mercoledì 20 luglio 2011

Matilde.

La storia di Matilde è molto semplice. Quand'ero piccola davo sempre un nome alle mie bambole e ai pupazzi, era una necessità tale che quando sentivo di qualche bambina che non dava i nomi alle sue bambole restavo a bocca aperta per lo stupore: la consideravo un'onta intollerabile e non lavabile con una semplice scusa; mi stupivo a tal punto che per tranquillizzarmi mi veniva chiesto di dare io i nomi alle bambole della bambina-senza-fantasia, che nel migliore dei casi dava lo stesso nome a tutte le bambole! A me sembrava impossibile giocare ogni giorno con la stessa bambola, senza che questa avesse un nome, come se fosse un Nessuno, anziché la bambola preferita! Pensavo che una bambola con cui poter giocare ogni giorno meritasse in pieno il suo nome proprio personale.
Un giorno, dieci anni dopo l'ultima bambola, mi ritrovai a chiacchierare di questo con quella che allora, e per due anni circa, si professò mia migliore amica, e lei mi prese un po' in giro. Successivamente decise che io ero troppo poco donna, troppo poco materna, troppo poco dedita alla casa, e sicuramente molto sola, perciò mi regalò una pianta. Arrivata a casa sua per cena, la trovai sulla porta della cucina con un vasetto in mano, contenente terra e una piantina con poche foglioline verde brillante. Le dissi che non la volevo. Lei decise di prendermi per sfinimento, e continuò imperterrita ad assicurarmi che non l'avrei uccisa, e per la precisione non disse che io ero in grado di occuparmi di una pianta come tutte le altre donne, né mi disse che il potus è la pianta più facile, più tollerante, più flessibile che ci sia (questo lo scoprii giorni dopo, quando trovai la piantina ancora viva e me ne vantai al lavoro) e che quindi non sarebbe morta tanto facilmente, no: mi disse che dovevo imparare ad occuparmi di una pianta.
Mi dimenticherò di innaffiarla! Protestai. Non devi farlo tutti i giorni. La brucerò al sole o al gelo! Ritentai. Non serve sole e non teme il gelo: tienila dentro casa vicino alla finestra ma non alla luce diretta del sole. Ma.. Niente ma! Perché non le dai un nome? Dai i nomi alle bambole, puoi darlo anche ad una pianta, che almeno è viva.
E con questo che cosa vorresti dire?
Guardai perplessa la pianta e a quel punto mi decisi: ha la faccia da Matilde.

Anche la Romy anni dopo si affezionò, inaspettatamente, ad una Matilde: perché ormai lei è per tutti Matilde. Hai innaffiato i gerani? Sì. E Matilde? Pure. Dov'è Matilde? Le sto cambiando il vasetto perché ora è cresciuta. La Matilde di Romy però è più folta e più verde, perché è più giovane (non è sorella della mia Matilde, però), e ha viaggiato meno, fatto meno traslochi e meno vacanze in auto. Beh, che c'è? Non potevo lasciarla da sola a casa così a lungo! A quei tempi Matilde aveva un fratellino: Bambù. Nome meno fantasioso, ma non pensavo che mi sarei affezionata ad un bambù, invece.. quando vedi nascergli tante foglioline nuove.. un po' di amore materno ti prende. E non puoi occuparti ogni giorno di un bambù che non ha nemmeno un nome! Anni dopo ho avuto anche un Basilico, per cercare di dimenticare la morte di Bambù (colpa di una pianta-sitter negligente), e anche per condirci i pomodorini. Anche le foglioline di Basilico mi rendevano orgogliosa della mia prole. Oggi ho anche una Salvia che mi da la stessa emozione.
Matilde ha subito una strana mutazione, in questi ultimi anni. L'avevo mandata in collegio negli anni dei miei spostamenti, perché pensavo che per la sua crescita non fosse bene sballottarla di qua e di là. Invece ora viviamo di nuovo assieme, e sono convinta che non sia un bene per la crescita sana e forte di una Matilde lasciarla in mani estranee, che non sono amorevoli quanto le mie, né interessate a diventarlo. Per una pianta? Ho di meglio da fare. Avrei dovuto portare Matilde con me. Oppure istruire meglio la ciurma di pianta-sitter che avevo a mia disposizione. Ho scoperto infatti che chiamare Matilde sempre per nome, non solo ha portato tutti a chiamarla per nome (poi l'esaurita sarei io..), ma ha creato un legame diverso fra loro e Matilde. Lei però ha irrimediabilmente sofferto di uno strano sviluppo nella crescita: lunga lunga ma con foglie solo alla fine, perciò ho tentato le prime due talee, e visti i buoni risultati, ne ho aggiunte altre otto. Ho smembrato la Matilde-madre, l'ho clonata, l'ho moltiplicata. Ora le talee sono disseminate per casa, in altrettanti vasi di vetro trasparente altrimenti inutilizzati, e mettono radici, sia fisicamente nell'acqua, sia psicologicamente nelle varie stanze, dove si devono acclimatare perché resteranno lì ad abbellire quegli angoli di casa. La Matilde madre, oltre a queste Matilde-clone, sta figliando di suo, con nuove foglioline a partire dalla radice nella terra: chissà cosa l'ha spronata? Forse rivedermi, e notarmi decisa a prendermi cura di lei, dopo che per anni l'avevo lasciata in mano a Maga Magò, che in fondo è buona e piena di buona volontà (oltre che di sé), ma che non è me?

E va bene, lo ammetto: visti i fallimenti con qualsiasi pianta, e vista la mia necessità (e voglia pazza) di abbellire casa, colorarla, darle un'atmosfera più allegra e serena attraverso le piante, come in un'azienda moderna ed europea che si rispetti, sto puntando sulla mia Matilde, che deve avere del suo per sopravvivere ancora oggi, dopo tanti anni e un forte abbandono. I gerani infatti sono volubili, e vittime di un insetto assassino contro il quale non so che fare, e anche se mi ricordo di innaffiarli ogni giorno quando è fresco, non mi soddisfano granché. La lavanda l'ho recuperata oggi dall'oblio: la terrò in camera con me, incubatrice d'affetto dove monitorerò il suo crescere: perché deve crescere. Tutto il resto è nel giardino, landa desolata ancora a luglio (o forse proprio per questo..), perciò impossibile far affidamento su di lui per l'atmosfera da ridente parco delle meraviglie.
Mi rimane solo Matilde. La mia Matilde.
Intanto, per vestire la Matilde della Romy, non avendo a disposizione un coprivaso di coccio decorato, ho coperto il vaso di plastica con un foglio di carta regalo rosa, in tinta con le pareti del bagno dove fa bella mostra di sé. Ora infatti è meno cesso e più toilette.
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