sabato 1 dicembre 2007

Berlin-Koblenz, 1. Dezember 2007

Berlin-Koblenz, 1. Dezember 2007
Liebe liebe Topi,
da dove iniziare? Dalla mattina.. e si sa che la mia mattina inizia poco dopo mezzanotte; infatti ieri sera sono arrivate nuove persone, e parto da loro:
  • Per primi due ragazzi, di cui solo uno ha preparato il letto nella mia camera (il letto sotto il mio) mentre l'altro si è seduto sulla sedia a guardare.. io in questi casi non capisco mai se l'amico in questione dorme in un'altra camera, ma perché non nella stessa, visto che lo spazio c'è? O se dorme addirittura da un'altra parte in città e semplicemente in quest'ostello è concesso portarsi amici in camera.. per aiutare a guardare la preparazione del letto, mica per altro, che pensavi? Parlavano di andare in discoteca e di qualcuno che poteva farli entrare gratis (come se qui a Berlino costasse molto!); appena sono entrati, dall'alto del mio letto li ho stupiti con un semplicissimo “Hallo”, e subito sono iniziati gli sguardi stralunati, stupiti, e io allora mi chiedo anche (ma quante domande faccio!): sono troppo spettinata, oggi, o nessuno gli ha detto che questa è una camera mista? Devi vedere come mi fissano alcuni, forse cercano di capire se sono davvero femmina o se i capelli lunghi sono un segno di distinzione perché non voglio essere un maschio qualunque; fatto sta che dopo lo sguardo stralunato hanno iniziato a parlare in italiano, io ero tentata di dire loro qualcosa, tanto domani parto, nessun rischio di un'amicizia precoce, ma poi ho preferito di no, tanto domani parto, non si accorgeranno dell'imbroglio, che dicano quello che vogliono; infatti la mia preoccupazione è che dicano i loro segreti convinti di essere incomprensibili per tutti (certi segreti lo sono comunque), segreti o critiche tipo “ma guarda quella oggi non si è pettinata”, e poi scoprano che io sono italiana e li capisco perfettamente, insomma.. non perfettamente, se si tratta di segreti avranno certo un loro codice, che so “cespuglio” potrebbe essere un bel soprannome, come quello che in nave mi aveva soprannominata “libro aperto”; dicevo ho paura che si arrabbino quando scoprono che li capisco (chissà cos'altro ho sentito), che lo vedano come un tradimento, e il tradimento da parte di un connazionale, fa più male di un rasoio arruginito. Insomma le mie solite cavolate, ma chi se ne frega se scoprono di essere stati ascoltati, per quel che ne sanno loro potrei essere anche una tedesca che aspira poco la h di hallo, ma capisce bene l'italiano e i loro progetti di ballare gratis a Berlino; più tardi sono tornata in camera e c'erano Armadio e Colonia, che carini, mi hanno salutato con un sorriso, siamo proprio amici amici! E avevo paura che in qualche modo avessero parlato con gli italiani e dicessero qualcosa, ma da veri amici non mi hanno tradita; gli italiani, anzi l'italiano (l'altro chissà dove dorme, se dorme) è rientrato per primo stanotte, verso l'una e mezza, e lo dico per tornare al discorso che era quello dell'inizio della mia giornata: oggi è iniziata verso l'una e mezza.

  • Una nuova coppia di spagnoli ha fatto il suo ingresso, e siccome anche la coppia trombarola mi era sembrata spagnola, benché fra loro parlassero inglese, puoi immaginare facilmente che tipo di fobia ho maturato nei confronti delle coppie spagnole; questa coppia qui poi aveva anche una candela, una ragazza che ha scelto di dormire sul letto sopra quello di Colonia; sono arrivati in ostello, o comunque hanno portato le valigie in camera, verso le tre e mezza di notte, ottimo orario, ma forse era quello dell'aereo l'orario stravagante, o del treno, o semplicemente di mattina gli hanno detto “è troppo presto, la camera non è pronta, tornate più tardi” e loro per non sbagliare si son tenuti larghi e sono arrivati direttamente il giorno dopo, però presto, alle tre del mattino; hanno solo lasciato rumorosamente le valigie, appoggiato le lenzuola, bisbigliato (etieenne1), lasciato la porta aperta e la luce accesa.. insomma le solite cose; alle quattro e mezza sono tornati tutti e tre, hanno fatto il letto, con calma e rumorosamente, la coppia sopra da me, benvenuti, nel letto in fondo, e ho visto, anzi sentito, ripetersi a distanza la stessa scena dell'altra volta: solo immagini uditive, se così si può dire, rumori che diventano immagini, e con terrore ho cercato di far notare la mia presenza perché sì, avevo il lettore mp3 lì a fianco (un po’ di musica prima di dormire) ma mi sono rifiutata di riaccenderlo, così l'ho messo nella borsa che ha fatto rumore (cavolo, quanto rumore, sono proprio dispettosa) perché dentro c'era la busta dei mini croissant (... ops, beccata), e poi ho tolto le coperte perché volevo andare in bagno e poi ho cercato la chiave e nel frattempo loro bisbigliavano e io sbuffavo; sono scesa dalla scala e per poco non cadevo e bestemmiavo: avevano lasciato le lenzuola inutilizzate (la coppia ha usato solo un letto, non due) sulla mia scala, e a quel punto altro che rumore della busta, le ho prese sbuffando e con rabbia le ho lanciate sul tavolino, ma ti rendi conto? Pure la mia scala devono invadere, non gli basta il mio padiglione auricolare, che poveretto sente le voci anche quando non ci sono? Sul tavolo c'era qualcosa che ha fatto un gran rumore, e da allora in poi i bisbigli sono finiti e tutti dormirono felici e contenti.. Certo, sempre se non teniamo conto della sveglia mattutina, sapientemente puntata sul cellulare, sì esatto, quello dentro la borsa, sì, la borsa che era sopra l'armadio, l'armadio ai piedi del letto, e ogni volta io buona buona aspettavo che la proprietaria del cellulare (che lo sapevo pure io che in realtà non voleva alzarsi presto), aspettavo che: uno si svegliasse, due capisse che la suoneria era la sua, tre ricordasse dove aveva messo il telefono, quattro lo spegnesse.. Ma poi con rabbia la vedevo rimetterlo nella borsa.. ma porca puttana se non togli la sveglia tienitelo vicino così appena suona lo spegni prima che si svegli tutto il palazzo tranne te!
  • Verso le sei è tornato un tipo, che inizialmente pensavo fosse Colonia, ma si è avvicinato al mio letto (e il letto di Colonia è vicino alla porta, non vicino alla finestra), si è spogliato lì, ha fatto anche troppo rumore per essere Colonia.. poi ha iniziato a fare il letto e quindi non era Colonia di certo; fare il letto non è semplice perché significa non solo mettere un lenzuolo su un letto a castello e quindi con poco spazio ai lati del materasso per infilare le mani (necessarie per infilare il lenzuolo sotto il materasso), ma implica anche, a voler fare le cose per bene, quindi non alla maniera di Etienne, mettere il piumone dentro la fodera: tutte queste fasi assieme equivalgono a rumore; dentro di me ero contenta, perché a quell'ora pensavo solo ad una vendetta nei confronti degli spagnoli; comunque sono una stupida perché ho dimenticato che qui l'unica che ha orecchie per intendere sono io, nessuno s'è mosso e alla fine non solo non ho assaporato la vendetta, ma cretina sono stata sveglia un'ora inutilmente; poi ho anche guardato e non era Colonia, perché il taglio di capelli era uguale, si, ma scuro, invece Colonia è proprio biondo.
  • Mancavano solo lui (Colonia) e Armadio, a quel punto, ma Armadio non è rientrato finché io son rimasta in ostello: straordinari? In realtà forse erano proprio straordinari perché ieri sera ho fatto i compiti in camera, ho finito di leggere il libro di storia della lingua, e ho chiacchierato un po’ con Colonia, gli ho detto che partivo e questo per me equivale ad averlo salutato, perché naturalmente il nostro non era un rapporto da “beh, io parto è stato un piacere conoscerti”, bacini e bacetti, perciò dirgli per puro caso che domani vado via è un saluto proporzionato al nostro grado di “amicizia”; poi lui si è messo a letto, ma ha ricevuto una telefonata e ha sbuffato un po’, è sceso a chiamare Armadio che era giù e si sono preparati: conosco anche tutte le sue fasi di preparativi, non solo le fasi di preparativi (della cena) del giapponese; ad un certo punto c'è lo spruzzo del profumo, che si ripete anche poco prima di uscire, ma non è eccessivo come quello di Giuseppe dalla Sicilia, e comunque anche il tipo di profumo è più blando, anche se persiste nella stanza anche dopo la sua uscita di scena, e la cosa mi aggrada sempre poco; comunque straordinari o no, Colonia (e vedi che il nome si abbina bene alla sua fase, per me tipica di lui, del profumo), dicevo che è rientrato alle nove, quando io mi sono alzata, ma svegliata mi ero già svegliata più volte, è chiaro che è tornata la non-vecchia non-mia abitudine di dormire poco e male, quindi è davvero il momento buono per partire e lasciare l'ostello col sorriso, e non con l'incazzo; voto 10 a inglesi e tedeschi per la convivenza in camera, -1 a italiani, spagnoli e francesi. Dicevo che ho sentito le sue fasi di svestizione, mentre io sotto le coperte mi cambiavo il pantalone del pigiama con quello della colazione, e sono scesa dal letto mentre lui si metteva a letto (il suo), quindi l'ultima scena della nostra convivenza è quella con lui seduto sul letto in mutande; mi vien da ridere a pensare che la nostra “conoscenza” è stata ciclica: è iniziata con lui in mutande ed è finita con lui in mutande, perché quando sono arrivata in ostello il primo giorno lui dormiva, ma quando l'ho visto sveglio si stava cambiando e ho alzato lo sguardo proprio mentre si toglieva i pantaloni (l'ho visto di culo), e l'ultimo giorno prima di mettersi a dormire l'ho visto di faccia, in mutande, e mi ha sorriso e salutato, ma io ancora mezzo addormentata non ho detto nulla, ho solo sorriso.

Dopo colazione, la mia tazza al sicuro in valigia, mi sono lavata e vestita per il viaggio, ho chiuso tutto mentre l'italiano e Colonia e il tipo delle sei del mattino dormivano, e sono stata molto coraggiosa perché c'era un profumiiino in camera! Quando sento nuovi profumi i sospetti ricadono sempre sugli ultimi arrivati, Colonia e io non siamo di certo, e Armadio non era dei nostri, l'italiano era lì dall'una e mezzo circa e non ha dato segni di decomposizione, i tre spagnoli non so.. l'ultimo entrato è il sosia basso e scuro di Colonia, io mi sono convinta inconsciamente che fosse lui l'autore di quella puzza di piedi, ma visto che sia io che Colonia abbiamo ancora la tosse, non ho aperto la finestra e ho sopportato stoicamente. Poi sono scesa col mio fedele valigione e di tutti quelli che ho incontrato sulle scale nessuno mi ha proposto una mano (non nel senso di chiedermi in sposa), nemmeno il giapponese, che pure mi ha quasi scontrato, dato che cammina a testa bassa: forse ha una di quelle rare malattie per le quali rischi la morte se saluti qualcuno che non ti è stato presentato da un garante, ad esempio da un parente stretto; ho restituito lenzuola e chiavi in reception, e le ho chiamate “Schlüssel” così la receptionist, che aveva forse intenzione di iniziare una tiritera in inglese, dal prologo con “key” è passata diretta al tedesco, anche se l'epilogo è stato “container”, eppure sui cartelli in tedesco è chiamato “Bettwaschwagen”, non “container” (o forse ha detto “Kontainer”? mah); dopo la restituzione delle lenzuola mi sono avvicinata di nuovo al banco, ho preso un bigliettino da visita vielen dank e sono uscita; in italiano ho borbottato qualcosa contro la cazzo di pioggia e mentre aprivo una delle due porte, crepi l'avarizia, perché averne una sola?, l'inglesino (o uno che gli assomiglia molto, visto che lui dovrebbe essere andato via) mi ha tenuto la seconda porta aperta, perché era lì che fumava: c'è da chiedersi se avesse voluto essere gentile o se semplicemente temeva che con quel valigione, la doppia porta, e il fatto che sono una donna e quindi senza dubbio imbranata, gli avrei spento la sigaretta con la schiena; meglio non rischiare, così mi ha tenuto aperta la porta e ha detto qualcosa in inglese che naturalmente non ho capito, io ho detto “mm?” e lui ha ripetuto (“mm” forse è esperanto), ma ho continuato a non capire, comunque non ha detto “adesso ti aiuto” dato che non si è mosso e anche gli ultimi scalini del Pegasus Hostel (voto 10 per la pulizia) li ho fatti da sola.

A Berlino tutto è molto preciso, anche gli abbinamenti per il tempo: quando piove, piove e c'è anche vento, quindi ho rotto un altro gancetto dell'ombrello e ho perso un altro po’ di pazienza; tempo invece ne avevo a volontà perché dovevo andare in Ostbahnhof, ossia a cinque minuti dall'ostello, e sono uscita alle 11.15 per prendere il treno delle 15.40; comunque se scrivo così qualche tedesco potrebbe offendersi perché il treno era alle 15.38 e non ha tardato di un secondo.
In stazione ho fatto le seguenti cose:
1- ho cercato disperatamente un negozio O2 per ricaricare il telefono! Senti questa: su internet posso ricaricare con carta di credito una volta il primo mese dall'attivazione, e il secondo mese pensavo due volte ma mi sbagliavo, perché oggi (in ostello) il sito mi ha detto che potevo ricaricare solo per altri 5 euro; però non mi ha fatto ricaricare perché la ricarica minima è di 15 euro... vedi che le cazzate le fanno anche in Germania; così ho inviato dal web un sms a Francesca per dirle che ieri quando mi ha scritto (perché mi ha scritto) dormivo già (mi aveva proposto, quasi a mezzanotte, di venire in ostello a salutarmi) ma che se voleva/poteva io stavo andando in stazione e ci sarei rimasta sino alle tre e mezza, poteva venire lì; ti dico già che non ha risposto e non è venuta; tornando alla mia ricarica: ho ritentato col bancomat ma evidentemente funziona solo se ho una carta di credito tedesca, ho cercato un negozio O2 ma c'erano tutti tranne lui (vodafone, t-mobil e +plus), ho anche provato con la biglietteria automatica e le cabine telefoniche, finché in fondo vicino a un buco di negozietto di pupazzi c'era un automatico solo per schede telefoniche di cellulari, anche O2.. miracolo! Non accettava carte di credito perciò ho pagato coi cinquanta euro e a conferma dell'amore dei tedeschi per le monetine, mi ha restituito 45 euro in monete da due (e una da un euro)! Ti ripeto, poi, che in qualsiasi automatico (tranne quello per i biglietti della DB) ci sono tutte le lingue tranne l'italiano; nell'ordine inglese, francese, spagnolo, se qualcuna deve mancare iniziano a toglierla dal basso: al bancomat mi hanno fatto scegliere tra tedesco e inglese, ad esempio; la ricarica del telefono era un codice e mi dava un numero gratuito da chiamare, e lì mi è venuto in mente che potevo anche non capire e sbagliare a digitare il codice e sprecare 15 euro. Terrore. Mi sono seduta su una panchina, che era vicino all'ingresso della stazione, e quindi esposta al freddo e al gelo, ho telefonato e una donna ha scandito abbastanza bene circa 5 minuti di offerte promozionali: come in Italia; poi mi ha detto che dovevo premere 1 per ricaricare, ok ci siamo, poi altre due chiacchiere, giusto per mettermi a mio agio, e finalmente ho sentito dire che potevo digitare il mio codice della ricarica, ma temevo che mi avesse detto di aggiungere alla fine un asterisco o un cancelletto, e io non so come si dice né l'uno nell'altro, potevo fare un casino per così poco; non ho messo niente dopo il numero, e dopo secondi di silenzio preoccupante.. mi ha detto che la ricarica era stata eseguita con successo; la parola ”con successo” la conosco e quindi mi sono tranquillizzata;
2- ho comprato tre cartoline per i miei padrini, per Chiara e per Laura;
3- ho comprato tre francobolli: c'è l'ufficio postale, ma io li ho presi fuori nella macchina automatica; da notare le modalità di fila alla posta: la fila arrivava fin fuori e a te vien da dire che c'erano più di cinquanta persone dentro; no, ti sbagli: forse erano nemmeno quindici, ma siccome la fila deve essere una fila, e l'ufficio postale non era una pista di duecento metri, va da sé che la fila usciva dalla porta; in Italia la fila è in realtà un ordine sparso in cui non si capisce chi è il prossimo, anzi di solito il prossimo è il primo che lo dice; l'automatico dei francobolli è mitico: ha una ventina di lingue tra qui italiano polacco forse anche cinese, ma quando ne scegli una ti traduce solo la frase in cui dice che devi premere più volte sul prodotto se ne vuoi più di uno, cosa peraltro intuibile, ma i nomi dei prodotti li lascia in tedesco, e i prodotti non sono solo francobolli per lettera ma anche per pacchi a seconda del peso, o altri valori bollati; io comunque non ho sbagliato;
4- seduta sulla mia valigia (c'è penuria di panchine alla stazione) ho scritto le cartoline e poi subito le ho spedite;
5- ho cercato e trovato una panchina, e mi ci sono seduta a leggere un giornale, poi ho fatto finta di ascoltare un po’ di musica, perché forse dopo due ore cominciavo a dare nell'occhio, e chissà forse anche a puzzare, perciò per dimostrare di essere viva mi sono messa le cuffie, ma non ho acceso la musica perché non avevo voglia di trapanarmi i timpani, tanto il chiosco dei cd di natale mandava Pavarotti e Stille Nacht a tutta birra; quindi diciamo che soprattutto ho osservato la gente;
6- verso l'una ho comprato il mio pranzo e la mia cena in una Bäckerei (ti dico già che poi zio aveva preparato la cena, quindi ho cenato alle otto e poi di nuovo alle undici): croissant con un Wurst dentro e croissant al formaggio (il primo per pranzo, il secondo per cena), due croissant al burro e un cappuccino; il mio pranzo è stato il croissant col Wurst, e come dolce il croissant al burro col cappuccino; poi sono andata in bagno: si pagano 50 centesimi, ma per fortuna c'era la macchina per il cambio, così ho cambiato una delle mie 22 monete da due euro; poi però ho rischiato di incastrarmi col valigione perché all'ingresso c'è la Drehkruz, la croce che gira come nei supermercati e si muove solo quando metti la moneta; poi dentro c'era il custode-addetto alle pulizie che mi fa:
- E la valigia? - perché l'avevo mollata all'ingresso, con un calcio da dentro, e io:
- E la valigia è grande. -
Sono entrata in bagno e quando sono uscita l'aveva spostata dalla croce (forse l'ho mollata un po’ troppo in mezzo) e lui era lì che me la controllava, così ho ringraziato e sono tornata alla mia panchina, dove ho avuto modo di sentir parlare tedesco: un pazzo che parlava da solo;
7- dalle tre ho incominciato a rompermi le scatole, così alle tre e mezza sono uscita dal caldo e sono salita su ai binari e mi sono seduta ad aspettare, anche se poi non c'era tanto freddo; il treno, bellissimo, ha spaccato il minuto: era diviso in due (il treno, non il minuto) e naturalmente davanti a me si è fermata l'ultima parte che a me non interessava: infatti quelli per Koblenz erano i primi vagoni, mentre la maggior parte dei vagoni ad un certo punto del tragitto (prima di Köln) veniva staccata e proseguiva verso destinazioni a me ignote, beh veramente quella a cui ho chiesto me l'ha detto, ma vattelo a ricordare; insomma io l'ho saputo dopo aver portato il valigione sul treno, e il controllore a cui ho chiesto info più precise l'ha poi preso, il fedele valigione, per riportarmelo cavalierescamente giù e per poco non s'ammazzava; ho fatto una camminata semi-corsa di cento metri, fino ai primi vagoni, ho letto sul display fuori dal finestrino il numero del vagone (il mio è il 23) e sono salita sul vagone 21 perché ci tenevo a strattonare la valigia tra le due file di sedili, a vederla incastrarsi sui braccioli o su una protuberanza della moquette, a sentire i miei muscoli strillare come vecchiette isteriche; ho camminato a singhiozzo per due vagoni e ho cercato il mio posto sui display sulle cappelliere, anche se forse si chiamano così solo sugli aerei: sopra il mio posto, il 45, c'era scritto Berlin-Koblenz; gli altri tre posti erano prenotati solo da Hannover, quindi per un po' sono rimasta sola; c'era poi qualche sedile più avanti (o era più indietro?) una sorta di armadio aperto sul davanti con i ganci per i cappotti, e sotto questi ganci ci stava bene bene la mia valigia; per fortuna, altrimenti avrei dovuto litigare con qualcuno perché era in mezzo alle scatole.
Ma puoi stare tranquilla, perché l'elemento fuori posto in tutta questa perfezione c'è sempre, ogni volta che ci sono io: stavolta, un uomo seduto sul sedile dietro al mio che per tutto il viaggio non ha fatto altro che ruttare a voce alta e col rimbombo, ma naturalmente me ne sono accorta solo io, o meglio, i tedeschi fanno sempre finta di niente, come se niente fosse; solo verso la fine del viaggio una ragazza ha avuto l'onore di sentirlo e mi ha guardato con tanto d'occhi e io che ormai ero di casa, ho risposto al suo sguardo con una scrollata di spalle come per dire “lascia stare, ha fatto così tutta la sera”; comunque sono state circa sei ore di rutti, dico “circa” perché a un certo punto ho attaccato le mie cuffie (altrimenti potevo chiederle al personale) alla presa fra i due sedili, e ho ascoltato un po’ di radio: canzoni d'amore, senza interruzioni pubblicitarie, le conoscevo quasi tutte e ho segnato i titoli:
I wanna know what love is
If you leave me now
While of pale
Nothing compares
Black velvet
Eyes whitout a face
Purple rain
Simply the best
It's a Heartache (boh, si scrive così? È quella di Bonnie Tyler)
Free man (il ritornello diceva così, mai sentita prima)
Dream on (idem come sopra)
It's a little bit honey (quella della pubblicità della Beck's, di Elton John)
E l'ultima non so che titolo abbia, peccato, non lo capivo nemmeno, forse banalmente è il ritornello.. vabbe’, comunque la conoscevo, è cantata da una coppia, ma non so chi siano.
Alle 22 e 02, orario assurdo ma rispettato con destrezza nonostante la mezz'ora di attesa alle porte di Koblenz-abbiate pazienza, sono arrivata a destinazione, ma al binario 8 anziché al 5, dove invece mi aspettava zio; l'ho chiamato, per non girare a vuoto col valigione, mentre la polizia sbatteva fuori un tipo che, mi ha detto poi zio, aveva dormito in un vagone fermo; lo sbattuto fuori ringraziava la polizia con evidente sarcasmo e con una bottiglia di birra in mano, mentre io dicevo zio dove sei sono arrivata.

1Leggi hetiehen con le acca aspirate.
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