martedì 29 novembre 2011

Nella vita parlo un'altra lingua.

Ho appena prenotato la babysitter per domani sera, perché oggi il mio umore è grigio chiaro, e di conseguenza il solo pensiero di avere un impegno per domani mi fa sbuffare. Apparentemente ho detto due cose scollegate? Mah, sarà.. Domani devo assolutamente fare qualcosa, non posso stare a casa, nonostante oggi il mio umore sia grigio chiaro per l'impressione di aver passato il fine settimana in ferie all'estero, tralasciando tutte le mie cose qua.
Già, ma cosa?
Sarebbe bello riuscire a fare un elenco di cose concrete che io faccio ogni giorno, a parte la palestra o il corso d'inglese. In realtà il mio compito principale è esserci: per tutti è importante sapere che ci sono, eppure ogni giorno di più ho conferma che io per gli altri non esisto.
È il solito sdoppiamento della personal... ok, lasciamo stare, non era di questo che volevo parlare oggi.

Ho passato il venerdì, il sabato e la domenica appena trascorsi a preparare dolci per un compleanno che è durato un attimo: i dolci sono  piaciuti a tutti, e in molti vogliono almeno una ricetta. Ho risposto che le mie ricette sono segrete, la Festeggiata ha obiettato che le mie ricette sono su un blog pubblico, ed io mi son chiesta perché le ho detto del blog? Son riuscita a ribattere che chi prende le mie ricette sul blog non mi ruberà mai la scena ad un compleann... non era nemmeno di questo che volevo parlare.

L'importanza di avere la macchina
 fotografica sempre con sé.
Ho trovato una babysitter anche per il fine settimana, ma la sola idea di partire, oggi mi stanca. Oggi non ho voglia di nulla.
Ecco, l'ho detto.
Mi sono svegliata stanca: dormire profondamente per una notte intera è spossante.
Mi sono preparata per uscire un po' scocciata: la settimana prossima perderò la palestra del lunedì e il corso d'inglese.
Oggi mi sento un po' in colpa, perché per tre giorni ho cazzeggiato in cucina, e non ho svolto nessuna delle mie importantissime attività.
Già, ma quali?
Perché questa sensazione?
Why not?
Perché forse in fondo in fondo l'attività di casalinga che spadella per una festeggiata non è una vera "attività" secondo me... era un'attività straordinaria, per una festa ormai trascorsa, e ci ho impiegato tre giorni anziché uno, avere ospiti è stancante, anche se rimangono solo una notte e dormono senza lenzuola, ho perso le mie giornate dietro a quattro biscotti e una torta e...

Come se non bastasse vedo come imminente sabato 3 dicembre, e oggi invece è solo martedì.
Mi sento oberata per tutta la settimana, invece ho solo giovedì mattina impegnato (la palestra e la lezione di inglese sono ormai parte di me, non le considero impegni, ma routine come la colazione).
E come al solito fioccano le richieste. Lo sapevate che ci sono i detersivi in offerta e noi l'abbiamo finito completamente: come facciamo a lavare le lenzuola??? La mia risposta è stata: non le laviamo. Ma come al solito io sono brusca.

Devo andare dal medico, doveva essere una toccata e fuga per un codice che ha scordato di inserire su un'impegnativa, un favore veloce perché chi l'ha chiamato non gli ha detto la solita frase "sono vecchio e solo, malato molto, come faròòòò oi oi oi", ma un molto più pratico "allora viene Elle a portarle la ricetta". Certo, tanto io non ho un cazzo da fare.
Sapete che un tempo c'era qualcuno che mi chiedeva come mai non davo esami? Strana domanda...
La toccata e fuga si è trasformata in un romanzo già infilato nella borsa, che mi allieterà le due ore di attesa perché si sono aggiunte altre domande da fare al medico, su medicine prescritte a qualcuno che però non solo non si ricorda come le deve prendere, ma nemmeno che gli siano state prescritte. Cosa faccio? Sgrido il medico? A questo punto gli voglio dire che anche io sto male, mi verrà in mente qualcosa da accusare, un malanno un dolore un fastidio un malessere qualcosa, no? Mica ci posso andare solo per passare il tempo nella fredda sala d'attesa!
Le mie orecchie mi scongiurano di no, ma io sto seriamente pensando di portarmi le cuffie per isolarmi, solo che, oltre che per le mie orecchie malate (delle quali non parlerò al medico perché non voglio che mi prescriva altri dieci giorni di aerosol), ho paura di isolarmi così tanto da saltare il mio turno o addirittura dimenticare il motivo per cui sono dal medico.
Ma senza cuffie non potrei nemmeno leggere...

Non ho nemmeno voglia di fare il check-in online, di andare chissà dove a stamparlo, di preparare la valigia con massimo dieci chili di nulla, perché per tre giorni quasi quasi mi porto solo lo spazzolino. Non ho voglia nemmeno di partire. Oggi.
Forse ho solo bisogno di ferie.
Questa scena l'ho già vista: ogni volta fino ad una settimana dalla partenza sono entusiasta, poi l'entusiasmo lascia il posto al fastidio di lasciare tutto così.
Già, tutto cosa?

Sempre più persone mi chiedono cosa sto facendo (nella vita), ed io non so più cosa rispondere.
Innanzitutto perché quando avevo qualcosa da fare, tutti anticipavano la mia risposta chiedendomi se per caso mi occupassi della mia famiglia, con sorriso fiero del mio buon cuore. Io, per nulla intenzionata a mostrarmi di buon cuore, rispondevo "ma neanche per sogno!" Ora che la risposta più veloce per levarmi dai coglioni il curioso di turno sarebbe che io devo occuparmi della mia famiglia e non ho tempo per nient'altro, la mia risposta lascia tutti insoddisfatti e devo aggiungere che sto seguendo anche un corso d'inglese, che fa sempre tendenza e appaga tutti.
Ho perso il conto di quanti mi hanno già fatto questa domanda, quindi non so quanti ancora me ne mancano. E mi chiedo se un urlo isterico potrebbe spingerli a desistere.

Raccontare i fatti miei a certe persone prevenute mi scoccia, raccontarli con un tono che diventa sempre più di giustificazione, mi scoccia ancora di più.
Tutti son pronti a ribattere ed io, ormai assuefatta alla solitudine di CasaMia, mi stupisco e non capisco perché le persone sentano il bisogno di giudicare. Non lo ricordavo più che se non hai un fantastico lavoro stupendo di cui vantarti tediando tutti, non sei nessuno e questo tuo essere nessuno lo devi pure motivare. Tu.

La Festeggiata ieri ha raccontato del suo nuovo lavoro: tutti si ripetevano, con un passaparola da un commensale all'altro, solo le cifre astronomiche che guadagna il suo capo.
- E un lavoro per noi non lo trovi? – era la solita frase.
Io avrei voluto precisare, con tono bruschissimo:
uno- le cifre astronomiche le guadagna il suo capo, non lei; lei ha uno stipendio da impiegata qualsiasi; quindi se anche ti trovasse il lavoro scordati la boccetta di profumo da 258 euro di cui si parlava poc'anzi;
due- per essere assunta dovresti almeno avere i requisiti per quella mansione, non basta voler guadagnare quanto il capo, no?
Ok, lo so, sono cose che si dicono per chiacchierare, un modo come un altro per dire che si apprezzano i lavori che fanno guadagnare abbastanza da considerare 258 euro per un profumo anonimo una quisquilia.
Pertanto non ho parlato.

L'alternativa, per non essere un nessuno, è dichiararsi disoccupato con aria mesta, parlare di diverse aziende alle quali si è inviato il curriculum, nominare con disgusto qualcuno che ha avuto quel posto perché ha le conoscenze giuste, sottolineare che la crisi è una brutta bestia, ribadirlo ancora per essere sicuri che tutti capiscano che proprio tu sei stato assalito dalla bestia, chi se ne frega se sei solo l'ultimo di una lunga serie di persone che sanno benissimo di cosa parli. Infine, importantissimo per la propria autostima, elencare alcuni episodi di rifiuto di un lavoro perché troppo poco veniva offerto per le proprie competenze.
A me sembra che la crisi abbia forme strane.
Evidentemente nessuno immagina che di un curriculum venga considerato anche quello che, fra le righe, indica chiaramente che si ha voglia di lavorare, oltre che di guadagnare di più rispetto all'ultimo lavoro. Ma io per queste cose sono all'antica.

Io non faccio testo. Vivo in un mondo fiabesco dove quello che ho mi sta bene. So che, a voler considerare quello che pensano gli altri, a nessuno andrà mai veramente bene la mia risposta alla domanda "cosa fai" o a quella più pericolosa "cosa vuoi fare".
So che ci saranno quelli che, pur non tenuti a farlo, giustificheranno la mia disoccupazione col fatto che devo occuparmi della famiglia.
So che ci saranno quelli che, avvezzi a sottovalutarsi, vedranno in me il loro stesso futuro, e mi sgrideranno perché non lo porto avanti, ad esempio prendendo una laurea. A volte a loro penso di rispondere che io ho sempre trovato lavoro anche col solo diploma, ma la cosa si complicherebbe: dovrei spiegare perché mi sono iscritta all'università, e poi perché l'ho lasciata, e anche se la motivazione è una per entrambe le decisioni, pochi ne afferrerebbero il senso.
So che ci saranno quelli che mi daranno subito la giustificazione della crisi, senza voler ascoltare oltre, scocciati che io abbia pensato di rispondere davvero alla loro domanda fatta tanto per.
So che ci saranno quelli che mi faranno mille micro-domande per approfondire la risposta, e so anche che questi saranno persone alle quali è già troppo se ho detto la prima frase, oppure persone alle quali racconterei anche di più, ma non ora, ora sono uscita per non pensarci.
So che ci saranno quelli che non sapranno cosa dirmi, ma basterà il loro sguardo per farmi capire che gli dispiace tanto per me, mentre io penserò non hai capito proprio niente.

Come posso confessare che io non sto poi così male?
Come posso far capire che avere vitto e alloggio pagato è un lusso al quale, per ora, non voglio rinunciare? Come posso far capire che mi ero un po' stancata di traslocare così spesso e perciò ora, anche se non sto benissimo, mi accontento di buon grado?
Come posso spiegare che da un lato c'è di peggio, dall'altro è una sfida alla quale non volevo sottrarmi, perché ne andrebbe della mia reputazione: io dovevo restare qui, per dimostrare di potercela fare.
Come posso convincere tutti che, anche se la babysitter che verrà nel fine settimana si prenderà per una notte più di quello che a me viene dato al mese, io non sono preoccupata?
Come posso raccontare, e sperare di essere creduta, che io faccio ogni giorno esattamente quello che volevo fare da tempo, che arriverà un giorno in cui smetterò, e che pertanto fino a quando potrò farlo, voglio continuare, anche se non ho soldi, anche se la notte mi capita di sentir urlare o di urlare, anche se ho una macchina prestata e nessuna intenzione di comprar casa un giorno, anche se sto tutto il giorno in casa a fare apparentemente nulla, come una disoccupata pigra.
Come posso dire che io ho pure raggiunto l'importante traguardo di alzarmi ogni mattina prima delle undici anche se "non ho nulla da fare", di fare delle torte buonissime ogni settimana, di uscire nel bel mezzo di una giornata destinata allo "stare a casa" per andare al cinema senza organizzazione preventiva dopo aver ricevuto una newsletter dal tono "forse potrebbe interessarti sapere che stasera alle ore.."
La palestra e l'inglese non li nomino in quest'elenco perché ormai fanno parte di me - ma anche di loro chi l'avrebbe mai detto?

È una situazione che nessuno m'invidia, nemmeno io, ma ho raggiunto tanti piccoli obiettivi, ho apportato tante piccole modifiche a me stessa, ho cambiato un pochino quelli che potevano essere considerati piccoli difetti dal mio io-carceriere. E anche se tutti da me si aspettano cose più eclatanti, io me ne frego, perché a me interessa piuttosto
1- stare bene
2- sapere sempre cosa voglio
3- avere ciò che voglio, ossia ciò che mi fa stare bene.

Guardatevi attorno: ho una camera piena di libri, che crea un'atmosfera che da ragazzina sognavo. Lo sentite questo suono? È musica.
Avete letto l'ultima e-mail che mi è arrivata: ancora una volta qualcuno mi ha scritto che scrivo bene, non era un assegno per un lavoro svolto, era solo una considerazione, un complimento, eppure.. non è fantastico?
Non so se avete notato quanta luce c'è qua fuori; non fa freddo e questo mi dispiace, non vedrò la neve entro il 2011, e anche questo mi dispiace, ma la luce.. la luce fa la differenza, quella serve per l'umore. E se il prossimo fine settimana riuscirò a farmi dare due begli schiaffi dal freddo quello vero, il mio 2011 potrà dirsi concluso in bellezza.
Piano piano riesco a stampare le migliaia di foto che ho nel pc. Sabato e domenica purtroppo ne scatterò altre mille.
Sempre più spesso mi capita di parlare con persone che mi piacciono, con le quali posso parlare e condividere interessi, senza accuse reciproche.
Mi tengo aggiornata, cerco di leggere un po' di tutto, senza impormi obblighi di apprendimento che mi danno l'ansia, senza scadenze che mi opprimono.
Ogni tanto però qualche scadenza me la concedo, per non rincoglionirmi del tutto, perché avere i minuti contati e le risorse contate stimola la creatività, attiva i neuroni, elimina muffa e ragnatele dal cervello.
Non sono nemmeno depressa!
Sto ricreando il mio ambiente, posso farlo. Come un uccellino lentissimo che si costruisce il nido, rametto dopo rametto. E se posso farlo qui, posso farlo ovunque. E se posso farlo ora, posso farlo sempre. L'importante è che ci sia io.
Ma vallo a spiegare a certa gente.

8 commenti:

  1. con tenacia e costanza si arriva dove vogliamo! ne sono certa!

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  2. Elle, la gente fondamentalmente si parla addosso: non giustificarti che' fai peggio! Abbraccio

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  3. Arrivato a metà del tuo post,avrei voluto scriverti il finale che hai scritto tu.Dalla vita,ho imparato che dalle persone si prende quello che danno,chiedere o indagare è una cosa a cui non penso ( quasi )mai.Perchè sostanzialmente non mi frega nulla.Siamo due estranei,io vengo a leggerti qui,e tu mi vieni a leggere di là.Quando sono in questo blog,mi sento bene,leggo parole che mi interessano,riflessioni che mi stimolano.E trovo molto emozionante,lo dico sul serio,passare un w.e. a cucinare e a condividere una gioia con un'amica.Un lavoro o una condizione sono accessori di una persona.Non spostano l'anima di una virgola.Ma un libro,una musica,o una luce,fanno la differenza.

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  4. Cercavo una mail dove inviarti i titoli dei cd dei radiohead e qualche link con recensioni,ma siccome sono stordito,non sono riuscito a trovare il tuo indirizzo.
    Segnati questi titoli : The Bends ( qui c'è una canzone di cui credo ti innamorerai: Fake Plastic Trees ) e Hail to Thief, che sono molto vicini come sonorità ad Ok Computer.Kid A e Amnesiac,invece,sono molto più sperimentali e complessi,ma quando superi il primo impatto,scoprirai due universi paralleli al nostro,ricchi di fascinazione.Come pusher musicale,spero di essere all'altezza.Farò il possibile e oggi,come vedi,ho evitato di postare.;)

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  5. Isabel: sì, è vero, però a volte è stancante sentire in sottofondo i borbottii delle persone, soprattutto di quelle più vicine.
    Comunque tenacia e costanza sono due cose che voglio tenere sempre in borsetta ;)

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  6. Marco: è vero, e ho notato che quelle che parlano di più sono quelle che di se stesse non hanno nulla da dire. Solo che quando queste persone non sono "estranei", prima di parlarci dovrei cospargermi di olio super scivolante, così le loro parole dette senza pensare non mi rimarranno addosso ;)

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  7. Blackswan: d'accordissimo con tutto quello che hai scritto, eppure ci sono persone che comprerebbero una macchina che è un barattolo di latta con i criceti al posto del motore solo perché gli optional sono all'avanguardia, e se per guidare e spostarsi non serve non importa. E io da queste persone sono circondata ma la cosa peggiore non è che loro sono così: chi se ne frega. La cosa peggiore è che non capiscono che io NON sono così, e non per un "errore di fabbrica" correggibile, ma perché IO non voglio essere così.
    A volte mi sembra che sia tutto ribaltato: nessuno si prende quello che gli viene dato senza chiedere oltre. Sembra invece un obbligo chiedere, e dare quello che ci viene chiesto. E se io non chiedo, o non do altro, sono pure stronza.
    Ho eliminato il più possibile certi personaggi dalla mia fiaba, ma ogni tanto qualcuno ricompare per un errore di stampa..
    A proposito di scambi e letture piacevoli: grazie per i titoli, l'indirizzo e-mail è visibile solo dal profilo blogger, non direttamente sul blog.
    Ho segnato tutto, direi che per un po' sarò fuori pericolo di crisi d'astinenza, ma per sicurezza non mi azzardo a smettere di leggerti ;)
    Grazie.

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  8. Grazie a te, cara Elle, e continua a scrivere la tua fiaba, con il tuo personalissimo stile.Intanto io ci sto dando dentro con il mio thriller :)

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