lunedì 3 gennaio 2011

Buoni veramente.

Oggi sono stata svegliata da un urlo stridulo di mia madre, un urlo stridulo del tipo isterico, ma non ce l'aveva con me; ciononostante ha condizionato le mie prime ore del mattino: mi sono infatti ritrovata in piedi all'istante, fuori dalla camera, con la camicina da notte e scalza sul pavimento gelido; per un attimo ho creduto di essermi svegliata già lì, che mia madre avesse urlato vedendo me lì, poi ho pensato al solito attacco di un uccello gigante, stile preistorico, via di mezzo tra velocirapto e pappagallo incazzato, Gaia mi ha anche detto come si chiama quando l'ho aiutata a studiare i primi esseri viventi sulla terra, mi ricordo di essermi stupita perché nel suo libro i miei genitori non c'erano, quindi non sono poi così vecchi. Appena ho afferrato il senso di qualche parola ho capito:
uno, che mia madre non ce l'aveva con me,
due, che era davvero isteria quella che avvertivo nella voce,
tre, che ce l'aveva con mio padre,
quattro, ma questa è piuttosto la somma delle precedenti, almeno delle ultime due, ho capito che è finalmente uscita dal menefreghismo ostinato delle ultime settimane, quello in cui non fa altro che ripetere, più a noi che a se stessa, che lei non gli dice più niente, che faccia come vuole: significa che ha finalmente elaborato il lutto, ha reagito, ha parlato, e la smetterà di fare la vedova inconsolabile, infatti urlava a mio padre qualcosa con uno strillo isterico proprio come ai vecchi tempi, quando lei pensava che lui fosse vivo e testardo.

In realtà, mentre approfittavo dell'alzataccia per svuotare la vescica, mentre mi rotolavo nel letto crogiolandomi sorridente all'idea di essermi svegliata presto, addirittura prima della sveglia (l'avevo puntata alle dieci, non ci vuole molto), mentre cercavo di ricordarmi i sogni, per essere sicura di non averne fatti di brutti come negli ultimi tempi (e perché poi? Con una famiglia adorabile come la mia, dovrebbe essere impossibile avere incubi. Non mentre dormo, almeno). Mentre mi tiravo di nuovo le coperte sul naso, infreddolita, ho capito cos'era successo a mia madre, e in effetti un velocirapto che per l'ennesima volta gioca a saltare sul suo letto appena rifatto l'avrebbe infastidita meno.
Mio padre a quanto pare stamane era addirittura moribondo, in fin di vita, oppresso dai dolori e forse anche depresso, agonizzante nello sforzo di vivere comunque gli ultimi giorni della sua vita senza tralasciare i suoi impegni di uomo di casa: probabilmente infatti si è fatto il tè per la colazione, forse impavido ha messo nel microonde anche la tazza per mia madre, dopodiché si sarà seduto in poltrona, la sua immagine è per me così nitida, e con espressione tristemente contrariata (è difficile essere vecchi, sopratutto psicologicamente), con voce flebile e tremante avrà incominciato a rompere il cazzo con la storia del mal di schiena, che non gli permette più di fare nulla, nemmeno comprarsi il giornale. Sarà seguito un gesto della testa, sempre difficile capire se di fastidio per la sua debolezza e malattia che lo porta a dipendere dagli altri, o se di sconforto perché in fondo si sente abbandonato dalla sua stessa famiglia. Infatti mia madre ha chiesto a Luisa di passare a prendergli il giornale di ritorno dalla spesa, ma solo per farlo stare zitto.
Mio padre, che in fondo è furbo, anziché aspettare di avere il giornale in mano da leggere prima di riattivarsi, di guarire, di saltellare sorridente e rompere i coglioni alla maniera di quando è sano, l'ha fatto subito appena Luisa è uscita di casa. Ecco perché mia madre ha urlato: infatti quando Luisa o chiunque altro è presente, anche lei preferisce la strategia della vittima che non può più nulla contro l'ineludibilità del destino: "ma cos'ho fatto di male per meritare ciò?" balbetta. I cartoni animati di quand'ero piccola hanno lasciato una brutta cicatrice in lei: anche quello in cui il cane bianco è odiato da tutti e deve affrontare mille peripezie e fughe assieme al suo padroncino prima di essere riabilitato nella società, ma che ciononostante continua a sperare e cammina a testa bassa, orecchie basse, coda bassa, spera e abbaia solo se strettamene necessario finché Sebastien convince tutti che lui è buooono, Sebastien lo difende sempre, e non lo abbandona mai. Mio padre invece si crede Lupin.
Mia madre potrebbe aver mangiato la foglia oggi, l'ho pensato quando ha urlato a mio padre che è furbo, lui, malato e stanco tutta la mattina (ossia fino alle nove, poi inizia già il mezzogiorno per loro) per farsi comprare il giornale, poi è subito sano, si muove, cammina, si siede al freddo, va a portare secchi pieni di legna, è guarito. Ha mangiato la foglia, ha capito! Ho pensato. Ma può darsi che mia madre l'abbia detto senza cognizione di causa, tanto per dire qualcosa di concreto fra le sue stesse strida a vuoto, senza volerlo si dicono sempre tante cose quando si perdono le staffe.

Ognuno di noi ha sempre mille facce diverse, molte in buona fede, le altre chissà. Caso per caso andrebbero valutate tutte, ma chi si prenderebbe il disturbo oggigiorno di scavare nella mente dell'uomo? Freud è morto, forse anche Jung, chi ci rimane? Siamo abbandonati a noi stessi. Non è però un caso di personalità multipla, è solo lo spirito di adattamento che ci hanno lasciato in eredità i nostri antenati, che hanno vissuto una vita di merda, piena di sacrifici. A quei tempi si usava sopportare in silenzio. Oggi invece lo spirito di adattamento si è dovuto adattare (tocca a tutti prima o poi dare il culo) ai tempi che corrono, e siccome ora si usa l'apparenza innanzitutto, chi vuole adattarsi deve sfoggiare le mille facce di cui è possessore, saper tirar fuori quella giusta al momento giusto con la persona giusta per sopravvivere alle avversità, perché soccombere non va più di moda. Il grande cane bianco, ad esempio, con le sue fughe e i suoi tentativi (suoi e di Sebastien) di convincere tutti che è un cane buooono, oggi non farebbe notizia, non commuoverebbe nemmeno le mamme; oggidì dovrebbe abbaiare e ringhiare a tutti quelli che può spaventare, in particolare se non hanno poi tanta autorità decisionale, ridersela quando vede che se la son fatta addosso dalla paura, e dovrebbe fare gli occhi dolci e scodinzolare a quelli che non si lasciano spaventare, soprattutto se sono i capi, se sono quelli che decidono della condanna a morte o al carcere a vita, o per la scarcerazione per buona condotta. Che vale quasi come essere buoooni veramente.
Mio padre l'ha capito, quindi non è ottuso come sembra.
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