venerdì 5 agosto 2011

Domande e risposte, per scovare indizi.

Stanca è riduttivo. Le gambe sono doloranti ancor più dei piedi, dove spunta qualche vescica. La testa almeno ha smesso di farmi male, almeno. Mi sento un po' confusa, causa troppo sonno pomeridiano, ma vi assicuro che, ad ogni risveglio dopo un sogno assurdo, l'unica alternativa accettabile era dormire ancora un po'.
Questo: il mio primo giorno di lavoro come cameriera ai piani.
Cosa ha prodotto la prima impressione? Ho pensato che le cameriere ai piani, col loro camice celeste stirato (a proposito, l'ho lasciato appallottolato in macchina!!), col grembiulino bianco, con la coda alta e la ciabattina col calzetto, si fanno un culo così, possibilmente sotto il sole, non per pulire o riordinare, ma per scovare il dettaglio da pulire o riordinare. Infatti appena si entra in una camera, il primo pensiero innocentissimo è: beh qui non c'è molto da fare, per fortuna.  Invece no: qui è tutto da fare, soprattutto quello che apparentemente non c'è.
Statistiche di oggi: niente mutande sporche sul letto, solo qualche piagiamino da bambino, i bambini hanno il maggior numero di scarpe, alcuni adulti sanno essere sobri nel bagaglio, e altri pure ordinati: le valigie vuote le avevano messe sull'armadio o tra il cassettone e la vetrata.
Le vetrate: quando si è al cinque stelle, le porte non esistono, perché sono da catapecchia. Naturalmente le vetrate del cinque stelle non devono avere aloni di nessun tipo, figuratevi se viene accettata una macchia.
I pavimenti: ottimi per nascondere le macchie, una sorta di marmo rustico ruvido tra il grigio molto chiaro e il bianco molto sporco. Solo che in una località marittima è chiaro che se il pavimento nasconde la sabbia agli occhi è un casino, soprattutto se le mie ciabatte nuove non sono omologate per avvertirla sotto i piedi.
L'estate: in un cinque stelle l'ospite ha sempre ragione, anche quando vuole rientrare in camera e trovarci la Siberia di casa sua, perciò il condizionatore fisso a diciotto gradi non è un optional ma il pacchetto base. Se fuori invece c'è il Sahara e il cinque stelle è strutturato a camere indipendenti con giardino e terrazzino, entrambi da riordinare e sistemare, non solo alla sabbia sul pavimento si aggiungono gli aghi dei pini che garantiscono la privacy dei lettini in giardino, ma io non ho smesso un un solo momento di starnutire a causa degli sbalzi di temperatura tra dentro: disfare i letti, e fuori: lasciare il sacco delle lenzuola sporche, tra dentro: spazzare la sabbia, e fuori: spazzare la sabbia e anche  gli aghi, tra dentro: lavare i pavimenti, e fuori: portar via scope secchiello e detersivi vari, mentre la collega esperta usciva dal bagno, dava un ultimo sguardo indagatore, e poi chiudeva la vetrata.
Il vantaggio di questo resort: la collega esperta si sporca le mani in bagno, la collega inesperta fa tutto il resto, più palloso apparentemente, soprattutto il primo giorno quando per ogni granello di sabbia devi chiedere il permesso, ma in realtà mi sbagliavo!, infatti appena ho messo la testa in un bagno ho visto: finestre a vetrata, specchi grandi, specchi piccoli, vetri non satinati nel box doccia, porte scorrevoli che, una volta chiuse, si mostravano per quello che erano: specchi, perciò ho capito che è meglio spolverare comodini ingombri dai quali non devo spostare nulla nemmeno di un millimetro, perché io sono talmente ossessionata dalla perfezione di uno specchio, che mi perderei in un bagno così. La collega esperta invece se la sbrigava meglio.
Mi sono trattenuta, anche se a fatica nonostante i buoni propositi, dal prendere iniziative: proprio come ci era stato richiesto, e mi sono impegnata, con meno fatica, a chiedere il permesso prima di fare qualsiasi cosa, anche la più logica. Alla fine ci sono riuscita, in un mix perfetto di "ho capito e non serve che la collega esperta me lo dica" e "chissà se in questo caso è lo stesso, meglio chiedere alla collega esperta", ma a scapito della comprensione della sequenza esatta di lenzuolo 1, lenzuolo 2, lenzuolo 3, piumino (beh, con 18 gradi), copriletto, cuscini, cuscini piccoli, cuscinoni. Ma tanto il letto lo rifacevamo rigorosamente assieme.
La mia collega esperta: discreta e poco loquace mi ha fatto, fortunatamente, solo due domande personali "sei studentessa, cosa studi?" alle nove e mezza del mattino, e "sei allergica a qualcosa?" dopo l'ennesimo starnuto, prima della pausa delle due.
L'ultima domanda famosa però è stata la mia, per non prendere iniziative: "posso prendere un pezzo di carta igienica per soffiarmi il naso?" dopo l'ennesimo starnuto.
Risposta con risatina: "Ma che fai mi chiedi il permesso per la carta igienica? Certo che puoi."
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