venerdì 29 aprile 2011

Ricominciamo.

Troppa libertà è un piccolo ostacolo: ci si concentra sul "resto" con la scusa di averne diritto, dimenticando o rimandando il nocciolo. Ieri ho iniziato il quarto libro della serie, ai due romanzi sono infatti da aggiungere i Promessi sposi, e ora Il vaso d'oro, che è un racconto lungo. Anche il primo libro in realtà non è un romanzo ma una raccolta di racconti di viaggio, pericolosissimi in questo frangente, anzi forse all'origine di tutto, assieme a quel libro in cui veniva nominata l'Africa e che mi ha riportato alla mente film e libri simili, addirittura un vago ricordo di Oriana Fallaci e del Vietnam: a volte penso di aver letto di tutto in vita mia, ma senza cognizione di causa, e me ne stupisco, poi mi ricordo che il motivo per cui mi iscrissi all'università fu proprio acquisire quella cognizione; e se penso ai saggi sui Promessi sposi che devo leggere e scegliere per l'esame fra quelli che la professoressa ci ha messo a disposizione (e mi dico che almeno questo esame lo devo dare, è troppo bello), mi rendo conto che per le mie letture universitarie, a voler mettere in atto il mio pensiero nuovo, mi servirebbe una bella biblioteca in cui spulciare e fare "ricerche".
Quindi non posso andare all'estero, lì non l'avrei! Ci dovrebbe essere un Istituto di cultura italiana con una biblioteca. Oppure dovrei rimanere in Italia e spostarmi per brevi periodi all'estero (in vacanza?).
Ecco che l'Africa (ma non penso di andare davvero lì, né in Vietnam, sono solo modelli) mi appare come la meta sbagliata; in realtà l'attrazione rimane al nord, in Scandinavia, anche se stanotte ho sognato che, nella metro di una grande città, con vista su un grande fiume navigabile, forse Londra, qualcuno mi chiedeva indicazioni per arrivare a piedi a Edimburgo, neanche fosse un quartiere di Londra (tipico dei sogni) ed io gliele sapevo dare. L'Africa non va bene, perché il mio primo pensiero va ai miei libri: se voglio spostarmi da qui per stare meglio devo averli con me; a Berlino ho resistito solo perché non volevo leggere in italiano, per imparare il tedesco, a parte internet e il libro di Storia della lingua italiana da cui preparavo l'esame (e pi tardi i romanzi ad esso connessi).
È cambiato qualcosa: ieri ho fatto un po' di letteratura tedesca, e ho letto due capitoli de Il vaso d'oro, poi qualche verbo latino; visto così mi sembra tutto più facile, eppure insufficiente. Nemmeno oggi sono andata a lezione, ma siccome ho appena ricevuto i libri ordinati, so che oggi leggerò qualcosa da lì, probabilmente su Manzoni. Mi piace quello che faccio.
Allo stesso tempo non sono sicura che lo farò, perché appena mi sono alzata stamattina ho pensato di spolverare la mia camera (i libri, appunto). E non avevo parlato anche di cucire? Continuo ad ondeggiare.
È cambiato qualcosa nel senso che, dopo due giorni di sogni ad occhi aperti, coi quali ho messo un vero obiettivo nel mio prossimo futuro, ora sono più calma, meno agitata all'idea di non aver fatto la scelta giusta per l'università, e forse ora mi godo questa nuova consapevolezza che a sua volta mi permette di godermi meglio (senza l'ansia da prestazione) ciò che faccio. Devo solo smettere di sentirmi in colpa quando faccio una pausa dallo studio. Devo anche smettere di fare pause col pensiero, ossia di perdermi nei miei pensieri, per poi risvegliarmi con l'impressione (spesso corrispondente ai fatti) di non aver proceduto di una riga nella lettura; devo fare pause concrete, coi fatti: alzarmi e fare altro, per considerare la pausa lecita e il tempo non sprecato, me ne rimarrebbe comunque a sufficienza per pensare. Potrei spolverare.
È cambiato qualcosa rispetto all'idea di "Africa": non voglio più scappare, come pensavo quattro giorni fa. È cambiato qualcosa rispetto a una settimana fa, rispetto agli ultimi due anni, ed è questo qualcosa che conta: non studio per dare esami, né per laurearmi; ancora mi siedo a "fare i compiti", ma con uno spirito nuovo, più tranquillo, perché ciò che voglio ottenere dallo studio è piacere, non crediti.

Il sole è tornato, e questo aiuta i pensieri positivi a nascere e mantenersi. Sono comunque decisa a partire, ma non mollando tutto, tendendo vano quanto già fatto. Semplicemente, come ogni volta, valuterò e mi informerò e il tutto sarà fatto quando avrò la mente completamente sgombra da quest'ultima crisi, va già meglio, grazie a questo obiettivo futuro, incerto ancora, ma mai incerto come non averne affatto, mai opprimente come dover restare qui finché non finisco l'università, ossia chissà ancora per quanto!
L'università vista così era diventata una gabbia, proprio come lo è questa casa, ora invece vedo di nuovo l'orizzonte, e vivrò per prepararmi a raggiungerlo, ad esempio spolverando la mia camera, catalogando nella mia mente ciò che possiedo (libri, documenti, cd e dvd, vestiti e scarpe: l'essenziale). Molte cose rimarranno qui.
Alternativa: passare davvero l'estate da mio zio, studiare lì e, chissà, rientrare qui per dare esami (complicato).
Si vedrà. Ora spolvero, poi dò un'occhiata ai miei nuovi fantastici libri e vedrò "cosa combinare" oggi, fino a stasera, quando mia sorella tornerà dal lavoro e faremo la nostra ora di sport gratuita: fine anche dell'esperienza in palestra, dobbiamo risparmiare per il nostro futuro, ognuna per il suo.

Spolvero. Riordino i libri secondo un nuovo ordine: per nazionalità dell'autore, cosa difficile quando l'autore nasce a New York da famiglia polacca scrive in tedesco e il suo romanzo è considerato un classico della letteratura sudamericana mentre io dal nome lo facevo asiatico. Dico a caso cosa si potrebbe trovare a voler fare una classificazione per "nazionalità". Infatti ero partita con l'idea di separare la letteratura tedesca da quella italiana, visto che ho scoperto di avere Kafka, Musil e Mann (mai letti, ossia: non ancora); sono arrivata a distinguere tra romanzi in lingua (originale) tedesca, inglese, francese, ma gli inglesi lo sono solo di lingua o anche di fatto? Non era forse americano quello lì? Già. E con gli emigrati in America come la mettiamo? Per questo motivo la mia classificazione dei classici della mia biblioteca rimane molto amatoriale, generica e forse ridicola.
Con i libri mi sta succedendo la stessa cosa che mi era successa coi film: li preferisco in lingua originale. Ora come ora sono in possesso di conoscenze linguistiche tali da soffermarmi su scelte lessicali o sintattiche particolari anche quando leggo un romanzo da quattro soldi; ma quando la scelta non è dell'autore bensì del traduttore, come posso analizzarla nei suoi significati più profondi? Il vaso d'oro dovrei leggerlo in tedesco, per poter vedere anche fra le righe (e lo dico come se conoscere alla perfezione il tedesco fosse secondario, per poter leggere fra le righe, o fosse addirittura già acquisito, e naturalmente non lo è).
Ciò mi spinge a voler imparare il latino (meglio sui testi, e Seneca ha scritto un paio di frasi che mi sono piaciute), e addirittura l'inglese! Quante cose potrei fare se capissi e leggessi l'inglese? E quanti film potrei vedere!
È questo ciò che mi piace fare. sorrido perché lentamente torno, riuscirò a tornare, alla mia forma mentale originaria (nel senso di "pura, incontaminata", non certo di "primaria"): recupererò la bellezza interiore che, già parziale (ancora), in questi due anni ho perso, ho rischiato di perdere (di nuovo) del tutto. Sacrilegio! Sono diventata un mostro, sotto diversi aspetti. Ignorante, socchiusa, bruttina, nervosa e talvolta isterico-violenta. Un mostro.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...