domenica 22 maggio 2011

Guida per un fine settimana/2.

Oggi doveva essere il gran giorno. Non mi sposo, no. Ma avrei dovuto raggiungere l'asilo per le 11 e passare sei ore totali a spiegare ad una moltitudine di gente com'è che a donna Aurelia venne l'idea di donare casa sua all'arcivescovo per farne un asilo. Ieri infatti ha piovuto, e l'affluenza è stata minima: 26 persone in tutto, in gruppetti ma soprattutto a coppie, divisi per tre guide quante eravamo, uguale: noia prevalente nelle quattro ore di servizio.
Oggi il tempo non è soleggiato ma sembra proprio asciutto, e soprattutto non è freddo, perché il sole è nascosto dietro uno strato di nuvole forse più sottile, cosicché il calore passa, anche se non la luce o i raggi diretti. Ma quando sono rientrata dal bagno, dopo aver lasciato borsa e chiavi in macchina, perché in ultimo ho deciso che partire già con la vescica a metà era da stupidi, quando sono rientrata dicevo ho trovato la macchina chiusa, sigillata, forse addirittura coll'antifurto inserito! In realtà non credo ce l'abbia, ma il sistema di sicurezza della chiusura centralizzata è così efficiente che non si è riaperto nemmeno quando ha visto che ero io. Unico oggetto salvato: il cellulare, incredibilmente; di solito lo dimentico in camera, oggi l'ho infilato nella tasca del giubbotto, e questo gli ha permesso di non trovarsi in macchina ancora adesso, a soffocare. C'è in macchina la mia borsa con patente: inutile chiedere in prestito una macchina. Ma faccio per dire, chi me la presterebbe? Il mio libro, che pensavo di leggere in aeroporto in attesa di mia sorella (attesa che sarebbe stata almeno di un'ora e mezza). I biglietti dell'autobus. Eccetera. Fortuna che di burrocacao ne ho una scorta in casa. Ovvero i vecchi burrocacao che ora scavo col dito, per non sprecarne nemmeno un grammo: non costeranno quanto la coca, ma in questi anni di carestia si fa di tutto.
Anche non rompere il vetro dell'auto, nonostante lo stesso proprietario abbia detto che è l'unica soluzione, ma con quello che costa! Stesso motivo per cui non ho insistito nello scassinare la serratura con il cacciavite. Mio padre che ci infilava la chiave del cancello non l'ho fermato solo per non discutere. Paolo dice che comunque costa meno cambiare il vetro che la serratura. Luciano ha tentato con un bel filo di ferro resistente, piegato ad uncino ad un'estremità, e con un filo di ferro resistente piegato ad asola ad un'estremità, infilati da una fessura tra sportello e carrozzeria creata infilandoci un'ascia, il tutto arrugginito. Ha funzionato: con l'uncino e tanta tanta pazienza ha tenuto sollevata la maniglia interna, con l'asola l'ha afferrata e tirata: la sicura si sollevava ma la macchina è rimasta chiusa, bloccata. Stessa scena dal lato passeggero. Le ipotesi di Luciano, assieme alle scuse per l'impotenza e il fallimento, sono due: si è inserita una sicura interna per sbloccare la quale ci vorrebbe un altro filo di ferro resistente, con un dito indice all'estremità, per premere il tasto dello sblocco (e sperare che sia proprio quello che blocca l'apertura), oppure si è rotto qualcosa nella centralina elettrica che permette l'apertura della macchina.
In tutto ciò la chiave di riserva è a Sassari, ma c'è anche chi mi ha posto questa domanda (Mario) ed io ho risposto, forse addirittura senza astio, che se avessi avuto il doppione non ci sarebbe stato Luciano lì a scassinare la mia macchina con un filo di ferro arrugginito.
Ho voluto scrivere tutti i nomi per dare l'impressione che io abbia conoscenze utili ma, a parte Luciano, in realtà tutti gli altri hanno solo fatto commenti che sottintendevano un "che cogliona, arrangiati". Solo mia sorella mi ha involontariamente consolata, dicendo che il problema di contatto elettrico c'era già. Consolata in parte, perché non credevo certo che fosse colpa mia: per anni, e anche ora con questa macchina, abbiamo lasciato la chiave nel quadro e le portiere non chiuse a chiave la notte, e mai, dico mai, si son chiuse a chiave da sole. Non è colpa mia se di punto in bianco la macchina si anima e si protegge da intrusioni esterne chiudendo tutti fuori (e rubandomi la borsa e il libro). Consolata in parte, perché ha detto naturalmente che me ne aveva già parlato non ti ricordi. Quindi io avrei dovuto prevederlo? Consolata in parte, perché colpa mia o no, la macchina mi ha chiuso fuori, ed io non son potuta andare a Quartu per la mia seconda giornata come guida volontaria. È vero che avrei preferito rimanere a letto, ma non con un impegno saltato sulla coscienza. Ester mi dice via messaggio che oggi c'è una bella affluenza. Sfiga volle.

Non credo alla sfiga, né al destino, nel modo in cui l'ha tirato fuori Luisa, aggiungendo che io oggi perciò non devo usare nessuna macchina, né tantomeno uscire di casa. Io l'avevo già detto a mia sorella, che oggi non uscirò di casa, ma per scherzo! Per non parlare di Luciano che, in risposta al figlio che proponeva un'alternativa al filo di ferro, ha detto che se dio ha voluto che il filo di ferro arrivasse sin lì, doveva continuare col filo di ferro. Mah. Intanto la macchina è chiusa, né per colpa del destino, né per colpa di dio: la colpa è semmai della tecnologia o, in alternativa, di un essere umano. O di mia sorella che non mi ha parlato del problema con la dovuta serietà, o affatto, oppure mia che non l'ho ascoltata, se me ne ha parlato, non so non ricordo.
Mio padre ha chiesto notizia di "quegli amici", io ho bofonchiato qualcosa, ma cosa? Non saprei più dire, forse l'idea era un "quelli non sanno nemmeno dove sono messi", ma avrei potuto benissimo dire "non sono amici miei (e mi stanno pure antipatici)"; in realtà non confido nelle loro capacità, son buoni piuttosto a prendere in giro, che ad aiutare. Almeno Luciano ha detto "può capitare" invece di ripetere a voce alta la frase "non capisco come hai fatto" che è stata elargita a piccole dosi da mio padre e da Mario. Logico, sono i due vecchi, non conoscono le auto moderne, accessoriate, tecnologiche, diaboliche. Né hanno pazienza.
Vorrei tanto conoscere persone come Luciano: pazienti, gentili, anche spiritose se serve. Di vero aiuto anche nel fallimento (la tecnologia in blocco contro un filo di ferro arrugginito!?).

Un po' sono dispiaciuta di non essere andata a Quartu, però.
Poi ho pensato alla rete di conoscenze che non ho. Già mia sorella la settimana scorsa mi ha mandato un messaggio sconsolato in cui diceva: "mai più chiedere aiuto agli amici", perché non trovava qualcuno che mi accompagnasse dal meccanico. Io lo sapevo già. Infatti non lo chiedo mai a nessuno! Anche lei, quando ha trovato la mia chiamata di stamattina mi ha richiamata subito, sapendo che se avevo telefonato era urgente. Forse anche Lui ha risposto per quello.
Un po' sono contenta di non essere andata a Quartu. Non ne avevo troppa voglia, e sin dal primo istante in cui si è presentato il problema mi son trovata a metà tra: agitazione per trovare una soluzione (anche se con l'agitazione non la si trova e, non trovandola, ci si agita di più) e menefreghismo latente. Non sono un personaggio attivo in questa storia. Ripenso a Berlino. Lì avrei dato il culo e mollato la macchina pur di arrivare a destinazione. Sono un personaggio passivo. Non me lo spiego bene.

Quando sono arrivata qui, nel 2009, in fondo ero stanca di dover sempre essere personaggio attivo, spesso l'unico, della mia vita. Volevo riposarmi, ma tra un trauma e l'altro non ho avuto tempo. Dopo la crisi estiva del 2009, l'inizio delle lezioni nell'inverno, due mezzi esami, le nuove lezioni a singhiozzo a causa di rinnovate crisi, un'estate passata a voler studiare, ma anche lavorare, il nuovo semestre a casa, sul dondolo tra lo studiare e il non studiare, lo studiare a casa e l'andare a lezione, le vacanze a Bologna e l'aver tralasciato lo studio in quei giorni, la consapevolezza della mia lentezza e la mia voglia matta di riuscire, ciò che pensa la gente di me, e ciò che crede di sapere, e ciò che sono, e ciò che vorrei essere, e ciò che appaio, e il dubbio di non apparire come credo, di fasciarmi ogni volta la testa prima di rompermela, di aver perso tempo a preoccuparmi di ciò che pensa o che crede di pensare la gente di me, di aver tralasciato lo studio per questo, di essere cambiata (peggiorata, rincitrullita), di aver sbagliato a tornare perché quello che ho fatto è stato solo peggiorarmi, rincitrullirmi, di aver sbagliato perché davvero l'università di Cagliari è tutto fuorché moderna, o al passo coi tempi e con l'Europa, al massimo avrà alcune funzioni automatizzate, in realtà i metodi d'insegnamento sono moderni solo in teoria e neanche tutti, mentre tutti, e dico tutti, sono antiquati nei fatti, peggio della scuola dell'obbligo, ed io che credevo, lasciamo stare, ma cosa volevo dimostrare? Forse ho perso tempo a voler dimostrare, anziché sfruttarlo per studiare? E vogliamo parlare del tempo perso ad aggiustare i rapporti, labilissimi, con la famiglia, conclusisi con tanta pazienza, che devo avere e mantenere per sopportare tutto, perché di cambiare non se parla? E alla fine devo ammettere, devo ammettere, di aver fallito in tutto.

Ed eccomi qui, personaggio passivo e svogliato della mia vita, che già si chiede come mi sia venuto in mente di iscrivermi al corso di tedesco che inizierà martedì! Me lo chiedo ora che non mi devo più chiedere come mi sia venuto in mente di dare la mia disponibilità per Monumenti aperti di Quartu. Ogni volta che c'è qualcosa da fare e non posso farlo mi lamento, quando posso farlo invece non ne ho voglia.
Non voglio certo essere così, ma..
Posso fare, come una delle varie ultime ipotesi di vita prossimo-futura mi suggerisce, la nullafacente (oltre che nullatenente), per godermi gite e simili? Vediamo i contro: sensi di colpa, rimostranze da parte di chi mi mantiene senza avere in cambio una laurea (ma ancora non lo sa nessuno), mancanza di vere amicizie qui (quanto lo sto notando in questi giorni in cui sarei disponibilissima, ma nessuno mi invita se non per il tramite di mia sorella!).
Ok sono sola e senza autonomia economica o di spostamenti: a cosa mi serve avere tempo libero? A parte riordinare foto, scritti, libri che di solito trascuro per mancanza di tempo.. qui sono sola, ecco la differenza, non mi sono fatta nemmeno un amico. Potevo stringere un legame con Ester, ma dopo due mezze volte e una mezza giornata ieri, l'assenza di oggi ha minato la radice stessa di un qualsiasi legame. E poi proprio lei.. vabbè niente di male in lei, ma nemmeno la conosco, e non ha fatto un gran colpo su di me (ma chi lo farebbe), quindi non mi sento davvero d'aver perso un'occasione.
Diciamo che stare in casa a far la casalinga aggiusta-tutto non mi aiuta a socializzare, né a ritornare un personaggio attivo, ma anche quando uscivo di casa non ho combinato granché in quel senso. Non ho conosciuto persone nuove, e quelle vecchie mi stanno ancora più antipatiche (chissà cosa pensano loro di me). Non ho nemmeno un fidanzato che mi scassini la macchina quando mi chiude fuori! Diciamo che sono sola come un cane.
E dire che invece altrove ho sempre avuto una vita sociale. Qui c'è una maledizione, qualcuno direbbe il destino o dio, secondo me semplicemente faccio io di tutto per non integrarmi davvero. Lo sospetto seriamente.

E a volte mi pare che io debba fare delle scelte. Per sentirmi viva. Delle scelte che si vedano.
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