giovedì 13 dicembre 2007

Reden, reden, reden.

È risaputo che l'aria fritta fa bene alla pelle e sopratutto ai capelli.
Mi sento talmente sporca in questi giorni.. o è meglio dire di questi tempi? Non mi lavo tutti i giorni perché ho il presentimento che se lo facessi qualcuno prima o poi me lo dirà, che qui l'acqua costa troppo, poi pure calda; ma sono sicura che se continuo così qualcuno prima o poi me lo dirà che non è carino nei confronti degli altri, mi prenderà da parte e cercherà di spiegarmi che non è igienico non lavarsi, per le malattie, sì, e anche perché poi puzzo (come se questo non lo sapessi) e l'odore si sente, e se viene qualcuno in casa non è bello per noi che senta un odore fine e sgradevole, no? Verstehst du? No certo, borbotterò io al culmine della vergogna e dell'umiliazione, e io che non mi lavavo per farvi risparmiare acqua; “non è necessario lavarsi tutti i giorni, mica ti sporchi a stare in casa” questo mi aspetto di sentire se entro in bagno tutti i giorni. Ma non c'è niente da fare, i miei fioretti filo-ambientali non servono a niente, perché oggi dopo il bagno mi sento molto meglio, non solo fresca e pulita finalmente, ma anche rilassata e di buon umore; non c'è niente di meglio che sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, lo dicono sempre anche le pubblicità degli assorbenti! Visto il buonumore potrei anche omettere il particolare della frittura alle ore dieci antimeridiane, mentre io pettinavo i miei lunghi e finalmente puliti capelli, cosicché quando sono uscita dal bagno, con orrore ho fatto una corsetta di due metri fino alla scala per salire su di corsa verso la mia camera; ma i miei programmi erano altri, ossia fare i compiti in cucina, nonostante la musica oscena, e quindi sono scesa di nuovo, con la coda fra le gambe, sempre di corsa però, per evitare contaminazioni; e io che me la prendo con lo shampoo, ma porca di una miseria perché dobbiamo friggere tutto? Un bel bollito 'na volta tanto non sarebbe meglio?
Poi certo c'è sempre la storia della cagata mattutina, voglio dire che non sono sola in casa, quindi non posso tenere occupato il bagno per un'ora intera, per rifarmi tutta, perciò oggi ho fatto in due manche: prima la doccia calda, con conseguente spalmo di crema idratante, e non mi soffermo sui dettagli del mio nuovo corpo, poi lo shampoo muriatico; in bagno sono stata quindi veloce e pratica: le mie cosine in ordine sulla lavatrice, o sulla lavastoviglie, non ho ancora capito qual è l'una e qual è l'altra, e mentre mi lavavo in un baleno ho anche un po' ragionato sul mondo, sarà che il flusso d'acqua favorisce il flusso di idee, e ho pensato che:
uno- sarà ora di iniziare a scrivere in tedesco?
due- tutta questa scena serale del prepararsi per la notte mi sembra un po' fasulla, io che scendo già vestita la mattina e salgo ancora vestita la sera sembro una che ha addosso sempre la stessa roba giorno e notte.. (ah, ecco il motivo della puzza persistente), invece anch'io mi cambio, ma in camera mia e non in bagno; qui di certo ci tengono a far sapere che si cambiano se il primo giorno si sono scusati per l'abbigliamento da casa, che era appunto un pigiama (si cambiano per caso per non contaminare le lenzuola con l'aria fritta?); suona molto regale “prepararsi per la notte”, ma in dieci minuti cosa vuoi che facciano là dentro? Si mettono il pigiama come me, mica si lavano e si profumano.. al massimo un po' di crema, giusto per lasciare la scia quando passano sulla scala e farmi sentire perciò una merda nel vero senso della parola, perché la mia scia è la stessa che lascia il cameriere che porta sul retro il sacco dell'umido.
Tu ora sarai al limite del rigetto, e non parlo di quello post-operatorio, ma cerca di capire: per anni sono stata una menefreghista, non m'importava di curarmi del mio corpo, creme e cremine varie, profumini e serata-toeletta non facevano per me, con ciò non voglio dire che ora farmi bella sia il mio chiodo fisso, non ci crederebbe nessuno, ma vorrei concedermi almeno il minimo indispensabile per non sembrare una carcassa in decomposizione, non chiedo troppo, no? Ho un urgente bisogno di una ceretta, poi, anche se sarebbe corretto chiamarla disboscamento, e non scherzo; i Verdi sarebbero d'accordo pure loro, te lo dico con cognizione di causa, e sogno ad occhi aperti l'estetista che mi afferra per i capelli (mi devo ricordare di lavarli la mattina stessa, altrimenti le sfuggirebbero di mano come una saponetta bagnata) e mi infila per i piedi dentro una botte piena di ceretta e costruita appositamente per me, da cui mi tira fuori gocciolante, e con un migliaio di strappi e una decina di apprendistine forse riesce a finire entro l'ora di pranzo; mi hanno già telefonato dalla Fondazione per gli Studi sulla foresta Amazzonica perché vogliono fare un'analisi sul mio sottobosco, e in particolare sul livello di umidità, sulla frequenza delle precipitazioni (ma non capisco, mai avute vertigini in vita mia..), sulla fauna batterica e non, e chissà su cos'altro, ma io ho rifiutato; quando mi spoglio devo stare attenta perché rischio anche di dimenticarmi che sono senza mutante. Comunque quest'impegno l'ho già segnato in agenda per quando tornerò in Italia, non che qui non ci siano estetiste, ma per andarci sarebbe utile sapere almeno come si chiamano in tedesco, non vorrei sbagliare ed entrare nella bottega del falegname, dato che gli strumenti che mi aspetto di trovarci sono simili.
Cos'altro? La lista delle cose che mi mancano è lunga: anche all'ostello pensavo sempre a questo fatto di lavarmi, e avevo la fobia del giapponese in cucina, ci entravo (in cucina, non nel giapponese) trattenendo il fiato, ma una volta dentro anziché sospirare di sollievo finivo per sbuffare sconsolatamente. Una pazza, ecco cosa sembro di questi tempi.. o è meglio dire in questi anni?
Intanto continua l'ingrasso del maialino e l'educazione della scimmietta: ogni volta che sul piatto rimane qualcosa con un gesto del dito indice rivolto verso il basso mi viene lasciato intendere che spetta a me ripulirlo, e io ho imparato che con un gesto della testa posso rifiutare l'invito a procedere; non voglio mica davvero ingrassare, a parte che già così assomiglio ad un animale.. insomma, non voglio trasformarmi completamente in qualcos'altro, e nemmeno sclerare perché non mi chiudono i pantaloni e non ho soldi per comprarne altri perché qui lo sai l'importante è avere il cappotto pesante e fingere di aver intenzione di comprare anche gli stivali da neve.. a proposito, li hai più visti o anche solo sentiti nominare? Sicuramente mi hanno vista troppo interessata ad un bel paio di stivali nuovi e quindi non me li comprano più, quando una cosa non la voglio invece insistono.. beh certo, dirai tu, se dici subito sì va bene, che bisogno c'è di insistere? Sì ma voglio dire, mica li abbiamo trovati, nel negozio, eppure non ci siamo tornati, hanno rinunciato subito.. Anche per la valigia non hanno insistito, ma continuo ad aspettarmi una sorpresa, uno scherzo, tipo svegliarmi e scoprire che il mio valigione non c'è più.
Comunque dopo giorni di botta e risposta a gesti e mugugni, oggi mi è stata svelata una grande verità e sono sicura che questo è una dimostrazione di fiducia nei miei confronti, perché certi segreti non si raccontano a tutti, ed esserne messa a parte mi fa sentire orgogliosa, significa che non sono completamente animale come credevo, infatti mi hanno raccontato che quando mi viene offerto qualcosa per rifiutare devo dire “nein, danke” e per accettare invece devo dire “ja, bitte”, in modo sottinteso mi vengono vietati i gesti, ma vedete che la loro fiducia nelle mie capacità di intendere non è mal riposta perché io ho letto anche fra le righe. Sto migliorando in tedesco, vedi? Volevo chiedere se la risposta la devo dare anche quando ho il boccone in bocca, ma non ho osato perché avevo il boccone in bocca. A scuola la ragazza romena e in maggior misura quella giapponese parlavano sempre col boccone in bocca e secondo le mie riflessioni profonde e motivate le cause apparenti del fenomeno sono due: o in altre zone del mondo cosiddetto civile è consentito sputacchiare Wurst e Käse e pane di segale in faccia alla gente che innocentemente ti chiede cos'hai fatto di bello questo fine settimana, oppure io sono così sfigata che ho incontrato le uniche due persone maleducate a cui hanno dato il permesso di soggiorno per studio in quel di Berlino e Brandeburgo.
Infine vedi bene anche tu che quando si tratta di tradurre da una lingua all'altra, non bisogna mai farlo alla lettera: prova ad immaginare due italiani seduti a tavola che ogni volta che si rivolgono la parola si dicono “no grazie, sì per favore”, e vediamo se riesci anche ad indovinare quale dei due si romperà per primo i coglioni.
Würdest du den Tisch decken? Ja bitte.
Cosa curiosa: si sono autonominati responsabili della mia educazione, e ancora mi chiedo in quale momento io ho detto “va bene vengo ma mi dovete assillare col tedesco”; vogliono farmelo diventare un obbligo, cosicché io non solo me ne andrò da qui a gambe levate e in spalla col cuore in gola e col pepe al c.. ma mi faranno anche odiare il tedesco! Succederà questo? Non posso permetterlo. A chi devono rispondere, mi chiedo, temono forse che qualcuno gli rinfacci che non mi hanno agevolato nell'apprendimento? Mamma e papà forse li chiamano ogni giorno per sapere a che punto sono arrivata con la nuova lingua? Non mi risulta, non mi risulta che qualcuno oltre a me abbia interesse a monitorare i miei progressi. A parte loro, certo, che si sono assunti di spontanea volontà, ma contro la mia, il compito di farmi venire l'ansia da prestazione, come se non fossi già abbastanza autosufficiente in questo! Sto odiando non il tedesco, ora, ma l'idea di parlare con loro in qualsivoglia linguaggio, anche a gesti, non scuoterò nemmeno più la testa d'ora in poi, mi ribellerò a tutte le forme di comunicazione, a parte i rutti, perché vedo che quelli li fanno volentieri e non li posso privare di un bene così prezioso come l'evacuazione orale di idee in forma gassosa.
Ciò che mi fa imbestialire è che io gestisco la mia vita, e avevo un programma ben preciso, che non prevede l'accanimento terapeutico; inoltre come al solito o è successo tutto troppo in fretta o, innocente, io ho abbassato la guardia per un attimo e sotto il mio naso è accaduto il peggio: qualcuno ha preso in mano il mio progetto e l'ha fatto suo, l'ha modificato leggermente ma talmente leggermente che io inizialmente non ho notato nulla, cosicché solo ora mi rendo conto di quel che è successo, ora che è troppo tardi per alzarmi in piedi e sbraitare un “cooooosa?!”, perché risulterebbe quasi ridicolo.. uno scoppio ritardato senza dubbio; ritardato dalla mia innocenza. Ti sembro esagerata? Non credo, è proprio così: ho abbassato la guardia e mi sono fidata, e quante volte ho già pensato questa frase nella mia vita? Quante cavolo di volte, porco cane, mi ritrovo in un groviglio perché ho abbassato la guardia? E ci ricasco sempre come una scema, accidenti, la devo smettere di pensare che al mondo ci sia qualcuno che mi crede capace di intendere e di volere, posso anche essere un genio che capisce benissimo il tedesco ma ha paura di parlare, questo sì che lo pensano, ma affermare che io sia in grado di decidere per me evidentemente fa ridere anche i polli, e io che pensavo fosse la loro versione del chicchiricchì. Sono stupida perché vado a pagare l'affitto a Berlino, stupida perché prendo una valigia grande anziché due piccole, stupida perché non ho freddo col giubbotto in pelle, stupida perché mi faccio un programma ben preciso che gli altri dovrebbero rispettare; sicuramente vorrebbero dirmi, ma si trattengono stoicamente, che loro queste cose le sanno perché le hanno passate prima di me, ma già vacillano, lo vedo, i loro occhi cominciano ad essere iniettati di sangue per la smania repressa di dirmelo: c'è già stato anche un tentativo velato e, puoi ben immaginare, inutile con il gioco scrabble, con le chiacchiere, con il whisky, che se me lo dicono un'altra volta che con il whisky parlerò bene tedesco gli faccio vedere la tessera dell'Associazione Alcolisti Anonimi e vediamo se la smettono di parlare di cose che non sanno! Questa cosa non so perché mi irrita più di tutte, vorrei urlare che a me il whisky non serve perché quando voglio parlare io parlo benissimo e mi faccio capire e non ho paura di sbagliare (questa poi, non sono forse qui per imparare?) e faccio domande e do risposte; ma io non voglio parlare in tedesco, per lo stesso motivo per cui quest'estate non volevo più studiare all'università, un motivo chiamatelo infantile chiamatelo da internamento, io lo chiamo semplice: se lo faccio lo faccio per me e non perché qualcuno si aspetta che lo faccia, e segue i progressi e li loda o corregge gli errori! Non sono venuta qui per avere due insegnanti gratis, volevo solo l'affitto gratis e, si vabbè, anche i pasti ma non con questi orari!
Il mio programma prevede una cosa sola: libertà! Nessun obbligo, tutto per piacere, senza scadenze fisse (sembrano quattro cose, comunque..) perché queste mi mettono agitazione e perdo la concentrazione. Ma non l'ho detto a nessuno, sono la solita, lo so, nessuno lo sa..
Appena qualcuno si appropria del mio progetto e si informa di come va e come non va con troppo interesse, quel progetto diventa suo e se lo può tenere! Ho perso un anno di università per questo, perché mamma e papà avevano preso il mio progetto di avere una cultura superiore e l'avevano trasformato nel loro progetto di avere una figlia laureata; ora loro si sono appropriati (e mi viene da piangere al pensiero di quanto poco accorta sono stata, in fondo si tratta della mia vita e del mio futuro perché sono così incosciente accidenti?).. si sono appropriati del mio progetto di conoscere una lingua in più.. sì, forse per trasferirmi in futuro in Germania o addirittura restarci sin da ora, sì forse per continuare qui i miei studi, niente di certo deciderò al momento; ora devo ancora dare l'esame di tedesco all'università, e visto che si tratta più o meno del ventultimo esame, pensare a quando sarò laureata  mi sembra un po' prematuro, non credi?
È una mia scelta, studiare il tedesco, potevo scegliere l'inglese, così almeno negli ostelli di Berlino non mi sarei sentita così spaesata, anche se a quel punto forse la vacanza studio l'avrei fatta in Gran Bretagna; è una mia scelta approfondire la lingua in loco, potevo restarmene in Italia e frequentare un corso privato con insegnanti madrelingua; è una mia scelta imparare il più possibile entro giugno, infatti io sono positiva e all'università non mi hanno certo dato limiti di livello, perciò ho tutta la vita davanti per arrivare al B2, perché devo fare l'intensivo anche durante le vacanze natalizie? L'ho chiesto io come condizione?
Si sono appropriati del mio progetto senza vincoli (potrei tornare in Italia anche adesso e dare l'esame, mi basta l'A2 per il programma del corso) e l'hanno trasformato nell'obbligo morale e civile di diventare madrelingua tedesca. E per di più non gli entra in testa che studiare è il mio lavoro, e che il tempo pieno è di otto ore al giorno, poi certo io faccio gli straordinari al fine settimana perché pagano di più, ne consegue che non posso studiare due ore la mattina e ora, per gentile e tacita concessione, anche due ore la sera, perché comunque in tutto fanno quattro, non otto; e non posso mancare dal lavoro per un intero pomeriggio, perché qui mi pagano a cottimo e inoltre quello che non faccio oggi lo devo recuperare domani e se per due giorni salto il turno, dopodomani devo pure ripassare perché i ricordi invecchiano come un niente; e non gli entra in testa che io non vivo per il tedesco, nemmeno in Germania, perché devo e voglio dare anche qualche altro esame in Italia, che già mi è sfumato l'obiettivo, dato che vado a rilento, e io che pensavo che qui c'avrei dato dentro con la storia della lingua italiana e invece la depressione mi rallenta in tutto, e ora che sono iniziati anche i discorsi seri.. sai quando ti prendono da parte virtualmente (perché in realtà siamo rimasti seduti ai nostri posti) e ti fanno il discorso serio che inizia con “ti devo parlare”.. anche questo in realtà non è successo, ma l'aria casuale, finto-non-è-successo-niente è la stessa, e il discorso è altrettanto fastidioso che quello del datore di lavoro (o del tutor, fai tu) che inizia a raccontarti della crisi del Ventinove con l'unico scopo di renderti chiaro il motivo per cui ti licenziano per “riduzione del personale”:
- Perché non c'è lavoro in questo periodo, capisci? C'è crisi dappertutto. Ma tu sei brava vedrai che un altro posto lo trovi. -
E qual è il discorso serio di turno? Tieniti..: “devi parlare”.
Devi parlare, capito? Questa frase l'ho sempre odiata e sempre la odierò. Devi parlare? E chi cazzo lo decide quanto devono lavorare le mie corde vocali, tu? Un giudice, ti può dire devi parlare, ma alla fine non sei obbligato nemmeno lì, puoi sempre appellarti al primo emendamento.. o era il quinto? Un capo mafia può dire devi parlare, ma nemmeno lì sei obbligato, dipende da quanto ti fa piacere vivere in questo mondo di merda, se sei orientato al suicidio col cavolo che parli, che procedano pure colla borsa o la vita.. o forse questo lo dicono i rapinatori? Vabbè, quello che è non importa, l'importante è il concetto di libertà, capisci? Puoi sempre scegliere tra la borsa o la vita, puoi sempre scegliere tra la galera senza colpa o la libertà col rischio che qualcuno ti aspetti all'uscita; beh certo sapere che qualcuno ti aspetta all'uscita ti annulla l'effetto-libertà della scarcerazione per insufficienza di prove, ma tant'è.
Devi parlare.. e se io invece urlassi che non devo parlare proprio no, miei cari, io voglio parlare e in alternativa voglio stare zitta, io voglio dire nein danke o in alternativa scuotere la testa o dire solo nein o sputarti in faccia un bel no. Lo so che forse me l'ha detto solo.. (col tono sbagliato e al momento sbagliato, questo non me lo puoi contestare) me l'ha detto solo per informarmi del “wie sagt man auf deutsch”, quello che qualsiasi apprendente vorrebbe sapere, lo so lo so; fino a poco tempo fa volevo sapere come cavolo si dice “grazie altrettanto” e l'ho saputo nella stessa identica maniera in cui ho saputo come si risponde quando qualcuno ti offre qualcosa; eppure allora, lo so che stai pensando questo, non mi sono alzata in piedi indignata ma come ti permetti, vorresti dire che non ho il diritto di rispondere con un gesto della testa? Vorresti forse insinuare che sono maleducata? Vorresti forse..
Lo so che ora il mio punto di vista è inquinato dall'insoddisfazione, dal fastidio per la situazione in cui sono lentamente scivolata durante il sonno; e dico sonno per non dire totale stupidità, perché me la sto prendendo con loro ma la colpa è tutta mia che ho lasciato che accadesse, avrei dovuto mettere in chiaro sin da subito “va bene vengo, ma solo se mi lasciate studiare in santa pace le mie otto ore al giorno e tre ore la notte; vengo solo se non vi disturba troppo che io venga giù solo per i pasti, certo un po' prima per apparecchiare e poi risalgo un po' dopo perché prima devo sparecchiare, e magari mi trattengo anche per due chiacchiere va là, che non sono così asociale; ma prima di tutto lo studio, non le chiacchiere, nemmeno quelle in tedesco, per parlare o per esercitarmi nel parlato c'è tempo; va bene vengo, ma solo se vi è ben chiaro che il mio obiettivo non è conoscere più tedeschi possibili, né parlare con più tedeschi possibili”.
Avrei dovuto dire così? Specificare che a me interessa capire il tedesco, non parlare in tedesco? Perché alla fine.. io posso parlare anche a gesti, ma a gesti non imparo a capire, non imparo il suono della lingua, non imparo il significato delle parole; queste cose le imparo ascoltando e leggendo, e non pretendo di capire tutto subito, né mi azzardo ad intervenire per dire questo io non l'ho capito, perché a quel punto interromperei il discorso a parole alterne. Poi parlare sarà compito mio, me sola può aiutarmi a parlare, quando avrò argomenti e voglia e ascoltatori preferiti; credo che la teoria del fidanzato che parla la lingua che vuoi imparare sia ottima, più motivata di così non potrei essere, a quel punto. Non m'importa di andare al di là delle informazioni superficiali sulla mia vita, con loro, ma se avessi un uomo da amare e adorare.. allora sì che gli farei due coglioni così con i miei racconti e le mie chiacchiere, mi insegnerà sin da subito il suono che fa la frase “stai zitta” (per ora so solo come suona “devi parlare” e suona male, te l'assicuro).
Avrei dovuto fare tutto questo discorso, ma quando l'ho balbettato, in tedesco, ho ricevuto subito l'obiezione del io-ho-fatto-così-e-ha-funzionato, e “io ho parlato anche se sbagliavo e mi sono lanciato nella conversazione e ho imparato”; ora poi si sono fissati che ho paura di sbagliare perché ho detto che io voglio essere sicura, prima di fare chiacchiere (reden reden reden), ma si può essere sicuri di qualcosa nella vita? Era una frase di senso relativo, pensavo fosse chiaro, infatti tutto è relativo, lo diceva anche coso; ma loro non hanno colto la sfumatura di significato, credo proprio che io sia per loro solo la ragazzina timida che ha paura di parlare anche in italiano, figuriamoci in tedesco! E non solo non hanno idea di tutte le figure di merda che ho fatto a Berlino o di quante volte mi sono demoralizzata per mezza giornata ma poi ho continuato imperterrita verso la mia meta ridendoci su; ma non crederebbero nemmeno che tutte le volte che mi sono demoralizzata è stato perché non capivo, non certo perché sbagliavo una frase, ché lo so che sono qui per imparare e non per dimostrare che sono già imparata; non immaginano che se io fossi la ragazzina timida che pensano non sarei qui a rompermi le palle a casa loro da sola, né tantomeno sarei andata a Berlino con quelle due basi di casi e verbi forti.
Lo so che di una sciocchezza come qualcuno che crede in buona fede di aiutarmi spronandomi alle chiacchiere, io ne faccio una questione di principio inappellabile, non è la prima volta che mi rivolto in questo modo; ma mi infastidisce scoprire di essere circondata da persone che dimostrano di non conoscermi affatto, eppure pretendono di aver capito tutto di me, e me lo vogliono pure svelare! E li guardo, spero divertita e non più irritata e al culmine della sopportazione, parlare di me quasi come se non ci fossi, o come se fossi la famosa bambina di dieci anni a cui improvvisamente è stata diagnosticata una precoce demenza senile: vale a dire che non ho fatto in tempo ad entrare nell'età dello sviluppo (dell'età adulta poi neanche a parlarne) che già mi è cominciata la fase di regresso e necessito perciò di aiuto immediato, naturalmente da parte di persone che per l'anagrafe saranno anche vecchie e pensionate, ma vogliamo forse dimenticarci del carico di esperienze che si portano sul groppone? Mai sia!
Li guardo, questi due nonni buoni, e guardo le loro facce buone, i loro sorrisi confortanti, l'occhiolino strizzato proprio quando.. non so, forse quando pensano che io stia per scoppiare a piangere disperatamente (il motivo del cedimento, lo vorrei sapere), quindi con l'intenzione di dargli un significato d'intesa, non ti preoccupare ci pensiamo noi, siamo in fondo qui per questo.. sì certo per farmi passare per scema. Li guardo e rimango indifferente alla frase “ha paura di parlare” che la notte nel letto si ripetono l'un l'altro per addormentarsi convinti di aver capito di cosa avrò bisogno il giorno dopo; li ascolto parlare di me come se non ci fossi, come se io non fossi in grado di rispondere autonomamente, o come se sapessero che rispondere sempre alle stesse domande mi irrita, e dire che lì mi ci hanno portato proprio loro, a sentire quelle domande, e con questo tra l'altro scopro che al giorno d'oggi non si usa più dire “ti va di venire?” si decide e via, senza però dimenticare il solito occhiolino d'intesa lo so che vuoi venire ma hai paura di dirlo, tranquilla l'abbiamo capito ci pensiamo noi. Ma vaffanculo va'!
E non dimentico nemmeno la stra-abusata frase “capisce benissimo il tedesco” che a questo punto, ossia dopo due settimane, potrei tradurre senza timore di sbagliare (strano per una che di solito non parla perché ha paura.. ):
- Finge benissimo. Davvero!- E poi a me: - Non hai mai pensato di fare l'attrice? -
Ed io che li guardo imbarazzata per il complimento inatteso.
Non vorrai spero farmi credere che davvero, mentre la mia mente contorta crede di aver strabuzzato gli occhi sudato freddo e seguito i parlanti così come un cane giocherellone segue i quarti di finale del torneo di ping pong, in realtà ho addosso un'espressione rilassata, e lo sguardo sereno di chi ha capito tutto e, non so, magari approva anche; no perché a questo punto mi preoccupo di sapere cos'altro ho fatto a mia insaputa durante quelle chiacchiere da salotto, forse ho anche firmato qualcosa.
Quindi per la soluzione de Il Mistero della Frase Ripetuta azzardo tre ipotesi:
- la prima è che davvero fingo benissimo senza accorgermene nemmeno, beata innocenza, e loro sono convinti che io capisca tutto e quando chiedono conferme e risposte, che culo, azzecco anche il verso giusto del movimento asinino della testa, così da confermare, pur nolente, la mia completa comprensione del testo;
- la seconda ipotesi è che abbiano ottenuto a mia insaputa (o forse me l'hanno detto, ma io non l'ho capito), e dopo apposito corso statale, il diplomino di Psicologia Evolutiva dell'Insicurezza Clinica, sulla base del quale sono autorizzati a somministrare terapie di convincimento subliminale a chicchessia, fortunata io che sono nel numero, perché è gratis, e di conseguenza mi ripetono la frase magica con occhi spiritati, fissi e a palla “sie versteht sehr gut Deutsch”; così alla fine mi prenderanno per sfinimento e finirò davvero per capire, solo per non sentirmelo ripetere più, anche se a quel punto non ci sarà più bisogno di dirlo dato che se ne accorgeranno tutti; per ora invece gli ascoltatori si girano a guardarmi come per dire “Davvero? Non l'avrei mai detto”.
- la terza ipotesi è che abbiano capito che non capisco niente ma che non ho il coraggio di dirlo, però vogliono divertirsi a prendermi per il culo (motivo esatto per cui mi portano in giro per i salotti del Westerwald) e a vedermi sudare freddo quando qualcuno, prendendoli alla lettera, mi rivolge la parola entusiasta di avere un pubblico nuovo per le sue banalità;
- e dato che sono partita in quarta aggiungo una postilla, per dire che è probabile che siano semplicemente da annoverare fra quegli “ignoranti in buona fede” che non hanno ancora imparato che quando qualcuno è timido, non bisogna rimarcarlo, raccontarlo a tutti, insistere con le richieste, fargli l'occhiolino complice e il sorriso da poverino-lo-so-io-cosa-passi, nemmeno con la sacrosanta convinzione di fare del bene, perché ne sono già morti tanti per mano della convinzione, e io vorrei morire almeno con un B1 di tedesco in corpo e una scopata come si deve, grazie, quindi non è ancora giunta la mia ora, infatti voi tutti potete anche pubblicizzarmi come un B2 e io autoconvincermi, ma che ancora devo farmi la scopata finale, non me lo leva di testa nessuno!
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