lunedì 25 luglio 2011

Io e gli altri.

- Pronto? –
- Pronto ciao sono M. –
...
- Vi ricordate? –
- Ehm.. –
- Il marito di N. –
- Ah, sì, buonasera. –
- Come state? –
- Mm.. bene. E voi? –
- Male.. N. è morta. –
- Ah. –
- Ho chiamato se volete venire a vederla per un'ultima volta noi siamo qui. –
- Ah, sì. Di preciso dove? –
Segue indirizzo.
- Sì, e dove? –
Segue nome del paese.
- E il funerale.. quando sarà? –
- Cosa? –
- Il funerale. Quando sarà? –
- Domani. Alle 16. –
Scrivo anche questo.
- Bene. Grazie. –
In fondo potevano non avvertirci. Dopo secoli.
- No, grazie a voi. –
...
- Buonasera. –

Un po' mi sono sentita fredda e distaccata, in fondo noi ed N. siamo parenti. Non ho chiesto nemmeno quando.
- Era M., N. è morta. Il funerale è domani. – annuncio alla famiglia, giusto per rimanere in tema di distacco.

Finché M. non chiama C. e C. non chiama me e mi riferisce la conversazione.
- Pronto? –
- Pronto ciao sono M. –
...
- Vi ricordate? –
- Ehm.. –
- Il marito di N. –
- Ah, sì, buonasera. –
- Come state? –
- Mm.. bene. E voi? –
- Male.. N. è morta. –
Seguono domande di C.: come dove quando perché?
Seguono risposte di M.
- Ed io.. – conclude M. – non ho nemmeno i soldi per comprarmi un panino.. –
- Tranquillo, puoi chiedere al Comune un contributo per il funerale.. –
- Sì sì, quello l'ho chiesto subito stamattina appena è successo. Il funerale lo paga tutto il Comune. Ma.. il panino? –
...

Ok. Adesso non mi sento più troppo fredda e distante. Prima del panino aveva chiesto la badante e prima della badante voleva una casa a nome suo.

- Grazie! –
- Sì, lo sto leggendo ora. –
- Ciao B., scusa ma il mio pc si è impallato. Ieri mi è arrivata solo la notifica del libro in vetrina, ti ringraziavo per quello. Ma solo oggi ho letto il commento. Ri-grazie quindi. –
Ringraziare è importante, e i miei nuovi "amici" della community se lo meritano, dopo le belle parole d'accoglienza, no? E poi è una questione d'educazione: io mi sforzo d'essere socievole, ma è importante farlo sin dal più piccolo dettaglio, a partire dai grazie e dai scusa, quindi. Giusto?
- Ciao Elle, figurati. Ps: semmai in libreria, non in vetrina. –
- Ciao B. ahah sì certo.. e di questo errore non posso nemmeno dare la colpa al pc ahah.

- Grazie! –
Ringraziare è importante, e i miei "amici" della community se lo meritano, quando il loro commento è positivo, no? E poi è una questione d'educazione: ho chiesto loro un parere, me l'hanno dato, è positivo, ringrazio.
- Ma già te l'ho fatto il commento. –
- Sì ho visto, ti ringraziavo appunto per il commento. –
Perché il commento mi era sembrato.. positivo.

- Grazie! –
- No, non vogliamo niente. –

Quand'ero piccola giocavo a pallavolo. Vabbè c'ho giocato per un anno, poi ho smesso per cause di forza maggiore (certo).
Eravamo arrivati alle lezioni sui tuffi per prendere la palla quando è troppo lontana e non c'è tempo da perdere: le pallavoliste si lanciano, strisciano per metri sul pavimento del campo, allungano il braccio che sta sotto di loro e con la mano a pugno colpiscono la palla e la sollevano e contemporaneamente la indirizzano verso l'alzatrice, che è seconda nei tre passaggi. Detto così sembra complicato.
Io non volevo tuffarmi, avevo fatto pochi allenamenti coi tuffi, prima della fine del campionato, e non avevo imparato come non pestarmi le ossa dei fianchi (poca carne, allora); per me era una tortura, ma sembrava indispensabile per poter giocare, come saper battere dall'alto. Io naturalmente battevo ancora dal basso. Però ero perfezionista (certo) e non volevo perdere neppure una palla, mi lanciavo a riceverle tutte, era una questione di principio. Principio pallavolistico.
Anziché tuffarmi, correvo più veloce che potevo, come un grillo o come una salamandra che si sta pisciando, in direzione della palla-fin sotto la palla, poi molto elegantemente mi inginocchiavo, le braccia tese davanti a me e le mani unite, oppure allungavo solo un braccio, a seconda delle necessità e, se serviva, oltre ad inginocchiarmi mi sedevo anche sulle gambe, per stare più bassa, poi colpivo la palla coi pugni, la sollevavo e contemporaneamente la indirizzavo verso l'alzatrice, che è seconda nei tre passaggi. Detto così sembra complicato, ma a me veniva spontaneo.
Da vedere invece era ridicolo.
Mia madre di pallavolo non aveva mai sentito parlare, e ancora oggi non ci capisce un'acca. All'unica partita alla quale ha assistito ha lasciato il seguente commento:
- Non lo so. Tu giochi strano. -

- No! –
- No cosa? –
- Stai sbagliando. –
- Sbagliando cosa? –
Scuote la testa: - Non così. –
- Ma cosa no? Cosa sto sbagliando? –
- Non lo so. Tu impasti strano. –

- Pronto? –
- Ciao, ascolta.. –
- Dimmi. –
- No, se ti chiama C. ..–
- Non ha il mio numero. –
- No ma se la vedi.. –
- Non credo, non frequentiamo gli stessi posti.. –
- No, alle volte che non ti esca che ci siamo visti, che a lei non gliel'ho detto che ci siamo viste.. Io a chiamare a lei non credo proprio.. –
Io a rispondere a te neppure.

- Devo aspettare cosa devo fare. –
- Cosa?? –
- Cosa che io non ne ho proprio voglia di andare col caldo. –
Ah, ecco.

- Sarebbe stata più bellina se d'era più veloce. –
La solita voce del verbo d'essere, suppongo.

- Poi non hanno soldi. Anche oggi sono andati a comprarsi roba. Si sono presi due coppie di occhiali. –
Personalizzati o personificati?

- Io se mi parla lo rispondo, non sono scema. –
No, infatti.

-Va benissimo, grazie gentilissima, benissimo, troppo gentile, grazie arrivederci grazie, arrivederci arrivederci.-
E non ringrazi?
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