giovedì 21 luglio 2011

Rapporti di vicinato.

Tempo fa presi in prestito un trapano dalla Donna-anziana Sposata, vicina di CasaMia, perché volevo montare la tenda-doccia sulla vasca, ma anche abbellire le pareti con tanti quadri miei e di Romy che dopo i nostri ultimi traslochi non avevamo ancora dislocato. Tranne alcuni, dislocati sul ripiano alto della libreria, appoggiati al muro come se fosse il pavimento della mansarda di un artista. Non faceva granché scena, ma solo per chi non ha la mia fantasia che già vedeva all'opera il pittore maledetto, che ad un certo punto della sua esistenza si suicida e dopo settimane di decomposizione il suo corpo viene trovato e assieme a lui anche quadri preziosi nascosti dietro altre tele meno ispirate, tutti alla rinfusa sul pavimento appoggiati ad una parete che ormai non si vede più.
Ma torniamo a CasaMia.
Mia madre ha il dono di chiamarmi proprio quando non posso trattenermi: ad esempio quando sto uscendo di corsa, super convinta di essere in ritardo, super convinta di aver scordato qualcosa, per niente propensa alla chiacchiera. Prima che mi dimentichi!, ha esordito, la Donna-anziana Sposata ha chiamato per chiedermi se il trapano ti serve ancora.
Parlare con me, no?
Ci vuole la medium, certo.
Sì, sì, ho risposto sbrigativa, glielo riporto.
Siccome era pronto sul pavimento, nella sua valigetta impolverata, per un attimo ho accarezzato l'idea, efficientissima, di prenderlo subito, e riportarglielo mentre correvo alla fermata. Poi mi sono soffermata sulla parola "correre" e ho capito che non vivo ancora in un mondo migliore dove tutto ciò è possibile. Perciò mi sono ripromessa di andarci oggi.
Detto, fatto.
Se ricordate, la sensazione quando decisi di procurarmi un trapano fu doppia: da un lato mi sono sentita accerchiata da persone della mia età che mi hanno trattata come se io fossi strana ad aver bisogno di un trapano, chissà cos'altro sto macchinando dal profondo del mio esaurimento. Dall'altro ho avuto a che fare con persone più grandi, praticamente anziane, che non hanno reagito come se avessi chiesto un vibratore, ma semmai come se avessi chiesto un giocattolo. Cosa che il trapano non è. Perciò la loro reazione è stata una più palese scarsa fiducia. La Donna-anziana Sposata ne aveva esternata un po' meno, di scarsa fiducia, così oggi ho deciso di battere il ferro finché è caldo (anche se da quel giorno son passati giooorni) per rafforzare in lei la sensazione che io in fondo sia cresciuta, nonché in grado di usare un trapano in modo appropriato (ad esempio per fare buchi nel muro), pertanto mi sono prodigata in una ammirevole conversazione tra vicine.
Ho riportato il trapano alla Donna-anziana Sposata, ringraziandola e scusandomi per il ritardo.
Lei, come da prassi, si è scusata per averlo richiesto indietro, dando la colpa al marito anziano-e-malato che all'improvviso ha cercato il trapano.
Io mi son mostrata dispiaciuta perché suo marito aveva bisogno del trapano che io non gli avevo ancora restituito.
Lei mi ha tranquillizzata dicendo che in realtà non gli serviva, chissà com'è che se l'è ricordato.
Io mi son tranquillizzata dicendo ah! gli è tornato in mente e ti ha chiesto se l'avevo riportato.
Lei mi ha ri-tranquillizzata: sicuramente non gli serve. Hai fatto tutto?
Io, finalmente, ho dato le colpe del ritardo a qualcun altro, come da prassi: Romy voleva appendere dei quadri, ma non aveva le cornici, ed io le ho detto allora quando le hai magari ce lo facciamo prestare di nuovo.
Lei, più pratica di me di queste cose, si è affrettata a dire: sì, sì tranquilla, adesso chissà cos'ha visto da fare, che si è ricordato del trapano.
Io ho sorriso, pronta a ringraziare e salutare.
Lei mi ha trattenuto con un semplice: anche io adesso devo preparare il pranzo, sono di fretta.
Ho pensato: ottimo, me ne posso andare.
Ma lei: all'ultimo mi hanno chiesto il pesce, oggi sono tutti qui a pranzo, ma questo che ho preso è poco, e sai quant'è costato?
Ed è seguita spiegazione del prezzo, di com'è che ha deciso di comprarlo, e perché proprio lì e non nell'altra pescheria, di come pensava di cucinarlo, di come l'avrebbe cucinato se avesse avuto più tempo a disposizione, e pure gli orari di rientro di ciascuno dei suoi commensali odierni.
Io ho sorriso, convinta che i rapporti di buon vicinato si basino anche su chiacchiere vuote di cui non mi frega nulla. Ho sempre odiato parlare di ricette, scambiare ricette, il vantarsi delle proprie ricette, soprattutto coi miei coetanei: me li fa vedere vecchi. Figuratevi quanto mi tedia che sia una Donna-anziana a volermene parlare, con quell'aria da sostenitrice anonima della distinzione balorda tra anziani-maestri-di-vita e giovani-ascoltatori-ubbidienti. Ma i rapporti di buon vicinato innanzitutto. Perciò mi sono finta adulta, ho ascoltato e sorriso, ho parlato della mia ultima ricetta, ho sorriso, l'ho osservata frugare il pesce con le mani e spadellare, ho commentato tutto ciò che mi ha mostrato, e ho pensato con nostalgia al trapano che anni fa volevo comprare nuovo, ma che non comprai mai, ho sorriso e commentato ciò che aveva nel forno, ho cercato nella sua padella l'appiglio per andarmene, che poteva essere un banale: ti lascio finire il pranzo, sennò oggi non mangia nessuno prima delle tre, ma non riuscivo ad iniziare la frase perché lei era partita col suo spaccato di vita quotidiana.
Finché la padella non ha iniziato a sfrigolare, e a diffondere nell'aria un intenso profumo di aglio nell'olio bollente, con retrogusto di cipolla indorata, ed io, una mano fulminea a coprire i miei capelli lavati giusto ieri, ho blaterato il primo saluto che mi è venuto in mente, che poteva essere un impastato: i ascio fire snò occji manja nessu ciaaaooo. E sono scappata.
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