giovedì 22 settembre 2011

Giorno 23.

Oggi ho pronunciato la seguente frase: "e abitavate qui quando nonno lavorava alla miniera?"
Non è importane la risposta, non quanto la domanda, o meglio, quanto una parola della domanda: nonno. Parola mai pronunciata in vita mia prima d'ora. E chi l'ha conosciuto? E chi ne ha mai parlato?
Mio nonno morì giovane, a causa di una malattia polmonare dovuta alle polveri respirate in miniera, il mio nonno materno morì giovane anche lui, per un problema al cuore. Ho sempre avuto solo una nonna e, quasi, solo una famiglia di zii e cugini, mentre l'altra famiglia, quella paterna, è stata sempre un'entità astratta, nominata talvolta ma mai conosciuta, fatta di spiriti forse morti, forse mai esistiti, chi può dirlo?
Ecco da chi ho preso.
Il ramo della famiglia paterna che ho conosciuto non solo era sterile, ma è pure tutto passato a miglior vita, tranne LoZio e, per recente scoperta, gli zii. L'altro ramo è emigrato.
Più mio zio racconta più si forma la mia identità di discendente di qualcuno, neanche fossi stata adottata e scoprissi ora chi sono i miei veri genitori. Non pensavo di avere radici rinvenibili.
I racconti che ho sempre sentito, episodi singoli, legati ad un avvenimento particolare, non mi hanno mai permesso di pensare ai loro personaggi come ad una famiglia. E per di più la mia. Provo una strana sensazione quando mio zio dice "mamma" o "papà", e ancora più strana è quella che provo quando io dico "nonno" o "nonna". Mi stupirei meno se qualcuno mi chiamasse mamma, perché questa è una possibilità futura, per quanto improbabile, mentre avere dei nonni è un'occasione mancata che non potrò mai recuperare, al massimo posso sentirne parlare, o fare domande.

Mio zio ha detto di essere andato in Germania a 27 anni, quindi mio padre al massimo ne aveva 31, significa che prima di emigrare hanno lavorato qui almeno vent'anni, dato che le scuole medie non le hanno fatte e hanno iniziato invece a lavorare (mancavano i soldi, mancava il vestito buono e anche le scarpe - per giocare o per lavorare si poteva andare anche scalzi).
Ho una storia anche io, e una famiglia, benché disgregata e dispersa.
Sin da quando ho imparato a parlare, alla domanda "dove sei nata?" a quanto pare rispondevo (pignola come non mai): "io non sono nata, sono venuta". Sono nata in Germania infatti, e con innocente precisione delineavo il mio spirito vagabondo; già da piccola ero consapevole di non rientrare nei normali canoni dove-sei-nata, dove-abiti, chi-sei. E quando mi chiedono "dove sei adesso?", a parte che già la domanda la dice lunga, se fino a qualche anno fa rispondevo "dove ci sono le mie cose", oramai rispondo "dove sono io", perché mi è capitato pure di abitare in una città, avere la famiglia in un'altra, e le mie cose in un garage-magazzino in un'altra città ancora, ma il posto in cui mi sentivo a casa era quello in cui abitavo io personalmente.
Non sono di un luogo preciso, alla domanda "di dove sei" so rispondere solo quando sono all'estero: sono italiana. Non ci riesco ad identificarmi con un luogo, a legarmici: sono legata a posti diversi e per motivi diversi, ho ricordi di luoghi diversi e di persone in luoghi diversi, e non riesco a pensare che potrebbe essere altrimenti.
Anche perché, a quanto sento, spostarsi se non è genetico, è comunque di famiglia.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...