giovedì 11 agosto 2011

(Andare a) lavorare piace.

E dire che credevo d'avervi abbandonati per più tempo. Invece solo ieri non ho aggiornato.. bah, a questo punto mi sa che mi prendo anche oggi di ferie..
Noo, scherzo, resto, vi scrivo.
Ho riflettutto su varie cose tra mercoledì e oggi, quindi non so da dove iniziare, né se incastrare tutto in un solo post. Come tediarvi invece come vedete non l'ho disimparato.
Ma veniamo a noi: dopo un rischio sbrodo non indifferente, ho le addominali più scolpite di quando andavo in palestra tre giorni a settimana, perché la paura che la riserva non basti fino ad arrivare a destinazione produce un effetto contrazione che è una meraviglia, per chi vuole iniziare a lavorare la mattina coi dolori dell'acido lattico o com'è che si chiama (non sono esperta, ve l'ho già detto?). Durante il rientro dal lavoro mi dicevo tranquilla, perché con un ritardo per il pranzo non avrei rischiato il posto di lavoro, però capite anche voi che quando non si hanno benzina né denaro né bancomat né amici né conoscenti (forse non avevo nemmeno credito nel cellulare, non ho controllato perché non avevo nessuno da chiamare come aiuto), "tranquilla" non è esatto. Diciamo che mi consolavo pensando che la stradina B scelta appositamente fosse più corta della statale A che percorro di solito in quel tratto; mi consolavo pensando che con l'autoradio spenta, i fari spenti, i finestrini CHIUSI, i 70 orari massimo 80 SNERVANTI, stavo senz'altro risparmiando MOLTO gasolio, anche se non sostituibile con il sudore della fronte, copiosissimo, con l'ossigeno risparmiato (non riuscivo a respirare in quell'abitacolo), né con il sudore dell'addominale che si scolpiva, certo che no. Pensavo a quanti bambini muoiono abbandonati nelle macchine all'inizio di ogni estate e, ragazzi ve lo dico, l'asfissia è una tortura perché dopo pochi secondi coi finestrini chiusi GIà NON SI RESPIRA PIù, e questo pensiero tristissimo si alternava alla paura di rimanere a piedi, per povertà più che per stupidità, e allo stesso tempo me la affievoliva , visto che non c'è paragone fra i due destini. Poveri piccoli...

Andare e tornare dal lavoro
Area e porto industriale: unico tratto di mare che vedo




















Incredibilmente la riserva mi è bastata sino a casa, dove ho preso in prestito qualche soldino, poi fino al primo distributore: chiusa con lucchetto solo la pompa diesel, un classico dei film parodia, poi fino al secondo distributore: aperto, sospiro di sollievo, scusa non lo farò mai più, sospiro di sollievo, grazie grazie mille evviva il serbatoio capiente e la spia apprensiva della clio, appena nominata da me auto dell'anno, o almeno della settimana. Il giorno dopo, più calma grazie al 90% di tacchette di gasolio colorate di pieno, ho azzerato il contachilometri e calcolato il mio tragitto: sticazzi, mi faccio 53,1 chilometri solo andata e altrettanti al rientro ogni giorno!
Tetra area industriale: pale eoliche
Ma appena stavo per calcolare quanto mi costa questo lavoro, mi sono ricordata della mia solita frase "posso farlo anche per lavorare", con cui concludo spesso simili ragionamenti. Infatti anche stavolta l'inizio è stato "quanto mi costa?", al centro del ragionamento però è venuto fuori che, da giovane, quei cinquanta chilometri me li facevo per andare a ballare (zona marittima = zona di hotel, ma anche zona di discoteche estive) e per di più dopo le mie dodici ore filate al bar, uscivo dal lavoro alle 2 di notte, andavo a casa a cambiarmi, poi mi facevo quei 53,1 chilometri per stare in pista tutta la notte, e ripartivo verso le cinque del mattino, una pausa per colazione in un paesino di quattro case attorno a un semaforo che si trova ad una decina di chilometri dalle discoteche sulla strada verso casa, e poi dritta a letto fino alle sette e mezzo (alle otto aprivo il bar la domenica). Perciò il finale è stato: se lo facevo per divertirmi, posso farlo anche per lavorare.
Inoltre, parlandone, ho avuto il benestare di chi diversamente da me, che il fine settimana lavoravo, da giovane andava al mare a 53,1 chilometri da casa, tornava a casa per lavarsi e cambiarsi, ritornava al mare per cena e discoteca poche ore dopo, beccandosi tutto il traffico del rientro dal mare e tutto quello dell'uscita per cena e discoteca. Io almeno alle due di notte un po' di traffico in meno (quello della cena) ce l'avevo!
Ogni giorno, dopo il trauma della sveglia, per due o tre giorni davvero terrificante, e dopo la lentezza della mia prima mezz'ora di bagno-colazione-vestizione-partenza super ottimizzata in ogni suo minuto primo, inizia il mio viaggio lungo 53,1 chilometri per andare al lavoro. Ho sempre odiato viaggiare per lavoro, ogni giorno.
Statale pedemontana
Ma ora sarà l'aria d'estate, freschissima alle sette e trenta del mattino, sarà la scorrevolezza della strada nella tetra zona industriale che attraverso, sarà l'aria e l'atmosfera di mare del primo e unico tratto di strada che si affianca alla spiaggia, sarà soprattutto (mi conosco..) la scorrevolezza della statale pedemontana, dalla quale non si vede il mare, ma sulla quale svetta la montagna, che mi da l'idea di un bel viaggio di piacere (assaporo già la Germania a settembre..), sarà che per la prima volta non ascolto miei cd che mi distraggono, ma sono anzi sul filo della notizia grazie al lettore rotto e all'antenna funzionante dell'autoradio, che mi obbligano (ma incredibilmente con piacere, chi l'avrebbe mai sospettato) agli aggiornamenti di calcio, di economia e di attualità delle otto, alternati ci mancherebbe!, ad ottima musica rock, soul e R&B. Sarà qualcosa di queste o tutte assieme, ma io questi 53,1 chilometri me li godo un sorpasso dopo l'altro, una fila alla rotonda dopo l'altra, un albero, un gabbiano, un profumo salmastro, un'ombra montana dopo l'altra.
E andare a lavorare ogni giorno mi piace.
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