mercoledì 13 luglio 2011

Nella valle di Elle.

Uscire dal guscio. Io mi prendo in giro, ma è quello che dovrei fare.
Tempo fa presi coscienza di me stessa e di ciò che ero. Smisi di accodarmi agli altri nel vedermi in un certo modo, nel "criticarmi", e iniziai ad accettarmi.
Che delusione sono stata per me, quando ho capito che fino ad allora nemmeno io mi ero difesa, nemmeno io mi ero accettata, né mi piacevo. Ma allo stesso tempo mi sono sentita sollevata. E finalmente libera di essere me stessa. Non dovevo "impararlo", perché me stessa era sempre rimasta sotto la superficie controllata: divertente al momento giusto, silenziosa al momento giusto, attenta ad azzeccare sempre il momento giusto. Ma una cosa l'ho dovuta imparare: che sbagliare si può, quando rientra nei limiti di se stessi. Ho smesso di super controllarmi.
Da allora ho fatto tanta strada, ma ho anche incontrato nuovi bivi che mi imponevano di scegliere e nuovi tronchi d'albero che richiedevano uno sforzo per oltrepassarli, e tempeste e occhi gialli nel buio pesto (cos'è, un bosco la vita?) che ho dovuto affrontare con coraggio nonostante l'infantile fifa blu. Ma io, novella cappuccetto rosso, ho proseguito e sono arrivata sin qui.
Attualmente sono in una radura: tutto pare tranquillo e fuori pericolo, ma a parte le solite pecorelle che non so mungere ci sono solo tanti fiori, di varie specie che io non conosco, ma con i quali mi accomuna vivere dello stesso sole.
Quando mi ci metto con le metafore faccio faville.
Bene: le pecore da mungere sono il mio tentare il mestiere della casalinga (mestiere?), che mi da poco latte ma volete mettere la soddisfazione? Per ora sono in realtà in fase depressiva, incapace anche di fare una torta al cioccolato o un'insalata di farro con tutti gli ingredienti. Spesso le nuvole (i libri) mi distraggono e nemmeno mangio, e quando devo scendere a valle per le commissioni (bollette e simili) mi sento sfigata, sfruttata e sottopagata. E se mi ammalo son cazzi miei.
I fiori sono i miei compagni di corso, belli e ridenti come mai mi sarei aspettata da un prodotto di madre natura. Il nostro sole è il tedesco, dalle cui labbra pendiamo come umili creature sotto il loro dio. A tutti noi il tedesco piace, e per motivi diversi: siamo assortiti in maniera così piacevole, che nemmeno se la selezione l'avessi fatta io, sarebbe venuta fuori un'aiuola così variopinta e profumata, soprattutto dopo che tutti, dai vari punti cardinali, ci ostiniamo ancora al 12 luglio a salire sul colle a piedi alle cinque del pomeriggio: l'odore è piuttosto quello dei petali calpestati durante la processione, cinque ore prima.
Ho accettato di essere un tipo solitario, embè che male c'è? E per farlo accettare agli altri, ogni volta che mi veniva lanciata la freccia dell' "asociale" rispondevo: "Lo pronunci come se fosse un difetto!". Ha funzionato.
Ma ora mi ritrovo, con questa scusa, a passare giorni e giorni in casa, isolata come il mio essere asociale imporrebbe, se non fosse che io mi sento soffocare, e dopo i primi tempi in cui cercavo di capire se il soffocamento fosse dovuto ad interpretazione errata della mia natura (non sono poi così asociale), o se invece fosse dato dall'abitudine a stare in compagnia, ormai acquisita dopo anni di tentativi di essere meno asociale, o se fosse il risultato di un cambiamento spontaneo, di una crescita, di una maturazione, ho concluso che: chi se ne frega del motivo? Sta di fatto che io oggidì se passo troppi giorni in casa da sola sclero di brutto (vedi lunedì) e quando inizio con le riflessioni sul mondo son cazzi (sempre miei).
Il corso di tedesco invece mi permette di evadere, e stavolta non credo che l'abbandonerò come faccio di solito con certi corsi, perché di solito ho dei compagni di viaggio così spaccapalle che non ce la faccio ad andare avanti, mentre stavolta proprio questo no (a parte Silvia ma lei si assenta spessissimo).
Romy però sbuffa perché anche oggi ho il corso di tedesco.
Ma insomma! - sbuffo io – Che cazzo vuoi, per un impegno sociale che ho nella vita, lo devo pure saltare per accompagnarti a fare spese! Poi mi chiedete come mai non ho ancora un fidanzato.
Non è perché oltre che asociale sono anche acida, no.
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