martedì 2 agosto 2011

Master in comunicazione per matrigne.

Quand'ero piccola sognavo anch'io una famigliola felice: marito, moglie, e due figli, un maschio e una femmina. E il giardino, naturalmente. E il fuoristrada e il supermercato vicino a casa.
Poi decisi di perfezionarmi nel disegno.
Infatti ora ho: un deserto con qualche erbaccia sparsa; un'utilitaria usata e malaticcia, che comunque non è mia anche se il nome gliel'ho dato io, mentre il supermercato vicino a CasaMia è più sporco di un'officina meccanica abbandonata. Invece i bambini che mi hanno appioppato a volte mi fanno ridere, a volte vorrei restituirli.
All'inizio mi ignoravano. Poi mi evitavano. Poi hanno deciso di contrastarmi in tutto. I litigi non si contavano più. Ora mi hanno accettata e da mesi non mi rinfacciano più di non essere la loro vera madre. Ogni tanto c'è ancora qualche dissidio, ma sto imparando come prenderli.

Principessa.
Quando non le piace qualcosa, con una smorfia disgustata dice: - Mi fa schifo questo non lo voglio!-
Io: - In che senso ti fa schifo? –
- Nel senso che non mi piace! – dice con tono saputello.
Io: - Ah, beh, allora potevi dire "non mi piace" in questo caso? – il tono è interrogativo-curioso.
- Mm.. sì. – con tono dubbioso.

Quando finisce di mangiare, soddisfatta, allontana da sé il piatto coi resti e lo spinge più o meno sotto il naso del suo vicino di tavolo, interrompendolo mentre mangia.
Rimettere il suo piatto sotto il suo naso è il minimo che si possa fare. Il massimo è lanciarle un urlo tale da girarle la testa all'indietro con lo spostamento d'aria. Ma non voglio discutere di buone maniere.

Io: - Perché non l'hai fatto? –
Brigante: - Volevo farlo, ma non ho avuto tempo.. – con aria triste.
Tempo?!?

Principessa: - Chi sono quelle bambine vestite di rosa? –
Io: - Mah, sembrano le damigelle dei vincitori. E comunque non sono bambine. –
Brigante: - Cosa? Cosa? –
Io: - Le ragazze che scortano i vincitori sul podio. Sono come damigelle d'onore. –
Brigante: - Sono hostess. –
Certo. Perché io uso un linguaggio infantile?

Io scrivo la lista della spesa.
Principessa: - E prendi anche questo, e poi questo, e quest'altro.. –
Io: - Altro? – e sbuffo.
Principessa: - No no, basta così. –
Basta?
Io: - Brighi, tu mangi anche gli yogurt vero? –
Brigante: - No. Io non ho toccato nulla. Non l'ho visto nemmeno. –
Sì. Dal tono direi che segno anche gli yogurt per Brigante.

Ore 22, io scrivo al pc, sopraffatta dall'ispirazione.
Principessa: - Se vuoi adesso possiamo cenare. – vocina timida.
Ah. La cena.
Io: - Certo la preparo subito. Che ne dici di una tazza di latte? –
Per le ossa, dicono che faccia miracoli...

- Brighi, se vuoi innaffiare le piante qua fuo.. –
- Io non l'ho toccato. –
Sì. Certo.
- Ma se ti capita: innaffia solo i gerani, perché queste sono piante grasse, non abbisognano di acqua. –
- Eh? –
- Se gli metti l'acqua muoiono. Ma i gerani li puoi innaffiare, se vuoi. –
Esponiamola come una concessione, che i divieti non mi attecchiscono.
- Io i gerani li naffio sempre.. –
Ecco vedi.
- ..erano belli. –
Erano, appunto.

- Pronto Princi? Sono quasi a casa, tranquilla. –
- Cosa fai? –
- Sono in macchina con Il Topo. Fra dieci minuti sono a casa. –
- Attenta che il topo ti rosicchia. –
Realismo puro.

Recentemente, presa dalla disperazione e con gli occhi iniettati di sangue, mi sono recata dalla Grande Maga della famiglia, per carpirle qualche segreto. In realtà c'ero andata per dirle che volevo dare le dimissioni perché non ce la facevo più. Invece mi ha ignorata per raccontarmi i fatti suoi, e tant'è che sono ancora qui. Chiacchiera chiacchiera, sono tornata a casa super convinta che il rapporto genitori e figli non sia fatto solo di regole e suggerimenti e solchi già segnati e obbedienza. E dire che quando ero figlia io, ai miei genitori rinfacciavo proprio questo! Ci stavo cascando completamente vestita. Fortuna che la Grande Maga, chiacchiera chiacchiera mi ha inviato il suo bel messaggio subliminare. Ed io l'ho colto come un frutto maturo.

Pertanto ora non passo più ore in solitudine, con la scusa di lasciare ai bimbi il loro spazio dato che la mia presenza è stata accettata, ma con riserva. Non passo nemmeno più ore in silenzio, incapace di trovare qualsivoglia argomento di conversazione con gli abitanti di un mondo a me lontanissimo. Infatti, dove sta scritto che parlare e conversazione sono sinonimi? Nemmeno parlare e dire cose sensate sono sinonimi, perciò io ora chiacchiero chiacchiero anche se spesso non dico niente, ma così facendo ho conquistato terreno. E fra una chiacchiera e l'altra mi scappa un divieto o un obbligo, ma suona in ogni caso più lieve, meno imposto di quando aprivo bocca solo per quello. E se qualcuno si accorge che quella era una regola o un rimprovero, subito me ne esco con una frase senza senso, di quelle che fanno storcere il naso incredula a Principessa e scuotere la testa con una risata derisoria a Brigante, e il momento di tensione svanisce, perché il fatto che io sia visibilmente strana è più importante. I miracoli della comunicazione.
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