venerdì 14 gennaio 2011

Programmata per sbagliare.

Pensavo che i difetti dell'insegnante di informatica, non un banale professore ma un emerito ingegnere, fossero solo due, invece ho scoperto che sono tre ed io una minchiona. Infatti il tre è il numero perfetto ed io non c'entro niente con questo mondo.
Oggi ho preso il 58 per andare in Facoltà, e l'8 e il 19 per rientrare no, non sto cercando di cambiare argomento, ci mancherebbe altro.

Pensavo che uno dei difetti del professor ingegnere fosse non avere la benché minima voglia di insegnare informatica agli studenti di Lettere e di Beni culturali, tanto che non si disturba nemmeno a cambiare il programma quando passa da Ingegneria a noi, cosicché ci ritroviamo a studiare programmazione in basic, che inutilmente spaccia per utile anche a noi, qualora volessimo fare una tesi con indici (previsti in qualsiasi programma di videoscrittura) o sfoggiare erudizione con gli amici (se ne avessimo capito qualcosa sì, potremmo farlo). Ma che dico: non si disturba nemmeno a rileggere e correggere le sue stesse dispense con il correttore automatico del suo programma di presentazioni.

Pensavo che il secondo e ultimo difetto del professor ingegnere fosse non avere la più pallida idea di come si scriva in italiano, e non dico di come si parli perché sono buona e perdono eventuali accavallamenti di idee, dispersioni di concetti, perdita di filo di discorso tipici del parlato, anche se non propriamente di quello accademico di parlanti che si preparano le diapositive da presentare a lezione con tanto di sfondo indelebile composto da propri titoli e meriti, tipo mille volte la dicitura "professor ingegnere" accompagnata al suo nome, come a dire che è pure laureato. Eppure non conosce l'italiano, ce lo svelano le sue stesse diapositive composte con sfondi psichedelici che mandano messaggi subliminali subito confutati dai testi in osceno italiano arrabattato.

Seguono esempi esaustivi dalle suddette dispense.
A pagina 1:
"[...] Resta da risolvere il problema del linguaggio di programmazione che nel nostro Corso sarà il BASIC, il più semplice. Questo ci consentirà di poterci concentrare sul problema non sul linguaggio [...]"
Resta da risolvere dopo cosa? Ha appena introdotto l'argomento.
Le maiuscole ci sono o ci fanno?
Cos'è meglio: consente di poterci concentrare o consente di concentrarci?
Se il linguaggio di cui ci occuperemo è il più semplice, il problema semplicemente non si pone, no?
E perché noi, agli esordi, dobbiamo occuparci del problema, e non invece del linguaggio che a quanto pare è pure il più semplice?
Vorrei anticipare che ciò che abbiamo fatto durante il corso è il linguaggio basic. Non il problema. A parte quello dell'incomprensione reciproca.

Esempio numero due.
"A proposito di Assembly. Vediamo come sia possibile scrivere un programmino in Assembler su un computer con Windows XP, attraverso una sessione MSDos, scr13 programma che passi da screen 0 a 13. [...] Vi suggerirei di non abusare di questa possibilità, perché se non siete sicuri di quello che inserite potreste danneggiare il Sistema Operativo che è molto suscettibile ed in ogni caso evitate di giocarci potrebbe essere pericoloso. [...]"
La punteggiatura segue regole matematiche ed informatiche, si basa infatti sul sistema binario, ossia indica con 0 la sua assenza e con 1 la sua presenza, siccome non ho ben capito nemmeno quella parte di programma, non saprei dire quale sia la sequenza esatta di 0 e di 1 nel brano appena citato, ma questo è chiaramente il problema minore.
Problema maggiore: come potremmo giocare con una cosa come Assembly o Assembler? Come minchia ce lo scriviamo sto programmino se non sappiamo nemmeno come lanciare una sessione MSDos che passi da screen 0 a 13?
Da 0 a 13? In quanti secondi? O sono anni? I pollici dello schermo? Giocarci?
Vediamo come sia possibile scrivere un programmino. Come sia possibile? Semmai noi non vediamo come sia possibile capire.

"[...] prima di parlare di programmazione dobbiamo introdurre lo strumento che useremo: Il QBasic! Il QBasic è, dal punto di vista informatico, un interprete, ossia non è in grado di creare un eseguibile [...]."
Prima di parlare di. Quindi non aveva ancora iniziato, menomale perché non avevo capito nulla.
Lo "strumento che useremo" viene introdotto con la maiuscola dopo i due punti e seguito dal punto esclamativo: questo dovrebbe rallegrarci!
Non sarebbe meglio dirci che cosa è un interprete, anziché dirci cosa non è in grado di fare? Anche sapere che cos'è un eseguibile sarebbe più utile che sapere solo che non può essere creato da un interprete (ma un interprete cos'è?).

"Lanciamo il QBasic che può essere fatto in due modi."
Il "che" è davvero polivalente. O parliamo già linguaggio informatico?
"[...] fatta questa breve introduzione...
Breve? Siamo a pagina 19 delle dispense, vabbè che non ha detto nulla.
[...] visto che noi non dobbiamo diventare informatici...
Ah bene, l'ha capito.
...per imparare la programmazione useremo un approccio semplificato...
Menomale.
...che sfrutta l'intuizione matematica che uno studente universitario dovrebbe avere [...]"
A Lettere?!?

Ma eccoci arrivati al comando INPUT: "Ortograficamente è un comando difficile per noi italiani perché non siamo abituati alla lettera N prima della P, infatti all'inizio sarà normale scrivere IMPUT, quindi ATTENZIONE!"
Ha parlato il laureato in Lingue.
Ci spiega il comando "pulisci schermo": "Certo non è elegante vedere sullo schermo scritte non dovute al nostro programma o di esecuzioni precedenti!"
Dal punto esclamativo direi che è scandalizzato!
Non è elegante? E l'intuizione matematica dov'è andata a finire? Siamo passati al manuale di galateo?
Domanda da un milione di dollari: se il programma lo stiamo testé scrivendo noi, perché le scritte sono "non dovute al programma"? Semmai saranno scritte che non riguardano il programma. O il programma ha già imparato a scrivere da solo?

"[...] Con questo spero di aver chiarito tutti i dubbi e le perplessità che sono sorte durante le ultime esercitazioni."
Chissà in quale anno accademico sono sorti i dubbi e le perplessità, visto che noi esercitazioni non ne abbiamo fatto. O si riferisce alla lettura delle slide durante le lezioni?
I suoi studenti degli anni passati hanno una tale intuizione matematica da riuscire ad avere due sensazioni distinte, durante le esercitazioni: dubbi e perplessità. Mi sento stupida.
"Chiarito" non è il termine giusto, col lessico di base non ci siamo.

"[...] Ora vediamo di andare oltre nel nostro apprendimento delle oscrure tecniche delle programmazione."
Il correttore non gli funziona, forse l'ha disattivato perché intralciava il linguaggio basic, ma avrebbe potuto attivare il qbasic, non era un interprete?
Così ad intuito direi che intendeva “oscure tecniche”: col lessico da religione misterica ci azzecca, incredibile.

"Non [...] modifica l'assetto dei documenti, una volta impostati. Questo fatto vi consentirà, nell'ambito della vostra futura professione, di avrete modo di poter redigere, correggere e manipolare testi o file molto più serenamente e comodamente [...]"
Non avrei mai creduto possibile una struttura sintattica interrotta, nello scritto: ma la ridotta pianificazione del discorso non era tipica del parlato non controllato? “Questo fatto vi consentirà di avrete modo di poter redigere”: rileggerselo no? Correggere e manipolare testi è pura teoria quindi.
"Molto più serenamente e comodamente": è la sua intuizione matematica che parla.
"La nostra futura professione", vediamo: come ingegneri, non so se stare sereni di fronte a tanto sarà facile. Come letterati sicuramente ci rimane scomodo quel "di avrete modo di poter".
"Redigere" al posto di "scrivere": redige diapositive come un perfetto burocrate, non vedo l'ora di laurearmi in ingegneria anch'io.
Sottigliezze in "aver modo di poter redigere".
"Aver modo" indica che avremo occasione, che ci capiterà; il fatto che ci capiterà grazie a questo programma che non modifica l'assetto dei documenti, mi porta a credere che ciò che il professor ingegnere non ci dice sia, ancora una volta, ciò che il programma ci permetterà di fare: ossia guidare il nostro destino in modo che ci capiti di poter redigere testi più serenamente.
"Poter redigere" indica la possibilità o la capacità di scrivere, tutto grazie al programma che non modifica l'assetto dei documenti, mica grazie alle conoscenze di lingua italiana acquisite alle scuole elementari.
Sommando le due espressioni, "aver modo" e "poter redigere", si scopre che questo programma magico ci darà l'occasione di avere la capacità di scrivere molto più serenamente: è meglio dello psicologo della scuola. Non solo, potremmo anche correggere e manipolare testi più comodamente: guardiamo le sue dispense, più manipolate di così. Sarà mica già passato alle esercitazioni di cifratura testi?

Il "problema del linguaggio", di cui alle prime righe di introduzione alla programmazione, esiste davvero: infatti sorge al momento del test, le cui domande in perfetto italiano suonano ambigue, alla luce di quanto letto serenamente e comodamente nelle dispense matematicamente confuse. Dopo varie incomprensioni fra i due gruppi di studenti (Lettere e Beni culturali) e il professor ingegnere che, con scarso intuito matematico, ha dato a tutti lo stesso orario per poi dire, più comodamente, che noi non avevamo capito la divisione per gruppi che aveva fatto. Dopo l'appello del primo gruppo, l'inserimento di altri di noi a colmare i posti vuoti nell'aula di informatica, la consegna dei test e del foglio con la griglia per le risposte. Dopo ciò mi sono accinta a leggere.
Le 15 domande erano tutte abbastanza facili, perciò mi sono tranquillizzata subito. Per poi affrontare dubbi e perplessità, alternativamente, di fronte alle 5 risposte per ogni domanda. Se ogni domanda è contrassegnata da un numero progressivo da 1 a 15 e se ogni gruppo di 5 risposte è contrassegnato da un numero progressivo da 1 a 5, quanto comodamente si potrà fare il confronto incrociato fra numero della domanda e numero della risposta sulla griglia? Avevo pensato domanda 3 risposta 5, o ero già alla domanda 5 con risposta 3? Rileggo.

Mi sono chiesta anche: se il termine "transizione" non compare mai in tutte le diapositive preparate dal professore, quando lo trovo nel test e voglio dare la risposta esatta sulla sua funzione mi devo basare:
1- sulla lingua italiana, ben sapendo che fra me e il professor ingegnere non è lui quello che ne conosce il lessico, i suoi significati e i relativi sinonimi;
2- sul linguaggio tecnico-informatico che, eccezionalmente, sceglie un termine italiano e non inglese;
3- sul linguaggio basic che è il più semplice, ma anche oggetto del test della volta scorsa;
4- sul sistema binario 0-1, cioè se non è zuppa è pan bagnato;
5- sull'intuito matematico che uno studente universitario dovrebbe avere?

Come al solito ho risposto prontamente alle domande di cui conoscevo la risposta perché non erano ambigue. Ho riflettuto su quelle di cui ero meno certa, perché le frasi di risposta non corrispondevano alle grandi verità delle slide: evidentemente le domande non sono state formulate dal professore, infatti avevano tutte senso compiuto. Ho tirato a indovinare su quelle 4 domande di cui non avevo idea avessimo parlato a lezione. Non ho consegnato subito solo perché avevo di fianco la volpe rossa che anziché studiare si è fatta fare il compito, più serenamente e comodamente, dai 15 seduti attorno a noi che avevano il Test A come lei; io avevo il Test B ma naturalmente le volpi non si spaventano davanti a nulla, sono talmente furbe che pensano: tanto per oggi ha studiato tutto, mica sapeva di avere le 15 domande del Test B. Allora ho finto di non aver finito, comunque sarei dovuta rimanere in aula fino alla fine del tempo a nostra disposizione, quindi tanto valeva restarci fingendomi ancora impegnata a riflettere sul Test B.

Finché.. ecco nell'aria un bisbiglio.. un sussurro.. una voce lontana: è il professor ingegnere che risponde alle domande che gli porgono gli studenti. Quali domande? Quali, se non quelle del test, comodamente lette a voce medio-alta dallo stesso ingegner professore? Test B, per la precisione, ed io scema che ho riflettuto per rispondere, invece bastava chiedere. Il professore ha risposto quasi a tutte le domande del mio test, tanto da darmi modo di poter dire che ho fatto almeno un errore, e che gli altri errori, che eventualmente ho fatto con quelle risposte di cui non ero certa, avrei potuto evitarli, se avessi alzato la manina e chiesto: scusi ma questo?
Il professore avrebbe letto comodamente e serenamente risposto: transizione è transizione non è animazione. Come ha risposto ad un altro Test B più furbo di me. Incredibile, il professore ha parlato italiano, considera anche lui "transizione" come sinonimo di "passaggio"? La scelta si è ristretta pertanto a due risposte, la 1 e la 5, ma a questo punto l'intuito matematico ha suggerito all'ingegnere di indicare la risposta esatta col dito indice (previsto in qualsiasi programma d'esame), anziché dirla a voce medio-alta. Peccato, dovrò aspettare i risultati per sapere se ho sbagliato.

I difetti del professor ingegnere sono tre, di cui il terzo è un difetto matematico, ossia si incasina coi numeri: ci divide in 2, ma dà a tutti appuntamento alle 10, ci fa entrare ad 1 ad 1, e inizia a suggerire dal 15esimo minuto di esame, non dal primo. Al quindicesimo minuto io avevo già finito il compito. Sono tre difetti ed io una minchiona. Infatti il tre è il numero perfetto ed io devo imparare a non rispondere alle domande velocemente e precisamente (15 minuti netti per 15 ics dentro i bordi del quadratino), ma ad aspettare serenamente e comodamente almeno 30 minuti, prima di iniziare a scrivere le risposte che sento nell'aria. Mi manca l'intuito matematico dell'imbroglione pigro che non studia e non copia, ma chiede comodamente all'ingegner professore.
Saprò anche manipolare la punteggiatura serenamente, ma quando si tratta di test a risposta multipla sono programmata per sbagliare tecnica.
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