sabato 17 settembre 2011

Spalle larghe o scatole piene?

C'è un precario equilibrio da mantenere, ma devo essere sola per riuscirci, o è solo una mia illusione?
Questo senso di "famiglia" non è il nostro, non è quello che vogliamo, ma per chi è esterno alla nostra famiglia (anomala?) è difficile da capire o da accettare.
Succede che qualcuno, un "benefattore" in buona fede, arrivi con idee e consigli, guardacaso quel consiglio, quell'idea, lo attendevamo da sempre, e lo accogliamo a braccia aperte.
Il Benefattore si sente utile.
Arriva il secondo consiglio, più timido del primo, e anche questo viene accolto col sorriso da noi, perfetti padroni di casa, nonché povera gente, tolleranti.
Il Benefattore si sente importante.
Il terzo consiglio non si fa attendere, inoltre è più utile dei primi due messi assieme, e noi non lo possiamo rifiutare, inoltre ormai siamo avvezzi al meccanismo e lo applichiamo, integrando l'idea del Benefattore con la nostra idea di casa, di famiglia, di utilità.
Il Benefattore si sente un re.
E parte in quarta con consigli che se non ci fosse lui, noi chissà.. Con idee che, più che proporre, applica. Oramai non pensa più a noi: lui prende iniziative. E noi, che in fondo siamo povera gente, a malapena gli stiamo dietro, mentre dentro di noi echeggia la parola "ingerenza".
Non ci sentiamo più aiutati, bensì invasi, non più amorevolmente consigliati da chi glielo fa fare, ma scalzati di brutto.

Dire la verità.
Gran baraonda alle 8 del mattino: il gas è finito, non si può accendere il fornello, la nuova bombola è piena ma il fornello ancora non va; non mi alzo ma tendo l'orecchio per capire se siamo ancora nella fase "puzza di gas ovunque" o se è finita e stiamo entrando in quella "scoppio dell'edificio e dell'intero quartiere". L'omarino delle bombole arriva e scopre che era stato chiuso il rubinetto centrale, forse per la prima volta in trent'anni.
- Io vorrei sapere chi l'ha chiuso! - è il primo urlo della sirena che sento; siamo una famiglia anormale perciò ci si arrabbia per il gas chiuso, non per quello aperto (e pericoloso);
Un coro a più voci ripete il ritornello: - Io non sapevo nemmeno che era lì.-
- Sshh.. non dite niente..- è il secondo sussurro omertoso che sento, perché sapere chi è stato è pericoloso, a quanto pare; a voce alta invece: - Non importa chi è stato, ormai è risolto. -
Una pragmaticità fuori dal comune, come famiglia saremo anormali, ma ci evolviamo ogni giorno.
Era stato LoZio a chiudere "per sbaglio" il gas quando ha spento la luce, ma lo metto tra virgolette, perché per sbagliare avrebbe dovuto inginocchiarsi a terra, spostare il cestino dell'umido e girare una manopola gialla come in tutto il mondo gassoso: scambiarla per l'interruttore della luce mi sembra esagerato, ma neanche se fosse stato cieco avrebbe potuto.
Conclusione: la vecchia bombola non era vuota, era solo chiuso il gas, ma Brigante l'ha capito solo più tardi quando ha deciso (vai a capire perché) di girare la manopola della bombola e far uscire il gas rimasto, impestando il giardino di odore di gas, e attirandoci tutti davanti alla porta. Incredibilmente sono stata mandata io, quella brusca, a fargli notare diplomaticamente che la bombola era piena, stai attento. Sono un po' stanca di trovarmi "per caso" ovunque, perché mi fa temere che, quando non ci sono, qui potrebbe davvero scoppiare la casa. Infatti non è vero che ho il dono dell'ubiquità o della materializzazione: solo che a volte Brigante e Principessa non sanno che a casa ci sono anche io, e mi vedono apparire all'improvviso tanto che si sono convinti che io sia un fantasma e che loro, anche senza volerlo, mi invochino con una parola (ma io direi più: un gesto) particolarmente efficace.
Conseguenza: io ancora ora mi chiedo perché non è stata detta la verità. Qualunque fosse, bastava dire che LoZio non sapeva che la notte noi non chiudiamo il gas. Invece è stato lanciato in aria questo mistero, giusto per far passare per pazzo chi non ha capito chi ha chiuso il gas.

Le vecchie sedie sono sparite.
- Io vorrei sapere chi le ha tolte, dev'essere stata quella lì.-
Questa espressione di solito ha il potere di farmi apparire, ad esempio vicino alla libreria della veranda a cercare un libro fra quelli che ho già letto vent'anni fa: un'immagine antica che incute rispetto sia per la mia saggezza millenaria, sia per la mia pericolosa ubiquità. Attenti a cosa dite.
Di solito quest'apparizione crea il vuoto sonoro nella stanza.
Ma stavolta son rimasta nella mia, di stanza. E ho fatto male.
- Elle ha detto di buttarle. -
Ma non è vero!!
Anche se è vero che di solito butto le cose vecchie, e quelle sedie sfondate se lo meritavano, ma è stato LoZio a dire buttiamole!
- Macchè Elle! Elle sta facendo un mucchio di stupidaggini...-
Io cucivo silenziosa in camera mia, e pensavo a quante cose succedono quando lo Spirito nella Casa rimane nella sua camera e non appare invece magicamente dove una semplice espressione come "quella lì" le lascia intendere guai per lei. Meritati o no.

Alla luce della salvia questa bugia era evitabile. Ma dov'è la collaborazione in questa casa? Evaporata col gas, o prima del gas, tipo durante il big ben?
Alle 8 e 30 minuti primi avevo quasi ucciso, perché la mia salvia rigogliosa - unica pianta viva in quello che tutti (anche LoZio, integrationsfähig*) ci ostiniamo a chiamare "giardino"- era stata tagliata di netto e per di più, come se la menomazione da sola non bastasse, con la seguente motivazione: mi serviva per riempire quella scatola di rami da buttare...
Avete capito dove abito?
- Per riempire la scatola usa i sassi! - ho urlato mentre i tentacoli dell'assurdo mi afferravano e volevano portarmi via.
Alla luce della salvia, le sedie sembrano una mia vendetta, anche se le sedie sono state buttate ieri, mentre la salvia è dipartita oggi tra i fumi del gas. Ma quando si ha a che fare con bambini, le date, le ore, i minuti primi non hanno valore, perché i bambini non hanno una concezione del tempo, se gli dite "domani andiamo al mare", per tutto il giorno vi chiederanno "ma avevi detto che andiamo al mare, ma quando andiamo?", e voi avete voglia di ripetere "domani", ingannati da quel "quando" che non è temporale, ma è piuttosto un introduttore di frase interrogativa.
Io devo tener conto di questo, quando sono tentata, vittima della mia stessa precisione, di specificare che le sedie sono state buttate ieri, quando LoZio è uscito col furgone carico delle ante dell'armadio bianco e delle sedie da spiaggia spaccate in due dal peso di bambini troppo cresciuti, e delle prime tre scatole di erba e rami. E non posso far notare che invece la salvia è stata tagliata oggi, poco do...
Non sono intervenuta!
Infatti non so quando è stata tagliata la salvia, perché con la scusa dei rami del rampicante parassita, di quelli della vite acerba, di quelli del melograno invadente, è da giorni che c'è un traffico sospetto in quello che mi ostino a chiamare giardino, ma che è un covo di Brigante, in cui io ho scordato di apparire all'improvviso, in questi ultimi giorni.
Forse solo perché, da buona padrona di casa senza computer, ho trascorso le giornate con LoZio in veranda, anziché seduta alla mia scrivania davanti alla finestra che dava sulla salvia.
Ho tradito la salvia.
E mentre la sua radice ("ma cosa me ne faccio della radice?! io cucino con le foglie!!" ho urlato inutilmente) lotta per sopravvivere psicologicamente alla perdita di rami e foglie, io mi chiedo: perché tutti hanno paura di dire la verità? Perché tutti recitano frasi ad hoc per attirarmi nel discorso, farmi discutere e difendere, anziché dire la loro verità? Perché devo passare io per stronza, odiosa, sempre in mezzo alle questioni che non m'interessano? Perché devo essere odiata da Brigante quando, se tutti dicessero la verità, io e lui andremo d'amore e d'accordo?


*il tedesco adora (ed io con lui) le parole composte: questa significa "capace di integrarsi", e me la sono inventata io (nel senso che non ho conferma che esista).

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