venerdì 16 settembre 2011

La Morte sulla bocca di tutti.


Sono andata a vedere A.
Ma restare lì, fra lacrime e bianco trasparente, mi opprimeva. Soprattutto perché io non piangevo.
Non capivo.
Lei bianca e morta, su quel letto coperto di bianco, e coperta da un velo bianco, che la rendeva ancor più bianca. E immobile.
Ma perché piangono tutti? Mi chiedevo.
Ha solo smesso di soffrire. Avevo sentito dire che soffriva.

Appena è arrivato anche il figlio, solo allora è morta. Hanno raccontato così.
La necessità di mitizzare* una cosa normale come morire, non ha freni.
Succedono davvero queste cose? Davvero ogni volta che veniva data per spacciata a voce alta lei, seppur incosciente fino ad allora, riapriva gli occhi e con un fil di voce diceva qualcosa che faceva ritrattare le voci di corridoio? Davvero quando ha deciso di morire (ha deciso?) ha esalato l'ultimo respiro che però, poco dopo, è diventato il penultimo, perché appena ha capito (ha capito?) che il figlio doveva essere chiamato al telefono, è rimasta in apnea fino a quando lui non è entrato in casa, e solo allora ha esalato l'ultimo, davvero ultimo, respiro? E se aveva questa capacità, perché non ha riaperto gli occhi quando è arrivata la figlia, per far retrocedere a terzultimo quel primo ultimo respiro? E se aveva questo potere, perché non ha aspettato anche sua figlia, che ha rischiato il licenziamento, pur di starle vicina, al pari di marito e figlio? Era già morta eppure sapeva che non c'erano aerei quel giorno?
Perché la gente spara cazzate per avvolgere di romanticismo una morte? Non basta che sia morta dopo sofferenze fisiche? Si deve aggiungere che ha posticipato la sua morte per permettere anche al figlio di vederla morire?

Forse non avevo mai detto che odio i pettegolezzi.

*mitizzare, NON mitigare.
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