c'è la data e io gli faccio notare il prezzo, ma lui mi dice che me lo fa pagare 2,10 euro, e io penso.. beh certo, alle sei di sera non ti serve un biglietto giornaliero, per essere conveniente dovresti fare l'ultimo giro più o meno alle due di notte, ma per due euro, poteva andare bene; ho detto “ah ok” eppure non ero convinta perché avevo l'impressione che fosse il 6 novembre, perciò la data del 7 non mi quadrava, anche se ho pensato che forse il biglietto giornaliero vale 24 ore e quindi quella data si riferiva alla scadenza del biglietto, ossia il giorno dopo alla stessa ora (sì perché il tipo mi ha fatto vedere che era anche già obliterato, alle otto e mezza del mattino, più comodo di così!); insomma sono salita sul treno col dubbio, e ora so che nel frattempo lui e il suo amico ridevano a lacrime, perché appena ho tirato fuori il biglietto settimanale che ho fatto la settimana scorsa, ho visto che non c'è nessuna data di scadenza, e che quel 071106 era semplicemente la data del giorno dopo.. ma dell'anno scorso. Che inculata, eh? Non dirlo a nessuno, ché a me queste cose non capitano mai, ma forse l'idea che gli imbroglioni siano in Italia e non a Berlino mi ha offuscato la mente: chiedo scusa a tutti gli italiani, sono una figlia degenere!
Arrivata col magone in Alexander Platz, per punirmi ho deciso di andare a piedi, anche se la mia guida lo sconsigliava implicitamente: nel senso che da nessuna parte c'è scritto che non è il caso di farsela a piedi da Alexander Platz a Schönhauser Allee, ma la cartina era più che convincente; addirittura ho pensato “è proprio la strada che ho fatto l'altra volta” e naturalmente era quella, avevo solo dimenticato che l'altra volta non stavo andando a Schönhauser Allee.
Infatti, arrivata all'Hackescher Markt la memoria mi è tornata, e con lei la consapevolezza di stare andando a ovest anziché a nord come avrei dovuto; sono tornata sui miei passi, non quelli esatti perché rifare la stessa strada mi da sempre l'idea di esser stata stupida a sbagliare, così ogni volta stupidamente scelgo un'altra strada che naturalmente la mia mente malata vede come una scorciatoia intelligente; dopo aver incrociato e ignorato la U-Bahnhof di Weinmaster Strasse ho imboccato la suddetta scorciatoia stretta buia e senza fermate di autobus o simili, e soprattutto l'ho fatto che erano ormai le 18.38 ossia sette minuti prima del mio appuntamento a chissà quanti chilometri da lì.
Con l'incazzo nel cuore ho fatto un'altra corsetta indietro (era la terza ormai) verso la stazione di Weinmaster Strasse e poi giù per le scale, mentre pensavo “beh almeno mi tengo allenata, ma che cazzo allenata!”; ho fatto il secondo biglietto della giornata a nemmeno mezz'ora di distanza, poi ho letto che il treno appena passato era il mio e avrei dovuto aspettare sette minuti il successivo, che finalmente è arrivato e con cui ho fatto una stazione fino ad Alexander Platz che buona buona mi ha fatto da scusa, nel senso che poi ho detto che ho fatto tardi perché mi sono persa in Alexander Platz, dato che è pieno di uscite della U-Bahn e della S-Bahn, e poi la piazza è grande eccetera.
Lì ho preso la U2 direzione Pankow (ho controllato quattro volte) e sono scesa dopo quattro fermate finalmente in Schönhauser Allee, dove solo con un po' di ritardo ho capito che l'appuntamento era fuori dalla S-Bahn, mentre io avevo preso la U2, quindi quella era la U-Bahn, e dovevo spostarmi da lì per trovare la stazione giusta; comunque è facile perché alla S-Bahnhof c'è sempre un centro commerciale, quindi ho seguito le luci dei negozi (ti penso sempre in questi casi, tu impazziresti, qui), e poco dopo mi è passata davanti Francesca che però guardava da un'altra parte.
Infine siamo scese alla S-Bahn perché Robert le aveva mandato il messaggio “sono arrivato”, ma lei non voleva mandargli l'ennesimo per sapere i dettagli, lui a quanto pare è di quelli che ti dice le cose a rate o che cambia programma all'ultimo, e infatti anche stavolta l'ha cambiato perché anziché aspettare giù è entrato nel centro commerciale a riscaldarsi, e noi col culo al freddo a diventare strabiche per cercarlo tra la gente; comunque chiacchiera chiacchiera nell'attesa, ho avuto conferma che saremmo andati alla pizzeria italiana famosa perché sono scortesi (Robert dice che è tipico dei berlinesi, e Francesca gli ha risposto “ma se sono italiani” e io ho detto “forse si sono integrati bene”, questo però è il discorso dell'altra volta), e ho scoperto che la suddetta pizzeria è a una stazione da Alexander Platz, diciamo quasi dov'ero io quando ho pagato il secondo biglietto! Ho deciso di non pensarci.
Alla pizzeria tutti sono italiani, parlano tra loro in italiano, il menù avverte che il menù stesso è in italiano e siccome i camerieri sono italiani non sempre riescono a tradurre bene, eccetera. Non sembrava di essere in una pizzeria italiana in Germania, sembrava di essere in una pizzeria italiana in Italia con dentro qualche avventore tedesco (i soliti turisti...); di non italiano c'erano solo disegni e scritte alle pareti, fatte anche da clienti, a giudicare dalle frasi, e non solo in italiano, e poi le lavagne dove qua a Berlino scrivono il menù del giorno, e che sono fuori dal locale ma anche dentro appese, con il menù scritto col gesso. La pizza era buona, il vino forte e i camerieri neanche così scortesi, basta saperli prendere, io con quello che ci ha servito scherzavo, poi se lui non vuol ridere cavoli suoi! Ad esempio volevo sedermi a capotavola, ma poi ho chiesto se potevo e lui “no, meglio di no, sennò poi ti do colpi, anzi questa sedia non dovrebbe neppure essere qui, non so chi l'ha messa” e io “ah allora mi sposto subito, voglio mangiare tranquilla, io”, “non so chi è che ha messo qui questa sedia, ora la tolgo subito” bla bla, ma alla fine a parte il muso, non direi che era sgarbato, anzi. E la pizza è arrivata anche abbastanza in fretta.
Volevamo bere acqua, io e Francesca (dopo la sua birra, il mio vino, e le chiacchiere di Robert avevamo la bocca asciutta), e allora ho alzato la mano, per fare un cenno al cameriere che intravedevo a dieci metri di distanza dall'altra parte della sala; mi ha risposto con un cenno della mano come a dire “cosa vuoi” e io con un cenno della mano gli ho risposto “vieni qui” e lui mentre si avvicinava ha detto “non potevi chiamarmi?” e lì ho pensato fosse sardo, mi pare di avergli detto che non potevo urlare da qui a lì, non mi ricordo, e non mi ricordo nemmeno quale parola ha detto che mi ha confermato che è sardo; comunque mentre prendeva i bicchieri l'ho annunciato a Francesca e Robert.
Nota i dettagli in lui che mi infastidiscono: io e Francesca abbiamo detto “chiediamo acqua? Io ho sete” e lui non se n'è nemmeno accorto, con le sue fotocopie sul tavolo e le sue parole da tradurre, e quando il cameriere si è avvicinato, a malapena ha capito e altrettanto a malapena l'ha guardato, invece ha continuato coi suoi fogli, infatti ci sono stati diversi casi in cui io e Francesca abbiamo parlato e lui non se n'è accorto perché parlava con noi, ma senza di noi.
Comunque Robert mi ha chiesto da cosa ho capito che il cameriere è sardo, come se potessi capirlo dalla faccia, ma in quel momento lui è tornato coi bicchieri e Francesca gli ha chiesto se è sardo e gli ha detto anche lei, son seguiti i convenevoli tra compatrioti “davvero? Di dove? Io di..” e poi è andato a prendere l'acqua e Robert che insisteva da cosa l'hai capito e io “perché mi ha parlato in sardo!”. E questo vuole andare in Italia ed è fissato con l'italiano, e mi sa che si dovrà abituare a quelli che dicono frasi intere con in mezzo qualcosa in un'altra lingua, non può semplicemente ignorare la parola come se nessuno avesse parlato.
Comunque l'acqua non arrivava e io e Francesca abbiamo fatto cenno al cameriere, quello che ci aveva servito la pizza - altra decisione presa mentre Robert leggeva lo statuto tedesco, il compito del giorno, sai che ce ne frega di tradurlo, anche se Francesca studia scienze politiche e l'ha smerdato dicendogli "vuoi conoscere l'inno italiano ma non sai nemmeno cosa dice il primo articolo della costituzione italiana". Ma forse lui non ha capito che noi dobbiamo ancora imparare come comprarci da mangiare e a capire cosa ci dice la gente, non ci interessa ancora metterci la mano sul cuore e recitare il ventesimo articolo dello statuto della Repubblica Federale di Germania, mi raccomando non “tedesca” ma “di Germania”.
Vabbe’, abbiamo chiamato il cameriere a insaputa di Robert che era seduto lì con noi, e gli abbiamo detto che la nostra acqua non arrivava e che avevamo sete, c'erano solo i bicchieri ma non l'acqua, e io gli ho fatto notare che nei bicchieri c'era un po' d'acqua, ma pochissima (erano le gocce post-lavaggio) e lui ha detto “sì, in effetti è un po' poca”, quindi vedi che a spronarli la rinomata scortesia cede il passo alla demenzialità per assecondare le clienti annoiate che fanno battute irripetibili.. comunque anche lui si è impegnato poco per portarci l'acqua perché abbiamo dovuto far cenno al sardo, appena l'abbiamo beccato in zona, e l'abbiamo accusato di farci morire di sete.
Eravamo a questi livelli di noia.
Ti ho accennato su msn di quest'idea di Robert di spiegargli l'Inno italiano, inno che interessa solo i calciatori, ma che nemmeno i calciatori conoscono: questa fase della storia dell'Inno gliel'abbiamo raccontata bene, ma perché Mameli l'ha scritto, con che intenzioni, quando è diventato inno eccetera.. e chi lo sa? Ci voleva criticare per questo, ma fortunatamente noi avevamo la carta Dante da giocare e gli abbiamo detto che se vuole conoscere l'Italia deve conoscere la Divina Commedia, l'Inno è per i calciatori o per le parate militari, e non voglio ripeterti la storia delle canzoni, ma da chi avrà sentito nominare Nek o Tiziano Ferro, che come sono venuti se ne vanno, e non conosce invece i classici della musica italiana, Battiato Battisti De Andrè Nannini Mina e altri - e lui “sì, quando la banda passò” ossia la canzone più brutta di Mina, e pensava che Mina fosse morta e insisteva, e noi a ripetergli len-ta-men-te che Mina ha inciso un disco giusto l'altro ieri-sì-fa-per-dire. Qualcos'altro per farti capire che mi sta sul cazzo? Accenno brevemente ai quaderni in mezzo alle pizze, agli sputacchi e erbette fra i denti eccetera, poi se mi ammutolisco non dite che sono asociale: io parlavo coi camerieri e sono stata un quarto d'ora in bagno perché la parete sulle scale (il bagno è giù) era piena di volantini, e son tornata su con la scorta e anche con qualche rivista di musica e spettacoli, arte e cultura di quelle gratuite e ho detto che quelle dobbiamo leggere per imparare il tedesco, non parole di tedesco antico (non conosciamo nemmeno il moderno!).
Visto che Robert sceglie argomenti che “ci interessano” (parole sue, solo sue) gli ho chiesto se sa qualcosa a proposito della lingua tedesca e mi ha detto che è un argomento complesso e io “e bah, anche la storia della lingua italiana, ma in due parole te la posso riassumere, qualcosa ci sarà su internet”, ma a quanto pare su internet mettono le cose un po' diverse, non tutto è affidabile “e bah, ma tu sai capire cosa va bene e cosa no, meglio di me, se me lo cerco da sola”. Insomma alla fine è venuto fuori che lui non ne sa molto (e bah, non l'avevo capito), ma se mi interessa può informarsi, tutto perché alla fine gli ho detto “vabbe’ dimmi dov'è una libreria che si occupa di linguistica”; ha anche detto Bücherei, che però in tedesco vuol dire biblioteca, gli ho detto “sì, ma dove posso comprarli, qualcuno comprerà qualche volta un libro qua a Berlino”, e lui alla fine ha detto che qui c'è una legge che impone un prezzo per un libro, e ovunque questo libro costa uguale, e a quel punto pensavo non avesse capito che io non volevo sapere come funziona il sistema bibliotecario o il monopolio dei libri a Berlino, ma volevo l'indirizzo di un posto dove comprare libri di linguistica; poi Francesca mi ha detto “vicino all'università”, ah ok è tutto lì vicino, bene.
Rientro a casa: a parte il freddo, abbiamo perso il primo treno perché dovevo (ri)fare il biglietto, io ero già in un altro mondo, sbadigliavo, e a un certo punto “ok adesso per cinque minuti parliamo solo in tedesco” e Robert ha iniziato a parlare in tedesco, veloce, e chissà che cazzo diceva, ma era enormemente fatto apposta, avrà detto cose tipo “guarda che io parlo tedesco, veloce, tu devi imparare e rispondere, se vuoi parlare tedesco devi impegnarti” e stronzate varie; io ormai non c'ero più, Francesca ha detto qualcosa in tedesco a proposito della chiave della sua nuova casa (si è trasferita da poco), io non ricordo cos'ho detto, anche perché non avevo capito che dovevamo parlare solo tedesco per cinque minuti, e quando l'ho capito ho pensato che per cinque minuti io sarei rimasta zitta, tanto non era un argomento interessante (qualunque fosse), ho anche detto che non era ora di parlare tedesco, per me, troppo tardi (e troppo scazzata); poi Francesca è andata, io dovevo viaggiare con Robert, solite chiacchiere con sbadiglio (si dice "Gähnen"), e poi la settimana prossima, quando Francesca non c'è, ci possiamo vedere noi due, ecc ecc. Certo.
Cosa mi dà più fastidio? Che spreco la mia serata a parlare in italiano, quando se chiamo te faccio prima, parlo italiano e nemmeno mi annoio; poi lui ci ride in faccia se sbagliamo, anche se oggi era fissato con me e ha detto che sono più brava, allora gli ho detto di non essere offensivo con Francesca, e poi quando eravamo soli ha detto che Francesca è brava ma non ha fiducia in sé.. see vabbe’; allora perché la affossi ridendole in faccia? Poi lascia stare che conosce tutte le parolacce ma non sa usarle: abbiamo cercato di spiegargli quando va bene stronzo e quando stupido, ma per lui è tutto stronzo; poi non parliamo tedesco, ma facciamo liste di parole, sai che utilità, imparare a memoria, lo facevo anche a Siena, non sono venuta a Berlino per fare liste di parole! Infine penso che non prenderò in considerazione il fatto che si avvicina troppo quando parla, ed è una cosa che a me dà sempre fastidio, non devono incrociarmisi gli occhi per vedere qualcuno e non voglio essere a distanza di tiro di uno sputacchio di pizza con rucola e grana!
In conclusione è stata una perdita di tempo, questa serata.


1 Purtroppo ho mangiato la mia prima pizza a Berlino.
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