domenica 3 luglio 2011

Casalinghe, state attente alle truffe!

Da alcuni anni sfoggio anche io un curriculum vitae europeo, che indica oltre ai miei dati anagrafici e recapiti e ai titoli di studio ed esperienze lavorative, anche le così dette conoscenze trasversali, ovvero tutto ciò che, pur non appreso durante un corso di formazione, né maturato durante una precedente esperienza lavorativa, può essere considerato una capacità degna di nota al momento di candidarsi per un posto di lavoro ben preciso. Anche quando apparentemente tali conoscenze non c'azzeccano nulla con le mansioni che si dovranno svolgere. Apparentemente, appunto.
Le conoscenze trasversali sono tutto ciò che sappiamo fare: sappiamo cucinare un pranzo per dieci persone di cui due intolleranti, vegetariane o rompicoglioni? Bene: siamo in grado di gestire una situazione non omogenea, in cui tutto deve essere ricondotto allo stesso risultato (mangiare) e nello stesso momento (l'ora di pranzo), senza trascurare la qualità (la richiesta di bis o il ruttino sommesso sono un ottimo feedback). Abbiamo fatto da babysitter ai cuginetti per tutta l'estate, e abbiamo dato alla zia disponibilità anche per tutti i fine settimana invernali? Significa che abbiamo pazienza, che siamo responsabili, siamo flessibili e disponibili per quanto riguarda gli orari di lavoro e probabilmente abbiamo una mente allenata a prevenire gli imprevisti. Soprattutto se la zia ci riconferma. Ci piace il fai da te? Ridipingiamo mobili, aggiustiamo elettrodomestici, rattoppiamo buchi, e capiamo se la gomma è bucata o solo sgonfia? Sicuramente siamo in grado di gestire le nostre risorse senza sprechi, di valutare se una spesa va fatta o se è più conveniente ridestinare quanto abbiamo, e ancora una volta siamo pazienti. Conosciamo una lingua straniera ad un buon livello? Anche se non si tratta del richiestissimo inglese, dimostriamo di avere una mente aperta verso il diverso, che si tratti di lingua, cultura, usi o consumi non importa: potremmo avere capacità impensate di immedesimazione nella mente dei potenziali clienti, ad esempio in vista della nuova campagna pubblicitaria di un prodotto specifico.
Molte volte non sappiamo di sapere, ma in ogni nostra piccola e insignificante attività, noi maturiamo capacità e metodi che inconsapevolmente ci tornano utili in tutt'altre mansioni. E così banali cuoche potrebbero gestire tanto la cucina di un ristorante quanto il personale di un'azienda, semplici babysitter potrebbero occuparsi di customer care o dell'ufficio lamentele lagnose, mentre da un hobby ingombrante si potrebbe passare alla direzione logistica. E così via.
Nel mio curriculum modello europeo, per non lasciar credere che le mie risorse si riducano a pezzi di carta firmati e timbrati da una scuola e a sterili esperienze lavorative, ho precisato con cura quali sono i miei hobby e le mie attività extralavorative, e ho aggiunto per ogni lavoro svolto tutto ciò che da esso ho imparato, dal più attinente al settore al più inimmaginabile. Poi, nel caso non fosse chiaro, ho scritto esplicitamente che ho maturato (non ricordo in quale esperienza precisa, ma senz'altro in quasi tutte) una utilissima capacità di organizzare il mio lavoro e quello dei miei collaboratori, quindi sia quando sono sola senza aiuto, sia quando mi aiutano i colleghi, sia quando i colleghi non aiutano me nelle mie mansioni, semmai mi ostacolano. Ho anche precisato che tale capacità organizzativa permane nei momenti di forte stress dovuto a scadenze imminenti, disguidi bastardi, clienti che ci danno addosso e ci accusano di essere degli incompetenti, bagni che si allagano, conti che non tornano, scadenze che si aggiungono, numeri di telefono che si perdono proprio quando si doveva avvertire qualcuno (magari proprio il capo) di una cosa urgentissima e così via, una sfiga dopo l'altra.
Io ricordo di essermela cavata abbastanza bene in situazioni del genere, ferma restando la voglia pazza di uccidere qualcuno in quel momento, perciò l'ho scritto sul curriculum con ferma convinzione.
Poi mi capita di alzarmi presto la mattina, di fare colazione, di iniziare la giornata col sorriso perché c'è il sole e mi sembra domenica, quindi immagino il quartiere silenzioso e il mio umore per niente uggioso, di svolgere le mie prime banali mansioni senza fretta ma diligentemente, ad esempio rifare il letto e riordinare la camera, innaffiare i gerani e spazzare un po' le fogliacce traslocate dal vento, lavare le tazze e riordinare la cucina, quand'ecco... il caos subentra nelle mie mani precise, ed inizio ad accumulare cose da fare su cose da fare, come se fossi posseduta dal peggiore dei datori di lavoro, che dà prima un ordine poi lo semi-rettifica con un altro apparentemente contradditorio, poi lo integra con uno che non c'entra proprio 'na mazza, poi lo annulla con una cosa etichettata come molto più urgente, poi ordina di mollare tutto e di fare la pausa sennò poi finisce che gli metto contro il sindacato, poi interrompe la pausa urlando dove cazzo sei finita, poi ringrazia per il lavoro svolto e, sottolineando che solo di me si può fidare, mi dà una mansione etichettata come delicatissima e di alta responsabilità, accompagnata da occhiolino-vedi quanto ti stimo poi, incurante della delicatezza dell'ultima mansione, me ne dà un'altra e visto che ci sono anche un'altra così non perdo tempo e me la sbrigo entro oggi, poi non devo dimenticare quest'altra che è da una settimana che me la tiro dietro, e infine questa qui che avevo iniziato ore fa e va fatta oggi e sbrigati che fra un po' è già ora di cena.
Ah! Dimenticavo di aggiungere sul curriculum la mia caratteristica più importante: in realtà io non sono una persona ma due, quindi sono doppiamente efficiente, anche se talvolta fra noi litighiamo ed è un casino.
Oggi mi son resa conto che le mie capacità trasversali tanto decantate perdono il loro tratto fondamentale, quello che le rende tali e senza il quale non esisterebbero, ossia la trasversalità, quando sono a casa. In qualità di disoccupata. Disoccupata anomala, perché io ho deciso di sfidare me stessa e il mio femminismo, cimentandomi in ambiente domestico in qualità di Hausfrau. Vabbè: casalinga. Anche se in tedesco suona meglio: la Signora della casa. L'autorevolezza della mansione sprizza dalla pronuncia stessa del termine come fossero gocce di saliva sputacchiate durante una crisi isterica.
In qualità di Hausfrau (con la h aspirata, mi raccomando) dovrei sfoggiare capacità organizzative e gestionali, autorevolezza e autorità con i coinquilini, inoltre dovrei essere zuverlässig, ordentlich und kreativ. L'ho detto pure durante un'intervista. Ma mentre sulle ultime due qualità non ho dubbi, la terzultima è spesso minacciata dalla figura retorica dell'accumulazione, che compromette pure le prime. Insomma, io che mi dichiaro "in grado di valutare le risorse e gli strumenti a mia disposizione per raggiungere gli obiettivi previsti entro i tempi richiesti" e pure "meticolosa, ma senza trascurare la velocità" (questa poi!, veloce..), e ci metto la firma, e autorizzo il trattamento dei miei dati personali... poi mi perdo in un bicchier d'acqua quando voglio contemporaneamente fare una torta, lavare i piatti di ieri, formattare un lavoro, grattugiare un chilo di pane vecchio, a quel punto passare l'aspirapolvere, farmi manicure e pedicure, pulire gli scaffali della dispensa, fare gli esercizi di tedesco, attaccare le etichette scritte a mano sui barattoli, lavare altri piatti, pranzare-fare merenda-cenare e.. in quest'ordine o in un altro non importa, perché io svolgo tutto man mano che mi viene in mente. Il "contemporaneamente" delle intenzioni, è chiaro dall'ultima terna, si trasforma in un lasso di tempo che, partendo dalla colazione, si dilata fino all'ora della cena, addirittura posticipata alle dieci contro ogni abitudine che mi riguardi.
Perciò il mio consiglio è: prima di assumermi come domestica, che ne direi di guardarmi nelle palle degli occhi e chiedermi a bruciapelo "ha davvero tutte le capacità di cui si vanta o l'ha scritto solo per ottenere questo lavoro?". A volte funziona, per smascherare un truffatore.
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