lunedì 11 luglio 2011

Crisi d'astinenza, depressiva ed economica.

Sapevo che sarebbe successo. Sapevo che sarebbe finito l'effetto della droga, la spinta della rincorsa, il moto non perpetuo del corpo, l'abbindolamento della mente.
La realtà è altra.
Inoltre io odio fare commissioni. Uscire appositamente per farle. Stare in giro tutto il giorno per farle, per spostarmi, per squagliarmi. Avrò occasione di parlare anche io del caldo, vedrete, ma non oggi. Perché oggi mi sono svegliata in sintonia con l'eterna domanda sull'inutilità della vita.
La mia pusher passa le sue giornate a lavare, stirare, cucinare, accudire fiori e piante soprattutto ora che i suoi quattro figli sono grandi (hanno la mia età) e l'hanno pure resa nonna. Mi ha fatto entrare nel tunnel della casalinga-e-mamma con semplici chiacchiere sull'educazione dei bambini, in particolare sul delicato equilibrio tra realtà e regole, da una parte, e fantasia e spontaneità, dall'altra, in cui è bene che un bimbo cresca. Ci siamo trovate d'accordo su questo metodo, benché faticosissimo, e ho addirittura pensato che si tratta in fondo della intensificazione di questa fatica a mantenere l'equilibrio, quando si parla tanto di conciliare lavoro e famiglia.
Io poi sono tornata a CasaMia dopo quel fine settimana lungo e ho dovuto fare i conti con la mia realtà: io non ho figli né un lavoro. Si può davvero considerare un lavoro fare la casalinga? Ho scoperto che essere casalinga comporta pro e contro: libertà di organizzazione del proprio lavoro, ma nessuno stipendio, né fisso né mobile. Ma richiede anche dei prerequisiti: una casa di cui occuparsi, qualcuno che si occupi del mantenimento economico della casalinga e anche di tutte le spese che la casa comporta.
La riflessione è stata seria e invasiva, ha coinvolto ogni fibra del mio essere, a partire da quella della volontà, e mi ci sono cimentata (alla bell'e meglio) per capire. Ho affrontato alcuni ostacoli, ma ho anche scoperto che vecchi ostacoli erano superati: ho più collaborazione in casa, anche se ancora vengo travolta dalle domande quando cucino. Una per tutte, la domanda-regina: cosa stai cucinando? ripetuta più volte (come intercalare?). Altri ostacoli superati: la fossilizzazione dei soprammobili; il deterioramento del servizio buono per scarso grado di utilizzo; lo sfinimento (mio) per troppe domande subite durante la colazione; l'esplosione (mia) per le troppe richieste subite durante la colazione. E simili.
Odio essere martellata durante la colazione.
Oggi ad esempio non ho avuto il coraggio di alzarmi prima delle nove, perché sentivo che in cucina c'erano troppe domande che aspettavano solo me per avere una risposta. Alcuni ostacoli, infatti, sono superati e ormai alle spalle, dimenticati, mentre altri sono sempre in agguato. Il bello delle vere casalinghe, ho scoperto, è che se tutto va bene si creano la loro famiglia autonoma, nuova di zecca, magari non perfetta, ma vergine. Io invece ne ho riciclato una vecchia che ho trovato in questa casa, che in realtà non è neppure CasaMia come dico, e sto usando quella. Ed è snervante.
Soprattutto perché sono giovane. Potrei essere ovunque, lo so. E so anche dove potrei e dove vorrei essere. Mi sono data un anno, perché crescere significa migliorare, e migliorare significa cambiare, anche di poco, se stessi, ed io ero quella del pensa-e-fa, come una bestia: ho sonno, dormo; ho fame, mangio; mi son stancata di stare qui, parto. Stavolta invece voglio darmi tempo, soprattutto perché una partenza puzzerebbe troppo di fuga e questo non mi va. Ma a periodi alterni, quando svanisce l'effetto di droghe temporanee fornitemi col loro esempio da persone dalla vita apparentemente serena, mi chiedo: cosa minchia ci sto a fare qui?
Sono giovane, devo vivere la mia vita, come una minchiona ho smesso di viverla per venire in questo buco di culo a fingermi casalinga disperata a Wisteria Lane, a parte che quello è un quartiere residenziale dove le ortensie crescono come funghi e anche le single senza speranze hanno schiere di ex mariti che le mantengono. A 25 anni. E poi io uno scopo ce l'avevo, e non era certo passare la settimana a borbottare perché ho i pomeriggi impegnati e poco tempo per le cose di casa, e ad aspettare il fine settimana per poter fare tutto, e ritrovarmi la domenica pomeriggio con gli occhi iniettati di sangue e la tremarella alle mani perché è da giorni che non vedo volti umani, che non sento voci umane, che ragiono solo in termini da casalinga, che interagisco con CasaMia come se davvero fossi lo spirito che la infesta e lei la prigioniera che mi chiede di lasciarla andare.
Ecco perché il lunedì mattina vorrei rigirarmi nel letto fino alle undici, incapace di muovermi e di alzarmi e di pensare di dover alzarmi, ma appena ho uno o due gradi di lucidità e mi rendo conto che il letto in questione non è in un loft in una metropoli europea, dalle cui vetrate si vede il fiume, mi alzo di scatto disgustata come se mi fossi ritrovata a letto con un puzzone. Non c'è gusto nemmeno a stare a letto fino a tardi, quando la casa è quella di una casalinga. Cosa mi succede?
Sono nella fase di transizione tra artista squattrinata e casalinga perfetta, sorridente, e.. Ma io non voglio mica! Volevo provare, certo, e continuerò perché mi son data un anno. Eppure.. non posso più non lavorare. E non posso nemmeno più sopportare tutto questo.. questo adagiarsi sulle mie spalle. La mia vita non è quella di mandare gli altri a spasso, mentre io spadello, e non fate tardi che alle otto si cena. Infatti è per questo che non mi sono mai sposata! Va bene, nessuno me l'ha mai chiesto, ma una cosa è chiara: odio le single casalinghe, perché diventano subito zitelle. Una single sana di mente lavora e gira il mondo, oppure lavora e ha un appartamento e un gatto. Ecco, io eviterei il gatto.
Io vorrei essere casalinga intellettuale, ma per tutto servono euro: per spostarmi da qui a lì e partecipare alla presentazione di un libro gratuita. Per andare al mare a mangiare ottimi panini fatti da me. Anche per fare una semplice passeggiata, se poi voglio coronarla con un gelato. E non parlo dei libri che vorrei: ora mi sono orientata sulla lettura di blog, che è gratuita, ma internet costa. E anche fare la casalinga non intellettuale ha un prezzo: il silicone per il bagno, le lampadine a risparmio energetico, il cotone idrofilo, gli ingredienti per una qualsiasi ricetta presa da un blog che non sia un'insalata di pomodori olio e sale, un detersivo che non lasci sui pavimenti odore di topo morto, e uno che non lasci ai miei vestiti odore di disinfettante scaduto, e anche un buon antimuffa sulle pareti non sarebbe male.
CasaMia me la invidiano in molti, perché ha belle stanze e un giardino e un cortile, con posto auto addirittura! Ma non ho l'auto, non ho l'attrezzatura da giardino, ho scoperto che il problema di quel grand canyon è la terra vecchia, ma non ho la terra nuova, anche volendo andar sul sicuro con piantine anziché semi, non ho le piantine, e il massimo che posso fare è riciclare vecchi tovaglioli per fare un portapane o vecchie tovaglie per fare un copripanca.
E fu così che, anche io, per la prima volta nella mia vita, ho imparato il significato più profondo dell'espressione: odio il lunedì.
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