giovedì 13 ottobre 2011

Osteria numero due.

h 12.34
So che non dovrei. So che non avrei dovuto. Devo pranzare, invece. Dovrei pranz..
Vado a pranzo, ma ho paura.. paura che il computer si senta così solo da oscurarsi, so che non avrei dovuto accenderlo per controllare se, dopo il primo tentativo strozza-calma di stamane, avesse deciso di collaborare, ed ecco che sì, si è acceso nel pieno delle sue funzioni, inverter compreso, però io.. proprio ora.. dovrei andare a mangiare e.. uff, e se si acceca di nuovo mentre sono via? Non avrei dovuto provare ora, lo sapevo.
Inoltre rischio di sfondarlo perché per consolarmi ho riesumato la mia macchina da scrivere, ci ho scritto una lettera di tre pagine fitte degli ultimi avvenimenti della mia vita, ed ora il fatto che i tasti del computer si attivino solo sfiorandoli, e non infilandoci il dito fino alla falange, mi sconvolge.
Va bene vado in cucina, e cercherò di tornare con le dita all'era digitale e con la mente all'era digitale funzionante. Computer, amore mio dolcissimo, ti prego non addormentarti, torno subito, ve'!


h 13.03
Quando si trovano polpette affogate nel sugo, cosa si fa? Si fa passare avanti nella fila di priorità quel fortunatissimo panino che oggi non dovrà aspettare l'ora della merenda, per essere mangiato con nutella, perché oggi verrà inscarpettato nel sugo.
Poi si prepara il caffè tedesco con la speranza che basti a far digerire il trio polpette-sugo-pane fresco.
Poi si corre al computer per vedere se va tutto bene.
Indipendentemente dalla risposta si valuta il consiglio unanime di tutti i conoscenti: cambiarlo, no?
Poi si tentenna fra la smorfia e il sorriso compiaciuto.
E vince il sorriso compiaciuto.
La domanda che frullava nella mente era infatti: ma perché ogni volta che ho un problema col computer devo comprarmene uno nuovo? Non si può ripara...
Io, giovane e molto molto chic, appena il pc si graffia, si impolvera, si riempie di briciole fra i tasti e di impronte sullo schermo, me lo compro nuovo!

h 13.18
La Piemontese si rifà viva dopo tanto tempo.
Strano: quando non si faceva sentire pensavo "è da secoli che non si fa sentire", quando ripenso a quei tempi a me sembra ieri, ora che si è ripresentata mi rendo conto che sembra ieri ma che il mondo non si è fermato.
Mi è già successo quando sono tornata qui e ho trovato le stesse persone ma tutto così diverso, ed io che con la mente ero appena partita e invece nessuno mi riconosceva più.
Ora con lei provo la stessa sensazione: mi sento ferma, come se io non avessi fatto nulla in questi due anni, come se non fossi mai andata via da Berlino, come se tutto fosse ancora come allora, e invece nel frattempo il mondo è andato avanti. E mentre io le mie grandi rivoluzioni, come al solito, le sperimento dentro di me, nel mio sguardo sul mondo e su me stessa, gli altri le vivono pubblicamente. Ad esempio mollano il fidanzato, si fanno un compagno (in tutti i sensi), comprano casa, partoriscono un "pargolo" e poi mi contattano in chat con gli occhi a cuoricino.
Ed io? Io mi ritrovo a scriverle: "io invece niente di speciale, se non consideriamo che quando mi prende bene, mi entusiasmo per poco".
E il bello è che è la verità, e che non mi dispiace affatto.
Non mi dispiace che agli occhi di tutti io non abbia "concluso" granché: non ho comprato casa, non ho casa nemmeno in affitto, ho una macchina prestata, niente figli né rischio di averne, niente compagni né amici molto intimi, non mi sono laureata, anzi, e infine non ho trovato lavoro. Cos'ho di buono io?
Secondo i parametri degli altri, nulla. E a volte mi è capitato anche di pensarlo secondo i miei, ad esempio per tutto il 2009 non sono entrata in chat per paura di dover confessare il mio fallimento. Lo vedevo così. Ed oggi? Oggi con grande entusiasmo rido dell'ennesimo corso B1 di tedesco, quando mi meriterei di essere inserita alle soglie del C1 (parola d'insegnante); rido della mia vita familiare fatta di persone che mi sono state appioppate da altri, con le quali gioco a fare la matrigna dalla risata diabolica; rido della casa di cui non sono padrona, nella quale all'inizio non ero nemmeno ospite gradita, e gioco a fare la Rottermeier dell'Immobiliare; rido della disoccupazione, perché ho un sacco di tempo libero e posso leggere il nuovo romanzo che mi hanno regalato al mercatino dell'usato, dove lo vendevano ad un terzo del suo prezzo, ma "te lo regalo perché tu mi stai simpatica": e stigazzi nessuno me l'aveva mai detto così; rido della mia asocialità rinomata perché è il parere di chi non ha tempo per guardarmi due volte, mentre io coltivo le mie amicizie nel mio giardino segreto e insospettabile, e chi se ne frega se il 98% della popolazione mondiale pensa che io sia brusca, in alternativa stronza, in alternativa asociale, in alternativa strana.
Ma se lo dicessi alla Piemontese, che questa è la mia vita ora, cosa penserebbe? Quali sarebbero i suoi parametri? Per sicurezza ho specificato i miei parametri nel commento alla sua condizione attuale: "ma com'è possibile che tu in così poco tempo realizzi il sogno di tutte le donne? Eh...ma non è il mio". Lei ha riso.
Quando mi ha scritto le sue novità mi sono sentita ferma, io non mi sono mossa nella mia vita, non ho fatto così grandi passi avanti. Ma davvero non riesco ad invidiarla. Io sono per i piccoli passi, quelli che mi lasciano il tempo di guardarmi attorno, di notare il paesaggio e i profumi, di sorridere a qualcuno (metti che poi mi regala un romanzo). Io sono per le rivoluzioni di pensiero, più che per il mutuo a tasso variabile. Io sono per la crescita individuale, più che per la vita di coppia. Io sono più per l'apprendimento, che per la divulgazione di successi personali.
Quindi non la invidio, perché lei ha una lista di successi omologati alle aspettative della massa, mentre io ho un gruppetto di successi che solo io, ed eventualmente poche altre persone simili a me, posso apprezzare, a volte con le lacrime agli occhi, per la soddisfazione e l'orgoglio e la felicità. Che sarà anche un momento, ma ha la forza di annullare due anni di apparente fermata.
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