giovedì 14 luglio 2011

Cappuccetto rosso raccontato ai bambini (e a chi sennò). In tedesco. Da me.

Protagonisti:
Rot Käppchen = Cappuccetto Rosso
die Oma = la nonna
der Wolf = il lupo
der Jäger = il cacciatore

Es war ein Mal ein kleines Mädchen Namens Rot Käppchen. Sein Mutter bat es einen Kuchen seiner Oma zu bringen, weil sie sehr krank war und im Bett lag. Die Mutter von Rot Käppchen sagte ihm: "Pass auf. Du sollst nicht lange im Wald bleiben das ist zu gefährlich für dich." Rot Käppchen antwortete ihr: "Ja, Mutti, bleib ruhig, das würde ich nie machen."
Rot Käppchen ging ganz langsam durch den Wald und guckte die Blumen, wie schön sie waren. Es pflückte auch viele davon, um seiner Oma sie zu schenken.
Plötzlich war ein Wolf da.
"Hallo liebes Kind. Wohin gehst du mit so schönen Blumen?"
"Hallo mein Herr. Ich gehe zu meiner Oma, die krank und alt ist."
"Und wo wohnt denn deine Oma, liebes Kind?"
"Im Wald auf einem Wiese."
"Schön dass du sie die Blumen bringst. Jetzt muss ich gehen. Bis bald, kleines Kind."
Der Wolf kam ans Haus der Oma und klopfte an die Tür. "Herein" antwortete die Oma. Die Oma hatte den Wolf noch nicht erkennt, wenn der Wolf sie fraß.
Er zog dann ihre Weste an und legte sich ins Bett.
Wenn Rot Käppchen kam, klopfte es an die Tür. "Herein" antwortete der Oma-Wolf.
"Oh, Oma! Was für Augen hast du!"
"Stimmt. Um dich besser zu sehen, mein Kind."
"Und was für eine große Nase hast du!"
"Um dich besser zu riechen, mein süßes Kind."
"Und was für ein großes Maul hast du!"
"Um dich besser zu fressen!!"
"Aaaaaaah!"
Der Wolf packte Rot Käppchen und sofort war es gefressen.
Satt, schlief der Wolf ein und fing an zu schnarchen.
In diesem Augenblick kam ein Jäger ans Haus, der das Schnarchen des Wolfes hörte : "Das kann doch nicht die Oma sein!" dachte er.
Um besser nachzugucken ging der Jäger ins Haus und sah er den schlafende Wolf im Bett der Oma. Die Oma war aber nicht da, deshalb Verstand der Jäger sofort, dass der Wolf die Oma gefressen hatte.
Er entschied sich den Bauch des Wolfes zu öffnen und wenn er ihn geöffnet hatte, sah, dass nicht nur die Oma sondern auch Rot Käppchen drinnen war.
Die beiden kamen aus dem Bauch des Wolfes aus und zusammen mit dem Jäger feierten ein großes Fest auf dem Wiesen. Und lebten danach glücklich und fröhlich.
Rot Käppchen lernte daraus, dass die Empfehlungen der Erwachsener besser zu folgen sind.

PS. In realtà ho poi scoperto che il finale delle fiabe tedesche non è "e vissero per sempre felici e contenti" ma "und wenn sie nicht gestorben sind dann leben sie noch heute", cioè: e se non sono ancora morti, vivono ancora oggi. Sembra un finale più crudo, quasi come se, finita la fiaba, si volesse mettere in chiaro l'impossibilità di vivere per sempre. Felici e contenti poi, non ne parliamo.
Eppure che male c'è a parlare di morte nel finale, dopo che per tutta una fiaba le persone e gli animali (parlanti!) sono morti e risorti più volte? Anche la nonna e Cappuccetto Rosso, entrambe mangiate vive, e il lupo, che viene squartato vivo mentre dorme, sono scene crude: ma le storie per bambini son così, hanno la loro dose di crudeltà che non è perfettamente bilanciata dalla bontà, che serve forse per dare ai bimbi quell'antidoto contro il diabete adulto, un contro peso al mito della felicità, o semplicemente una giustificazione del desiderio di felicità.
Molte persone che conosco, quando ci ritroviamo a parlare delle fiabe della nostra infanzia, ricordano particolari raccapriccianti che li hanno tenuti svegli la notte, o almeno molto molto perplessi, come Barbablù che uccide le mogli e le nasconde in cantina mentre l'ultima moglie scopre i corpi ma rischia la vita perché sporca la chiave della cantina di sangue; o come il lupo a cui il cacciatore squarcia il ventre con un coltellaccio, e glielo riempie di pietre che poi lo fanno annegare, mentre la nonna esce sana e salva assieme a quella minchiona di Cappuccetto Rosso. Io ad esempio non ricordavo il particolare delle pietre, ma ogni volta che immagino la scena, mi chiedo se la nonna e Cappuccetto siano venute fuori pulite o sporche di sangue e budella. Ora che ho sentito la fiaba per l'ennesima volta, ho notato che avevo ancora in mente solo pochi dettagli, ma che la scena dell'uscita dalla pancia è ancora una volta incerta: sanguinanti o pulite? E mi chiedo: questa scena e la relativa domanda, sono nella mia testa da sempre o solo da adulta ho incominciato a porre in dubbio alcuni dettagli di ordine pratico?

Una cosa posso dire: al di là di poche paure, in media una per ogni fiaba che si conosce, ai bambini la crudeltà nelle storie per l'infanzia piace molto. Non credo sia perché tanto tutto dopo finisce bene, visto che ci sono storie che non sono affatto a lieto fine (basta leggere anche solo alcune delle fiabe raccolte da Calvino, fiabe italiane anche se, come i miti, anche le fiabe gira e rigira son le stesse in tutto il mondo, solo un po' adattate alla cultura di ogni popolo), ma credo piuttosto che per i bambini, come per gli adulti, una vita tutta rose e fiori sarebbe noiosissima, non degna di essere vissuta; nei bambini però è più palese il piacere dell'avventura, anche solo letta, e il fantasticarci attorno (per questo voto no ai computer e alla tv per i bambini: non lasciano spazio all'immaginazione, non quanto una sfilza di parole nero su bianco con poche immagini esemplificative); negli adulti sembra un desiderio sopito, o del tutto assente, tranne quando finiamo per cacciarci in qualche guaio, ci reputiamo sfigati, accusiamo il tempo e il solito governo ladro, e speriamo in bene (dopo aver imprecato in lingue semitiche e austronesiane). Eppure se nella vita non avessimo i nostri contrattempi, le nostre difficoltà, quei coglioni dei nostri colleghi e quella puttana della suocera: se tutto procedesse per il meglio, secondo i nostri desideri, nemmeno espressi già avverati, la nostra vita sarebbe una tale palla, che non ci basterebbero tutte le seimilasettecento lingue del mondo per imprecare.
Poi certo: c'è un limite a tutto, anche alla sfiga che ci disegna la vita e la fa color merda.
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