martedì 31 maggio 2011

I rapporti non sono il mio forte.

La crisi, l'inquinamento. Soldi, aria, acqua, cibo: tutto ciò che ci serve per vivere è in forse.
Presto per preoccuparsene?
A Berlino mi è capitato di avere fame. Qui evito le abbuffate che, più che tipiche, sembrano socialmente utili.
Infatti io non ho che due amici.

A Berlino avevo pochissimi soldi. Qui faccio in modo di averne altrettanto pochi, ma spesso sono di più, o sembrano tali, perché sono costanti e regolari.
A Berlino rispettavo l'ambiente, e qui pure: non viaggio in bici, ma spesso in autobus, o in auto, ma solo in condivisione.
In fondo non sono così cattiva come sembro.

Però... cerco di non accumulare abiti e di non lasciarmi trascinare in vortici di spesa.
Però... gli abiti dismessi e gli oggetti superflui sono fuori dalle mura, ma ancora nel mio territorio: accumulati per una possibile vendita.
Però... non sempre riesco a sfuggire agli inviti. Gli agriturismi sono i luoghi che odio di più, che considero più inutili. Tutto è in doppia portata, dall'antipasto al dolce, per soli 25 euro. Ottimo rapporto quantità-prezzo, ma quanta roba avanza? Eppure proprio il fatto di pagare 25 euro non per un pasto normale (come al ristorante), ma per uno pantagruelico che nemmeno si riesce a finire, attira le persone.
Dovrebbero piuttosto fissare un tetto allo spreco, e un prezzo proporzionato al consumo: massimo 25 euro per l'intero menù, 10 euro per chi mangia quantità umane. Nemmeno per la salute è buona cosa abbuffarsi solo la domenica, lo sapevano già gli antichi, che mangiavano pane e formaggio durante la settimana e poi la domenica brodo di pollo.
La crisi e lo sperpero sono brutte bestie entrambi.
Se mi lamento tutti insistono sull'ottimo rapporto quantità-prezzo che è evidente, perché non lo capisco?
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