mercoledì 26 dicembre 2007

Sono stanca.

La neeeve!! Der Schnee! (in tedesco ha davvero due “e”).
Hallo Topi, qui c'è un po' di neve, pochi centimetri, due o tre, e di conseguenza non ho potuto esimermi dal fare una passeggiata con “famiglia” nel bosco dietro l'angolo: 5 minuti in macchina, dieci minuti di passeggiata nel bosco, altri 5 minuti in macchina e siamo di nuovo a casa, neanche il tanto di cambiarsi; io comunque ho approfittato del rito di cambiarsi in bagno e della nomea delle donne di essere lente a prepararsi e anziché cambiarmi e basta, mi son proprio fatta la doccia, tanto loro erano già fuori che riscaldavano la macchina, non se n'è accorto nessuno che ho impiegato più di 5 minuti (così mi ha detto la nostra Missis: fra 5 minuti andiamo, dimmi te se sono tempi umani! Io che già dalla mattina sudo come un maiale, accidenti ai freddolosi, posso forse non lavarmi quando mi cambio la maglietta?).

Tema della giornata, anzi, della colazione, perché vedrai che a pranzo ce ne sarà un altro più divertente e meno ripetitivo: i miei studi; tutto perché anziché dirmi “andiamo un'oretta sulla neve a prendere aria” partono dai primordi, ossia da quando ho deciso di iscrivermi all'università, per chiedermi cosa avevo in programma di studiare oggi, e poi dirmi che posso comunque fare vacanza, oggi, oppure una pausa di un'oretta per la neve (posso= decidiamo noi che oggi puoi interrompere). Ancora la nostra Missis non ha capito cosa studio, cosa faccio nella vita, cosa ci faccio a questo mondo, ho pensato alla prima domanda; ma all'ultima domanda ho pensato che per forza non le entra in testa, se non ascolta, lascia perdere, si dimentica, non so: è successo che mi ha fatto la domanda cruciale, quella che se avessi risposto avrebbe capito tutto, anche perché i bambini non li può portare il gabbiano, ma è compito della cicogna; mi ha fatto la domanda, e cercava di farla semplice, quindi l'ha ripetuta di nuovo più lineare, ma zio ha lanciato la legna nel fuoco, ha fatto rumore e la regola (nelle famiglie tedesche, immagino) è che se c'è un rumore o qualcuno tossisce mentre un altro sta parlando, il parlante in questione sta zitto finché il rumore non finisce, e tutti zitti e fermi e sorridenti ad aspettare che il rumore finisca (e io nel frattempo faccio in tempo a dimenticare l'inizio della frase e anche dove sono messa); stavolta però la Missis non ha aspettato, ma si è girata da zio e gli ha detto col suo tono scherzoso “eh, ma quanto rumore che fai, fai piano” o qualcosa del genere, e c'è stato uno scambio di battute spiritose su questo, dopo le quali lei si è:
Uno, dimenticata che stava parlando con me?
Due, liberata di una conversazione difficile che, scusa se lo sottolineo, lei stessa ha iniziato?
Tre, dimenticata che non aveva concluso la domanda, e quindi forse aspettava la mia risposta a mezza domanda?
Quattro, dimenticata che non avevo risposto?
A te la scelta della risposta giusta, tanto come vedi qualsiasi tu scelga, non cambia il fatto che io non ho dovuto rispondere per l'ennesima volta a questa domanda, e siccome non ho voglia di dar conto a lei, che poi comunque me lo richiede come se niente fosse tra dieci giorni (cavoli, forse fa in tempo prima che parta!), io non ho ripreso di mia volontà il discorso, che di conseguenza è caduto; penso anzi che a volte mi faccia due domandine giusto per occupare il tempo, non perché vuole capire i miei progetti.
Ma veniamo alle domandine:
Numero uno: cos'ho in programma di studiare oggi, e siccome non ho capito una parola che forse voleva dire “materia” o “argomento”, mi ha fatto l'esempio: plurale, verbi, aggettivi? Ho pensato che è convinta che io viva di sola grammatica tedesca; le ho risposto che oggi dovevo studiare storia medievale (sto copiando gli appunti).
Numero due: storia-medievale-che-bello, di quale Paese? Dell'Italia, ho detto io.
Numero tre: ah, dell'Italia-che-bello, e cosa fai? Traduci in tedesco, o leggi in tedesco e traduci in italiano, o cosa? Faccina con occhi mezzi chiusi: no. Studio in italiano, per l'università.
Numero quattro: non l'ho capita la numero quattro perché inizia le frasi poi si interrompe per riformulare, e io sono sempre tentata di interromperla, spiegarle le cose come stanno e chiudere lì, ma visto che comunque ripete a ciclo continuo le stesse domande indipendentemente dalla risposta, tanto vale che la lasci dire; già un'altra volta le ho detto che io devo dare esami all'università, in italiano, e che dopo la laurea mi piacerebbe, se possibile, continuare gli studi in Germania (ha anche gioito a questa notizia, dicendo che è un'ottima scelta, ma lo dice tanto per dire, visto che di università non capisce nulla e i suoi fantastici stupendi 5 figli hanno avuto successo nella vita dopo il diploma, quindi non sa nemmeno di cosa parlo, secondo me); eppure, nonostante questo..
Numero cinque: ah, ma per l'università a Berlino o in Italia?
...
Dopo questa domanda, nemmeno la faccina rende bene l'idea della mia sensazione.
Zio voleva intervenire, ma lei l'ha zittito, eh sì, perché devo rispondere io.. non capisco se lo fa apposta per farmi parlare o se davvero non ha capito una mazza dei miei studi.. devo dirle ancora che non sono iscritta all'università di Berlino? Sicuramente non l'ha capito, visto che altrettanto ciclicamente tira fuori la storia della borsa di studio, che sicuramente mi daranno perché sono nata in Germania e perché sono iscritta all'università popolare in Germania.. ma che è un corso di tedesco esterno non le entra in testa! Anche dal figlio, un'invitata mi ha chiesto se avevo la pausa del semestre e io lì a dire che non sono iscritta all'università in Germania. La mia vita è davvero così complicata o sono loro che non ascoltano le mie brevi risposte? Oppure le ascoltano e tirano le loro somme senza curarsi dell'aderenza alla realtà? Poi il fatto che lei abbia zittito zio, che stava spiegando giusto, almeno lui, mi da da pensare: se non lo lascia parlare è perché non le importa della risposta, ma solo di farmi chiacchierare? Allora io le dò ben poca soddisfazione, con le mie frasi concise. Di sicuro non le importa, dato che l'ultima domanda l'ha lasciata in sospeso.
Numero sei: mi stava infatti chiedendo se io l'esame di tedesco del Goethe Institut lo devo fare per avere un certificato per l'università in Germania o per quella in Italia.. non ha ancora capito che io non devo avere un certificato, sono io che lo voglio; all'università non gliene frega niente, né in Italia né a Berlino, di avere un certificato in mano! Ma come ti ho anticipato, non ho dovuto rispondere, e vedremo fra quanto tornerà l'argomento, forse presto, perché stasera verrà per il caffè la sua primogenita, l'unica che ancora non conosco, un'altra interruzione!
Ieri sera mi hanno chiamato giù dopo cena, verso le dieci: vieni guarda questo spettacolo, e mentre cerco di capire cos'è (sembrava un circo) mi dicono:
- Siediti. -
- No, rimango su, studio.. -
- Ma è festa, che studi. -
- Macché festa! - dico io, e faccio per andarmene, ma zio:
- Eh.. cosa volevo dire? Vuoi andare da zio? -
Ho fatto una smorfia come per dire “boh”, e intanto lui continuava:
- Magari viene A. a prenderti e poi ti riporta. -
E siccome zia mi aveva invitato “per qualche giorno quando vuoi”, ho detto:
- Ma per rimanere lì? Ah, no.. -
E zio: - No, se vuoi, è un'idea, magari A. viene a prenderti e ti riporta la sera.. -
E io scuotevo la testa, allora ha proposto un caffè al pomeriggio e ho detto va bene. Ora non mi sembra più una cattiva idea, ma ieri è stata una proposta-incubo! Qualche giorno? No! Ma forse voleva dire una giornata intera, e poi dopo cena di nuovo qui.. non penso che qui sia un porto sicuro, ma almeno lo conosco, so cosa mi aspetta; mi scoccia perché non voglio che pensino che mi stanno antipatici (almeno mi farei due risate in italiano, o addirittura in sardo), e non credo che starei proprio a disagio lì, perché alla fine sono bonaccioni, e almeno a zia posso rispondere perché parliamo la stessa lingua (vabbe' lei non la parla bene, ma pazienza); soprattutto non voglio che lo pensi Rose. Mi scoccia anche che abbia detto che viene A. a prendermi.. perché? Non vuole accompagnarmi lui? O Rose non vuole che mi accompagni lui? O pensano che se lì mi vogliono, mi devono venire a prendere? Non lo so. Oggi penso che potrei andarci, non per dormire, però; ma ieri..


Sono stanca, ho pensato; stanca di stare qui, di avere mille impegni, e di doverci pensare pure la notte; ho notato che qualsiasi cosa succeda dopo cena la prendo male; come se anche da sveglia avessi gl'incubi e vedessi tutto deformato in male; alla luce del sole mi sembra tutto meno tragico, meno devastante per la mia psiche; a volte ti mando messaggi la notte, non prenderli troppo sul serio perché sono deformati dalla mia mente malata, e io potrei cominciare a preoccuparmi davvero per me stessa! Forse succede anche perché dopo queste giornate psicologicamente intense, la sera sono davvero stanca, e non sono più in grado di decidere.. Se ci penso, a questa proposta, e penso a perché non rimarrei a dormire lì, l'unica risposta che mi viene spontanea è che sono stanca! Stanca di questi rapporti sociali, stanca di avere gente attorno che mi parla, che vuole risposte, che vuole collaborazione alla conversazione, ma perché non mi lasciano in pace, perché non posso starmene in silenzio? Nemmeno in ostello, dove davvero non parlavo con nessuno, mi sentivo così isolata, perché lì non avevo bisogno di isolarmi, dato che nessuno mi parlava (a parte l'australiano, certo).
Tutte le mie critiche sono viziate, lo so (non viziate dai genitori).


Ok un altro regalo, un ciondolo in legno di eucalipto e opale fatto da Rose, che per non fare l'ingrata ho voluto provare subito, ed ecco che lo devo tenere sulla maglia ingrigita (era color crema, un tempo) che ho in casa, e perché? Perché è natale.. e dovrò togliere la felpa king per mettermi quella blu carina, mi sa, sennò che figura ci faccio, con l'opale e la felpa?
A dopo per gli aggiornamenti della serata da tè.


È andata bene: sembra la figlia più giovane, questa Petra, e sia lei che il marito sembrano tranquilli; la nostra benefattrice non ha mancato di offrirmi i miei 5 minuti di notorietà parlando (e facendomi parlare) dei miei studi e penso che quello di stamattina fosse un ripasso per lei; la prima cosa che ha detto, quando ha voluto spiegare cosa faccio qui, riguarda la famosa ultima domanda a cui non ho risposto, e forse un vago senso di incompletezza le era rimasto perché poi si è girata verso di me per chiedermi se stava dicendo bene, e naturalmente io le ho detto di sì; dall'insieme penso che la figlia abbia capito che io studio alle superiori, dato che mi ha parlato di Schule e non di Universität, tu dirai eh vabbe' è lo stesso, ma non credo, dato che in tedesco fanno distinzione tra il verbo studieren, che significa studiare all'università e il verbo lernen che significa studiare in altre scuole o studiare in generale (una lingua, storia, matematica, il modo per scappare da qui senza essere scoperta, ecc); credo comunque che questa figlia sia laureata, perché fa l'assistente sociale al tribunale dei minori per i bambini maltrattati in famiglia, non credi che almeno una laurea in psicologia in questi casi sia necessaria? Mah. Il figlio ha forse nove anni, carino, ha preso una cassa di giochi che è a sua disposizione qui, e a quanto pare lui sa già dov'è.. a proposito, forse di anni ne ha sei o sette, perché stavo per parlarti della figlia e, se sono davvero fratelli (e lo sono, almeno da parte di padre, perché gli assomigliano anche di viso), allora non posso basarmi sull'altezza per definire l'età, quindi diciamo che gli anni sono sei o sette, dato che la sorella è alta quasi uno e settanta, sfiora lo stipite superiore della porta con la testa (il padre la deve abbassare per entrare in soggiorno, chiamiamolo così) e il dottore dice che arriverà fino a un metro e novanta, si perché tesoro, non ha ancora finito di crescere, dato che ha solo dodici anni!! il più comico era il cagnolino, uno di quelli da salotto isterici con gli occhi a palla, saltava da una parte all'altra come un gatto o un grillo e voleva giocare con Max che invece si è messo in pantofole davanti alla stufa e non ne voleva sapere.

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