sabato 3 novembre 2007

Sunflower Hostel, Berlin, 3. November 2007

Sunflower Hostel, Berlin, 3. November 2007

Guten tag,
oggi dopo colazione sono uscita di fretta perché i miei capelli erano osceni e lo shampoo e balsamo che ho non è lo sgrassante ideale, anzi credo che la colpa sia tutta del suo uso prolungato, visto che finora è stato il mio unico shampoo; così sono corsa al supermercato a comprarne uno. Pioveva talmente fine che l'ho capito solo dopo aver attraversato la strada, ed io che ero uscita senza giacca perché tanto è qui vicino! Ero vestita "sportiva", perciò ne ho approfittato per una corsetta che dietro l'angolo ho interrotto perché avevo il fiatone, comunque ho fatto un bel tratto (bel tratto un corno!). Quando sono rientrata all'ostello era pieno di gente, in effetti anche i nottambuli erano rientrati e avevano fame: è divertente vedere persone che scendono con le lenzuola in mano (quando si va via bisogna portare giù le lenzuola e ci restituiscono i tre euro di cauzione), persone che stanno rientrando da una notte brava, ragazze truccate e coi tacchi, ragazzi.. beh, ben vestiti è una parola grossa, penso che la varietà di persone qui a Berlino sia troppo grande da elencare, e a proposito di questi giovani, forse è equiparabile a Londra, dove non sono mai stata, certo - almeno da come me l'hanno descritta o da come la vedo sui giornali penso che sia così, in ogni caso abbastanza colorata: abito grigio spento ma scarpe e rossetto rosso, e per i ragazzi la cosa più alla moda è naturalmente il taglio di capelli; questo tipo di moda mi piace, non è come in Italia, dove vestire alla moda significa vestire tutti uguali, qui ognuno ha il suo look ed è talmente particolare che io non mi sento di dire che è fuori moda o grezzo, anzi secondo me è molto fashion.

Alle persone con le lenzuola e a quelle con la birra ancora in mano, aggiungi anche le coppie con bambini, i gruppi monosesso (nel senso o un gruppo di soli uomini o uno di sole donne in vacanza) e quelli misti, le persone che viaggiano sole (come me), e poi i ragazzi dell'ostello altrettanto variopinti, a partire dai loro tatuaggi e piercing, eppure è un ostello molto più professionale dell'altro, questo conferma ancora una volta che l'aspetto non conta.
L'ostello.
Appena entrati nell'edificio c'è la prima sala: a destra l'angolo salotto, poi una “fontana” con dentro qualche pesciolino non proprio rosso (sarà colpa del fumo passivo?), e un tavolo con otto sedie; a sinistra due tavoli da otto; la parete che ci separa dalla seconda sala è coperta da uno scaffale (a destra e a sinistra del vano porta) con opuscoli di altri ostelli d'Europa: c'erano anche nell'altro ostello, quindi li avevo già presi, potrebbero essere utili, inoltre credo facciano parte tutti dell'associazione tramite la quale ho prenotato entrambi gli ostelli, che considero come una sorta di supervisore della loro qualità, perciò se dovessi andare a Praga, Vienna, Varsavia, Amsterdam o in qualsiasi altra città di cui trovo l'opuscolo, credo che sceglierò l'ostello dell'opuscolo, una garanzia di qualità (certo con le dovute differenze: tra l'altro ostello e questo ce ne sono, a partire dalle dimensioni). La seconda sala è la reception, a destra il bancone della reception che di notte si trasforma in bancone del bar: qui è aperto 24 h su 24 e ci sono i barman del turno di notte, almeno dal giovedì, ma visto che è un ostello abbastanza grande, forse si può trovare qualcuno che esce (dalla camera) anche durante la settimana; a sinistra della seconda sala c'è un altro tavolo da otto e poi il banco del buffet: un mobile chiuso dove ci sono le scorte, e sul ripiano la nostra colazione.
Ho deciso che non posso rinunciarci, anche se costa tre euro ed io non mangio così tanto: è l'atmosfera che mi piace; la mattina c'è sempre qualcuno che arriva con le valigie e qualcuno che scende con le lenzuola in mano, ma comunque sembra di essere in un piccolo chalet di montagna con i soliti amici di sempre per la solita vacanza invernale, forse perché è da tre mattine che incontro le stesse persone (e naturalmente ognuno si siede allo stesso posto, quindi i compagni di tavolo non cambiano).
Infine l'ultima sala: sulla destra due tavoli da quattro, sulla sinistra un divano e il biliardino, mentre sulla parete in fondo ci sono: da sinistra a destra due asciugatrici (la prima è quella che funziona), tre lavatrici (l'ultima è per lo staff, ho visto che ci lavano gli stracci e i cattura polvere), i quattro computer ad angolo (ho controllato, il quarto è Flipper). In questa sala, in fondo a destra, c'è una porta che dà verso i bagni e verso una stanza del personale, i bagni forse sono per chi sta giù in salotto, io comunque li ho usati; c'è anche una porta che da verso le camerate 001 e 002.
Anche vicino al banco della reception c'è una porta che dà sul secondo ingresso del palazzo, quello con la prima rampa di scale che io devo ignorare. Una volta varcata questa porta, a sinistra c'è la scala che sale e, in fondo, una porticina che dà su un giardino interno, giallo di foglie; a destra della porta c'è il magazzino bagagli e, in fondo, il secondo ingresso dell'edificio. Davanti alla porta, proprio ai piedi della scala, c'è la porta che dà verso "l'ala" delle camere 003-330 (mi pare), e io che sono alla 321 passo da questa porta e da questo corridoio.
Una volta varcata la porta c'è il corridoio: le camerate 003 e 004 a destra, i bagni a sinistra, c'è anche un bagno per i disabili e infatti sin qui niente scalini, e c'è anche una porta dove c'è scritto che quella è la stanza del capo e, come al solito in questi posti, c'è un disegno (mi sembra dei Simpson, forse Homer?) che rappresenta il capo, appunto; non credo sia una camera da letto, forse è un ufficio o archivio.
Alla fine del corridoio, un'altra porta dà su un corridoio perpendicolare a questo, alla sua destra c'è il terzo ingresso del palazzo, alla sinistra c'è la scala che devo salire io, e anche qui c'è, in fondo, una porticina che dà sul suddetto giardino giallo. Al secondo piano, a sinistra sul pianerottolo, ci sono io, mentre la porta a destra, secondo me, dà sugli appartamenti da cui si arriva con la prima scala (ho fatto questo calcolo), comunque una volta ho sbagliato e sono salita dalla prima scala e lì sul pianerottolo le due porte sono aperte entrambe, spalancate, e ci sono anche qui più camere, perché ho letto i numeri sulla porta spalancata. In alcuni casi i numeri sono disegnati sui muri; in un disegno c'è un animale, mi pare, vestito da paracadutista, che indica la porta e dice i numeri (naturalmente non a voce alta, sono scritti nel fumetto); se non sbaglio è lo stesso disegno che c'è vicino alla scala che devo prendere io, infatti ora che ci penso anche ai piedi della mia scala c'è un'altra porta, ma è chiusa e ci vuole il codice, quindi è un appartamento come il mio.
Il codice.
Ora ti parlo del codice: sulle porte degli appartamenti (tranne su quelle dei 001, 002, 003, 004, ma non so perché no, io ho pensato che forse sono le camere del personale, ma qualcuno di loro arriva la mattina, quindi non dormono tutti qui), dicevo: sulle porte degli appartamenti c'è una tastiera alfanumerica dove dobbiamo digitare il codice dell'appartamento per aprire la porta, ma non si apre automaticamente, perché il codice è la chiave, e poi bisogna girare la maniglia (tonda) verso destra e contemporaneamente spingere la porta pesantissima, ma questo nessuno lo capisce e ogni volta c'è un casino quando qualcuno vuole entrare, perché quando digiti il codice il meccanismo fa un rumoraccio, ma se non spingi bene, ad ogni tentativo lo rifà; a volte se sono in cucina mi alzo ad aprire, pur di non sentire quel rumore, quindi so anche chi abita qui.
Abbiamo anche una chiave tradizionale, della camera all'interno dell'appartamento, che deve rimanere in ostello e quindi il portachiavi è grande quanto il mio astuccio delle penne, ma piatto, difficile dimenticarsi di lasciarla in reception; la regola è che ogni giorno l'ultimo che esce dalla stanza la deve restituire, ma se non esce dall'ostello può anche lasciarla in camera, appesa all'apposito gancio; la nostra non è mai tornata giù, da quando l'ho presa io il primo novembre, perché qualcuno in camera rimane sempre, e quando rientro dalla lezione o da un'uscita lunga e la chiedo al banco, mi dicono sempre che è già su (capisco il senso, ma devo ancora decifrare le parole esatte che usano).
Qui c'è una cauzione per tutto, tranne per la chiave; ad esempio gli armadietti in camera hanno un lucchetto, che però è chiuso, se vuoi la combinazione paghi tre euro e quando vai via e lasci il lucchetto, te li restituiscono; sei euro è la cauzione per una sveglia; poi ci sono altri prezzi, che sono per il cuscino, il materasso, le coperte, se le rovini o le sporchi; il cartello è sulla porta della camera, e l'ho tradotto con un po’ d'intuito.
Routine.
Io sto spesso anche in cucina, dove non c'è puzza di chiuso. Inoltre il siciliano oggi ha dormito sino all'una, con le tende chiuse. Il tavolo in cucina è più grande di quello della camera, e se qualcuno vuol mangiare c'è posto anche per lui. In cucina ci sono due prese di corrente, in camera non ce ne sono, invece; il bagno non è lontano, ma questo non ha importanza perché se mi scappa faccio anche le scale, come oggi, quando si sono alzati i francesi dell'altra camera e sono andati in bagno e l'hanno tenuto occupato per un bel po’, perché i bagni sono due ma loro sono quattro; perciò sono scesa (dovevo uscire a pranzo) e l'ho fatta giù, nei bagni che secondo me sono della sala (beh, non è che uno per pisciare deve tornare in camera, soprattutto viste le dimensioni dell'ostello).
Al pomeriggio faccio merenda col mio cappuccino solubile, perché in cucina c'è il bollitore per l'acqua, e ho ancora la Streuselkuchen che mi aveva dato Robert; il ragazzo che è venuto a pulire (basettoni, tatuaggi colorati sul braccio, boxer rossi di spiderman, per il resto è vestito tutto di nero, jeans e maglietta) non mi ha saputo dire come funziona la cucina elettrica... forse lui non cucina mai; oggi insalata per cena, visto che la sostanza la assumo tutta a colazione, posso cenare leggero; a pranzo Bratwurst im Brötchen, anche se ho sbagliato e ho detto “mit Brötchen” (con panino) e il tipo dell'Imbiss ci ha pensato e poi mi ha detto “im Brötchen?” (nel panino), e io ja, come dire certo!; poi ho imparato che quando mi chiede se voglio Ketchup (pronunciato anche con la “u” va bene) o Senf (la maionese si usa poco), ed io non voglio nessuno dei due, non devo dire nein ma è meglio dire Nichts (niente), è più chiaro.
In salotto c'è sempre la musica accesa, di diverso tipo: primo giorno ambient, secondo giorno.. non l'ho sentita perché il tipo che mi ha sorriso mi ha sconvolto, ma forse era rock, terzo giorno Sting.
Ho fatto un giro per il quartiere ed è pieno di locali, non turchi stavolta, bensì italiani, spagnoli e tedeschi, finalmente.
Lingua.
Ho fatto gli esercizi per lunedì, stavolta erano pochi, e poi anche altri; in uno dei miei nuovi giornali ho letto l'introduzione al numero, che inizia con “cari lettori” ma qui si dice “liebe Leserinnen, liebe Leser”, perché in tedesco bisogna sempre specificare, non è come l'italiano in cui la forma maschile si usa anche per indicare maschi e femmine insieme, quindi dappertutto si trova questa frase lunghissima (anche negli annunci: liebe Interessantinnen, liebe Interessant, per dire “cari interessati”); ho tradotto la letterina ai lettori perché c'erano delle costruzioni (della frase) interessanti, ma comunque solo quattro parole non conoscevo, per il resto tutto chiaro, che bello! Mescolo gli esercizi di scuola, con queste letture-traduzioni (non le scrivo mai, di solito, oggi è stata la prima volta), e gli esercizi dei miei libri, poi naturalmente le parole che incontro per strada e che mi scrivo. Ti avevo detto di un annuncio per strada di cui non conoscevo una parola? L'ho cercata e mi suonava strano perché era l'annuncio di un affitto, e poi diceva “idoneo al bar” così pensavo che cercassero una persona a cui affittare una camera, e magari anche da assumere al bar, visto che l'annuncio era attaccato alla vetrina di una specie di rosticceria; oggi l'ho riletto e invece era l'affitto di un locale commerciale “idoneo anche per farci un bar”...
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