venerdì 5 agosto 2011

Scrittrice e lettrice a confronto.

Si dice sempre che i complimenti fanno piacere, le critiche costruttive fortificano, la sincerità non ne parliamo è così rara che si pagherebbe per averla.
Dopo una sfilza di complimenti io di solito mi sento immune al brodo di giuggiole, anche un po' assuefatta e indifferente se vogliamo. Sorrido svenevole solo quando so che davanti a me non c'è nessuno che si monterà la testa per avermi finalmente fatto montare la testa, praticamente sorrido fra me e me, senza un vero autocontrollo. E mi dico: posso smettere quando voglio, non ho una dipendenza dai complimenti.
Infatti quando non me ne fanno mica sto male, anzi apprezzo: non voglio mica montarmi la testa!
Poi succede che si presenta il solito vanaglorioso convinto di essere l'unico al mondo sincero a tutti i costi, il quale dopo avermi fatto i complimenti come lettrice mi dice, e scusami per la sincerità, che come scrittrice però devo migliorarmi. Ed io, che la sincerità l'apprezzo e addirittura gliel'avevo imposta, apprezzo, appunto, e sto zitta. No, non è vero, parlo e ringrazio per la sincerità, che io apprezzo ed è risaputo, perché è quella che aiuta a crescere e a migliorarsi. Cosa di cui io a quanto pare ho bisogno. Ciò che dico però mi suona strano, come se volessi a tutti i costi nascondere la delusione, e dire che sapevo già che un amante della musica classica stava per commentare la mia filastrocca musicata coi pennarelli sul tavolo, potevo forse aspettarmi che capisse il ritmo infantile, uno che mangia pianoforti e violini a colazione? Interrompo la risposta prima che sia troppo lunga e sospetta, ma ci tengo a specificare che ai bambini dell'asilo quella canzoncina però piace.
Ecco forse questo non avrei dovuto dirlo.
Ma ringraziare e basta non sarebbe sembrato altrettanto sospetto? E perché sospetto?
Ma ecco, non è finita, aspettate. Ecco che dentro di me sale lento il malumore: in che senso dovrei migliorarmi? Cosa voleva dire?
Smontata, mi sento smontata.
Ed io andavo dicendo in giro che, com'ho detto? Immune, assuefatta, indifferente, non voglio mica montarmi la testa, non è che per caso ho detto pure che non me la monto mai?
Va bene, forse sorrido e rimango indifferente, ma in un brodino di giuggioline, per convincermi di valere qualcosa anche agli occhi altrui, senza ricordare che spesso le persone ripetono frasi fatte senza pensarci troppo, ci vado subito dopo. Fra me e me ma ci vado, in brodo di giuggiole. Sarà che una critica sembra sempre più sincera e meditata, e motivata, di un complimento, sarà che apprezzo la sincerità, ma non vuol dire che ne vada pazza quando non suona come un complimento. Sarà ma il malumore è durato un po'.
Ed ecco che arriva il ricordo del nuovo template, del nuovo scopo del blog, dell'accumulo di impegni che sto collezionando, dello Zwischentest di tedesco andato bene, di Nele che ha risposto alla mia mail, di Toni che domani mi sostituirà in tutto dandomi la mia benedetta ora d'aria, del nuovo lavoro anche se temporaneo, del fatto che ho la macchina a disposizione e perciò non devo uscire di casa un'ora e mezzo prima, della lettera che ho scritto, della sorpresa che farò, dei complimenti numerosi anche se probabilmente fasulli, del fatto che, da migliorare o meno, ho ripreso l'attività di scrittura, del romanzo appena letto molto bello davvero, e mi sono resa conto che quella critica "costruttiva" non ha rovinato nulla, non ha avuto questo potere, ma è stata la decisione di rivedere le pagine del mio diario dal 2009, in cui cercavo la conferma di un sospetto, e ho scoperto invece tutt'altro, è stata questa decisione a far durare il malumore.
Infatti credevo che gli ultimi due anni fossero stati: un 2009 brutto e schifoso e un 2011 decisamente migliore, nonostante la breve di crisi dell'ultimo semestre, superata in queste ultime settimane. Invece la mia memoria, è evidente a chiunque sano di mente, aveva annacquato i ricordi, innanzitutto perché dal 2009 al 2011 son tre anni e non due, di cui il 2009 una merda come ricordavo, il 2010 una merda come non ricordavo (il 2010? dov'ero nel 2010?), nel 2011 c'è stato il miglioramento, ed è chiaro che se siamo appena entrati nell'agosto 2011, ottavo mese dell'anno in tutto l'occidente emerso, non posso aver trascorso un 2011 di gran lunga migliore del 2009, tranne gli ultimi sei mesi. Infatti l'unica cosa che ricordavo bene era la brevità della breve crisi del 2011, precisamente un mese circa, da metà aprile a metà maggio, poi l'ho superata.
Scoprire di aver ritagliato dalla mia vita il 2010 e di aver dilatato i mesi e gli avvenimenti del 2009 in avanti e del 2011 all'indietro significa ammettere con gli ammiratori più sfegatati della mia memoria infallibile un errore che avevo finora ignorato, o peggio ancora liquidato con un "tutto bene, ma dimmi di te piuttosto".
Il 2010. Intero. Non è tristissimo? Non mi ricordavo nulla del 2010.
Il 2010...
Sarò anche da migliorare, ma come scrittrice anche mediocre faccio un favore a me stessa, perché mi aiuto a non dimenticare. Almeno finché mi ostino ad esistere anche come lettrice.
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