sabato 30 aprile 2011

Io e la scrittura.

Dovrei imparare ad essere breve e concisa.
Con uno sguardo alla scatola di cancelleria ho registrato subito quel poco, del suo contenuto, che porterei con me se andassi via: sono cose che posso ricomprare ovunque (tranne in Africa).
Ho spolverato: libri, cd, dvd, accessori del cucito e macchina da cucire, foto, lettere ricevute (da selezionare). Si tratta di cose a cui non posso rinunciare.
Oppure posso rinunciare a tutto questo, ma non alle lettere ricevute, quelle sono personali e insostituibili, hanno attraversato e accompagnato e caratterizzato la mia vita sin dagli 8 anni circa. Negli ultimi anni anche le lettere che ho scritto io sono diventate importanti, oppure solo ora ho la consapevolezza di quanto lo siano state anche per me e non solo (eventualmente) per chi le ha ricevute, perché ho capito che quel famoso diario segreto che non sono mai riuscita a tenere (ma quanto avrei voluto), in realtà l'ho sempre scritto, con costanza, da quando scrivo lettere; solo che una "cara Kitty" immaginaria non mi è mai riuscita bene: la fantasia sta nella fantasia, la realtà sta nella realtà, non posso scrivere a qualcuno che non esiste; anche ora immagino un paio di persone reali a cui potrei scrivere queste pagine senza vergogna. Ho bisogno di scrivere a qualcuno che esiste, che può (e vuole) rispondermi; come con gli esercizi di tedesco e, più di recente, di latino, ho bisogno di un riscontro, di una reazione, di uno stimolo, di una conversazione. Perciò lo stile giornalistico, impersonale, mi viene difficile quando scrivo di qualcosa che è successo a me, che ho visto io. Non mi viene spontaneo.

Forse ho appena disatteso (di nuovo) il proposito di dosare le parole; forse non dovrei scrivere man mano che penso, ma pensare e poi scrivere un riassunto: come faccio con le lettere, che non scrivo tutti i giorni, ma ogni due o tre mesi (ultimamente), con la scusa che non mi succede nulla di nuovo, di rilevante; ogni lettera è un sunto, secondo me ben riuscito, del periodo. Soprattutto perché non racconto di come scrivo, né dei dettagli delle mie pulizie, né le mie liste della spesa: questo però succede a voler scrivere tutti i giorni. Le mie lettere quindi sono formalmente più belle di un diario, senz'altro diverse, e anche se molto private sono meno personali.
Ho sempre scritto un "diario" attraverso le mie tante lettere, ma nella sostanza non sono la stessa cosa, ora che tento di scrivere una sorta di diario su quest'agenda me ne rendo conto.
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