venerdì 15 luglio 2011

Era solo per spronarmi a fare una torta.

Spesso mi emano regolamenti utilissimi a regolarizzare la mia vita. Perché a me una vita regolare piace, anche se è impossibile mantenerla al 100% regolare, e sempre. Nonostante qualcuno mi veda così regolare da tentare di chiamarmi con appositi soprannomi. Fortuna che in quei casi nemmeno mi giro.
Io sono quella che ha la sveglia fissa, ogni giorno, anche la domenica: alle 8 e 5 da un mese, residuo di un impegno (ma quale?), e da ieri anche alle 7 e 25, residuo dell'impegno di ieri che mi ha portata a zonzo per tutta la mattina. Odio le commissioni, l'ho mai detto? Anche se un tempo mi piacevano. Mi offrivo addirittura volontaria per quelle degli altri, anche se mi scocciava un po' trovarmi con le bollette in una mano, i soldi contati nell'altra, e scoprire che i soldi erano contati male e dovevo aggiungere un euro per il bollettino. Uno per ogni bolletta. Ma io regolare e organizzata come ero già allora, controllavo già a casa, e arrivavo alle poste già con le monete in mano, assieme a quei soldi già contati. A mente. Con la mente del furbetto. Conoscere i miei polli non mi serviva per rifiutare un favore, né ad impedirmi di offrirmi volontaria, né mi faceva arrabbiare: semplicemente mi organizzavo, ad esempio procurandomi monetine già dal sabato. Il giorno delle commissioni infatti era per me il lunedì.
Oggi il lunedì per me è un giorno che odio perché ricomincia la settimana di tutti, tranne la mia, è lo strascico odioso di una domenica noiosa, e solo quando la domenica sono impegnata (quando?), il lunedì per me è un bel giorno. Perché in fondo, a me è sempre piaciuto anche lavorare non solo fare commissioni. Anche se ora non si direbbe, visto che ho aggiornato il mio cv (anche la foto, certo) ma nessuno lo sa. Certo se cercassi lavoro inizierebbe il va e vieni per i colloqui, altra cosa che odio: io sono all'antica, mi piace fare i giorni di prova e poi decidere. O subire un le faremo sapere, certo, ma almeno bello diretto, perché nel caso della prova davvero significa no. Mentre per il sì ti dicono torna domani. E a me succedeva così. E poi con la prova mostri chi sei e vedi chi sono quelli che ti vorrebbero assumere, e ti sembra di poter scegliere. Anche quando non hai voce in capitolo.

Io sono quella che ha una lista di cose da fare, aggiornata regolarmente, dove "aggiornare" significa buttare quelle obsolete (strappare la pagina, depennare ogni voce o cestinare il bigliettino) e rifarla da capo. È un metodo che uso da sempre e per cose differenti: quando da piccola studiavo e mi distraevo, appena mi rendevo conto d'aver passato un'ora in un mondo che non era quello degli invertebrati o della fotosintesi clorofilliana o di Cristoforo Colombo, riprendevo a leggere dall'inizio della pagina. Anche quando per metà avevo comunque seguito la mia lettura e ricordavo tutto. Da adulta mi può capitare con un romanzo noioso, o con un film poco avvincente: riprendo daccapo la lettura/visione (per la visione funziona solo coi dvd). Nella nuova lista di oggi ci sono parecchie voci di quella vecchia, e questo non combacia col vero obiettivo della regolarità e dell'organizzazione, o sbaglio?

Io sono quella che nella sua mente crea scalini di priorità sui quali colloca le varie incombenze. Questo fa parte della cura contro una malattia che mi permetteva di concentrarmi fino all'ossessione solo su una cosa, di portarla avanti sino alla nausea (che non è lo stesso di "compimento"), poi odiarla e abbandonarla, per riprenderla, con mille timori di aggressione da parte della cosa stessa, molto dopo. Non funzionava granché per farmi amare le cose della vita. Non ero nemmeno capace di leggere due romanzi per volta, e tutta quella gente che vantava di avere tre libri sul comodino per me era una massa di bugiardi ma a chi vuoi darla a bere a te non piace leggere. Ma concentrarsi solo su una storia fino ad immedesimarsi con il killer psicopatico o con Pinocchio o con l'antagonista, ma anche il protagonista ha molto di me, e vogliamo parlare della comparsata dell'amico, non assomiglia forse a me, l'amico del protagonista? Non è sano.
Ho iniziato nell'inverno 2009, anno carico di giorni e mesi, mentre studiavo storia medievale leggevo un romanzo in tedesco: passare da una lingua all'altra per la prima volta mi fu facile, e incredibilmente utile per staccare un po'. D'altronde non son mai stata capace di fare vere pause di dolce far nulla, qualcosa in mano devo avere, e se è qualcosa che tiene occupato anche l'occhio (che vuole sempre la sua parte) e tramite lui la mente, è meglio. Dal romanzo in tedesco quella volta passai ad uno italiano, e per la prima volta leggere due libri contemporaneamente fu facile, grazie al passaggio da un genere all'altro, e ancora una volta utile per staccare un po'.

Io sono quella che inizia la giornata con una lettura: romanzo, saggio, giornale, settimanale, ora pure gli aggiornamenti dei blog preferiti. Cosa farei senza internet? E senza la mia libreria? E senza mio padre che mi presta il giornale? Io ho sempre letto libri e giornale sin da piccola, solo che ora nessuno mi sgrida più: perché faccio passare tutto sotto la voce "studio". Crescendo s'impara. Da piccola però non ero selettiva e leggevo di tutto, anche riviste troppo femminili, ma con le mie preferenze: mi piacevano i consigli dello psicologo e i consigli per i genitori, meno le lettere d'amore a cui l'esperto risponde. Mi piacevano perché cercavo di capire me e i miei genitori: chi aveva torto e chi ragione? Oggi so che i rapporti familiari non devono basarsi sull'opposizione torto/ragione, perché tutti abbiamo il diritto di esprimere noi stessi, poi certo alcuni obblighi son necessari, per avere ordine e regolarità nella vita, e ai genitori spetta l'ingrato compito di instillare l'ordine nei figli, ma non sottoforma di ordine, bensì di buon esempio. Né in mondo caotico, ma anzi molto molto ordinato perché anche ai bambini più fantasiosi la regolarità serve come l'aria e più del pane, per crescere sani e sani. Ho imparato da quei consigli cosa dovevo fare per me (perché i miei genitori non lo facevano), e dalla vita cosa avevo bisogno di darmi: vivendo s'impara. Con gli anni ho capito anche che i miei genitori erano semplicemente incostanti nelle loro regole, e incoerenti. Per questo son fissata con la regolarità: qualcuno me la doveva pur garantire!

Io sono quella ribelle che non vuol sentirsi dire cosa deve fare ne tantomeno come. Il Bastian contrario de sto cazzo che più riceve consigli sottoforma di ordine, più mostra segni di sordità senile precoce, abbinata a rincoglionimento. Che? Il bastone? Quale bastone? Noo, mettiti un maglione che fuori c'è freddo. Sergio? Ma Sergio chi? Sarebbe bello rispondere impunemente così, ma non otterrei risultati (cioè far cessare la pioggia di "consigli"), e comunque non ci riuscirei.

Io sono quella concreta, trovo senso nell'agire e nelle parole solo quando mi permettono di risolvere un problema, di ottenere un risultato, di raggiungere un obiettivo. Tranne quando le uso sul blog, in questi casi a volte svariono e basta. Dicono che parlare faccia bene, me l'hanno sempre detto. Io invece zitta ed introversa. Poi ho scoperto che, diversamente da quanto credevo io, davvero parlare aiuta, specie quando il problema l'ho già risolto e posso riderne e prendermi in giro. Ma aiuta di più quando chi ascolta non spara commenti a vanvera, dimostrando di non aver ascoltato o comunque capito, o peggio ancora di non conoscermi affatto. Parlare aiuta se si parla con la persona giusta, e ognuno ha il suo tipo di persona, nelle diverse occasioni.
Quindi le mie stesse regole a volte mi stanno strette: perché non posso essere libera di iniziare e proseguire la mia giornata come mi pare, decidendo di volta in volta? A quale pro fare certe cose, se non mi aiutano a migliorare la mia vita, ad aumentare il mio grado di serenità (dal grado zero?).

Troppa libertà fa male: tra il fare e il non fare, con 37 gradi in casa senza contare l'umidità, si finisce sempre per scegliere il non fare. È facile non trovare scopo nella vita, se lo si cerca solo la mattina alle sette e trenta appena sveglia. Rincoglionita perché per una vita sono stata civetta. E mo' voglio fare l'allodola con la sveglia all'alba. Eppure, 'fanculo al bioritmo, di notte sono piena di idee ed energia, ma la mattina in piedi all'alba con le occhiaie e gli occhi gonfi ho un buonumore addosso che nemmeno un pacco regalo da 30 chili spedizione nazionale pieno di romanzi mai letti me lo darebb.. Vabbè non esageriamo, il pacco sarebbe insuperabile come scorta di buonumore. Il fatto è che in giornate lunghe e calde come ieri, attraversare il parco come scorciatoia, stanca e sfatta dal caldo, sapendo orologio alla mano che erano appena le 8 e 55, mi ha messo un'energia nelle gambe insperata. Alle nove ero a destinazione, alle nove e sette avevo finito la prima commissione, e fatto anche le prime dieci foto della giornata, e poter fare foto la mattina è un lusso da settimana di ferie. Alle dieci ero davanti all'ufficio, venti minuti dopo avevo finito l'ultima commissione, perché per strada tra la commissione prima e la commissione ultima, avevo fatto tutte le altre. E quant'è soddisfacente incastrare impegni, orari, luoghi nel mosaico della città e dell'agenda, e riuscire a spuntare una voce dopo l'altra anche quelle che non avevo scritto perché oggi non ce la farò mai, troppe cose?

Io sono quella che solo a casa non si sa organizzare. Non sono abituata. Ho sempre visto casa come il luogo del riposo, della fine della giornata lavorativa. Ora invece tutto ruota qua attorno e qua dentro. Potrò mai fare la torta, se sto seduta davanti al pc? Ma la casa è il luogo della connessione frei, non gratis, ma libera dalle restrizioni lavorative. Mi è sempre piaciuto lavorare fino a scoppiare. E poi staccare del tutto la sera. Ora sono sempre auf. Quando stacco? Non quando esco, perché si tratta sempre di commissioni, e per me uscire di casa equivale ancora ad andare al lavoro (dopo due anni?). Non quando guardo un film, perché non mi sbrago sul divano con l'occhio tremulo, ma sto seduta con il vestito cucito a metà in mano (quasi finito, in realtà). Non quando scrivo al pc, perché da quello che scrivo potrebbe dipendere il mio futuro. Non quando cucino, perché così incapace non mi rilasso affatto, anzi sto sulle spine e incrocio le dita, e chiudo gli occhi e trattengo il respiro finché.. fatto? Sì, ma non è uscito. Ok insalata di pomodori anche stasera.

Io sono quella che dondola fra estrema precisione: tabelle e liste sul da farsi, penna alla mano e orologio nell'altra. Ed estremo godersi la vita: finalmente a casa (tutti i giorni 24 ore su 24) libera di fare quello che voglio. Ma ho anche doveri a casa. E li faccio. Ma non riesco ad incastrare ed organizzare. Ci impiego ore. Non sono abituata a stare seduta, e se mi siedo è fatta, scatta la sensazione di essere a riposo. Devo lavorare in piedi, per lavorare in maniera efficiente.
Ad esempio ora potrei decidere di alzarmi e spaccare quelle due uova nella ciotola, mescolarle con lo zucchero, poi aggiungere farina e lievito eccetera. Ma prima dovrei rileggere quanto scritto. Potrei rileggere mentre la torta è in forno: incastrare gli impegni, so come si fa. Però mentre sbatto le uova mi viene in mente un'altra frase. La aggiungo o non la aggiungo? No, va bene così. Ma è bella. Va bene la aggiungo. Di cosa parlavo? Sicura che la frase sia attinente? Ero già nel mondo delle torte, dovrei rileggere per scegliere il punto in cui aggiungere la frase. Com'era poi la frase? Ero proprio nel mondo delle torte. Rileggere mentre la torta è in forno è stata un'ottima idea perché a freddo sarò più in grado di notare gli errori.
Letto. La frase non me la ricordo più perciò non la metto. Bello, approvo. Mi giro. Merda la ciotola dell'impasto. Dov'ero rimasta? Il lievito l'ho messo? Sembra di sì, la bustina è vuota. Il forno è ancora spento. Merda. E adesso? L'impasto con il lievito lasciato così all'aria aperta subirà una mutazione? E il forno non è ancora caldo a 200 gradi. Nemmeno a cento. Ero proprio nel mondo della scrittura. E questo file aperto cos'è? Ah sì, prima di iniziare a scrivere stavo leggendo un'altra cosa. Ora dovrò ricominciare, perché ho perso la concentrazione. Ah sì, leggevo questo file perché mi era venuto in mente quando ho acceso il pc, per via di una ricerca su internet che dovevo fare. Non l'ho fatta perché ho iniziato a leggere, poi a scrivere, poi a fare la torta, poi a leggere, poi a scrivere che non ho finito la torta, poi la torta, poi la scoperta.
Io sono quella che da piccola, quando spolverava la scarna libreria di famiglia, ci impiegava mezza giornata perché ogni libro veniva accuratamente spolverato in ogni suo lato, e altrettanto accuratamente sfogliato in ogni sua pagina. Anche letto a volte. Da allora non ho imparato nulla su come si lavora a casa. È stra-evidente.

Il commento della famiglia alla vista della torta: "mm.. imperterrita".
Beh, quando si fa merenda con uno yogurt scaduto la voglia di fare una torta sembra innata. La capacità invece è un altro discorso.
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