sabato 24 settembre 2011

Non è una recensione/1.

Eccomi qua, dopo una giornata passata sul web. Dopo un pomeriggio, passato sul web, non peggioriamo la situazione.
C'è da dire che quando non avevo il computer ero più serena, forse perché contemporaneamente non avevo nemmeno le tante cose da controllare, aggiornare, leggere e scrivere che ho ora, che finalmente ho il computer. Prima infatti non avevo il computer e avevo una lista mentale di tutte queste cose, che potevo ignorare o addirittura dimenticare per giorni perché, tanto, non avevo il computer.
Ora ho il computer, e l'ho accolto bene perché negli ultimi giorni ho constatato come buona parte della mia vita, dai contatti umani alle ricette di dolci alla curiosità alla necessità di informazioni fino alle preziosissime foto delle vacanze, si svolga tramite computer e internet.
Per quanto riguarda le foto delle vacanze da mostrare ai congiunti: potevo anche risparmiarmi la visione di una madre che sonnecchia, un padre che con lo sguardo fisso commenta "mm" e uno zio che da un sassolino nascosto sotto la sabbia nella foto del mare tira fuori l'ennesimo racconto di vita vissuta (con l'infanzia e la vecchiaia da pensionato come estremi temporali del raccontabile) e distrae tutti dalla presentazione delle foto. E dire che avevo convinto tutti dell'urgenza di riavere al più presto il mio pc proprio con la promessa delle foto! Non potevano cambiare argomento per farmi capire che le foto no, piuttosto ti pago la riparazione così ti chiudi di nuovo in camera??
Evidentemente le bugie costruttive non le conoscono. Costruttive di un rapporto sereno con la famiglia.

Per quanto riguarda gli aggiornamenti: dopo mail, pagine di curiosità, voci depennate sulla lista mentale, letture, scritture e cervicale parlante, io sono stanca di avere di nuovo il pc, innanzitutto perché mi distrae dalla lettura del secondo libro che mi sono regalata al rientro dalle vacanze, Il linguaggio segreto dei fiori, a cui mi dedicherò dopo questo post. In secondo luogo perché mi ha rallentata nella lettura del primo libro che mi sono regalata al rientro dalle vacanze (mi raccomando non mandatemi all'ipermercato con più soldi di quelli che mi servono per la spesa), Viaggio in Sardegna, bellissimo quadro geografico, storico, culturale della Sardegna, che accompagna il lettore lungo percorsi sconosciuti alla sua fama di isola bellissima, e protegge dai "falsi amici" che questa procura agli incauti turisti. Della serie: non è tutto mare porchetto banditi e il-sardo-è-una-lingua-non-è-un-dialetto.
Mi è piaciuto perché spiega anche la storia, e la preistoria!, e le tradizioni ma anche l'attualità (che le rinnega, dove può), e la cultura, inoltre suggerisce posti incantevoli da vedere, ma svela anche cosa in Sardegna è impossibile o difficile da trovare (ad esempio negozi che fanno orario continuato). Solo alla fine l'autrice si è persa del tutto, con un finale assurdo che non so se riportarvi o no ma... Insomma ditemi voi se dopo aver descritto la Sardegna come un luogo dove ancora oggi, inconsciamente, persistono pratiche mentali ancestrali come considerare la donna il capo famiglia, l'elemento principale della società o, al massimo, un personaggio paritario rispetto all'uomo; se dopo aver detto a tutti che l'arte del racconto è quella in cui tutti i sardi sono maestri, donne anzitutto, per quella loro necessità di tenere per sè il privato e raccontare solo il fantastico, ditemi se poteva concludere così: "Il racconto del focolare [...] ha rappresentato per secoli il diversivo alla quotidianità di cui la televisione ancora da venire avrebbe poi preso il posto, con i suoi quiz, le sue fiction e le sue scosciate veline, il nuovo emblema della femminilità isolana, in ordine di tempo le ultime janas* su cui fantasticare".
Ha spezzato l'incantesimo così.

Ma è lo 0,001% di un libro che per il resto mi è piacciuto molto, diverso dai soliti libri sulla Sardegna (ed è detto da una che ne ha letti pochissimi, quasi tre...)
Mi è piaciuto molto e ho pure sottolineato alcune frasi che mi hanno incuriosito, e che ora vi riporto perché voglio consigliarvi di leggerlo e poi vi lascio e mi dedico al mio secondo libro, stavolta un romanzo.

Sul mistero che avvolge i nuraghe e la loro funzione: "Nei racconti degli anziani è presente la memoria di un tempo in cui da ogni nuraghe se ne vedevano sempre altri due ", interessante sistema... di difesa?

Sulla civiltà nuragica: "Dallo studio delle statuine bronzee emerge nitidamente un altro elemento interessante: la pari considerazione dell'uomo e della donna nella società nuragica", erano avanti!

Sull'identità e sulle apparenze: ovvero sul legare la volontà d'indipendenza alla "libertà di essere sardi solo per se stessi, senza sospingersi a vicenda a 'fare i sardi' per gli altri".

Sulle usanze: i sardi usano ancora oggi distribuire a "vicini e conoscenti le eccedenze di ogni grazia alimentare".

Sulla fama dell'isola: "Quello che maggiormente determina il successo o l'insuccesso dell'impatto con la Sardegna, trattandosi di uno dei luoghi più presenti e delineati nell'immaginario comune, è la corrispondenza tra ciò che si vede e le aspettative di chi guarda".

Sull'insicurezza dei sardi camuffata da autoironia: "e si finisce per ridere di ciò che di se stessi si crede appaia ridicolo agli occhi degli altri".

Sulle donne scrittrici: "Non c'era praticamente nulla di strano che una donna divenisse narratore, anche di enorme fama, in un mondo in cui praticamente ogni focolare era a suo modo un circolo letterario".

Un errore finale: " la volontà [...] di voler testimoniare" ... "volontà" esprime già il concetto di "voler" e viceversa, bastava "la volontà di testimoniare".

Ma come biglietto da visita, non della Sardegna, ma del libro, per spiegarvi come procede e di cosa tratta, vi riporto un brano più lungo sul mare, perché penso che, se anche la Sardegna non è "uno dei luoghi più presenti e delineati nell'immaginario comune" è senz'altro un luogo che è presente e delineato attraverso il suo mare.
"Avere milleottocento chilometri di coste incantevoli, tutte diverse, può essere una fortuna molto meno invidiabile di quanto non sembri a prima vista alle migliaia di turisti incantati che vengono ogni anno in vacanza in Sardegna. Lungo i secoli i sardi sono diventati piuttosto consapevoli del fatto che il mare possa portare cose peggiori di turisti in bermuda e pesce fresco, e i più anziani conservano spesso nei suoi riguardi una sana diffidenza, al punto che anche nei paesi costieri è molto frequente trovare persone che si vantano di non aver mai imparato a nuotare".

Se volte scoprire perché, leggete Viaggio in Sardegna, di Michela Murgia.
Buona lettura.









*leggendarie fate che uscivano dalle loro grotte (le domus de janas) solo di notte.
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