mercoledì 21 settembre 2011

Giorno 22.

E poi ci sono le storie di famiglia.
Che io sento dalla voce dello Zio, e non da quella di mio padre, a cui non è mai venuto in mente di caricarmi in macchina per un tour nella regione mineraria in cui è cresciuto.

Centro minerario ormai chiuso. Non vedo il materiale estratto, ha detto LoZio. Non vedo macchine parcheggiate, avrei detto io.



Solo una, e la meno profonda, delle numerose cave della zona.

Vecchi edifici annessi alle miniere.
Certo se mi avesse fatto fare anche il tour dentro la miniera, con casco giallo con lampadina e guida esperta e turisti claustrofobici...

Il paesaggio, se non l'avete immaginato è questo:

Di qua.

Di là.

Di sotto.
Purtroppo la vita non è tutta rose e fiori e occhi a cuoricino, e di recente questa zona è stata distrutta da un incendio che è arrivato fin quasi alla spiaggia. Nelle foto seguenti vedrete alcune delle colline che abbiamo attraversato in macchina, che con la loro desolazione ci hanno schiaffeggiati dopo un tornante, bloccandomi in gola l'ennesimo "che beeeelloooo!".





E non sapevo nemmeno che qui, da dove vi sto scrivendo, i miei zii paterni abitavano già da qualche anno, quando emigrarono all'estero. Ma al loro rientro: il vuoto. Mio zio e mio padre non conoscono più nessuno? Cos'è successo? La lontananza fa male, se si spezzano i legami con chi non è parente. E i parenti, ve l'ho detto, erano il ramo sterile della famiglia, e in ogni caso ora son morti.
Ammetto che siamo un po' sfasati: mio padre e mio zio hanno l'età dei nonni dei miei coetanei, è un casino instaurare legami equilibrati. Io mi sento superiore. A volte anche vecchia.

Abbiamo fatto il tour della giovinezza, dei primi lavori, delle camminate chilometriche per cercare o accettare un impiego, anche dello scrocco di passaggi ad autobus o camion, di nascosto; andavano a mietere il grano, a costruire serbatoi e pozzi, a demolire edifici; erano lavori stagionali.
Più tardi le ferie dalla Germania, dal lavoro sicuro: al mare ogni anno, negli ultimi cinquanta, sempre nella stessa zona.






Mio padre non si abbandona a ricordi fluenti, non è un conta storie, non passa da un episodio all'altro permettendo alla mia mente attenta di ricostruirgli il passato. Preferisce pensarci in privato.
Mio zio invece accoglie il suo pubblico con una battuta di spirito, che ricollega subito ad un fatto realmente accaduto, che ricollega subito ad un altro fatto realmente accaduto, che stimola una mia domanda, che porta ad una sua risposta comprensiva di divagazione, che ricollega ad un'altra storia, in un'altra epoca, in un alto luogo, che si ricollega a...
Ed io ascolto, affascinata dal mio stesso passato, prima che io nascessi, prima che mio padre pensasse, o anche solo sperasse, di avere figli un giorno. Un'altra vita, un altro mondo.
Ecco cosa succede a sposarsi a 50 anni: si vive una vita intera da "giovani", poi ci si sposa e si diventa vecchi all'improvviso, stanchi, e le incombenze che i figli portano, le responsabilità, la precarietà, l'età, spazzano via tutti i cinquant'anni precedenti, e laddove rimane un ricordo si fa piazza pulita (per non soffrire della perdita?), laddove permane una storia la si censura (sai, le bambine..), laddove c'è un avanzo di vita passata la si dimentica (eh, l'età..). Poteva morire tutto con mio padre.
Finché non è arrivato mio zio: vivere altrove, vivere lontano, porta a mantenere un legame di preferenza con il Paese d'origine, e ad innalzarlo a luogo ideale, forse solo perché passato. Mio zio vive in un'altra cultura, dove è cresciuto e dove ha costruito la sua vita, perciò quando torna qui, forse è come se il passato riaffiorasse all'improvviso in lui che non immaginava nemmeno di averlo rimosso, finché non l'ha ricordato. La sua vita precedente si materializza nella sua mente, e lui non si capacita di tante cose: di come abbia potuto dimenticarla nel resto dell'anno, né di come abbia potuto ricordare ora quell'episodio così antico della sua infanzia, né di come sia tutto cambiato e allo stesso tempo tutto uguale. E allora comincia a raccontare.

L'anno scorso vennero anche gli zii con lui e del paese che, durante la loro giovinezza, non era altro che campi aperti e poche case sparse, dissero: "Che brutto! Il paese è rimpicciolito, hanno ristretto le strade!".
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