domenica 9 gennaio 2011

Passeggiando in bicicletta.

Non sono Peter Pan. Non voglio rimanere bambina per sempre, giocare tra i rami degli alberi come una scimmia, mangiare quando voglio e cosa voglio, correre a perdifiato. Non sono una bambina perduta. Anche se, devo dire, mangiare quando voglio e cosa voglio, anche dormire quando voglio, anche fino alle dodici, per esempio. Ogni riferimento, come si suol dire.
Però non mi sento nemmeno così vecchia, insomma, non quanto i miei coetanei. Teoricamente, ovvero senza conoscerne neanche una, ora preferisco le persone più giovani, le immagino non più infantili e non ancora troppo mature, non ancora impantanate nel rincoglionimento da trentenne che vuole giocare all'adulto che non ha più l'età per, che è già ora che pensi a. Le persone della mia età infatti a volte mi spaventano: non hanno più il coraggio di sognare un mondo migliore, ma nemmeno la forza di accettarlo così com'è.
Per ora però non conosco né frequento persone molto più giovani di me, anche se a volte mi capita di sentir parlare qualcuno all'università, ma siamo così tanti e non so quanti anni abbiano gli altri, non posso dire a chi appartengano i vari discorsi che sento. Posso solo anticipare che a volte sono talmente assurdi che. A tutti piace fare piccoli comizi su cosa sia giusto e cosa no per quanto riguarda i comportamenti fra le persone; a molti piace anche mostrarsi duri o, in alternativa, fragilissimi, ossia raccontare prodezze di difesa personale verbale e furbizie di comportamento, o al contrario denunciare soprusi morali e confessare di non saper proprio cosa fare. Alcuni parlano anche di esami e lezioni, ma nella massa sono davvero pochi.

Io non riesco a vedermi in un percorso lineare che parte da bambino e arriva sino a vecchio, che inizia con giochi infantili e arriva a saggi consigli, che nasce all'insegna dell'attività e del movimento e muore con uno sguardo placido e soddisfatto sul mondo che lasceremo.
A parte tutti i rancorosi che già a quarant'anni o prima odiano il mondo, odiano i propri simili, non se ne accorgono ma sono pieni di astio che dalle orecchie esce e modella il capello come un hair stylist diplomato; questi mi fanno temere che il percorso, anche se lineare, non arrivi necessariamente alla meta giusta, quella del "io la mia vita l'ho vissuta, ora tocca a voi, io sono sazio".
L'invidia è una brutta bestia.

Ognuno di noi è diverso, e può fare scelte diverse: non dobbiamo per forza scegliere la lineare solo perché così fan tutti, e nemmeno dobbiamo andare dritti avanti senza guardarci attorno, si sprecherebbe il viaggio; non necessariamente dobbiamo seguire il solco scavato da altri, mica siamo bambini, e poi che noia ripetere meccanicamente la vita già vissuta, o già scelta per noi.
A me piace la vita ciclica, nel quadro generale. E a chiazze nello specifico: mi piace saper essere ancora un po' bambina, avere ancora qualcuna delle mie paure, ma saper anche come far durare lo spavento il minimo indispensabile per sentirmi viva, e poi placarlo grazie all'esperienza maturata negli ultimi anni. Mi piace avere delle responsabilità e dover prendere decisioni importanti per me stessa, ma anche ogni tanto mollare tutto con incoscienza, o semplicemente staccare e riposare. Mi attanaglia di più la paura di dover continuare per sempre a fare scelte difficili, a prendermi responsabilità, in un crescendo di complicazioni e ostacoli, solo perché ho imboccato la strada della vita adulta. Preferisco interrompere ogni tanto, distendermi sul prato del dolce far nulla, ad osservare le nuvolette che come fumetti mi sorridono i loro "non m'importa" e "non è di mia competenza" e "non lo faccio" e "non ci penso nemmeno".
La strada del viaggio è segnata? Bene, io non mi prenoto per il viaggio organizzato, io viaggio da sola e scelgo il mio percorso di volta in volta.
L'anno scorso ho desiderato un capodanno tranquillo, in casa, senza la scocciatura di dover cucinare né la voglia di uscire.
Quest'anno volevo assolutamente uscire, ballare, vedere facce diverse, nuove e decise a rimanere sconosciute, ma senza spendere troppo.
L'anno scorso non volevo spendere un centesimo per me, perché non lavoro e la paghetta vorrei riservarla a cose importanti, se ancora di paghetta mi voglio ostinare a parlare.
Quest'anno ho deciso di investire in piccoli piaceri, di coccolarmi con cose che mi piacciono davvero tanto: ballare, avere un appuntamento dall'estetista per sentirmi donna anche quando non lo sembro nemmeno dopo la seduta dall'estetista, viaggiare anche se a corto raggio.

Raggio, che bella parola: vorrei riuscire ad avere sempre uno sguardo a raggio, sul mondo e sulla mia vita; non guardare solo al futuro, o solo al passato, non vedere solo la mia strada. Mi piacerebbe avere uno sguardo che spazia su tutti, su tutti i tempi, su tutte le alternative, uno sguardo radiale che memorizza immagini interessanti da far riemergere al momento di prendere le decisioni importanti della vita. Immagini-chiave.
Mi piace l'idea di avere una mente aperta, di non lasciarmi condizionare dal pessimismo dello sconfitto: ho visto che contagia anche chi ancora non si sente sconfitto, perché porta a vedersi come sconfitto potenziale.
noi siamo povera gente
Mi piace l'idea di mantenere una mente curiosa del mondo e delle persone, di non lasciarmi condizionare dall'immobilità dei rassegnati, o dei codardi: ho notato che la presunzione e la prepotenza sono reazioni automatiche.
è tutto un imbroglio
Mi piace pensare di riuscire a mantenermi giovane dentro, attiva nelle idee e subito dopo nei fatti: ho capito che lasciar passare troppo tempo tra le une e gli altri equivale a sognare ad occhi aperti. O a non desiderare affatto.
io mangio di tutto
Io non mi sento una sconfitta, perché l'ho presa come una missione, una sfida. Che vincerò, povera ma forte di volontà e di intelligenza.
Io non sono immobile, perché mi muovo verso un obiettivo. Nessun imbroglio, è solo il ritmo della lumaca sorniona.
Alle mie idee i fatti seguono a ruota, a tempo debito. I sogni non mi mancano, e la fantasia mi ha sempre aiutato a preparare il terreno su cui seminare: terriccio psicologico, e sementi pratiche. Io non mi accontento di tutto, perché ho le mie preferenze, la mia dieta equilibrata.
Io non corro a perdifiato, io pedalo.
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