sabato 21 maggio 2011

Guida per un fine settimana/1.

Oggi è il gran giorno: ho il mio appuntamento del mese. Non con l'estetista. Non parlo di mestruazioni.
Oggi sarò guida volontaria per Monumenti aperti a Quartu. Ma chi me l'ha fatto fare? Le nuvole mi consigliavano addirittura di stare a letto, e le vaghe immagini di me che, sotto un bel sole (tiepido) spiego al gruppo che quel cippo lì è un'imitazione a ricordo del IV miglio romano che un tempo segnava il percorso Cagliari-Olbia, lasciando supporre che ci fosse un avamposto militare proprio nell'area che oggi è piazza Dessì, svaniscono. Piazza Dessì prima si chiamava piazza mercato, quindi c'è stata una ridestinazione di un'area un tempo (forse) militare; in piazza Dessì oggi c'è il mercato civico, edificio stile capannone anni Ottanta di mattoni rossi e non, che a me fa venire in mente i ragazzi dello zoo di Berlino. O comunque scambi di droga sottobanco, dietro gli angoli di un edificio che non sembra quadrato ma plurilato. Di fronte, o dietro, dipende da dove si trova l'ingresso del mercato, c'è l'asilo Dessì, al cui muro è addossato il suddetto cippo. L'edificio non è di epoca romana, ma ottocentesco, di un periodo non precisato, compreso (forse) tra 1880 e 1890; lo stile umbertino è comunque di quel periodo, e il cornicione intarsiato è proprio in stile umbertino, come del resto tutto il corpo originario dell'edificio attuale, ossia quello all'angolo con via Vittorio Emanuele. Lì un tempo abitavano i coniugi Dessì-Dedoni, lui, Francesco, muore nel 1913, mentre lei, donna Aurelia, ricca e nobile possidente originaria di Settimo San Pietro, rimane sola con il loro figlio, Giovanni Battista, studente di giurisprudenza alla regia università di Cagliari, trasferitosi a Bologna durante la prima guerra, dove sperava di finire gli studi nonostante fosse arruolato nell'esercito. Ed è proprio nella prima guerra che, il 17 giugno 1916, Giovanni Battista muore, dopo essere stato mandato finalmente al fronte, sulla piana di Asiago, ancora all'insaputa della madre, con la quale teneva corrispondenza ma che non riesce ad avvertire in tempo. Donna Aurelia cerca di ottenere informazioni tramite i bollettini di stampa, e abbiamo a disposizione anche un appunto, scampato alla cancellazione perché scritto con l'indelebile matita copiativa (quella usata per le votazioni), di un compagno soldato (forse) che comunicava la morte di Giovanni Battista (non si sa a chi, o se a qualcuno di preciso). Solo il 26 giugno viene redatto il certificato di morte ufficiale, e l'avviso alla famiglia è addirittura del 3 luglio. L'appunto scritto a mano indica anche in quale cimitero vicino al fronte viene sepolto Giovanni Battista (il cui corpo però non è stato mai ritrovato) il quale riceve la medaglia d'argento al valore (d'argento e non d'oro perché non è morto sul fronte, ma qualche giorno dopo essere stato ferito, nell'ospedale da campo n.16).
Donna Aurelia, rimasta sola, si muove subito e fa testamento: non ha più il suo erede, e vuole che i suoi enormi possedimenti siano utili a qualcosa, perciò destina la sua casa ad asilo: è composta dall'edificio all'angolo tra la piazza e via Vittorio Emanuele e da un vasto orto che arrivava fino all'angolo opposto della piazza, con via La Marmora. Il testamento è molto preciso, indica che la casa dovrà essere usata per un asilo che dovrà avere impostazione cristiana, ed accogliere bambini sia ricchi che poveri, e soprattutto gli orfani di guerra, senza distinzioni; precisa di volerne affidare la gestione alle Figlie della carità, suore vincenziane il cui stile di vita è basato sull'estrema povertà, sotto la guida di suor Nicoli, famosa a Cagliari per essersi interessata in particolare agli orfani, presso l'Asilo della Marina, i famosi "piccioccus de crobi" che per vivere trasportavano la spesa delle signore che andavano al mercato civico ogni mattina o i bagagli dei viaggiatori che arrivavano alla stazione. Donna Aurelia stabilisce per testamento anche l'istituzione di una Fondazione che si occupi di organizzare e gestire il lavoro delle suore, il rispetto delle sue volontà precise, l'amministrazione economica eccetera; stabilisce che il presidente sarà per sempre il vescovo di Cagliari, il quale incarica per procura notarile un suo sacerdote per questo compito, e che può nominare due dei membri del consiglio di amministrazione della Fondazione, mentre altri quattro sono nominati direttamente da donna Aurelia e, dopo la sua morte, dagli altri membri all'interno del gruppo di soci. La Fondazione infatti è composta da diversi soci, dietro versamento di 20 lire annue (o di 500 lire in una sola volta, e in questo modo diventavano soci a vita). Nel 1920, dopo quattro anni, si procede finalmente all'attuazione delle volontà di donna Aurelia: giungono a Quartu suor Nicoli e altre suore, le quali ricevono un piccolo stipendio per il loro lavoro, pari a circa 1500 lire annue, più l'alloggio, che viene costruito in una nuova ala della casa; nel 1920 viene costruita anche un'ala per ampliare gli spazi destinati all'asilo; donna Aurelia continua a vivere nella casa, nell'edificio originario, fino alla sua morte nel 1936, curata dalle suore e con una serva a sua disposizione: il tutto è incluso all'interno dell'attività della Fondazione assieme all'amministrazione dell'asilo, infatti ci sono scritture contabili che mostrano fra le uscite le spese di mantenimento delle suore e di donna Aurelia e della sua serva, assieme alle spese di luce e acqua, o di approvvigionamento, e fra le entrate potevano includersi finanziamenti dal fondo istituito da donna Aurelia, vendita di suoi terreni (ne possedeva tantissimi, adibiti alle diverse esigenze agricole e pastorali), oppure finanziamenti esterni, ad esempio un documento mostra la richiesta di fondi provinciali da parte del consiglio d'amministrazione, in un periodo di problemi finanziari dovuti anche al fallimento della Banca in cui i fondi erano depositati.
Nel 1922 viene redatto il primo statuto della Fondazione, aggiornato successivamente per adeguarlo alla normativa nazionale e regionale, l'ultima volta nel 2009, in seguito alla riapertura (nel 2008) dopo un periodo di chiusura e di restauro dell'edificio. Nel 1923 entra in vigore il primo statuto che prevede la finalità precisa della Fondazione e la destinazione precisa dell'edificio, che non possono essere cambiati; l'ultimo statuto infatti modifica i modi in cui tali finalità possono essere raggiunte, per adeguarsi alla legge attuale, ma continua l'attività "educativa e formativa dei bambini in un ambiente sano dal punto di vista fisico e mentale, e anche religioso".
Le suore, libere di avviare qualsiasi progetto in linea con lo statuto, costruiscono all'angolo con via Vittorio Emanuele, al piano terra, una cappella dedicata all'Immacolata concezione, con un simulacro della Madonna della Medaglia miracolosa (apparsa ad una suora vincenziana, e quindi legata alle Figlie della carità), due quadri, un altare di marmi policromi e un tabernacolo, tutti scomparsi dopo il 1986, quando le suore abbandonano la gestione dell'asilo che la Fondazione affida ad esterni; i due quadri sono stati recuperati grazie alla segnalazione di un fedele che li aveva visti in un'altra parrocchia e riconosciuti come quelli presenti nella cappella che frequentava da bambino; la statua è stata ritrovata nel cortile dell'asilo, in cattive condizioni, e restaurata. Dal 2006 la gestione dell'asilo è stata presa in mano direttamente dalla Fondazione, e l'asilo ha potuto riaprire nel 2008 il giorno dopo la beatificazione di suor Nicoli, avvenuta il 3 febbraio a Cagliari (era morta nel 1924, dopo aver avviato l'attività dell'asilo).
L'asilo ospitava sia bambini che venivano portati lì ogni girono, sia orfani che vivevano lì, e tutte queste persone hanno ricordi (sia belli che brutti) di quel periodo, della cappella e dell'attività delle suore. La memoria storica è stata molto importante per ricostruire la storia dell'asilo, visto lo stato di abbandono e degrado in cui è stato ritrovato nel 2003 e la perdita di molti documenti o comunque una cattiva conservazione che ha permesso a malapena di decifrarli.
La data di costruzione della cappella non è conosciuta, ma viene costruito un piccolo campanile a vela, assieme ad esse, sulla cui campana sono incise la data 1929, sant'Elena, san Vincenzo, il crocifisso e la Madonna con bambino. Questa data permette di circoscrivere la costruzione della cappella agli anni dal 1920, arrivo delle suore, al 1929, fusione della campana di bronzo da parte della ditta Mazzola (molto probabilmente sono entrambe del 1929). La cappella ha un coro in legno e dei disegni sul soffitto, giallini e azzurri, più una scritta sull'arco, tutti da restaurare anche se non in pessime condizioni. Un'altra scritta è scomparsa assieme a tutto l'altare in marmo e alla balaustra che separava l'area del sacerdote da quella dei fedeli.
Nel 1948 vengono costruiti il refettorio, due aule, il parlatorio, la dispensa e la cucina (questa oggi non più usata). Negli anni Cinquanta-Sessanta l'orto è stato eliminato del tutto con la costruzione di un'ultima ala per ampliare ancora lo spazio riservato ai bambini; inoltre sono state adibite due ampie sale per l'attività ludica e ricreativa dei bambini, quella al piano terra, e per le attività della parrocchia di sant'Elena quella al primo piano. Anche i servizi igienici e l'acqua corrente vengono aggiunti in questo periodo. Gli ambienti destinati alle orfane vengono poi separati da quelli dell'asilo e della casa. L'impianto di riscaldamento invece è degli anni Settanta. Negli anni Ottanta inizia l'attività di baby parking.
La cappella veniva ed è ancora usata per la messa e aperta ai fedeli quartesi inoltre è usanza che tutti i giovani quartesi ordinati parroci celebrino la loro "prima messa", quella aperta solo ai familiari, proprio nella cappella dell'asilo Dessì.
Il consiglio di amministrazione è stato rinnovato nel 2004, e l'attuale presidente è mons. Pietro Meledina; nel 2005 la casa viene restituita alla Fondazione dopo il sequestro giudiziario avvenuto nel 2003; nel 2006 il Consiglio si assume la gestione diretta dell'asilo nido e scuola materna; nel 2008 riavvia l'attività secondo le disposizioni statutarie e, quindi testamentarie; la Fondazione diventa di diritto privato (già ente morale con regio decreto del 1923). Il nuovo statuto è del 2009, quando l'asilo ottiene il riconoscimento di scuola paritaria.
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