martedì 11 dicembre 2007

Westerwald e N., senza data...

Westerwald e N., a che data eravamo rimasti? Ho perso il conto.

Comunque siamo ancora nel duemilasette, ancora a dicembre, e il Natale è la mia prossima meta psicologica, ma solo perché Capodanno e gennaio mi sembrano troppo lontani! Infatti devo pormi dei limiti mentali, per non cadere nella disperazione, per questo mi dico che devo resistere solo fino a Natale, che è il 25, quindi sicuramente l'attesa non supera le due settimane; anche quando abitavo nella Casa dei Cani a Siena avevo messo come limite Pasqua, peccato che il periodo di inizio fosse lo stesso, quindi non si trattava di due settimane e purtroppo nemmeno di due mesi, e infatti allora ho resistito solo fino a Natale; questa volta, memore della mia precedente esperienza, sono rimasta sul concreto, anche perché diversamente non posso fare: gennaio avevo detto e gennaio sarà, posso solo staccare un attimo fra il 7 e il 14, offerte prese al volo permettendo.
Devo dire però che oggi va un po' meglio, mi sembra di aver imposto la mia volontà, su nessuno in particolare e soprattutto nessuno se ne è accorto, ma la sensazione c'è, ed è dovuta semplicemente al fatto che ora sono sola con i miei compiti e il mio computer, nessuno mi disturba con la domanda a trabocchetto “studi ancora?”; ma in generale confermo che non va bene.

Non so cosa mi sia preso quando ho deciso di venire qui, quale nuova specie di ortaggio geneticamente modificato avevo al posto della testa, forse anzi pensare che la mia testa fosse un oggetto così consistente, è pura fantascienza, forse avevo due o tre nuvole al posto della testa, ed è per questo che quella mattina sorridevo perché il cielo sopra Berlino era sgombro: il nuvolone era sopra il mio collo! Dal sorriso ai progetti in grande il passo è breve, e dire che lo sapevo che sarebbe successo proprio questo, cavoli non ho forse ricevuto una proposta del genere (vieni da noi che non paghi l'affitto), e l'ho pure saggiamente rifiutata, a settembre? Sicuramente l'idea che fosse solo per un mese.. e nota bene come io che arrotondo sempre per eccesso, stavolta l'ho fatto a mio scapito per difetto, sicuramente quest'arrotondamento fallato mi ha tratto in inganno di brutto, e alla fine mi ritrovo qui a dire: infatti, sì, sono ancora in Germania, sento ancora parlare tedesco, continuo a non capire il più (di solito mi sfuggono solo le parole-chiave, mannaggia), ma mi capita di dire due frasi, ogni tanto, e poi l'aria che respiro è tipica tedesca, l'ambiente, la televisione, il giornale ogni mattina, gli esercizi, due domande al giorno giusto per non dare nell'occhio, faccio anche il cruciverba con zio ogni santo dì, tutto come previsto. Ma.. non ho tenuto conto del motivo principale per cui a settembre avevo rifiutato l'invito, stupida che sono: parenti=obblighi, mica posso dire sempre no e starmene in camera a studiare, poi vogliamo parlare dell'età? E delle malattie, del fatto che quindi danno per scontato che io aiuti in qualche modo (a far che, non si sa), e dei discorsi, che non capisco se li ripetono a beneficio del mio apprendimento o a causa della demenza senile, e poi le serate da tè, fantastiche, ricche di chiacchiere di cui non mi interessa una mazza spuntata, chiacchiere fra donne, poi, mica scaricatori di porto che usano i rutti come punteggiatura, chiacchiere su problemi di famiglia, di figli, di animali, su malattie, banalità ripetitive da cui è una vita che cerco di tenermi alla larga in italiano, e ora qui ci cado in pieno, in questa melma. E alla luce di tutto questo, c'è ancora qualcuno a cui sembra strano se io in questi salotti (trattasi di eufemismo) dopo tre frasette, peraltro capite quasi perfettamente, cado in trance, affondo nei miei pensieri, quei pensieri in cui parlo in tedesco dei fatti miei con persone che interessano a me (che magari nella realtà confondono il tedesco col turco, ma vabbe’), di argomenti di cui voglio imparare le parole? Se c'è qualcuno alzi la mano! Se c'è qualcuno lo dica!
Visto? Nessuno.

E così io imparo il tedesco nella mia mente e le parole che di giorno cerco nel vocabolario sono quelle che di notte non ho trovato per i miei discorsi con l'amico immaginario, o viceversa, anche se devo ammettere che una certa abilità nel giro di parole non mi manca. Vabbe’, dicevo che quest'arrotondamento nel calcolo dei giorni mi è quasi costato la vita, senza considerare poi che anche dire “tanto è solo un mese” è di per sé abbastanza vago: un mese sono, a voler essere precisi, 30 giorni su per giù.. sì lo so che “su per giù” non è sinonimo di “preciso”.. comunque ognuno di questi giorni si porta appresso il peso di ben, e dico ben, e lo ripeto, di ben 24 ore, che se anche tolgo quelle di sonno sono comunque troppe (sarà per questo che sto dormendo di più?).
Insomma la buona volontà delle persone, se male amministrata, se distribuita a caso, può essere letale; come certi veleni che in piccole quantità ti guariscono dal male del secolo e in quantità maggiori ti ammazzano stecchito; e poi risulto io la stronza che nemmeno ringrazia! Ma non ho finito, immaginati questa scena: campagna, piena campagna su in montagna.. Una vecchia fattoria ia-ia-o, coi cavalli, a destra, uno solo in realtà, e la casa a sinistra, grande, su due piani, una magione, me la immagino, io, costruita negli anni Ottanta, quando si usciva dal verde oliva e dal senape e si entrava nel fucsia e nel giallo fosforescente, e le case iniziavano ad avere stanze più grandi; dalla porta, o portone che dir si voglia esce un cagnetto, carino, allegro, vivace, sembra un cane da caccia, bel musetto però, giocherellone, anche, infatti mi salta subito addosso con amore e un bel po’ di fango nelle zampe, ma tranquilla, il fango si è trasferito subito sui miei pantaloni bianchi, e naturalmente nessuno ha dato segno di preoccuparsene, figuriamoci, davanti ad una stalla i problemi sono altri, se lavo un'altra volta questi pantaloni si disintegrano! Entriamo nella stalla.. puzza di merda di cavallo, giustamente, mi stupirei se ci fosse odore di crisantemi, ma merda che tanfo! Saliamo in casa e la situazione migliora perché l'odore è di mangime per uccelli, e c'è infatti un'uccelliera abbastanza chiassosa, all'angolo, nonché il cane che da giù ci ha seguiti fin su, nonché un povero cristo di bambino in un box che piagnucola con un po' di febbre e nessuno gli si avvicina, tutti gli parlano da lontano; per il resto è difficile descrivere la stanza, non per mancanza di aggettivi perché basterebbe dire “disordinata all'ennesima potenza”, ma perché è difficile vedere la stanza, in tutto quel disordine! Metà del tavolo è coperta da vasi di fiori candele o centritavola, l'altra metà da tazze sporche o bicchieri. Il divano forse è solo troppo colorato, forse è coperto da coperte e cuscini e giacche, poi c'è anche un mucchio separato di roba da stirare o almeno, dico io, piegatela, non ce l'avete una cesta o una bacinella? Poi lo stendino, per carità nulla in contrario, con quest'umidità, e la catasta di legna, davanti alla stufa, direttamente dall'Abruzzo, la stufa, mi fanno sapere, italiana, e sì che in geografia io non sono un granché, e lo ripetono come se si aspettassero che con l'aumento esponenziale delle ripetizioni il mio “ah ja?” si trasformi magicamente in un moto di orgoglio incontenibile; il mobile sta nell'angolo, non si capisce dove finisce il mobile e dove iniziano i soprammobili, a ben vedere il mobile è alto forse sessanta centimetri, i soprammobili ammassati sopra gli fanno tirare un metro e trenta di sicuro; in un impeto di generosità sforzo lo sguardo per materializzare qualche libro nel caos, ma non ne vedo, sarebbe stato un punto a favore, eppure ecco che a fine visita la padrona di casa ne tira fuori una decina (che dalla copertina assomigliano agli Harmony italiani ma a quanto pare queste no, sono storie serie, di viaggi in Paesi lontani), e li mette in una busta; qualcuno azzarda che uno o due di quelli potrei leggerli anch'io, ma a distanza di tre giorni (numero puramente indicativo, ricordiamoci che ho perso il conto) ancora non ne ho visto uno, quindi credo di poter tirare un sospiro di sollievo; resta oscuro il motivo per cui i libri sono finiti nella busta, perché in quel momento viaggiavo in Paesi lontani e non ho sentito una cicca fumata di quello che hanno detto.
Per concludere: è una di quelle tipiche case in cui appena entri qualcuno ti dice “scusa per il disordine, questa settimana non ho proprio avuto tempo”, e già senti la delusione perché ti eri illusa che fosse stato assunto un uragano domestico apposta per te, dato che sapevano della tua visita perché ti hanno invitato loro, invece per puro caso quella è stata una settimana piena; e poi tolgono una cosa qualsiasi da un posto qualsiasi e la mettono in un altro posto qualsiasi in cui affonda come nelle sabbie mobili e davvero non lo vedi più, qualunque cosa fosse; sembrava una di quelle case in cui ti dicono scusa per il disordine, dicevo, eppure non me l'ha detto nessuno, anzi mi hanno ignorato per mezz'ora buona, in piedi in un punto della stanza in cui naturalmente disturbavo il passaggio di qualcuno che purtroppo non stava riordinando, io e il bambino nel box siamo stati lasciati a noi stessi, e almeno lui ogni tanto riceveva un “kotokoto” o qualcosa del genere, quindi penso di essere stata più fortunata io che ogni tanto ricevevo un sorriso, anche se era chiaro non si riferiva a me ma a qualcosa che era stato detto e che io non avevo ascoltato; poi a quel bambino hanno dato la pappa così in fretta, cucchiaio dopo cucchiaio, che stava venendo la tachicardia anche a me, respiravo al ritmo delle cucchiaiate e mi sentivo l'affanno, e lui come non si è affogato!, che aveva pure la febbre, poverinino.

Ma parliamo del tedesco parlato: lasciamo stare il fatto che parlano veloce, dato che temo sia un bene perché chi sa quali banalità potrei capire altrimenti, infatti che cacchio me ne frega degli aggiornamenti su una famiglia che non conosco? Ascolto persone che probabilmente se le capissi non mi piacerebbero, e per questa supposizione mi baso esclusivamente sul linguaggio dei segni: un divano pieno di peli è una frase che quando la sento mi fa tremare di disgusto; poi parlano fra loro e non con me, non che io brami al terzo grado, sia ben inteso, ma almeno potremmo parlare di cose che interessano anche me, non so, del tempo.. invece sono costretta ad ascoltare questioni che mi sembrano private, ogni tanto qualcuno si gira per chiedermi se ho capito e vengo beccata a sognare ad occhi aperti, e siccome fingo malissimo di aver perfettamente seguito e capito, rischio di risultare offensiva solo per questo, capisci? Mi sembra di essere la nipotina di dieci anni portata a passeggio dalla nonna buona, che sapete la mamma è sempre di corsa questa povera cinna la lascia a me e per fortuna che ci sono io perché anche il padre non è che ci stia molto dietro; quell'età, dieci anni, in cui è facile essere timide, anche perché nelle peggiori famiglie ti obbligano ai rapporti sociali, alle visite alle zie vecchie e vedove o zitelle, per le quali ormai non sei più la cocca che riceve la caramella e poi è libera di frugare tra le porcellane no, sei grande ormai, puoi ascoltare i discorsi da adulti (e che discorsi) senza essere accusata di origliare, e magari, se proprio sei sfigata, ti chiedono anche se hai già il fidanzatino. Ma io non ho dieci anni, e non sono abbandonata a me stessa senza nulla da fare, io!, ho degli impegni, io, ad esempio studiare: posso forse farmi venire la voglia ed essere ispirata quando me lo dite voi? Quando voi siete stanchi per la giornata passata in società, o al mercato, o seduti a tavola a mangiare burro e Wurst, belli miei, io devo ancora iniziare il mio lavoro, quello che voi, con i vostri impegni che applicati a me non hanno il benché minimo beneficio, mi avete impedito di fare a suo tempo, e ora che voi vi riposate, io inizio a lavorare, ma non ne ho voglia! E invece di perdere tempo in visite di cortesia, farei tanto meglio a passare le mie giornate sui libri; e io che pensavo che qui sarei stata in pace, senza disturbi esterni. Meglio a Berlino sola come un cane e povera in canna, che in famiglia.

Zio si è definito così, o meglio ha detto che anche qui sono in famiglia, perché Rose per due altri giorni dopo la tua telefonata mi ha chiesto se sentivo nostalgia della famiglia; dal commento si evince che se scendessi per natale si sentirebbe ferito; l'ho pensato anch'io, te l'ho detto, darei l'impressione di essere venuta qui solo per scroccare una casa; cibo, no, mi fanno mangiare troppo, sembro la pattumiera di casa, e la cosa comincia ad irritarmi.. quello sguardo d'intesa e poi: “mangialo tu”, ma per chi mi ha preso?; scherza e dice che andrò via da qui grassa come lei, ma pensa forse che magro=malato?, pensano di farmi questa carità cristiana di darmi cose che altrimenti non avrei? Sembra proprio che ci tengano a fare i buoni samaritani, ma come al solito nessuno si preoccupa di ciò che veramente mi abbisogna: studiare senza rotture di coglioni, ad esempio; non scrivo tutti i giorni perché appena apro un quaderno scatta l'ora dell'appuntamento del giorno, se apro il computer mi guardano come se fosse una fonte di radiazioni o di maledizioni; l'ultima proposta? Una radio.. se fosse una radio e basta, ok, ma ha un lungo filo e la presa è grossa come quelle dei caricabatterie e naturalmente pesa, e io penso: quale orrendo futuro si prospetterebbe per me, se loro non mi regalassero questa radio (solo radio) polverosa, fuoriuscita magicamente dal garage-capello magico di zio? Eppure che ho la musica nel computer mi sembrava di averlo detto.. il mio tedesco è così pessimo? E dire che ero venuta qui per migliorarlo.. Poi zio vuole darmi due valigie al posto di una, dice che questa qui la butterebbe che non me ne faccio niente.. la prima volta è ok, la seconda mi stava venendo uno di quegli attacchi di nervosismo terribile, sai quando ti senti impotente? Avrei voluto urlare di non permettersi di toccare la mia valigia, che avevo girato tre negozi per trovarla così grande, che di valigie piccole ne avevo anche più di due, e che se dopo un mese di riflessione e di prove avevo optato per una valigia grande è stato perché io ho valutato la decisione migliore per me; che cavolo ne sa lui, che viaggia sempre in macchina, io viaggio in treno, in aereo e a piedi, io so cosa significa portare da sola con le mie braccine il valigione, e so che se ho due valigie mi incastro dappertutto, e poi io che ho fretta le porterò sempre assieme e non riposerò mai!, invece con una grande quando il braccio destro è stanco, la prendo col sinistro!
Ma non ho urlato niente, sono stata lì buona buona, bravissima nel contenere il nervoso che mi ribolliva all'altezza degli occhi e della gola, e ho detto solo con voce tremante “no, la valigia rimane quella, meglio una che due” non ho spiegato nulla, ma d'altronde perché dovrei? Perché si permettono di parlare fra loro di me, davanti a me, di decidere per me come se fossi una scemina che non capisce niente di viaggi.. ah, lasciamo stare.
Poi ieri zio mi ha chiesto se mi annoio (è la sua frase magica: sei annoiata? Ma cosa pensa che faccia io tutti i giorni tutto il giorno? Studio! E quando guardo la tv mi riposo.. ieri mi sono riposata perché da Rose avevo letto tutta la sera, e a quanto pare non ero più abituata), dicevo: zio mi ha chiesto se mi annoio, ha detto che se voglio può chiedere a Marietta, la moglie di Bruno, se ha bisogno di aiuto.. anche quella che si va a sposare un vecchio, ma tant'è, e io subito “no, no, che già così mi sembra che sto studiando poco” e lui “no, no era solo un'idea” si vede che ho messo d'istinto le mani avanti; ma io non voglio lavorare, ho deciso che voglio studiare, è come a Siena, no? Pochi soldi ma più tempo per studiare e sbrigarmela, se poi qualcosina trovo per caso.. ma non qui; ho già deciso che anche se sarà un po’ un casino, scenderò a gennaio per sistemare due cosette, ma vorrei scappare già ora, a dir la verità, sogno Berlino la notte e penso a come, nonostante tutto, fosse meglio lì, dove non dovevo niente a nessuno.

Qui mi sento in colpa sin dalla mattina, quando mi rigiro nel letto dopo aver sentito Max salire su per le scale e riscendere di corsa due o tre volte (viene a svegliarmi, è l'inviato speciale, una volta che non l'ho cagato ha pure abbaiato, ma ora lui si sente in imbarazzo a venire a svegliarmi e non abbaia più), poi mi decido a scendere, magari dopo un quarto d'ora di giri nel letto, e sulla strada verso il bagno vedo che loro sono seduti a tavola, che mi stanno aspettando e non mangiano senza di me: primo attacco di senso di colpa, anche perché ogni mattina appena sveglia mi dimentico di questo particolare, e penso solo che qui sto dormendo troppo, ma che lo faccio per non pensare alla mia perduta libertà; poi mi siedo a tavola e mentre mangiamo solite domande di rito hai dormito bene, hai avuto freddo, cos'hai sognato, a che ora ti sei coricata ieri notte, e io mi chiedo se lo facciano per farmi memorizzare l'equivalente tedesco; inoltre io normalmente anche in italiano la mattina parlo poco, almeno finché non mangio, è una cosa che mi irrita, non ne ho voglia, e comincio ad irritarmi anche qui.
Stessa cosa quando uno starnutisce (e qui i concerti, me compresa, sono quotidiani) io non dico mai “salute” ma non perché non so come si dice in tedesco, non lo dico mai nella mia vita; poi apparecchio e metto le posate a destra e Rose mi dice che in Germania vanno a sinistra, borbotto un “ah” per dire “ah non lo sapevo” e la guardo persa.. ho questo sguardo perso ultimamente, confuso, a disagio, e quindi lei ha preso a chiedermi ad ogni frase se ho capito, e io come faccio ad ammettere che in realtà non stavo nemmeno ascoltando? Tornando alle posate, continuo a metterle a destra, non tanto per abitudine, ma per caso, perché mi capita così, finirà che un giorno le metterò a sinistra solo a lei, e penserà ad uno scherzo.. Abitare con qualcuno che ogni giorno ti rivolge la parola e a cui almeno un sorriso glielo devi fare è così snervante, perché sono parenti, non posso dirgli avete rotto il cazzo, e quindi stupidamente mi sono cacciata nella stessa situazione di quest'estate con mamma e papà, quando alla fine sono diventata insofferente e parlavo il meno possibile; e dire che lo sapevo, ma poi a Berlino ero così spensierata che alla fine non mi è sembrato così deleterio (per la mia salute mentale) venire qui; e loro hanno queste regole sottintese, non so, mi soffio il naso e per non far alzare nessuno, dato che lo spazio è ristretto, mi tengo il fazzoletto in mano e quando mi serve la mano lo appoggio.. e già tre o quattro volte Rose mi ha detto “nicht auf dem Tisch” ok, ho capito che sul tavolo fa schifo, ma si possono avere certi parametri per i miei fazzoletti e poi a casa di tua figlia mi fai sedere su un divano pieno di peli, il cane mi salta addosso e mi sporca di fango e nessuno batte ciglio, e quel bambino ha i pantaloni pure lui pieni di peli? Me lo dice con un tono per bambini.. e poi a casa sua abbiamo mangiato senza acqua e senza tovaglioli, e io non ho più nemmeno voglia di chiedere (in realtà chiedere non mi piace mai), e alla fine ha tirato fuori un fazzoletto e me l’ha dato come salvietta e mentre poi sparecchiavamo l'ha visto sul tavolo e mi ha detto nicht auf dem Tisch.. minca ma se è il mio tovagliolo me l'hai dato tu per asciugarmi il muso e dove minchia me lo devo mettere se non sul tavolo? Sembra disgustata e scuote l'indice sul tavolo, ma vuoi mettere col mio disgusto?

Oggi zio è uscito e mi dice “se poi ti stai annoiando, ho messo qui l'aspiravolpere..” ecco che parte il senso di colpa perché non pulisco.. ma c'è da dire che se questa fosse una casa pulita, il senso di colpa sarebbe lecito, ma non è che accumuli sporcizia e poi aspetti di avere ospiti per far pulire a loro con la forza del senso di colpa! Comunque con che gioia ho preso quell'aspirapolvere e ho spostato, pensa che novità in quel di Westerwald, ho spostato i mobili spostabili, per pulire, finalmente, 'sti merdosi di tappeti, ma son convinti che la casa coi tappeti sia più pulita o solo più colorata? Gli acari sono animali esotici, ad esempio italiani, o esistono anche al nord? Gli angoli sono solo esotici, o esistono anche al nord? Forse l'occhio tedesco non ha angoli vede tutto sferico e arriva a pulire non un perimetro, ma una circonferenza da cui sono esclusi gli angoli reali, che naturalmente io vedo, e li vedo sporchi; anche Rose a casa sua ha passato l'aspirapolvere solo sul tappeto.. E io mi chiedo.. sul pezzo di pavimento che si intravede sotto il tappeto, non so.. lì all'angolo ad esempio, lì no? Keine Ahnung1. E il bagno sembrava reduce da lavori di ristrutturazione, talmente era polveroso. Ora sarà meglio che questo fazzoletto me lo metta in tasca prima che arrivi qualcuno.
Non mi soffermo sui piatti lavati da lei, e io lì impalata che volevo aiutare ma il lavandino ha solo un lavello e non potevo risciacquare se lei non si toglieva da lì, ma tranquilla, kein Problem, perché non è necessario risciacquare: mi ha indicato un telo e mi ha chiesto di asciugare, bitte. Io ho trattenuto il respiro fino all'ultimo piatto a cui ho asciugato amorevolmente la schiuma. La spugna per i piatti è una specie di fazzoletto a rete a maglia stretta, mentre la spugna con il lato ruvido l'ha usata solo per ripassare una ciotola con incrostazioni che le avevo ridato, e ha detto “io sono sporca”.. non hai idea di quanto lo sei, ho pensato io. Però in bagno chiude sempre il coperchio del water! (ad asciugare la tavoletta con un pezzo di carta igienica prima di sedermi, invece, ci penso io).

Parliamo dei miei impegni sociali.. mai qualcosa di preciso, o sono io che non capisco così bene il tedesco come invece Rose si ostina a dire a tutti al punto che sto considerando quella frase alla stregua di una presa per il culo; eppure non può essere così se ieri per la prima volta ha detto a qualcuno di parlare piano, ché io non so il tedesco, secondo me perché parlava così veloce che nemmeno lei capiva! Ma è davvero convinta che io capisca tutto, forse perché ascolto attenta, ma io in realtà spesso colgo solo alcune parole o frasi che poi mi segno; ma in realtà sono abbastanza stanca di parlare in tedesco, è quasi un obbligo ormai solo perché devo imparare, ma per me parlare deve essere piacevole e soprattutto dosato, se non ho niente da dire preferisco stare zitta, e invece sono costretta ad ascoltare cose che, se mi fanno ridere, mi provocano una risata, che altro vuoi che dica; quando invece non mi fanno ridere, non mi provocano nulla.. Devo forse imparare frasi stupide di circostanza “ah poverino” “non dirmi, mi dispiace, ma com'è successo?” “accipicchia” “ma dai, davvero?” ecc per far vedere che sono partecipe, io che non le dico nemmeno in italiano? Dico sempre “mm” giusto per non dar l'impressione di essere passata a miglior vita lì sul divano! Ci fosse un argomento interessante parlerei, anche se odio parlare in gruppo, e poi che storia è questa? Parlano dei fatti loro, sono dei perfetti sconosciuti e io devo pure intervenire che già si rischia di dire cavolate fuori luogo, in più devo dirle in tedesco, qualche cazzata impropria verrà fuori senz'altro; ma dici che queste li irriteranno meno del mio silenzio? Sembra quasi che entro gennaio io debba imparare perfettamente la lingua a tutti i costi, che caspita l'ho prenotato a fare il corso?
Nuova frase di Rose: io avrei paura di parlare in tedesco anche se lo parlo benissimo; no cara, ho paura di risultare ridicola con frasi di circostanza in momenti in cui io, di mio, sceglierei di non parlare; ma alla fine così faccio, e che pensino pure che sono timida, chi se ne frega! Il discorso serio io-e-te-da-sole-senza-uomini, poi, non ha fatto altro che irritarmi, non riuscivo a parlare per il nervoso: mi ha detto che devo parlare parlare parlare, per imparare, che lei in Australia.. si vabbe’, non me ne frega di te in Australia; poi se ne esce dicendo che devo bermi due bicchieri di whisky, così poi parlo tedesco senza timore, ché lei in Australia ha fatto così quando aveva ospiti.. mii sto per darle un pugno, ma pensa che io mi senta in obbligo verso le persone? Pensa che debba ubriacarmi per parlare tedesco perché così tutti dopo sono contenti che io abbia parlato? No, perché sembra che qui il problema sia solo di chi non ha nulla da ascoltare perché io non parlo! Io di certo di stare in silenzio non mi stancherò mai nella mia vita, anzi. Mi ha detto che devo fare tentativi e io ho risposto che non ho bisogno di fare tentativi, perché quando voglio parlare e sono sicura di quello che voglio dire (tipo che conosco l'argomento, come faccio in italiano), allora parlo; ma lei ha capito che ho paura di sbagliare in tedesco, e questa è purtroppo diventata la nuova frase di presentazione: anziché “la nipote di zio”, ora sono diventata quella che “parla benissimo il tedesco ma ha paura di fare errori”. Vedi che non parlo benissimo, se volevo dirti una cosa e tu ne hai capito un'altra!

Poi dicevo questa mania di fare i gentili.. tieni leggi il giornale (dopo colazione) ah grazie, gentile, ne? Poi va in bagno si prepara e profuma esce e mi dice: noi andiamo.. chi? Noi andiamo a N. da me.. ah beh, dirlo prima no? Poi mi tocca fare anche la faccia stralunata perché non capisco a cosa si riferisce, e poi la risatina come per una battuta, altrimenti sarebbe capace di credere che il giorno prima quando mi ha detto che saremmo andate a N. io abbia solo fatto finta di capire; chiedo solo di sapere un orario, è troppo difficile? e quindi quel giorno non mi sono lavata, mi sono cambiata, ho messo due cose nello zaino, in ultimo ho deciso di metterci due libri e il quaderno, tanto non mi farà studiare ma magari di notte di nascosto.. anche se mi viene sempre in mente quella volta che nonna è entrata in camera alle undici di notte e mi ha urlato di spegnere tutto che non devo sprecare corrente a quell'ora, si legge di giorno, ha spento tutto e io ho richiuso il mio libro al buio, perché non volevo che mi picchiasse.
Ecco la sensazione che provo qui è quella di temere di fare qualcosa di sbagliato, tipo lasciare il fazzoletto sul tavolo o leggere all'ora del sonno, o scrivere quando è ora di cena (per la cronaca: le sei di sera); fanno domande tipo hai fame? E io scema che mi chiedo se ho fame perché cerco di rispondere sinceramente e mentre sto dicendo “ma no.. non proprio” dicono, ok allora apparecchia, ossia togli i libri di mezzo; e non oso fare merenda perché anche solo un caffè lo devo bere sul tavolo apparecchiato e non sorso dopo sorso mentre con l'altra mano scrivo, di portarlo in camera nemmeno mi viene in mente. Anche studiare sempre solo in camera mi sembra scortese, anche se mi chiamano per scendere quando non è ancora apparecchiato, e quindi devo farlo io, mi sembra comunque di pretendere la pappa pronta.. che incubo! Come devo comportarmi? Ich weiß nicht, wie ich mich verhalten soll! Ho anche paura di lavarmi tutti i giorni, che l'acqua forse qui costa.. e quando decido di “ribellarmi” lo faccio in modo strano: mi ribello a me stessa, mi rifiuto di curarmi di me, e quindi sono andata da Rose con i capelli strasporchi perché me li sarei dovuta lavare proprio quel giorno, dopo colazione, proprio quando lei si è preparata con comodo e nel momento in cui toccava a me entrare in bagno mi ha detto che saremmo partite mò, ora. Sporchi lerci, 'na puzza, e non me ne fregava un cazzo, che pensino pure che sono una zozzona, così non mi invitano più. La cacca però l'ho fatta, mica mi posso portare il pacco in giro, che poi lo perdo.
E questa gita fuori porta poi perché? Per farmi vedere la sua casa e per dirmi che quella è Deutschland, non casa di zio, casa di zio è Wald, foresta (appunto Westerwald, foresta dell'ovest), invece questa è Germania, questa è vita: spaparanzata sulla poltrona, con la vista sul Reno (bella), casetta carina, con stanze un po' più grandi, calda (ma lo dice lei, io qui sono a maniche corte, lì avevo freddo), con le sue cose al posto giusto, la sua musica ecc; ha detto che una donna ha bisogno della sua indipendenza e delle sue abitudini, della sua casa.. per me le sue intenzioni erano semplici: prendere le distanze da tutto ciò che da zio non le piace, dirmi “io non c'entro niente, non sono così” e invece ha peggiorato l'immagine che io ho di lei: primo perché non è stata ospitale come mi sarei aspettata, secondo perché la casa sarà anche carina ma se non la pulisci o sei hai abitudini “sporche”, non serve a niente avere la casa più bella di quella di zio; poi certo a detta sua tutto il quartiere è della sua famiglia, brava, beata te. Come reazione al disagio ho studiato tutta la sera, mentre lei leggeva, con la testa china sui libri senza alzarla mai, e se sono risultata scortese ne riparliamo in sede appropriata! La sede appropriata è quella delle pulizie, appunto, lo sai che a queste cose ci tengo, ho maturato anni di esperienze e ho l'occhio clinico e la deformazione professionale, ormai: puoi vantarti che questa è vita, che questa è casa, che qui ti senti a casa, che lì è foresta, se poi casa tua è sporca? Per carità io ho visto di peggio, ma è sempre la questione degli angoli, a parte i cinque minuti esatti, no dai forse dieci, di aspirapolvere sul tappeto, non ha fatto molto di più. Certo lo so che non è completamente sana, che è debole e si stanca, ok, e anche se ha detto che voleva tornare a casa sua anche per pulirla, teniamo conto che era sabato e domenica, quindi l'ha pulita lunedì; ma allora non invitarci nessuno, oppure se ci inviti qualcuno pulisci le cose più importanti, faccio un esempio a caso: il cesso. Ma il coperchio: chiuso. Mi aspettavo i topi nella mia stanza, ci credi? Ma oramai ci sono abituata e non mi fregava nulla nemmeno dei topi, anche perché l'alternativa era il divano in salotto e dopo pranzo mi è risultato abbastanza scomodo; vedi che dormo anche dopo pranzo, solo per evitare qualsiasi alternativa che potrebbe risultare ben peggiore di uno stato comatoso! In realtà i rumori che sentivo non erano topi ma la caldaia, quindi ero nella famosa stanza della caldaia, quella dei fantasmi della signora Fletcher e di Shining, con una bella moquette grigia macchiata di rosso sotto la scrivania, sangue senz'altro; una scrivania con un computer definito più volte nel corso della conversazione “vecchio”, con internet, mi pare d'aver capito, ma nessuno me l'ha offerto e io non l'ho chiesto, rimarrò isolata dal mondo, non fare l'offesa perché così non fai altro che aumentare quello che non è disappunto ma quasi disagio sociale (dici che esagero?): non ho internet, fattene una ragione, io del resto me la sono già fatta e trattengo il respiro fino a gennaio, dopo di che non ne voglio più sapere di queste fantastiche alternative al pagamento dell'affitto, piuttosto non mangio.
Adesso dovrei approfittare della solitudine per lavarmi, lo so, ma anche per scrivere, perché ho un po' trascurato il diario, cosa faccio? Vedi che con zio mi intendo meglio, lui è uscito per i suoi giri e anche stamattina ha fatto la spesa da solo, o perché ha rinunciato a comprarmi gli stivali (continuo a pensare a quel giubbotto con disappunto) o perché la mia risposta di ieri gli ha dato ad intendere che io voglio studiare, non “devo”. Un paio di volte ho pensato che non mi vogliono lasciare a casa da sola.. chissà se sbaglio. Un'altra ragione che mi son fatta è che non darò nessun esame a febbraio, come faccio a questi ritmi? E non ci voglio pensare.. non vedo l'ora di tornare a Berlino, in un lurido ostello, almeno per dieci giorni, poi voglio una casa! Spero di avere una casa, costi quel che costi, tanto ormai Tina è venduta e i soldi per la caparra li ho, che a mamma non venga in mente che se non mi compro un'altra macchina è perché così loro non mi devono dare più un centesimo!
Ora vado a lavarmi, ma mi devo ricordare di spegnere la luce in cucina altrimenti mi sgridano..
1Non ne ho idea.
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