martedì 16 agosto 2011

Achtung: chi tocca muore.

Era una sfida, che andava ben oltre quanto dichiarato ufficialmente in altra sede.
Per la parte dichiarata, l'ho vinta. Per la parte non dichiarata ci siamo quasi, diciamo che mi trovo al punto in cui la dieta ha fatto perdere peso, ma è necessario un lungo periodo di mantenimento: non posso mollare proprio ora. Ps. peso 54 chili con la divisa da lavoro addosso dopo pranzo, quindi ho usato la dieta come metafora, ve lo voglio dire per precisione sennò poi mi urlate "dieeetaaa? ma se sei magrissiiimaaa!" con quella faccia da invidiose che... bah, lasciamo stare la mia colazione con pane e nutella.
Lo so lo so lo so, sto divagando, e avevo pure promesso (a me stessa, ma vale uguale) che oggi non avrei acceso il pc, giusto per far riposare un po' gli occhi, oltre alle gambe. Sono stanca, oggi sembravo uno zombie, altro che after di ferragosto, lavorare al sole è pericoloso per la psiche, oltre che per il ginocchio. Ho tentato di mettere il peso sulla parte esterna del piede, col rischio di camminare a papera, perché così mi sembrava di alleviare la fatica dell'interno coscia altezza ginocchio (o è coscia o è ginocchio, lo so, ma come si chiama altrimenti??), è ha funzionato solo in parte: o zoppico per via del dolore al ginocchio o zoppico per via del peso sulla parte esterna del piede ("esterna" nel senso laterale esterna, si capiva? Io sono fusa perciò non capisco nemmeno cosa dico io).

Era una sfida, non me lo sono dimenticato, l'ho scritto circa 15 righe qua sopra, era una sfida, ma ogni tanto lo dimentico, e cado nello sconforto: considerarla una sfida mi da forza, perché le sfide mi piacciono, vincerle è una questione di principio (e dipende dalla sfida eh, non sono matta, tranquilli).
Diciamo che l'ho vinta va'.
Ma cosa vi volevo dire?
L'atmosfera è più rilassata ad esempio.
Ci sono più risate sorrisi chiacchiere distese.
C'è una certa regolarità ordinata, che ai bambini piace, fa loro bene.
C'è una certa serenità, sono sicura che non è solo la mia impressione, anche perché io ho i sensori per la sua mancanza, e appena si affievolisce soltanto, io scatto.
E tutto ciò che faccio mi va bene, non mi lamento, anche se non ho una vita del tutto normale. Così sembra.
Mi va bene, perché una certa regolarità ordinata fa bene anche a me, e perché sorrisi e chiacchiere distese mi piacciono. E la serenità innanzittutto è il mio obiettivo, il mio scopo nella vita.
E non voglio cambiare tutto, né all'improvviso né meditandoci. Vista la vita che conduco sembra assurdo, ma per la prima volta nella mia vita ho l'anima in pace, e voglio preservare questa pace che c'è in me. E come un bambino, ogni cambiamento mi spaventa.
A me?!
Sì, a me, in questo periodo della mia vita è così.
Ho sempre pensato -e va bene, non sempre, ma suona meglio se dico sempre, suona più consolidato e testato- che nella vita la rigidità sia deleteria: fossilizzarsi su qualcosa, cristallizzare atteggiamenti e pensieri, magari sulla forma sbagliata, o credere che una forma sia per sempre: come un vestito, la nostra vita deve crescere con noi, il nostro modo di vedere il mondo e di viverlo, dobbiamo adattarci alla vita e la vita a noi, al nostro nocciolo duro, al nostro essere persona.
Io mi sono adattata e anche la vita si è adattata a me, le mie scelte.

Qui mi piace, come negarlo? Ho una casa, ho scelto pure i colori delle pareti, tranne il rosa del bagno (un bel bordò per contrastare il beige-cacca delle mattonelle trovo che sarebbe meglio). C'è quello che mi ostino a chiamare giardino, con vari tipi di uccelli fra i quali odio davvero solo le tortore, mentre merli e verdoni mi piacciono: i primi perché saltellano ed entrano nelle ciotole di acqua per lavarsi, anziché bere e basta come fanno i verdoni (i quali quindi bevono la sporcizia dei merli), mentre i secondi sono piccolini e a volte si posano sul filo per stendere e si mimetizzano con le foglie dell'ulivo che sta sullo sfondo. Poi ci sono i gatti: Aurora è la gatta grigia della vicina, che ci acchiappa i topolini, mentre il gatto-miele (in realtà sono due gemelli-miele) e il gatto-grigio oltre che grassi sono pure antipatici, litigano sempre con Aurora. Aurora invece è snob e in fondo forse pure paurona. O sono brutta io, perché quando mi vede scappa.

Qui c'è troppa gente la mattina, ma se mi trovo qualcosa da fare, riesco a sopravvivere.
Qui ho una bicicletta e posso usarla per delle piccole commissioni: faccio salti mortali per comprarmi alcune cose quando mi trovo in città, e poi scopro che anche qui ho i servizi giusti: ho scoperto dove comprare ciabatte da lavoro a 5 euro, a suo tempo trovai le scarpe da trekking a 20 euro, ora so che c'è un negozio che vende le ricariche di ceretta a 1 euro e 30 (20 centesimi in meno del negozio in città) e che ha addirittura il trinciapollo che cercavo da un anno, da quando mio padre ha usato quello vecchio per potare le sue piante -no comment- da quando lo trovai quasi ovunque, ma non a meno di 15 euro. Il mio paese è uno schifo, ma vi si possono comprare trinciapolli a 6 euro e 90, quindi con la differenza mi potrei comprare il pollo in rosticceria, se mi piacesse. Dovrei chiamarlo genericamente trinciacarne.

Qui è più facile avere regolarità di orari, perché ci sono i bambini che se sgarri si irritano.
Qui è più facile avere sorprese sgradite, improvvisate, deroghe alla regolarità di orari, sempre per via dei bambini che se non ne hanno una ne hanno due.
Qui è più facile vivere senza lavoro. O con lavoretti di fortuna. Ad esempio  mi hanno dato una pila di roba da sistemare: orli maniche colli riprese pieghe bottoni cerniere. O cambio totale di modello. Naturalmente da quando ho un lavoro part time che mi fiacca da svenire.
Qui mi prendo in giro, mi dico che da grande voglio fare la casalinga, che sono già a un buon livello di apprendimento, sulla via della perfezione. A volte penso seriamente di essere portata per il mestiere di gestire una casa. Ed è un impegno, come lo sono i bambini del resto, con la loro psicologia delicata, i loro sbalzi d'umore, le loro paranoie paure furbizie egoismi capricci e le risate che mi fanno fare a volte con le loro uscite inaspettate.

Non voglio fare questa vita per sempre.
Qui è diverso, qui non mi è mai piaciuto, qui non mi sono mai trovata bene.
Ma ora sono relativamente in pace con me stessa, quindi perché andarmene?
Forse perché rischio di rimanere incastrata in una routine che non è quella che vorrei, scivolandoci da una regolarità gestita con poca accortezza. Ma io starò attenta.
Forse perché rischio di venire afferrata da tentacoli invisibili, se abbasso un attimo la guardia. Ma io non l'abbasserò.
Snervante solo a dirlo ne? Già.
Ma io ho imparato a lavorare come un mulo, anzi mi piace proprio, ma sono umana e ho diritto alle ferie. Ed è proprio per questo che, se qualcuno me le tocca, non ci vedo più dal furore, e urlerei: ma come?? Dopo tutto quello che faccio, annullando quasi me stessa, e va bene se ho i miei riposi, ma dopo tutto mi venite pure a dire.. non ci posso credere: io do tutta me stessa e va bene, è il mio modo di lavorare, anche gratis va bene, perché per me la mia remunerazione sono almeno 4 settimane all'anno (la regolarità innanzittutto) di sacrosante intoccabili ferie!
Ci metterò un cartello sulla parola "ferie", per essere chiari: va bene fine settimana a casa, va bene niente uscite la sera, va bene niente soldi-niente shopping, va bene tutto, ma chi tocca muore.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...