giovedì 13 gennaio 2011

007: la spia che balla da sola.

Questa settimana sono andata in biblioteca a studiare, è un'abitudine che sto sentendo come un allenamento in palestra, è una strana sensazione.
Innanzitutto lo è perché la palestra è per me talmente noiosa che solo due volte in vita mia l'ho affrontata, ed in entrambi i casi ho resistito solo un mese, nonostante le persone-traino di cui mi ero munita. Ho sempre saputo che nell'attività fisica sono più idonea e motivata quando si tratta di ballare.
Dopo la notte di capodanno, durante la quale ho ballato da sola e a lungo, ho constatato e mi sono segnata tre cose:
1) l'unica che va "a ballare" per ballare, che quando dice che ha voglia di ballare balla davvero, che balla anche sobria senza sosta: sono io;
2) ballare tutta la notte è dannoso per la mia salute, non perché sto invecchiando ma semplicemente perché non sono allenata, non faccio alcun tipo di sport, o forse.. camminare è uno sport? No? Nemmeno se cammino veloce? Già, lo temevo, e anche se fosse "sport" non sarebbe un'attività fisica preparatoria per una notte intera in pista; per capodanno non ho passato in pista l'intera notte, eppure durante e dopo sono stata abbastanza male: oltre al fiatone, i dolori addominali sono durati per qualche giorno;
3) ballare mi piace veramente tanto.

Visto che un'attività fisica mi serve perché la mia vita sedentaria ha effetti negativi su varie parti del corpo (cervicale, schiena, glutei), mi chiedevo: perché fare palestra o yoga o altre attività che sciolgono i muscoli degli studenti, quando potrei ballare?
Già, e dire che non ci avevo mai pensato. Mi piace ballare!
Dopo questo pensiero di inizio anno, che suona quasi come un buon proposito per l'anno nuovo, mi sembra di aver scoperto un mondo nuovo, ed è stato solo un pensiero! non ho mica iniziato le lezioni di ballo, anzi non mi sono nemmeno informata.

La sensazione che provo questa settimana equivale a quella che proverei se avessi iniziato lezioni di ballo giornaliere, dimostrando un'inclinazione, capacità e velocità d'apprendimento inaspettate e tali da esser scelta dopo soli quattro giorni come prima ballerina della compagnia. Tutto ciò non è successo, perché ciò che ho fatto è stato invece:
uno, svegliarmi presto per due mattine consecutive;
due, dichiarare ad occhi chiusi e gonfi di non poter uscire, di non poter nemmeno pensare di uscire, perché mi sentivo troppo rincoglionita dal sonno, d'altronde (ma questo non l'ho detto) mi ero messa a letto alle due e trenta del mattino entrambe le volte;
tre, rimettermi a letto e risvegliarmi e alzarmi tra le undici e venti e le undici e cinquanta, orario indicativo anche per i due giorni successivi, fissato con l'approvazione di tutti (tacita);
quattro, lavarmi in 5 minuti poi pedalare fino alla tabaccheria per comprare il biglietto dell'autobus: ah, ecco la sensazione di aver svolto attività fisica..
cinque, fare colazione e sbucciare qualche carota da mangiare a pranzo, accompagnate dal panino imbottito da scongelare in viaggio;
sei, perdermi nei miei pensieri più profondi e fantasiosi per circa un'ora durante il viaggio verso Cagliari, sgranocchiando le carote con famelica lentezza;
sette, prendere un secondo autobus, linea 8 precisamente, e impiegare venti minuti anziché dieci per arrivare in Facoltà, perché in viale Merello stanno tagliando i rami degli alberi: c'è molta più luce, ora, ma anche un certo traffico causato dal senso unico alternato che si rende necessario per svolgere l'operazione senza ammazzare nessuno, ma questo gli autisti non lo capiscono, e strombazzano appena scoprono di non poter procedere che a rilento; a loro favore aggiungo però una cosa: all'altezza della prima avvisaglia d'ingorgo nessun cartello li tranquillizza con l'annuncio di lavori in corso; "tranquillizza" non è il termine corretto, mi rendo conto, dato che nessun cartello ha quest'effetto sugli automobilisti, se e quando ne leggono uno;
otto, entrare in biblioteca e percepire il pienone con l'olfatto prima di constatarlo con la vista, guardarmi attorno e trovare, magicamente, quell'unico posto libero proprio davanti a me, devo solo chiedere al mio futuro coinquilino se è davvero libero o è solo la mia speranza;
nove, sedermi, aprire la mia cartella porta computer e tirare fuori quaderno e matite per studiare letteratura latina: oggi ho finito di leggere e scrivere (per l'ennesima volta) e domani dovrò iniziare a leggere e ripetere, ma nella mente è tutto ormai più presente, fresco e comprensibile, più amichevole: come una persona che ho imparato a conoscere e dalla quale so cos'aspettarmi, voglio dire;
dieci, leggere, scrivere, mangiare, due capatine in bagno a pomeriggio, scrivere, mangiare, leggere senza distrazioni, nonostante mormorii, movimenti, vibrazioni di cellulare sui tavoli, risate dall'esterno, curiosità mie.

Si tratta di dieci piccole mosse per stare bene, ma questo non basta, è necessario un personal trainer, anzi tre:
ogni ragazzo che mi è capitato d'incontrare in questi quattro giorni in prossimità di un ingresso mi ha tenuto aperta la porta e mi ha fatto passare: ho ricambiato con grazie e sorriso;
l'autista dell'autobus è ripartito dalla fermata solo quando la vecchina con bastone che era appena salita ha obliterato il biglietto e, claudicante, è arrivata al sedile e si è seduta: senza cadere.
Infine il mio "coinquilino" di turno in biblioteca, che mi fa sentire una delle migliori spie dei servizi segreti di tutti i tempi; i turni dei coinquilini sono tre, mentre io, la migliore a livello internazionale, reggo per tutto il pomeriggio; la procedura è facile da delineare, perché cambiando le persone e i giorni non cambia granché. Funziona come in una spy story: il primo va via dopo poco che sono arrivata, ma non si porta via la mia valigetta lasciandomi la sua; il secondo va via dopo troppo che si è mosso irrequieto sulla sedia, che ha messaggiato in cerca di aiuto psicologico, che si è guardato attorno in cerca di aiuto pratico, che ha accettato di uscire per un caffè o una sigaretta assieme a qualche angelo comparso su preghiera o a sorpresa, che ha sbuffato incapace di concentrarsi, che ha picchiettato con la penna sul tavolo, insofferente, che ha finto di leggere, che mi ha guardato di sottecchi: nessuno di questi era un messaggio cifrato per me da parte di Mister X; l'ultimo va via sempre dopo di me, ma quando io mi alzo, non solleva nemmeno lo sguardo, e non per non destare sospetti.
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