martedì 15 novembre 2011

Alla rotonda. Svoltare a. Corso d'inglese. Finalmente.


Oggi potrei parlarvi del trauma subito stamane alle 7, svegliata da voci di corridoio incuranti del fatto che su quel corridoio si affaccia anche la porta della mia camera da letto. Trauma ripetutosi alle 7 e 35 quando è suonata la mia sveglia, e alle 7 e 40 quando è suonata la seconda sveglia (a volte non mi fido di me).
Potrei anche parlarvi dell'incontro con un uomo stupendo, che guidava benissimo, ossia veloce ma con sicurezza, e che mi ha spianato la strada già alle 8 e 15, facendomi da apripista in mezzo al traffico non eccessivo della mattina. Un uomo così non me lo lascerei sfuggire per niente al mondo, e se l'ho lasciato andar via è stato solo perché, a quel punto della nostra storia, per stare con lui avrei dovuto superare i 140 in un tratto in cui il limite è ancora di 80. Come tutti gli uomini si è pentito, è tornato sui suoi passi, ha rallentato e promesso che non l'avrebbe fatto più, ma alla prima occasione mi ha lasciato per una traversa a destra, e se n'è andato senza nemmeno salutare. È vero che mi ha insegnato tanto, infatti alle 8 e 40 ero già in città, ma l'ho già dimenticato, tranquilli, non mi piacciono gli uomini che non usano la freccia.

Potrei parlarvi di questi ricordi, ma non lo farò, lasciamoci indietro il passato, dimentichiamo i traumi infantili e le cotte adolescenziali, e concentriamoci sul presente.
Oggi: prima lezione del corso gratuito d'inglese per disoccupati nella sede di un centro culturale annesso al centro sociale di una chiesa, dopo una brevissima scalinata alla fine di un vicolo assolato.

La mia nuova amica si chiama Gianna.
Prendete il contesto: prima lezione del corso d'inglese.
Aggiungete il dettaglio di un minimo di dieci partecipanti per corso.
Aggiungete a questo contesto me stessa.
Ricavatene la dichiarazione di cui sopra, usando un coltello non troppo tagliente.
Otterrete l'accezione di "amica" e la descrizione di Gianna: un concentrato di protagonismo diluito in vittimismo, una buona base di ottusità, un pizzico di sottovalutazione delle proprie capacità di apprendimento (ma giusto un pizzico), e un po' troppa sopravalutazione della pazienza altrui (io ne avrei messa molto meno).
Gianna è stata la colonna sonora della lezione, per la precisione l'equivalente di un tormentone dell'estate stonato.

Unico altro elemento dall'apparenza femminile: Nonna suora. Abito da suora e faccia da nonna. Descrizione: variante timida di Gianna, solo molto meno protagonismo e molta più sottovalutazione.

Fra i maschi c'erano Ahmed, che oltre a parlare bene l'italiano probabilmente conosce arabo, francese e marocchino, e fin qui al suo cospetto mi sentirei una merda, ma almeno è molto più schiappa di me in inglese. Io e Ahmed siamo gli unici giovani, mentre tutti gli altri superano i 50.

Sir Efisio, è un ciccinino più avanti degli altri, almeno stando ai vocaboli che sfoggiava, nella mia ignoranza di inglese ho potuto valutare solo la reazione dell'insegnante ai suoi interventi ("questo modo di chiamarlo non lo conoscevo") per trarre la mia conclusione: secondo me lui ha vissuto in un paese di lingua inglese e conosce terminologia se non dialettale almeno locale (australiana o americana). In ogni caso è il motivo per cui da oggi lui sarà Sir.

Luciano oggi era il mio compagno di banco. La lavagna era alla sua sinistra, io alla sua destra, perciò l'unica cosa che mi ha detto è stata "ci vede?". Non gli ho detto di darmi del tu solo perché in inglese so che non fa differenza, quindi mi preparo psicologicamente a questa facilitazione pronominale. L'unica volta che anziché guardare la lavagna o l'insegnante ho guardato verso Luciano, è stata per copiare i nomi delle parti del corpo che erano state fatte alla prima lezione (io non l'ho fatta perché martedì non potevo e venerdì non c'è stata), che venivano ripassati a voce: ero emozionata perché a parte "finger, foot, hand" io le parti del corpo non le conosco, e in particolare mi ha incuriosito la parola per "gomito" perché suona molto simile al tedesco, perciò volevo vedere la grafia diversa di una fonetica simile, da buona linguista, nonostante fossi d'accordo con quanto detto dall'insegnante: prima impariamo come si dice, per scrivere c'è tempo.
Da Luciano ho copiato le seguenti parti del corpo, messe da lui in colonna in questo modo:
elboo
cic
ais
nii
fit
fingher
eend
Luciano è avanti!

Emanuele potrebbe essere anche lui sotto i 40, ma se li porta maluccio, ha l'aspetto tipico d'un ragazzotto cresciuto nei bassifondi, ma come anello debole della catena della malavita, eppure secondo me ha del potenziale. Voglio dire che capisce meglio di altri, partecipa attivamente, e non fa domande stupide.

Paolo è nuovo come me e Ahmed, ha detto subito "come facciamo a parlare solo inglese, io non so nulla" e poi fino alla fine non ha più aperto bocca, proprio come me e Ahmed, solo che io non detto la frase del come facciamo: quando l'insegnante mi ha fatto presentare ho detto solo "mai neim is Elle" e quando mi ha chiesto se volevo aggiungere qualcosa ho risposto "no". Se lei da questo "no" vuol capire che sono discreta o preferisce intuire che io non so aggiungere altro in inglese, è una sua scelta, ma ricordiamoci che io, ufficialmente, non ho mai detto di non potermi presentare in inglese o di avere problemi con una lezione esclusivamente in inglese.

Gianna sarà la mia spina nel fianco. Sembra tonta, ma ho saputo che ha scritto un manuale per giovani studenti che si chiama Come perdere tempo con domande inutili e non fare veramente lezione. Gira già da un paio d'anni in tutti i corsi extra-scolastici ma penso che verrà inserito presto anche nel programma delle superiori. Gianna è riuscita solo pochissime volte a stare zitta, e a non fare commenti in italiano, e qualche volta non ce la fatta proprio a trattenersi, ed ha aggiunto anche una o due domande inutili, ma siccome non è male ripassare come si dice in italiano "ma come faccio? io non ce la farò mai" l'ho perdonata.

Accanto a lei un anonimo: non ricordo il suo nome, eppure l'ha detto un paio di volte anche l'insegnante, ma credo sia il marito silenzioso della Gianna. Povero. Se fosse davvero suo marito, sarebbe l'unico del gruppo ad essere davvero socialmente disadattato.

Io ho approvato il fatto che Elisabetta, l'insegnante, voglia parlare e parli solo inglese, anche se so che non sempre sarà semplice come oggi. È stato consolante notare che posso capire tutto ciò che dice, ma mi rendo conto che non tutti ascoltano musica in inglese dal 1997, perciò per gli altri potrebbe essere terrificante. Per un attimo ho provato ad immedesimarmi negli altri, ricordando i miei primi giorni a Berlino, ma non ce l'ho fatta: allora avevo una tale motivazione addosso, che ogni errore che mi faceva sentire una merda era subito curato dall'impegno per un mezzo successo che mi dava fiducia in me stessa.
Allo stesso tempo mi chiedevo perché io mi cacci sempre in classi dove sono tutti peggiori di me, non è affatto stimolante! Fortuna che ci sono Sir Efis, che posso sfidare a chi impara più vocaboli, e Emanuele, che posso sfidare a chi fa più domande pertinenti: mi appiglierò a loro per sentirmi stimolata. La motivazione comunque c'è, anche se non è come essere a Londra, nella merda più totale, a cercare di ricordarsi cosa voleva dire "good morning", perché l'ha appena detto la commessa del mini market, e forse ce l'aveva con me.
Devo ammettere che secoli fa studiai un po' d'inglese, ma lo odiavo già e feci in modo di scordare tutto. Devo ammettere anche che ho sempre odiato lo studio delle regolette, e delle tabelle di desinenze e coniugazioni, ma naturalmente non voglio dire che non mi piacciono, tranquilli, sono sempre io, la sistematica. Però proprio perché io di tabelle e regole ci vivo già nel quotidiano, non ho bisogno di studiarle a lezione, figuratevi se non me la sono già fatta in mente la tabella e se non la farò nel quaderno come compito a casa personale! Perciò a lezione voglio fare quello che a casa non posso: parlare e ascoltare, e voglio arrivare subito a delle frasi di senso compiuto, ad esempio mi sono segnata alcune frasi interessanti dette da Elisabetta durante la spiegazione, di cui ho confrontato la costruzione rispetto all'italiano e al tedesco, perché ormai il mio metodo di apprendimento di una lingua straniera è quello comparatistico, in fondo aver imparato già una volta un'altra lingua non è fine a se stesso, ma torna sempre utile. Se in aula dovessi ripetere a memoria la coniugazione del verbo essere, rinuncerei subito al corso!

Elisabetta mi piace, anche per la pazienza (al limite) verso le insistenze di Gianna e degli altri a parlare italiano; io invece oggi sono stata in silenzio, perché non voglio parlare in italiano, ma non sono ancora immersa nell'inglese. Però anche io avrei voluto dire qualcosa in italiano, ad esempio:
1) Perché non la lasci finire?
2) Perché non ascolti?
3) Se stai zitta e segui, la frase la capisci da sola.
4) Minchia, l'ha appena detto!
5) L'avete già fatto martedì scorso, l'ho imparato pure io che non c'ero!
6) Vuoi chiudere quella cazzo di bocca??
7) Smettila di tradurre!!
8) Gianna hai rotto il cazzo!
Ma come ho detto non ho parlato.

Eppure.. quanto avrei voluto. E alla fine.. non ce l'ho fatta, ho dovuto parlare, ho dovuto dirlo, perché si stava scatenando una sollevazione contro l'ordine tassativo di parlare inglese e di non tradurre, perciò sono intervenuta per difendere qualcosa in cui credo. L'insegnante ha pure detto "brava Elle" per questo:
- Facciamo TUTTI finta di essere all'estero! –
- Brava Elle. –
- Sì, brava, infatti. –
- Ma così è più difficile.. –
- No, non è vero è più facile, perché se sei obbligato a capire da solo, stai zitto e ascolti. Invece se sai che tanto qualcuno tradurrà, nemmeno ti sforzi!! –
Elle calma..
Mi son sentita toccata, ho parlato per esperienza. Elisabetta è dalla mia parte, forse anche Luciano, lui le domande le ha fatte tutte in inglese, sempre la stessa "how can I say... ", e sicuramente lo è Emanuele, ho visto la sua faccia, anche se lui le domande le iniziava in italiano, ma poi si correggeva.
Gianna non mi ha nemmeno sentito, leggeva a voce alta e monotona le altre parole di cui voleva spiegazioni e traduzioni. Ho già deciso quale sarà la prossima cosa che le dirò: "se non vuoi parlare in inglese almeno stai zitta, perché tutta la tua biografia in italiano non ci interessa".
Compiti per casa: trovare paroline più gentili, in italiano, per esprimere questo concetto.
Il fatto è che a parlare in italiano si perde molto più tempo perché si va oltre la lezione stessa.

Come ho detto, ho capito tutto quello che Elisabetta ha spiegato, non conosco le singole parole che ha usato, ma erano comprensibili: cosa ci vuole a capire "explain" o "sentence" o "homework" o "lesson"?
"It means" l'ho capito grazie al tedesco "es meint" che è diverso nella pronuncia, ma nel contesto ci andava bene con quel significato.
L'unica parola nuova nelle spiegazioni è stata "mistake" che, non so perché, mi ha fatto venire in mente Robbie Williams, forse l'ha usato in una canzone? In un titolo, perché non mi pare di aver mai canticchiato sue canzoni.. Misteri dell'associazione d'idee. In ogni caso era un termine che avevo già sentito e, forse per qualcosa nel suo suono, avrei detto che significa "pech" (ma ora non mi ricordo come si dice "pech" in italiano), mentre Elisabetta ha detto che significa "sbaglio, errore", ed io le credo sulla parola.

Fra le altre cose nuove che ho imparato mi piacciono:
"take off" e "put on", perché questi verbi con paroline aggiunte sono funzionalissimi e anche in tedesco è molto facile improvvisare usando particelle che da sole non hanno significato o ne hanno un altro, oppure hanno lo stesso significato che però, aggiunto al verbo di base, gli cambia il significato;
"to switch on/off the light";
la h- aspirata per distinguere i diversi significati di parole che differiscono solo per l'aspirazione;
qualsiasi cosa sia simile al tedesco: verbo prima del soggetto delle domande, aggettivo che precede il sostantivo, plurali irregolari;
ma anche il fatto che, a differenza del tedesco, non devo impazzire subito per conoscere il genere dei nomi, perché l'articolo è uno solo e non ci sono casi o declinazioni.

Il bello di non seguire un libro è proprio che ogni cosa che succede in aula è uno spunto per insegnarci la frase o la parola giusta: le nomenclature in quanto tali nella vita non servono.
Mi piace anche quando faccio collegamenti utili: Elisabetta ha detto che il pronome "it" si usa per "le cose e gli animali", questo lo sapevo ma volevo scrivermi tutta la frase, solo che la parola per "cosa" l'ho lasciata in sospeso dopo le prime lettere, perché non ero sicura se avesse pronunciato una -k finale o invece una -g.
Quasi alla fine della lezione ho potuto completare il nome, perché per dire a Gianna "se non capisci qualcosa usa questa domanda" (ma senza speranza di essere ascoltata, ormai) ha usato la parola "something" ed io sapevo come si scrive! Quando Elisabetta ha detto "thing" e mi è venuto il dubbio, non ho pensato di conoscere un'altra parola che poteva aiutarmi a dissiparlo. Sembra una cavolata, ma dalla cavolata si passa al metodo più facile che ci sia: collegarsi al noto per capire l'ignoto. Fila, no?

Infine abbiamo ripassato le parti del corpo che loro hanno fatto martedì scorso, e imparato nuove parole per diversi edifici: Elisabetta ci mostrava un disegno fatto da lei e noi tentavamo di dire il nome. Effettivamente nella vita quotidiana oramai anche in Italia abbiamo un tale contatto con l'inglese che, per indovinare un nome, ci vuole solo un po' di fantasia e buona volontà.
Io le ho usate per indovinare il negozio di giocattoli, ho detto "shop" e forse dopo 30 minuti mi sarebbe venuto in mente anche "toys"; per il semaforo ho detto "light", e secondo me l'avevo già sentito e me lo ricordavo, infatti si chiama "traffic-light"; ho detto "cross" per l'incrocio, e c'ero quasi; e chissà cos'altro.

Ma la parola del giorno, quella che mi è piaciuta di più in assoluto è "Roundabout": se anche l'inglese mi va avanti con le parole composte, credo proprio che io e lui andremo d'accordo.

4 commenti:

  1. quello delle urla in corridoio è un trauma serio! Potrei uccidere per molto meno :)

    RispondiElimina
  2. eeeee... 'sti uomini che si fanno rincorrere :-D
    poi ad un certo momento li lasci
    andare e loro tornano indietro
    promettendo che...
    e ti mollano con la prima traversa
    AH AH che storie :-)

    p.s. gustosa ;-)

    RispondiElimina
  3. ah ah ah
    "e fin qui al suo cospetto mi sentirei una merda"
    ecco che viene fuori la vena portuale XD

    RispondiElimina
  4. premesso che non commenterò più :D
    quando avrai tradotto la 4, la 6 e la 8,
    ci riporterai come si scrivono
    e come si pronunciano? XD

    RispondiElimina
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...