venerdì 25 febbraio 2011

Pensieri a ruota libera ma lenta.

Il sole fuori splende, ho pensato che mi piace questo tempo in cui per due giorni piove, poi per altri due giorni c'è il sole: mi fa sperimentare primavera e inverno un po' alla volta, prima che arrivi quello schifo di estate calda e soffocante per mesi senza sosta.
Non fingo nemmeno più di voler leggere qualcosa per studio, in questi giorni, anche se qualche pagina qua e là l'ho letta. Non fingo di avere un metodo, di avere un programma, di avere voglia, anche se forse qualcuno lo pensa. Mi sono lamentata della mia sveglia tardi, lunedì scorso, e mi è stato risposto "beh ma certo, se studi fino a tardi": significa che c'è qualcuno che è convinto che io in questi giorni stia studiando. Invece ho smesso, sconfitta.
In questi giorni sto portando a termine la lettura di un romanzo in tedesco: come suona questa frase?
In questi giorni vago mentalmente, meno fisicamente, senza meta.
In questi giorni mi sento oberata di impegni, mi succede quando non ne ho di fissi, ma solo di imprevisti.
Sono finalmente stata dal medico, ho parlato di tutti gli acciacchi, tranne di ciò per cui ero andata lì: farmi prescrivere le analisi del sangue di routine. Ma visto che per lui non sono messa poi così male, non importa se non le faccio, in fondo sto bene.
A parte i dolori post-palestra per tre giorni a settimana, ma vanno bene, perché significano che sto eseguendo bene gli esercizi, che sto sfruttando quelle parti del corpo arrugginite, che mi sto impegnando.
A parte questo sto bene, mangio di più, anche se forse peggio, e leggo romanzi in tedesco.
E mi sento triste e, ho paura di dirlo, insoddisfatta.

Se lavorassi potrei spendere con più leggerezza i soldi che sto spendendo in questo periodo per me stessa, ma non studierei, e nemmeno ora studio devo ammettere, visto che non do risultati, anche se qualche "idoneità" l'ho presa anche quest'anno accademico: tedesco, informatica, storia della lingua. A tre a tre, raggiungerò tutti i crediti che mi servono per laurearmi.
Pagherò i miei ritardi con aumenti di tasse, limitazioni, sguardi truci dei professori. Intanto non sono stata ammessa alla graduatoria per le collaborazioni studentesche, che hanno di bello due cose: sono pagate a dieci euro l'ora, per un totale di 150 ore, e vengono svolte nell'ambito dei propri studi; mentre di brutto hanno che non possono essere affidate a chi, come me, ha "anni di corso in eccedenza": hanno contato anche quelli di Siena, quindi.
Brutte notizie, ancora una volta, e guarda caso ancora a proposito di ciò che vorrei fare io, per me, secondo le mie inclinazioni. Non è curioso? Mentre tutte le cose che faccio seguendo esigenze e inclinazioni altrui, cose che io forse di mio non avrei intrapreso, mi vanno bene.
In palestra va bene, partirò per la Germania in vacanza, prenoto percorsi benessere.
Mentre lo studio va male, le collaborazioni vanno male, chiedo di scrivere e mi vengono fatte storie sull'egocentrismo dei miei contenuti e sul mio stile non impersonale da parte di persone che dovrebbero prima imparare che il noi non è una terza persona plurale, ma una prima.
Nei paesi non si cerca di mandare avanti le giovani leve, ma di affossarle giudicandole subito inadeguate.
Io poi non voglio fare la giornalista, ma proprio raccontare storie, perciò mi ritiro.
Altro buco nell'acqua.

Il sole fuori non mi aiuta. Nemmeno l'aria frizzante. Leggo qualche altra pagina del romanzo, prima o poi anche quest'altro assassino verrà acciuffato, mentre il mio stile "contorto", il mio "vaneggio" rimarrà incompreso.
Farò quel famoso corso di scrittura narrativa (o era scrittura creativa?), sperando almeno lì di essere seguita nei miei (eventuali) progressi?
Mi piace essere seguita, essere lodata man mano o corretta (non solo criticata), progredire visibilmente e superare tutti. Qui non l'ho mai fatto, sono arrivata sulle ali di lodi ricevute altrove, in luoghi dove le mie qualità erano degne di nota, mentre qui non sono riconosciute valide. Vengo presa per imbrogliona.
Inoltre hanno tutti una concezione diversa della vita. Sono poco idealisti, oppure lo sono talmente tanto da risultare estranei pure a me?

Vorrei, nell'ordine: cucire, fare una torta, leggere un altro romanzo dopo questo.
Che tristezza.
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