giovedì 27 ottobre 2011

Meglio sola...

Un giorno vi racconterò dei vari personaggi che affollano CasaMia, ma oggi vi basti sapere che avevo Brigante su di giri e Nonno Simpson avventuroso. Il primo ha a suo modo allietato i miei pasti con la lettura sillabata a voce alta di un paragrafo di un articolo qualsiasi del giornale. Considerati i tempi che corrono potete immaginare di cosa trattavano quelle dieci righe che lui ha impiegato dieci minuti a leggere, con una tale monotonia che io ad un certo punto mi sono persa nei miei pensieri e quando ha smesso mi sembrava che mi mancasse qualcosa. Il secondo mi ha fatto perdere dieci anni di vita futura prendendo la scala, quella da muratore apribile, appoggiandola chiusa al muro del giardino, e salendoci sopra sino al penultimo scalino per affacciarsi dal muro a rubare melagrane. La mia finestra e quindi la mia nuova scrivania super illuminata a giorno (ma non di notte) danno sul giardino, perciò ho assistito alla seguente scalata malferma: due scalini, mani che frugano nella boscaglia sollevate sulla testa, sguardo basso e ondeggiante per vedersi i piedi, un altro scalino, rigorosamente in pantofole aperte, mani che frugano e tirano rami, schiena pericolosamente inarcata all'indietro, schiena altrimenti dolorante, altro scalino no: altri due, mani che frugano in basso, oramai dall'altra parte del muro, lo Spirito spiritato che immagina scene di morte o perlomeno di paralisi permanente per frattura della spina dorsale, corre verso la cucina, decide che uscire e urlare che cazzo stai facendo potrebbe far cadere Nonno Simpson, torna in camera, dimagrita e sudata e lo osserva incerta se distogliere lo sguardo e aspettare il peggio. Ma non guardare era difficile. Finalmente il nonno pazzo scende. Prende la scala e la sposta, esatto lui, quel vecchio che anche da solo inciampa, sulla sua ombra, sì, vale anche quella e oggi invece ha attraversato l'orto (fare il giro sul vialetto no) per piantare la scala (ma l'ha piantata bene?) in fondo al giardinetto e ripetere tutto da capo, perché dieci anni sono pochi, voleva farmene perdere venti, così finisce che muoio prima io di lui. Stessa scena di prima: lo Spirito spiritato pensa eh no! e corre in cucina, una volta lì pensa: ma così l'ammazzo io di spavento!, perché naturalmente l'alternativa di uscire e richiamarlo all'ordine con un tono dolce non m'è nemmeno passata per la testa. Ritorno in camera con la rassegnazione di un eroe che non ha trovato l'antidoto contro il veleno e perciò vedrà morire la sua bella.
Quando la tortura visiva è terminata e Nonno Simpson si è seduto in poltrona sono uscita, ho spostato la scala e l'ho appoggiata alla casa, come se servisse, poi ho controllato ramo per ramo, da giù, quel cazzo di melograno. Non c'è nemmeno una melagrana, che minchia cercava il Nonno, funghi?

Odio i pacchi, i bidoni, le buche che dir si voglia. Ultimamente mi sembra di riceverne un po' troppi e la cosa mi irrita. A parte il caso eclatante della Teresa che da aprile mi rimanda alla prossima settimana. li ho sempre odiati, ma a chi piacciono? Però ognuno reagisce a modo suo, c'è chi si scalda sul momento, ma poi come prima, c'è chi non se la prende affatto, c'è chi è tranquillo tanto sa che prima o poi restituirà, c'è chi invia subito un messaggio alla sua alternativa vivente.
Io la prendo male, soffro in silenzio, non mi vendico perché i pacchi, i bidoni, le buche che dir si voglia non mi piacciono, ma non lascio perdere affatto.
Oggi è morto un altro nonno, novantenne, nel sonno, ed io ho pensato: ne voglio uno anche io di questi che muoiono nel sonno. Poi ho pensato: che palle, e mo' quando usciremo? Si trattava infatti di un lutto in famiglia che ha fatto slittare il mio appuntamento di stasera. Come? Significa che io oggi non esco? Questo pacco, bidone, buca mi irrita più che mai. L'ultima volta che sono uscita avevo i capelli corti, l'ultima volta che sono uscita dimostravo 24 anni, l'ultima volta che sono uscita non me la ricordo nemmeno. Avevo trovato una sostituta per stasera, ero libera di fuggire per qualche ora da CasaMia e invece... quel nonno è morto. Per un attimo mi sono immaginata a casa anche oggi, e ho avuto paura.
Non l'ho detto a nessuno. Ho fatto finta di non aver ricevuto quell'e-mail. Ho fatto come se niente fosse, come se avessi avuto ancora un impegno, scelta dell'abbigliamento, piega liscio-non-impegnativa* e smalto ciliegia compresi**. Il mio appuntamento aveva un obiettivo, che era quello di rendere la mia serata piacevole, fuori da casa, una serata per me stessa, ed io quest'obiettivo l'avevo preso come una promessa!
Perciò ho fatto come se avessi avuto ancora quell'impegno, con l'unica differenza che quando mi sono connessa prima di uscire, anziché cercare piazza Galilei, ho cercato la programmazione dei miei tre cinema preferiti in città. Ho scelto di vedere Tomboy, ho preso la giacca e la borsa, le chiavi della macchina e sono uscita con tanti saluti.
Arrivata in città ho cercato subito il distributore di benzina aperto 24 ore su 24, perché nessun automatico accettava i miei dieci euro, che fossero falsi? Beh ora li ha presi la cassa del cinema. Poi ho parcheggiato al porto, assaporando la brezza straordinariamente non umida. Infine mi sono incamminata sorridente verso il cinema, ma solo quando sono arrivata alla fine del lungo viale, dopo trenta minuti di camminata, ho smesso di sorridere e mi sono ricordata che non avevo preso nota del numero civico. Effettivamente, ora che ci pensavo, quello è l'unico cinema dei miei tre preferiti in cui non ero mai andata. Sono tornata sui miei passi, preoccupata perché mi stavo giocando l'anticipo per la seconda passeggiata, mentre io l'avevo messo in conto per cenare, ma allo stesso tempo rassegnata perché all'andata non avevo visto il cinema ma nemmeno una pizzeria delle più lerce. Nell'aria c'era odore solo di pesce arrosto.
Grazie ad un'assidua osservazione dei numeri civici che finiscono col 4 (semifinalisti erano 34 e 84, dopo aver eliminato per visione diretta 104, 134 e 184) e dei portoni anonimi, ho trovato in fondo ad un cortile interno senza insegne il mio cinema, tranquillizzata perché era colpa mia solo non aver guardato meglio il numero civico su internet, e non non aver visto l'insegna che non c'era.

Dopo il bellissimo film il mio unico pensiero era: cosa minchia mangio adesso? Lungo tutto il viale avevo visto solo qualche ristorantino tipico incula-turisti ma niente alla portata di una ex-studentessa-e-pure-disoccupata; il famoso locale dove avevo pregustato il menù del camionista è sparito, sostituito da un nuovissimo slot machine bar, che tristezza, mentre gli altri erano ormai chiusi. Ma il sud non è famoso perché si cena tardi?
In fondo volevo solo una pizzetta da mangiare per strada.
Ma che sta' ddi' che se' annapoli?
Un kebab?
Maccosa ti credi in Turchja e Marocco?
Due involtini primavera?
None.
Nel frattempo tre pischelli in fila indiana mi hanno detto nell'ordine:
Pischello 1- complimenti!
Pischello 2- molto bella!
Pischello 3- molto molto!
Al primo mi son stupita, al secondo ho detto grazie, al terzo ho pensato: mi prende in giro? Ma vedi te 'sto trimòne.
Ho proseguito con un unico pensiero: il mio kebabbaro di fiducia non poteva aver già chiuso, erano solo le undici. Ho camminato per altri trenta minuti, borbottando contro i texani ai miei piedi e ricordando con piacere tutti i thriller che ho letto dall'ultima volta che sono uscita e, di conseguenza, in quanti modi rischiavo di essere uccisa. Al primo posto la mia stessa sciarpa.
Il kebabbaro era aperto, ho preso la mia cena con sguardo avido, ho salutato e sono uscita, ma solo alla fine della discesa e dopo quattro morsi da lupo mannaro al kebab la mia mente ha ricordato le tre facce entrate dopo di me dal kebabbaro e ha pensato: cavoli sarei potuta restare lì e fare amicizia. A quel punto mi son fatta una risata e ho proseguito, mentre pensavo al titolone sul giornale se qualcuno avesse deciso di uccidermi proprio mentre cenavo:
Tre ragazzi picchiati a sangue dopo aver aggredito una ragazza che mangiava il kebab per strada.
Ragazza uccide i suoi aggressori: per stuprarla le avevano fatto cadere il kebab di mano.
Mistero in città: trovati tre ragazzi morti sotto i portici, sul loro corpo segni di pugni, morsi e di salsa non piccante.
Ho finito il mio kebab seduta su un'aiuola, giusto per attirare su di me gli sguardi di tutti. Berlino mi manca: cenavo con 2 euro e 50, ad ogni angolo ti sbattono in faccia la salsiccia appena grigliata, si può mangiare a qualsiasi ora in quasi qualsiasi zona della città. E nessuno ti guarda strano se mangi un kebab seduta sull'aiuola da sola senza cani né pulci, ma anzi con la piega ancora intatta, i texani ai piedi e lo smalto ciliegia.
Io invece guardo strano le coppie che si tengono per mano, oppure camminano abbracciate, e chiacchierano, e lui mentre parla dei suoi casini al lavoro, con la mano libera fa gesti inequivocabilmente gay. Ma si può?
Meglio sola...

*ossia modificabile dall'umidità dell'aria
**quello prugna ha avuto un contrattempo

2 commenti:

  1. ma non era meglio restare a Berlino??
    ok, non voglio farmi i fatti tuoi, e forse l'hai scritto pure da qualche parte, sarà che oggi mi sento come un supersantos sgonfio, ma io voglio partire :(((

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