venerdì 11 novembre 2011

Ognuno è fatto a modo suo...

Avete presente quando proprio non avete voglia? Quando guardate l'orologio esauste, e scoprite di aver iniziato nemmeno dieci minuti fa?
Bene, questa ero io stamattina in palestra, lenta e fiacca come una mollica di pane nel latte.
"Oggi esercizi a corpo libero" ha annunciato giuliva l'istruttrice, non prima d'essersi accertata che le nuove allieve, dopo la lezione di prova di mercoledì scorso, fossero sopravvissute. Io ho pensato subito che il corpo libero fosse un'ottima alternativa al cardio fitness e agli esercizi con i pesi e gli elastici, almeno finché non ho visto l'attrezzo di oggi.
Casalinghe: non pensiate che in casa manchino le occasioni, ci sono ci sono, non pensiate che certe... "cose" siano buone solo per scopare, usate la fantasia e scoprirete quanto soddisfacente e spompante e traditore possa essere un semplice manico di scopa.
Allargate le gambe e le braccia, tenendo il manico alle due estremità, con le mani, abbassatevi come per sedervi, incastrando il manico di scopa esattamente nell'attaccatura fra le cosce e il busto, deve stare fermo lì mentre voi molleggiate sulle gambe, e soffrite.
Stendetevi sulla schiena, sollevate le gambe tenendo le ginocchia piegate e i piedi a martello, incastrate il manico di scopa sotto le ginocchia, stringete per non farlo cadere, tenendovi con le mani al manico di scopa sollevate il busto, e fatte 'ste benedette addominali.
In piedi a gambe larghe, poggiate il manico di scopa sul pavimento in verticale davanti a voi, fate pure le fighe stile New York New York, ma per poco, perché ora inizia l'esercizio: affondi all'indietro, ossia portate un piede indietro lasciandolo sulla punta, piegate il ginocchio che sta dietro tenendovi al bastone. Venti volte, trenta. Tenete la posizione con la gamba dietro piegata, e remate con il manico di scopa. Remate e piegatevi contemporaneamente. State giù e fate torsioni del busto verso destra e verso sinistra, per rafforzare i fianchi e la forza di volontà di fronte alle difficoltà della vita e agli imprevisti di una banale palestra di quartiere. Forse è pure convenzionata con l'inps.
Io ancora mi chiedo perché, mentre tutte passano dal colorito sano all'arrossato al bordò, io vada invece dal mio colore normale (non lo voglio definire "sano") al grigio cadaverico. Dov'è il mio sangue? Che sia vampiro e non, come tutti credevamo, spirito?

Oggi sono stata di nuovo in città, per iniziare il corso d'inglese che però non è iniziato. Dettagli ininfluenti. Mentre aspettavo davanti al cancello chiuso della scuola mi chiedevo se il carattere sociale del centro fosse rappresentato da quella marmaglia quindicenne assiepata là davanti. Subito dopo mi chiedevo se fossero lì per il mio stesso corso d'inglese. Ancora dopo mi chiedevo se fosse possibile insonorizzargli la bocca. Si abbracciavano tra maschi e femmine e rimanevano così, abbracciati, ma fortunatamente erano in numero dispari e chi non era impegnato ad abbracciarsi ascoltava musica ad alto volume, urlava a sua volta, cercava di accendersi una sigaretta, fingeva di picchiare l'amico o l'amica, urlava ancora, urlava parolacce, rideva, ascoltava musica.
A pochi metri da loro: gli stranieri. La scuola si trova nel quartiere più multietnico della città, sia per i turisti che fanno la fila per farsi inculare dalle trattorie nei vicoli, sia per gli stranieri residenti. Per la precisione a due passi dagli adolescenti in calore, un gruppo di musulmani pregava per strada, su una distesa di tappeti di vario tipo stavano in piedi a testa bassa e scalzi, poi si sono inginocchiati, le loro voci erano bassissime. Dopo aver attraversato la bolgia delle manifestazioni per strada, non mi aspettavo questo spettacolo, che io non avevo mai visto*.







Al porto la bolgia scemava e si dirigeva verso i pullman gran turismo per tornarsene a casa, incurante del fatto che quella fosse una strada e non un marciapiede né un parco. Suonare il clacson per smuovere le pecore umane era inutile, visto il frastuono dell'elicottero dei carabinieri fermo sopra le nostre teste. Urlare parolacce pure, e comunque non è il mio stile. Però avrei voluto riuscire a fare qualcosa, almeno per spaventarli al punto da costringerli a tenere ben diritta l'asta delle loro bandiere, che temevo si sarebbe abbatta sulla mia auto in transito. In tutto quel marasma c'erano solo due vigili, che invano sollecitavano le pecore a salire sui marciapiedi: per una volta che un'infrastruttura c'è! Li metterei tutti nell'albo Come annullare l'effetto positivo di una manifestazione per i propri diritti calpestando i diritti altrui con sottotitolo: come quelli delle ragazze che hanno appena scoperto che il corso d'inglese oggi non ci sarà.


Ieri pomeriggio appena rientrata a casa ho letto una mail in cui mi si informava di un evento cinematografico gratuito e in tedesco: un binomio irresistibile. Io ho subito provveduto ad una baby sitter e poi non ho fatto un cazzo fino alle sei e mezza, non so perché. Dopo mi sono preparata e sono uscita senza nemmeno cenare, perché il film era gratuito e le due sale del cinema sono molto piccole: 42 e 70 posti, rispettivamente, perciò io rischiavo di restare fuori. Sono arrivata quarta. Vista l'affluenza i gestori del cinema hanno spostato nella sala piccola gli spettatori dell'altro film in programmazione, e a noi "tedeschi" hanno dato la sala grande, dove hanno pure aggiunto delle sedie. Accanto a me un uomo ha accavallato la gamba verso la mia parte, scoprendo un pezzo di caviglia liscissima e senza un solo pelo che nemmeno io. Ho cercato di convincermi che fosse uno sportivo, per non pensare al fatto che la sua gamba occupava lo spazio preposto alle mie gambe, davanti alla mia sedia, e per questo l'avrei anche picchiato. Intanto sognavo ad occhi aperti di dire a lui e alla donna alla mia sinistra: "Ragazzi se tutt'e due mettete il braccio sul mio bracciolo, io che cazzo faccio, la sardina?" ma non ho parlato perché questo non è il mio stile.
Il film** non mi è piaciuto tanto, secondo me lo scopo di sottolineare ed eventualmente sfatare i pregiudizi dei tedeschi verso italiani e degli italiani verso tedeschi non è stato raggiunto. Ma poiché questo documentario costituiva 53 minuti di 7 ore di riprese, penso che leggerò il blog tenuto dai due giornalisti protagonisti, per capire. Si tratta di un viaggio di otto giorni in treno da Berlino a Palermo, di cui il film riporta davvero poche scene, che da sole non dicono nulla. I giornalisti sono Mark Spörrle e Beppe Severgnini, e non potete immaginare quante donne c'erano ieri che assomigliano a Severgnini! Lui però non c'era, c'erano invece il regista e l'interprete. L'iniziativa fa parte del progetto Va Bene?! del Goethe-Institut Italia, ed è appena stata ripetuta con un viaggio più "europeo" da Mosca a Lisbona.

*A CasaMia seguono ogni giorno il tg regionale, perciò quando ho mostrato le foto ho saputo che i musulmani chiedono di poter avere un luogo di culto in città, "almeno due volte all'anno" come ha riferito mia madre senza ricordarsi per quali due festività.
**Berlino-Palermo, regia di Gianni Scimone
    Italia/Germania 2010, 53'

4 commenti:

  1. sei divertentissima! XD
    per un momento ho cercato di ricordarmi la foto di oggi perchè...
    a volte sembri un portuale ;-)

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  2. ogni tanto un pò di apatia capita a tutti :)

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  3. Riccardo e Isabel: ho notato che molto probabilmente nei vostri commenti (diversi fra loro) vi riferite alla stessa frase: “poi non ho fatto un cazzo fino alle sei e mezza, non so perché”.
    Perciò:
    Riccardo: a volte ho l’impressione che il portuale ci stia a pennello.
    Isabel: in effetti anche l’apatia a volte ci sta a pennello, soprattutto se è compresa fra due giorni pieni.

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  4. ah ah fosse solo quello... =D

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