martedì 25 dicembre 2007

Regole e regali.

Ci crederesti, che natale è già arrivato? Speriamo che passi in fretta, o almeno prima della mia pazienza.
In questi giorni non ti ho scritto, sono stata abbastanza tranquilla, quasi sorridevo, pensa! Ogni tanto ho anche parlato, ero proprio tranquilla, davvero, nel senso che non vedevo tutto così negativo; semplicemente perché mi hanno lasciato in pace, credo, anche se qualche raro episodio si è verificato, ma non gli ho dato troppa importanza; ad esempio l'altro giorno dopo pranzo, io bevevo il mio vino sola a tavola, mentre loro già sparecchiavano (quando vogliono però stanno anche mezz'ora seduti a tavola a parlare delle loro cose dopo pranzo), e mi hanno chiesto se volevo il gelato, ho detto “nein”; tu hai già capito cos'è successo dopo, vero? È successo che ho sentito una voce femminile borbottare quasi tra sé e sé “nein danke”, poi Missis Buone Maniere è entrata.. come dire.. in sala da pranzo, chiamiamola così, o salotto, no il salotto è l'altro, insomma è venuta dov'ero io e mi ha detto “nein danke”; io ho ripetuto come un automa, solo per farla contenta, e penso ogni volta ai suoi cinque figli: ha rotto le palle anche a loro? O sono solo io quella maleducata? Ora che sono grandi hanno diritto di rispondere a modo loro? O ricevono rimproveri ancora oggi? Domande senza risposte, né importanza; poi ha precisato che me lo dice solo perché qui si usa così, e quindi se vado in una.. in realtà ha usato il verbo “venire”, si riferiva forse a loro stessi? Perché mi ha detto che se vengo in una famiglia tedesca devo dire “nein danke” non solo “nein” e nemmeno.. anzi, tantomeno scuotere la testa; le ho detto “ok” sempre solo per farla contenta (vedi che non sono poi così maleducata? Sono o non sono gentile? Ho sempre in mente la contentezza altrui..); più tardi, mentre ci ripensavo, e pensavo al fatto che non mi aveva fatto un grande effetto, cioè non mi ero scocciata per questa intrusione nelle mie maniere, buone o cattive che siano, ho notato una cosa che quasi quasi poteva farmi innervosire: loro erano in cucina, lei ha borbottato il suo “nein danke” e poi ha deciso di venire a dirmelo di persona (per questo non mi sono scocciata, perché finalmente me l'ha detto di persona, con motivo annesso), nel frattempo zio era uscito un attimo fuori, così ho pensato: me l'ha detto solo perché lui non c'era? Perché lui le ha detto di non starmi troppo addosso? Oppure: lei ha borbottato la sua risposta esatta, magari con uno sguardo di quelli disperati tipo occhi al cielo, e lui le ha fatto uno sguardo di quelli “diglielo, se non ti sta bene” e così lei è venuta a dirmelo?

Sono proprio un bastian contrario: le regole imposte non mi piacciono, ero diventata così gentile e cortese (o, come diceva Robert da Berlino-so-tutto-io, “cortile”) e ora riuscirò ad essere maleducata solo perché lei mi sta addosso con questi danke-bitte che mi vanno di traverso perché lei me li infila a forza in gola; non li dirò mai, solo per dispetto (che infantile che sono); e come se non bastasse quest'infantilismo, mi vien voglia di dire “nein” senza “danke” solo perché vedo che le dà così fastidio: noto infatti che quando mi chiede qualcosa zio, anche in italiano, lei poi mi lancia uno sguardo con la coda dell'occhio per vedere cosa dico, o meglio come lo dico; ora voglio non tener conto delle volte in cui scuoto la testa perché ho il boccone in bocca e in questi casi non la apro nemmeno per dire A, se lo può scordare; né ho voglia di aspettare di masticare per rispondere, aspettare e far aspettare, visto che basta un cenno per intenderci. Tutto questo non aveva però importanza, l'altro giorno, finché oggi non si è ripetuto quasi uguale e, sospetto, anche costruito artificialmente, senti qua: dopo colazione chiacchiere chiacchiere chiacchiere, volevo andarmene su e mi chiedevo se davvero oggi è festa o se ho il permesso di studiare, ma altrimenti che fare? Certo che posso studiare (la risposta è sì, infatti ora sono in camera), chiacchiere chiacchiere chiacchiere e io che sudavo in quella cavolo di cucina-salotto o cos'è con quella stufa alla massima potenza; zio ha chiesto se avevamo ancora fame, se volevamo mangiare ancora qualcosa, e io ho detto nein, ma poi che razza di domanda, dopo un terzo di baguette, se di solito mangiamo solo un panino (oggi niente pane, questa l'hanno comprata ieri ed era un pochino secca, l'avevano riscaldata, ma è meglio un paninozzo), e poi avevano fatto delle loro battute sul filone (e ho paura di scoprire cosa si son detti) e avevano riso, e comunque poteva anche non chiedermi se avevo ancora fame, quando mai ho mangiato più di un panino? Poi lui è uscito a salutare la vicina e lei dopo soli tre secondi, mi rifà la stessa domanda: è o non è preparata ad arte per la lezioncina del 25 dicembre sulle buone maniere tedesche? Ma soprattutto mi chiedo ancora: lo fa apposta ad aspettare che zio non ci sia, o è un caso ripetuto due volte? Quest'ultimo dubbio mi cuoce il fegato. Io, consapevolmente, ho detto solo nein, non per fare dispetto e non darle la soddisfazione, ma perché proprio non ne ho voglia di parlare, che dica quello che vuole, che pensi altrettanto autonomamente, io me ne sbatto e conto i giorni fino al sei; a quel punto, dopo aver ripetuto la regoletta mi ha detto che non me lo dice per offendermi (mai pensato di offendermi, incazzarmi, sì, ma è un altro paio di maniche, per offendermi invece non ho proprio tempo), e io l'ho guardata con il solito sguardo che ho sempre riservato ai titolari che un giorno si svegliano e vogliono insegnarmi il lavoro (tipo A. a Bologna, che faceva l'amicona tutta la settimana, poi sceglieva un giorno a caso per fare la titolare o, peggio ancora, per spiegarmi i misteri della vita, lei che era già troppo se potevo considerarla una persona!), questo sguardo consiste in due occhi fissi sugli occhi della persona che parla con me (ma quale onore), poi non so se l'insieme facciale riveli i miei pensieri da pendo-senza-dubbio-dalle-tue-labbra; fatto sta che lei deve aver pensato che non capivo (deve? Sicuramente, ha pensato così), perché per ben tre volte ha ripetuto il concetto, con parole diverse, e questo indica che le sta a cuore l'argomento, un po' come quando io vedo peli di cane e angoli sporchi e piatti non sciacquati e penso “eh no questo no, tutto, ma non questo”; nell'ordine mi ha detto: 1- non lo dico per offenderti, 2- non lo dico per farti male, 3- lo dico solo per farti sapere che qui è così, e a quel punto ho detto “ok” (o avrei dovuto dire ja bitte?) perché temevo che ci fosse anche una quarta parafrasi; mi ha sorriso benevola, come se sperasse di essersi spiegata, e io ho pensato che volevo andare a cagare e che forse era per questo che stavo sudando, non per la stufa al massimo.

Penso sempre a quando viene da noi e ho l'impressione che si senta poco cagata (ah ecco il nesso col discorso precedente), e ora mi chiedo quante ne direbbe, quante regole cambierebbe nella nostra famiglia ben poco regolare; quando frequento certe famiglie mi rendo conto che alla fine la nostra non è male, o non è peggio di tante altre, anzi! Mi ricordo quando avevo conosciuto la famiglia di G., avevo pensato che io non mi sono mai trovata bene con la mia, ma che almeno la mia famiglia non è stupida! Anche qui ci sono certe regole che, se fossi figlia loro, per me sarebbero naturali, ma dette così.. faceva prima a scrivermi un promemoria sulla porta del cesso, così quando defeco lo ripasso. Tu sai quanto mi da fastidio poi che qualcuno mi dica cosa devo fare, come devo comportarmi, che mi organizzi le giornate ecc! Io posso accettare che qualcuno mi dica: andiamo a prendere un caffè in questa casa, qui si usa fare e così e così, mi raccomando fallo; allora io mi adeguo. Una cosa che odio è che dopo che ho fatto qualcosa, e sono passata già per maleducata, mi dicano che non devo fare così perché qui non si usa. Inoltre, io non voglio cambiare il mio modo di essere: penso che non sia bello (né terzomillenario) dire a qualcuno cosa deve o non deve fare in casa d'altri, perché le regole di base delle buone maniere le conosciamo tutti, perché ognuno ha la sua cultura (non sono cannibale, sono italiana) e ogni cultura ha i suoi lati positivi, perché ognuno ha la sua personalità; io rispondo a gesti anche in Italia, eppure anche in Italia si usa dire “no” a voce alta, con o senza grazie; addirittura in Italia si dice che solo gli asini scuotono la testa per rispondere (in realtà anche i cavalli); io vorrei dirle che non sono in Germania per diventare tedesca, ma per imparare la lingua e, eventualmente la cultura, ma non per fare mia questa cultura, solo per conoscerla, e non mi voglio adeguare in tutto e per tutto, anche se sono qui e devo interagire con tedeschi; i tedeschi capiranno che in Italia, in famiglia, non si usa dire grazie ad ogni respiro, e capiranno che io non uso nemmeno le parole, ad ogni risposta; e se fossi muta? Sarei scusata? Questa è discriminazione! I gesti sono la lingua dei muti, la mia lingua è fatta di parole (italiane, tedesche, francesi, come mi capita) e anche di gesti, questo ti crea problemi? Allora non farmi mille domande tutte uguali, ripetitive, inutili, solo per farmi aprire bocca, che parlare a comando non mi piace, sono una persona, non una bambola a batteria, e nemmeno una bimba di due anni che sta imparando a parlare e si diverte a fare la cantilena e il pappagallo (poi il colmo è che quando i bambini ripetono tutto, li sgridano pure!).

Ma parliamo d'altro: ieri quando alle nove o giù di lì tu stavi tornando dal lavoro, qui il natale era già finito: cena alle sette, dopo varie telefonate (io messaggi), poi dopo cena grande evento, con l'apertura dei regali; l'albero l'hanno fatto ieri mattina e lei si è stupita quando le ho detto che noi l'ho facciamo l'otto dicembre e lo lasciamo fino all'otto gennaio, ma d'altronde loro l'hanno fatto sul divano, lasciarlo un mese sarebbe scomodo, almeno per me che devo guardare la televisione su quelle scomode sedie; Max ha ricevuto un pezzo di salsiccia, e siccome non è riuscito a scartarlo bene, ha morsicato la carta e poi l'ha ripulita, e dopo continuava ad annusare sotto l'albero perché ne voleva ancora, che ridere; zio ha ricevuto un dopobarba, e la frase (non del biglietto, quello non l'ho letto, lui invece lo doveva prima leggere, per poter accettare i 50 euro annessi al regalo: lui non li voleva, e mi sembra normale, e lei gli ha detto che prima doveva leggere e poi li avrebbe accettati e capiti, ma anche dopo non l'ho visto convinto) dicevo: la frase abbinata al profumo che lei ha detto è stata: quell'altro buttalo; della serie che chissà quante cose ha cambiato e pensa di cambiare nella vita di noi poveri mortali che non abbiamo la più pallida idea di come si vive a questo mondo; tu magari sarai d'accordo, anche tu faresti cambiare profumo al tuo lui, se ne usasse uno osceno, io gli direi di non usarne proprio, quindi sarebbe uguale, ma che fastidio sentirselo dire così, poi davanti a me che, involontariamente, faccio la complice, questo mi da ancora più fastidio. Io ho ricevuto una calcolatrice, che in realtà è un traduttore (ma ho già visto che non conosce tutte le parole, secondo me ha solo le parole “turistiche”, niente a che vedere con i mini-computer giapponesi) e due penne, più cinquanta euro, da zio, e da lei un paio di orecchini, carini, dai, dice che li ha fatti lei, quindi non le sono nemmeno costati, e siccome nel biglietto di zio c'è scritto anche il suo nome, credo che gli abbia detto che non era un bel regalo, il suo, e lei me ne ha fatto un altro, certo per distinguersi.

Ieri all'ora del caffè: scendi giù!! Sono scesa e a gesti (a gesti, hai capito bene, invece io non ero sicura di aver capito bene; ma perché quando deve parlare non parla?) mi ha detto che dovevo cambiarmi d'abito.. due coglioni; pantalone grigio, camicia a righe verdi, giacchina nera scioddata dall'asciugatrice dell'ostello; mi sentivo una deficiente.. ti rendi conto sul più bello dei miei compiti dover scendere per la sacrosanta merenda, ma cambiarmi e rifiutare la torta (mi rifiuto di ingrassare oltre) e sopportare un'oretta di chiacchiere da famigliola felice, ma non chiedermi cos'hanno detto, perché non me lo ricordo, hanno anche recitato le poesie di natale, o forse questo era a cena, non lo so più, anche stamattina “canta una canzone”, ho detto ”nein!” e loro a ridere, ma mi stanno prendendo in giro? Boh.

Scusa, son dovuta andare a pranzo, e ho pure sparato un nein danke, e lei tutta contenta, se do l'osso al cane fa meno salti di gioia. Mi hanno chiamato giù circa mezz'ora prima che fosse pronto, e quindi dopo aver impiegato cinque miseri minuti per apparecchiare: per occupare il tempo porto una cosa alla volta: una volta i piatti, una volta le posate, una volta la bottiglia dell'acqua, una volta quella del vino, sembro svogliata, io che sono sempre stata sgridata perché faccio un viaggio solo col rischio di rompere tutto, ma cosa devo fare, se anche così son stata poi ben dieci minuti seduta a tavola da sola ad aspettare che arrivassero col cibo! Dicevo, dopo aver impiegato cinque miseri minuti, ho aspettato dieci minuti o forse più, chissà, che arrivassero loro, poi in altri dieci minuti ho mangiato due fettine di rost beef o simili, con una salsa strana ma buona, ho visto fuori dal frigo il barattolo della marmellata di arance, buona idea, tre patate bollite (roba d'anteguerra: quando non c'è pane, si mangiano patate bollite o riso bollito, e anche quando c'è il pane, a volte chiedo se devo tagliarlo, e mi dicono di no che tanto c'è il riso o tanto ci sono le patate), poi due cavoletti come il cavolo verza però grandi quanto polpette, che non mi piacciono tanto, ma vabbe', che siano i famosi cavoletti di Bruxelles? C'erano anche le fave e mi ero preparata il mio nein danke, nel caso mi avessero chiesto se ne volevo, ma poi zio mi ha detto “non ti piacciono le fave” in italiano, e io ho detto il mio fedele no, ma naturalmente lei non era soddisfatta e mi ha chiesto se volevo altre patate, perciò le ho lanciato il suo osso-nein-danke, e lei contenta l'ha preso al volo.. che gente! Com'era? “People are strange”? Diaderusu!

Oggi sono stata magica, come mi diceva la sunnominata A.: ho mangiato come un lampo (fra un po' avrò fame, vista la quantità, ma vedrai che oggi è festa e c'è merenda in programma; domani, ho già sentito che avremo ospiti, che palle; posso fare come C., che durante il caffè continuava a guardare l'ora e dopo il caffè se n'è andata a studiare in camera con uno sguardo di richiesta alla madre, che ha detto sì sì vai a studiare? Posso? Quanto la invidio, in questi momenti, lei a cui viene riconosciuto il diritto allo studio!), dicevo.. ma quante divagazioni.. dicevo: ho mangiato come un lampo, quindi quando hanno finito loro, io avevo bevuto anche tutto il vino; io non bevo per parlare tedesco, ma per dimenticare, il mio bichierozzo di cannonau di Sardegna! Poi c'è stata la richiesta della storiella: mentre io li guardavo mangiare, lei mi ha detto raccontaci una storia, ho detto no, ma con un sorriso che lei ha ricambiato, ma che palle 'sti scambi sociali, voglio fare l'eremita da grande, ma perché non posso dire lasciatemi i coglioni in pace e sugate finché morte non vi separi? Poi parlavano di fare il pane (ha fatto la ciabatta, l'altra sera) perché non ce n'è e discutevano fra loro, uno dice sì, l'altro dice no, e poi un dolce perché domani abbiamo ospiti, ma forse non serve perché abbiamo questo e quell'altro, poi si gira da me: tu sai fare le torte? Potevo dire no, ma con tutti questi no avrei destato sospetti, quindi ho detto sì, sapendo che non sarebbe finita lì, infatti la seconda domanda d'obbligo è quali dolci sai fare? Marmor Kuchen, semplice, risatina, poi? Nient'altro. Fine della conversazione. Finalmente si sparecchia, sono molto diligente in questo, quindi mi alzo subito dopo zio, perché lui è seduto sul passaggio e se non si alza lui e si sposta, io non posso passare: lui è l'addetto alla lavastoviglie (fortuna che c'è l'ha, altrimenti mangerei detersivo al limone) io gli porto le cose, e butto i tovaglioli di carta, il mio sempre, i loro a volte lei li vuole conservare perché non sono molto sporchi, comunque li lascio sempre per ultimi e se posso non li tocco, che schifo.

Tornando a ieri, non è stato un natale preoccupante, dato che per le nove era tutto finito, auguri e tutto, lei ha pure voluto abbracciarmi dopo che mi sono guardata allo specchio coi suoi orecchini addosso; mi ha anche chiesto se avevo i buchi, ma se non li avessi avuti suppongo che me li avrebbe fatti fare perché in una famiglia tedesca si usa così. Poi seratona tv, e dire che la televisione non mi è mai piaciuta.. documentario, film anni sessanta, telegiornale, che altro? Fino a mezzanotte e mezza, perché non volevo alzarmi alle dieci e scoprire che dovevo rimanere fino a mezzanotte, poi il film faceva ridere, anche se non ho capito nulla di quello che hanno detto, mi bastavano le facce, naturalmente loro hanno riso a dismisura, secondo me. L'altra sera c'era Shrek Terzo ma alla prima pubblicità hanno cambiato, mii.. Mancano 12 giorni esatti.

Ok, il cugino ha pure voluto parlare con me al telefono, a parte la erre moscia e lo “statti buona” finale, sembra normale, ha detto che la prossima volta che capita da quelle parti passa a trovarci (Sardegna, suppongo, parlavamo di papà, che lui ha chiamato zietto mio, ma se non l'ha mai più cagato! Vabbe' ricordi d'infanzia, io freddo e gelo nelle risposte, ma che palle). Ah dimenticavo che l'altro giorno siamo passati di sfuggita a salutare un altro figlio di Rose, che era in una casa nuova in allestimento con M., poi Rose mi ha presentato in italiano un suo nipote che è arrivato dopo e non sapeva come presentare 'sta M., e il figlio gli ha detto che era la sua ragazza (la terza dopo due mogli, lui avrà 50 anni), e lei l'ha sgridato ah quando avevi intenzione di dirmelo, io non l'avevo capito, e poi le ha voluto stringere la mano per fare la presentazione ufficiale, piacere sono sua mamma (ma il figlio l'aveva già presentata come sua mamma) e così via, due frasi e si è sentita soddisfatta; a casa dell'altro figlio, per il compleanno della nipote, ha raccontato il fatto e il figlio le ha detto che lei è andata lì solo per vedere se c'era questa fantomatica nuova fidanzata, e lei no no che non era così; dal giorno dopo sono iniziate le telefonate natalizie e a tutti raccontava questa cosa (quando ha saputo che qualcuno aveva già visto M., ci è rimasta male, pensava di essere stata la prima), e diceva.. nientepopò di meno che.. reggiti.. M. è simpatica! Una che ha detto ciao piacere e sorriso, e lei fino a cinque minuti prima di andar via forse pensava fosse la Putzfrau: ora è addirittura simpatica! Senza conoscerla o averci parlato! Solo perché sorrideva, forse.. Anche a me non ha dato l'idea di una stronza, ma da qui a dire a tutti che è simpatica come se ci avesse passato assieme una serata intera!
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