mercoledì 2 gennaio 2008

Forme di lingua su Marte.

A pranzo zio mi ha chiesto se volevo andare con lui in giro, e io ho accettato subito: mi piace girare così, vedo le case e lo sai che mi piacciono le case, e questi paesi mi sembrano così strani! Avevo detto che volevo andare a Berlino per sentirmi europea, e non mi sono sbagliata: Berlino è una grande città, e vedi subito che c'è qualcosa di diverso dalle città italiane, ci sono tante cose per cui potevo dire “ecco, si capisce che siamo in Germania” (ma non per la lingua, per quella potevo credere di essere in Gran Bretagna, piuttosto, o in Turchia), eppure non pensavo di essere in un mondo completamente diverso dall'Italia, o da ciò che sono abituata a vedere; ma oggi pensavo di essere in un altro mondo, questi paesetti sembrano finti, con le loro strade lastricate e pulite, i giardinetti attorno alla casetta, e raramente vedi una staccionata o un muro, e solo nelle strade più interne, dove le case danno sulla strada, vedo una scena conosciuta; non è la struttura della casa in sé, a sembrarmi strana, ma è proprio il contorno della casa: il giardino senza muro né cancelli, solo il garage, i tre scalini contati davanti alle porte, con vaso o nanetto a lato, i cassonetti allineati in ordine, puliti, talvolta col loro piccolo recinto, e adesso, certo, anche le decorazioni natalizie; sembrano paesi giocattolo, anche le case più grandi, come un grande paese giocattolo, forse davvero solo in un parco giochi, in Italia, puoi trovare casette tanto ordinate e pulite (esternamente), invece qui è la zona residenziale.

Oggi zio ha preso qualche oggetto in più, ma niente di particolare; ci siamo anche fermati per un caffè e una fetta di torta, quindi la serata è passata bene; almeno zio mi racconta cose interessanti, in italiano, ma va bene, almeno le capisco, ma poi quello che mi da fastidio quando c'è Rose, è che saliamo in macchina perché io devo prendere aria, ma andiamo a sederci in un altro salotto, in un'altra casa; invece così girando io vedo cose diverse, anche paesaggi, poi se ci fermiamo a mangiare in un caffè, vedo comunque cose diverse; le scene in casa all'ora del tè sono come i palazzi: li trovi ovunque, ma girare per le vie del paese, anche se in macchina, è come essere turisti, e ha il vantaggio di non ghiacciarti il culo, dato che c'erano zero gradi e quando siamo scesi a far fare un giro al cane, ci stavo lasciando le dita delle mani, perché avevo i mezzi guanti; vabbe'.. forse esagero, ma c'era freddo davvero, e quindi anche se non giriamo a piedi, è pur sempre qualcosa che mi piace; quando siamo andati a Koblenz per vedere il mio bus per l'aeroporto, ero così contenta, non ho sbuffato scocciata perché mi impedivano di studiare (potevano andarci da soli a vedere a che ora parte il bus), ma ho fatto le fusa e scodinzolato; poi quando ho visto che siamo rientrati subito a casa ho pensato che potevano andarci da soli a vedere a che ora parte il mio bus per il cazzo di aeroporto. Mi hanno fregato anche per capodanno, dicendo che saremmo andati a piedi al ristorante, ma avrei dovuto capirlo dato che Rose mi ha fatto il suo occhiolino magico, e poi ha anche parlato di dodici km, ma siccome credevo che saremmo andati al ristorante italiano, i km li ho presi per scemi, cioè con le pinze, insomma, non ci ho creduto, e l'occhiolino l'ho collegato alla “bugia” dei km, non al fatto che saremmo andati a piedi al ristorante; mi sarebbe piaciuto.
Chissà cosa dirà quando saprà che per due giorni sono uscita di casa, e invece quando c'è lei non voglio mai andare; ma certo lei mi porta a conoscere gente, chiusa sul divano tra due persone che mi impediscono di scappare, invece di farmi vedere posti interessanti da fuori; e poi ti immagini con lei in macchina? Quando capita parlano fra loro di cose loro, tipo qualcosa collegato a ciò che vediamo, e naturalmente alla loro gioventù; anche zio racconta aneddoti che riguardano i posti che vediamo, ma almeno posso parlare anch'io senza sentirmi impreparata il giorno dell'esame; insomma, che pensi quello che vuole.
Oggi abbiamo anche trovato e preso un trolley che probabilmente userò per venire domenica prossima, ma forse non è abbastanza grande. Le valigie che abbiamo a casa le sistemo e gliele porto, quasi quasi.
Oggi ho copiato due o tre articoli dal giornale, che ho capito abbastanza bene, ma ci sono dentro tante parole che ho trovato già diverse volte, ma non so di preciso cosa significano, le ho sempre intuite, ma mai ho cercato conferma nel vocabolario, e visto che le trovo così spesso, significa che sono molto usate, perciò ora le cercherò nel vocabolario per tradurre tutto l'articolo; in realtà la traduzione precisa la faccio mentale, perché se scrivo la frase in italiano ho paura di ricordarmi la costruzione italiana, e questo mi fa fare confusione, soprattutto quando non corrispondono le preposizioni; ad esempio alcune costruzioni che già conosco, e che quindi ti posso scrivere senza temere che mi inquinino il “pensiero tedesco” (bisogna pensare in tedesco, per parlare tedesco), sono:
avere paura di qualcosa”, che non ha la preposizione che di solito in italiano traduciamo con “di”, ma usa “vor”, che significa “davanti” (quindi “aver paura davanti a qualcosa”), ma io non penso alla traduzione italiana, mai;
oppure “aspettare qualcuno o qualcosa” in italiano non ha preposizione, ma in tedesco si usa “auf” (come dire “aspettare a qualcuno”, che in italiano regionale o parlato, si dice, ma non è la regola dell'italiano standard);
oppure “pensare a qualcosa o a qualcuno” usa la preposizione “an”, e da qui vedi che due preposizioni diverse sono tradotte in italiano tutt'e due con “a”, perciò fare la traduzione automatica e alla lettera è, più che inutile, un errore.
Traduco ogni giorno anche una paginetta dell'Ape Maia, che copio sul quaderno, e mi fermo al punto, quando mi finisce la pagina; di solito inizio a copiare dall'inizio del capitoletto, e la storia mia piace perché Maia incontra sempre nuovi personaggi, e quindi imparo i nomi degli animali e dei fiori, ad esempio la ninfea si chiama “Seerosen” (rosa di lago) e la mosca “Fliege”; e nell'ultima pagina che ho fatto, ho notato due o tre frasi che mi fanno capire che ho scelto il libro giusto, dato che erano modi di dire, frasi che scomposte hanno altri significati, ma nell'insieme sono un modo di dire (come può essere in italiano “andare al diavolo” o “rimanerci di merda” o “vacci piano” ecc); ad esempio Maia dice una frase (so weit kommt es noch, dass) che tradotta alla lettera è “viene ancora così lontano, che..” ma in realtà è il nostro “deve ancora venire il giorno che..” e subito dopo un'altra frase come questa che significa “mi lascio dare ordini da qualcuno”, anche in questo caso, infatti, la traduzione letterale era una frase senza senso; e io non scrivo la traduzione proprio perché queste frasi, in tutte le lingue, vanno imparate a memoria, e da queste frasi non puoi ricavare una regola grammaticale, perché quando si parla in modo espressivo la grammatica lascia a desiderare (altrimenti si parlerebbe come un libro stampato, e anche questa è una di quelle frasi) e spesso poi sono modi di dire che hanno avuto origine quando la lingua era diversa, perciò spesso usano parole che non troviamo e non diciamo mai in altri contesti (come quando diciamo “come si suol dire” o “come volevasi dimostrare”, il verbo “solere” era usato in italiano antico, ma ora si dice “essere abituati a”, mentre una costruzione come “volevasi” la usano solo negli annunci “affittasi, vendesi, cercasi” ma nella lingua standard il pronome impersonale va prima del verbo “si vendono, si cercano” o addirittura non si usa la costruzione impersonale, ma quella con “noi”, quindi “compriamo, cerchiamo, vendiamo”, oppure “compro oro usato”, al singolare, e non più il vecchio “comprasi”).
Quando dico che leggo Piccole Donne, Rose mi tira fuori sempre un libro e mi dice che devo leggere libri per adulti; l'ultima volta c'era anche la figlia e hanno tirato fuori un libro fantastico che quando lo leggi non ti fermi più e vuoi andare fino alla fine; certo, per reagire così ad un libro bisogna come minimo conoscere tutte le parole, ma questi sono dettagli; anche con Piccole Donne sono praticamente ferma perché sono davvero troppe le parole che non conosco; ma con Maia ho fatto la scelta giusta, il mio ragionamento infatti è questo: un bambino (facciamo italiano, così non ci incasiniamo con gli esempi, visto che dire “lingua straniera” è come parlare di forme di vita su Marte, un mondo a parte, invece è uguale per ogni lingua, il ragionamento), dicevo che un bambino nasce coi mugugni e gli strilli e lentamente impara a parlare per imitazione dei genitori e dei loro pa pa pa di ma ma bu bu cipi cì eccetera; c'è il cosiddetto baby talk, ossia il linguaggio che si usa coi bambini, semplificato e carino, pieno di diminutivi, perché a un bambino non si dice mai “mettiti le scarpe” ma “adesso mettiamo le scarpine”, e siccome mangiare la pastasciutta suona volgare, meglio mangiare la “pappa”, o fare “nanna”, come se “dormire” fosse difficile da pronunciare; infatti sono tutte parole facili, con due sillabe uguali, come ci si potrebbe sbagliare? È per questo che fra le prime parole che un bambino dice ci sono “papà” e “mamma”, se mamma si dicesse “urgundujaleko” forse la imparerebbe per ultima; certo bisogna vedere nelle diverse lingue i corrispondenti, forse in qualche lingua africana “mamma” si dice davvero così; ma vedi che in tedesco le parole ufficiali sono “mutter” e “vater” eppure i bambini dicono “mama” e “papa” e poi pian piano passano a “mutti” e “vati” e solo in ultimo usano la parola del tedesco standard; pian piano sempre più difficile.
Io sono già grande, ma nel tedesco parto da zero come un bambino, un bambino che sa leggere, certo, ma non posso certo leggere subito libri difficili, nemmeno se l'argomento è interessante, perché a quel punto devo cercare ogni parola nel vocabolario, e già questo mi toglie il piacere della lettura; poi capita che dopo averle trovate tutte, la frase comunque non ha senso, e devo cercare da qualche altra parte se per caso si tratta di un modo di dire (e nel vocabolario non ci sono tutti, e non ci sono quelli nuovi, perché è di almeno quindici anni fa, quel vocabolario, e i nuovissimi vengono inseriti nei vocabolari dopo circa due anni che vengono usati, se sono duraturi). Quanta pazienza mi ci vuole? Questo non è più leggere con piacere, ma diventa un compito di traduzione; anche l'articolo di oggi, è il primo che scrivo in cui ci sono così tante parole che non conosco, ma l'ho copiato solo perché sono parole che trovo ovunque, e conoscerle mi fa fare un grosso passo avanti; altrimenti io copio articoli brevi in cui al massimo quattro parole sono nuove, e nemmeno totalmente, dato che spesso le ho comunque già sentite o già lette, magari in articoli non interessanti, perché certo, vale comunque sempre la regola dell'argomento interessante, altrimenti non ti ricorderai mai la parola nuova, nemmeno dopo mille traduzioni; perciò leggo sul giornale solo la cronaca o articoli scientifici o di attualità, e la cultura, ma in questo giornale non ce n'è tanta.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...