venerdì 1 gennaio 2010

Ricomincio dal '10.

Il nuovo anno è iniziato con pioggia e vento, in una casa affacciata su una vallata, di fronte le montagne, di lato in fondo la città.
Il nuovo anno è iniziato con poco latte da dividere per colazione, come si fa tra buoni fratelli (e sorelle), con il terrore al pensiero di dover mangiare a pranzo i resti pesantissimi della cena di ieri, e infine con una sorta di buonumore, dato forse dall'aria di festa che la tovaglia rossa ancora sul tavolo manteneva intatta.
Il nuovo anno è iniziato col famoso Risiko a cui, dopo la serie di giochi di carte e di società di ieri, non volevo proprio giocare, ma alla fine ho ceduto per non passare per la solita guasta feste, e poi che cosa avrei potuto fare altrimenti? Guardare la tv? No grazie.
Ho avuto modo di scoprire, alla fine del mio 2009, che i giochi di società non mi piacciono per niente, troppo chiassosi ed io non abbastanza socievole; però in fondo ieri mi sono divertita e ho riso tanto; e ho avuto modo di scoprire, all'inizio del mio 2010, che questo Risiko invece non è male, perché richiede intelligenza e fortuna insieme, insomma si può anche essere super strategici nell'affrontare il nemico, però poi la sfida finale si gioca ai dadi, e lì non c'è esperienza o strategia che regga, conta solo la fortuna. Mi sento strana nello scrivere questa frase, perché non ho ben capito se io credo alla fortuna oppure no, ho sempre pensato che non esista, però forse uno zampino ogni tanto ce l'ho mette anche lei, ed io alla fin fine non ho abbastanza prove della sua esistenza ma nemmeno della sua inesistenza: quando avrò raccolto abbastanza esperienza in proposito saprò dirvi, anche perché quella che vien fuori con i dadi non è la stessa che verrebbe fuori nella vita, ed io volevo fare proprio questo paragone azzardato, ossia che anche nella vita per riuscire ci vuole intelligenza e spirito d'iniziativa, è necessario riflettere prima di parlare e anche prima d'agire, però in certi casi e da un certo punto in poi, cioè una volta presa la decisione, può entrare in gioco la fortuna, e per sapere come ci andrà dobbiamo solo aspettare che i dadi lanciati si fermino. È davvero così o sto azzardando troppo? Di certo però non vedo la vita come una lotta continua contro un nemico o come una sfida costante a chi fa meglio: sono in gara solo con me stessa e devo dimostrare di farcela solo a me stessa e, come dissi già una volta, le persone che incontro nella mia vita sono disegni che la decorano o scarabocchi che la pasticciano, ma mai "alleati" o "nemici", amici sì, ma non in contrapposizione a "nemici", parola che puzza di gara senza esclusione di colpi, bensì in contrapposizione a non-amici, ossia tutti gli altri, parenti e conoscenti inclusi. Siccome la vita è bella quando non è monotona, l'idea di dover unire diverse capacità e un pizzico di fortuna per viverla bene mi piace.

Infine pensavo che il mio 2010 sarebbe iniziato con un bel viaggio attraverso la Sardegna, il panorama fuori dai finestrini che mi sorride e mi augura in bonora ed io che guido e sorrido alla strada davanti a me, con una sensazione in me che sembrava sopita, da quando i miei viaggi in auto si limitano a chiassose trasferte dal paesello all'università, chiassose sia per il rumoraccio che fa la mia macchina (chissà cos'ha, poverina, catarro?), sia per i clacson isterici dei miei compagni di viaggio. Invece tra una partita a Risiko e l'altra, comprensive di merenda, s'è fatto buio troppo presto, complice il pranzo alle 15 e il tempo nuvoloso, così sono partita che oramai era notte, e si sa che la sensazione di libertà che dà un viaggio è minore se il viaggio è fatto al buio, quando non c'è nulla da vedere di quel panorama nuovo e mozzafiato di cui volevo nutrirmi. Se poi consideriamo che la macchina non era mia e quindi, pur essendo contrariamente alla mia dotata di autoradio, non era dotata della mia collezione di "cd da viaggio", l'entusiasmo per il viaggio c'era, ma limitato da questa doppia mancanza di sole e di musica giusta.
Ciononostante è stato bello rimettermi alla guida su una strada e su una macchina silenziose; io, la macchina e la strada in viaggio e libere di fare quel che ci pare, ossia viaggiare assieme, nient'altro. Il tocco finale è stato dato dal fatto di rientrare in una casa che non è la mia e quindi, contrariamente a quella in cui abito di solito, dotata di tranquillità, se escludo il coniglio che rosicchia riviste, copridivano, piante, stipiti di porta, la mia borsa, insomma tutto fuorché la sua carota: che sia annoiato da questa dieta? Provo a dargli un po' di lattuga.

Tirando le somme dell'anno nella sua interezza e della riflessione di fine anno, penso di dover assolutamente trovare qualcosa da fare, non tanto per uno stipendio, dato che sopravvivo anche con poco, quanto per un impegno un qualcosa che mi tenga occupata e mi stimoli, come può essere un negozio da sistemare e migliorare. E per la vita, se penso in grande, l'unica alternativa che mi viene in mente che potrebbe darmi più o meno lo stesso risultato, è sposarmi e fare la casalinga perfetta a tempo pieno, detto da me fa ridere anche voi, vero? Però pensateci: avrei sempre una casa di cui occuparmi, spostare mobili, cambiare le tende le lenzuola le tovaglie scegliendo il colore in base al periodo; pulire e cucinare: farei sempre nuovi dolci, pane, marmellate, vale a dire esperimenti, inviterei persone per cena o per merenda, addobberei la casa per natale e sistemerei il giardino per le cene estive. Avete già capito che tipo di casa vorrei? È solo un sogno, ma i sogni quando li sogno li sogno bene.
Una volta una zia mi chiese quando avevo intenzione di "mettere la testa a posto" e sposarmi, ed io le risposi che sarebbe stato molto più facile rimanere incinta: la battuta fece ridere tutti, ma è chiaro che non è facile nemmeno rimanere incinta soprattutto se si inizia a pensare a quale uomo si vorrebbe come donatore inconsapevole di spermatozoo perché io a quel punto non vorrei che mio figlio assomigliasse ad un minchione qualsiasi (anche se io ho sempre avuto in mente una figlia, per portare avanti la mia tradizione). Se poi consideriamo che nemmeno i minchioni mi si filano, vedete che non è la mia puzza sotto il naso ad impedirmi di diventare ragazza madre. Però pensateci: avrei sempre qualcuno di cui occuparmi, qualcuno che mi terrebbe occupata e impegnata e per di più motivatissima; dovrei dargli da mangiare, vestirla, educarla, sostenerla a scuola e nella vita, sarò attaccata regolarmente da ansia da prestazione, e mi chiederò disperata se sto facendo le scelte giuste per mia figlia e, più avanti, se ho saputo insegnarle a fare con la sua testa tutte le sue scelte, giuste o sbagliate che siano.
Voi ora vi starete chiedendo cos'ho bevuto per capodanno per avere effetti così deleteri sulla mia mente, ma questi sono ragionamenti vecchi come il cucco per me, eppure senza arrivare a scelte così estreme come sposarmi e farmi mantenere, o anche farmi mantenere senza sposarmi, o come fare un figlio o una figlia e occuparmene senza un uomo in mezzo ai coglioni, cosa questa, più interessante della prima alternativa, anche senza arrivare a queste scelte estreme, il mio ragionamento fila che è una meraviglia, perché in entrambi i casi io mi ritroverei ad avere come mansione principale quella di occuparmi di qualcosa, una casa, o di qualcuno, un figlio o una figlia, ossia di sentirmi in qualche modo utile.
Ora invece cosa faccio? Studio. Che utilità ho? Nessuna, nemmeno per me stessa, perché il giorno in cui questi studi mi daranno lavoro o soddisfazioni concrete è ancora lontano, e perché attualmente rendono le mie giornate monotone e alla lunga snervanti, la mia vita ansiosa per via della paura di non riuscire, i miei rapporti sociali annullati o presi a urla quando mi propongono attività in quei giorni in cui non sono abbastanza lucida per capire che svagarmi non è male, ma anzi meglio.
Ma che minchia di obiettivo mi ero posta? Voi ve lo ricordate? Finire almeno un anno di università prima di pensare ad altro, ossia dare più esami possibili nel breve tempo di un anno: che minchiona, proprio io che vado dicendo che studio per piacere, mi impongo esami a scadenza, quattro addirittura entro marzo, ma che cos'ho in questa testa bacata? Sono io stessa che mi faccio venire l'ansia ponendomi l'obiettivo di fare per un anno sempre e solo la stessa cosa, e il più in fretta possibile. E il piacere per lo studio se ne va a farsi fottere. Almeno lui.
Insomma mi ero trovata come attività principale quella che per me era solo una passione, e come prevedibile (ma non l'avevo mica previsto) ora mi ritrovo quasi ad odiarla. Vi sto annoiando vero? Non sono ancora ben rientrata dal mio capodanno fuori sede, e già rompo di nuovo con le mie riflessioni sulla mia vita. Però la vita come vi dicevo richiede intelligenza e fortuna assieme, e se per la fortuna non posso farci nulla, per l'intelligenza al contrario servo proprio io. Perciò eccomi qua, non ancora ben rientrata dal mio capodanno e già di nuovo alle prese con la mia vita e con la mia prima scadenza, fra dieci giorni. E con un nuovo obiettivo: non scegliere più obiettivi campati in aria e inutili, se non addirittura dannosi.
Ricomincio da adesso, vi saluto, spengo 'sta musica danzereccia e riprendo a studiare, perché se il 2009 è volato, dieci giorni si teletrasportano.

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