sabato 12 novembre 2011

Tradizione ostacolata e ostacoli tradizionali.

A CasaMia manca una figura maschile autorevole e valida. Io infatti non vengo presa sul serio, forse perché sono una donna?
Nonno Simpson ad esempio vive nel passato. Da giovane sognava si andare in pensione, lavorava rassicurato dal pensiero di una vecchiaia tranquilla in poltrona quale sarebbe stata la sua. Nei suoi sogni la sua unica preoccupazione era fare il patriarca, un capo di governo autorevole solo in virtù del titolo, autoritario solo in funzione del proprio interesse. Poi però sono nata io.
Nonno Simpson aveva programmato tutto: una famiglia di donne al suo servizio, una cucina una lava una pulisce, tutte stanno zitte. Poi sono arrivata io e ho introdotto il concetto di matriarcato, che non è lo stesso di mamma o di maitresse o di colf.
Nonno Simpson non va d'accordo con l'idea di donna come capo del governo, non mi considera bella, né simpatica, al massimo utile, ma solo quando non prendo iniziative del tutto autonomamente. Se ubbidisco invece gli sembro pure intelligente.
Ieri però ha detto che io sono andata all'università ma non ho imparato nulla, e questo perché ho chiuso a chiave la porta della dispensa e ho detto che tutti, non solo Brigante, si dovranno adeguare a questa disposizione ministeriale. È un po' come un decreto legge, per la conversione in legge del quale io posso contare sulla maggioranza. Brigante lo sa, per questo è corso ai ripari: cerca alleati e si dichiara vittima di un'ingiustizia, dice che il mio è un abuso di potere. Eppure, in qualità di organo di controllo e di garante della quiete domestica e della salute pubblica e privata di ogni membro della famiglia, è il minimo che io possa fare. Entrargli in testa e convertirgli direttamente i neuroni preposti al rispetto delle regole del medico no, non posso.
Brigante ha chiesto il sostegno di Nonno Simpson, che ora si sente un dio. Non sa che Brigante è un gran leccaculo. Nonno Simpson è convinto di essere la figura maschile autorevole di CasaMia, ed è disposto a tutto pur di sottolineare che il capo del governo è lui: ha pure detto che prenderà un'ascia e buttera giù la porta. Gli ho detto accomodati. Nonno Simpson pontifica e fa comizi elettorali di dubbia coerenza contro una società dove tutto è cambiato in peggio "ora pure le donne parlano", dice.

Nel cortile di CasaMia c'è il "capanno della legna" dove, oltre ai tronchi, c'è uno scaffale per gli attrezzi, molto meno fornito della mia cassapanca, e ci sono i contenitori della differenziata scelti da  Nonno Simpson: un sacco di plastica per la plastica, uno scatolone di cartone per la carta e uno spazio sul pavimento per il secco. Io da due anni lotto per la differenziata, ma il processo di inserimento di questo concetto in CasaMia è molto lento. Un vecchio portabiancheria in plastica funge da bidone per i rifiuti indifferenziati prodotti fuori casa, ma se è difficile ottenere collaborazione in casa, figuratevi in cortile. Oggi ad esempio nel vecchio portabiancheria, oltre al sacco nero tutto storto e accartocciato, c'era un liquido che poteva pure essere pipì. Ho preso acqua e scopa e, vincendo la tentazione di fare affondi incrociati con il manico, ho pulito lo spazio "vuoto" davanti alla catasta di legna. Metto tra virgolette perché era ingombro di macerie indefinibili, e nonostante fossi circondata da due quintali di legna da ardere sentivo odore di acqua salmastra e melmosa, anziché odore di bosco. Se per il presepe vi servono muschi e licheni, fatemelo sapere.
Questo è il mondo incontrastato di Nonno Simpson, che lo considera quasi il suo ufficio, ed io capisco quest'esigenza maschile d'anteguerra, infatti le cose che non capisco sono altre. In questo "capanno" costituito da tre pareti e un tetto, Nonno Simpson si improvvisa spacca legna, ogni inverno e ogni primavera: in primavera viene comprata la legna, in inverno viene usata. A giudicare dalla disposizione dei tronchi, il suo metodo per sistemare la legna quando il fornitore ce la consegna è il seguente: il Nonno lancia i tronchi nuovi sulla catasta vecchia e se questi rimangono sul mucchio, significa che la catasta è stabile, se invece rotolano giù, significa che li deve lanciare in un altro punto della catasta. L'importante è che alla fine stiano tutti assieme. Se poi scegliere il tronco grosso o il rametto sottile a seconda delle esigenze è impossibile, chi se ne fotte.
Questo mi sembra l'unico metodo di accatastamento plausibile, per ottenere un risultato del genere, e forse oggi ho pure capito come vuole sconfiggermi Nonno Simpson: bruciandomi sul rogo, la catasta è pronta. O almeno questo è stato il mio primo pensiero, perché appena ho spostato un secchio che aveva riempito di tronchi, ho rischiato di rimanere sepolta sotto la catasta rotolante. Nonno Simpson dice che uno dei miei peggiori vizi è quello di toccare (e spostare) "le cose che non la interessano", perciò è possibile che prevedesse che io prima o poi avrei messo mano alla sua catasta di legna e sperava che questo mi sarebbe stato (finalmente) fatale.
Invece no, sono ancora qui, perché io sono giovane e ho ancora i riflessi pronti, mentre la sua catasta è stata messa in apparente ordine e in sicurezza accertata, grazie a due nuove file di tronchi sul davanti del mucchio, stabili e portanti. Si tratta di un accorgimento che Nonno Simpson non noterà mai, infatti lui avrà occhi solo per la sparizione delle macerie davanti alla catasta, per il pavimento spazzato, per i contenitori allineati e per il vecchio portabiancheria riempito con i sacchi neri del secco, che ora non sono più accatastati (questo tipo di esposizione gli piace molto) sul pavimento. La quantità di spazio libero non verrà notata, così come non verrà notato che lo stesso spazio si è comunque ridotto per via delle due nuove file di legna da ardere, perché Nonno Simpson penserà solamente che, se lui può vedere così nitidamente il pavimento del "capanno", significa che io ho buttato via qualcosa. Invece stavolta no, nulla.
Sono stata brava: ho solo un'unghia sporca di nero e un graffietto sul mignolo, nonché un'importante considerazione nella mente. La palestra fa bene sia al corpo sia allo spirito, infatti un'attività "faticosa" del genere (con torsioni laterali per prendere da un lato i tronchi e metterli da un'altra parte, a gambe mediamente divaricate) non la facevo da tempo, mi ero impigrita, mentre un tempo (quand'ero giovane) andavo a cercarmele appositamente. Ecco perché Nonno Simpson credeva di aver realizzato il suo sogno di dominio dell'universo!

Dopo aver steso al sole il mio bucato, e prima di preparare i biscotti di natale, ho spostato la mia auto nella parte più ombrosa del cortile e, approfittando della bella giornata, mi sono messa in maniche di camicia e ho lavato e asciugato la macchina da cima a fondo, cerchioni compresi. Anche questo non lo facevo da tempo, perché negli ultimi anni non ho avuto una macchina da amare e rispettare (e anche questa non è mia) e perché, quando a settembre ho avuto questa macchina, il battesimo glielo fece mio zio.



MioZio lo conoscete già, è quello delle vacanze in Germania. Sarà per persone come lui che io, nonostante non sia fidanzata né corra il rischio né abbia fretta, nonostante non abbia una figura maschile valida, ho fiducia negli uomini? MioZio mi ha portato il caffè e la torta in salotto, dove io mi ero rifugiata a leggere anziché dimostrarmi "di compagnia" chiacchierando con lui. Significa che io secondo lui ho il diritto di leggere. MioZio mi ha lavato la macchina e l'ha pure asciugata, anziché lamentarsi genericamente delle donne che hanno la macchina sporca o criticare proprio me. Significa che per lui una macchina pulita è davvero importante.
MioZio ha quasi ottant'anni, e forse per questo si è lamentato per tutta una cena dei giovani d'oggi, dei tempi che corrono lontani e veloci, della bellezza del passato e del concetto di famiglia: "ai miei tempi – ha detto – la famiglia intera si riuniva a tavola per cena, si mangiava tutti assieme e si raccontavano storie ai bambini ma anche ai ragazzi, e loro ascoltavano e tenevano conto di quello che dicevano gli adulti e i genitori, perché gli adulti, ma soprattutto i vecchi erano considerati saggi. Oggi i ragazzi non vogliono più stare a sentire, loro sanno 'già tutto' e non ascoltano più".
Io, piccata, ho risposto che semmai sono gli adulti di oggi che non raccontano più nulla, che preferiscono piazzare i figli davanti alla tv e, se si riuniscono attorno ad un tavolo o in piazza, fra adulti, i figli li ignorano e preferiscono stare fra loro e:
1) parlare di altri adulti assenti
2) mostrarsi a vicenda gli ultimi acquisti tecnologici, o raccontarsi le ultime vacanze super low cost comprate su Groupon, nascondendosi che il prezzo basso era proporzionato alla qualità del servizio offerto, perché farebbe molto meno figo
3) litigare sull'ultima uscita "solo donne" andata a puttane per mancanza di accordo fra le donne stesse, o litigare sull'ultimo fallo non fischiato o sull'ultimo goal annullato ma c'era e si vedeva.
Cambiano gli argomenti, ma il problema non cambia: sono gli adulti di oggi a non voler più raccontare ai giovani e ai bambini di oggi. Veri e propri racconti non se ne fanno più, la vera arte del raccontare per intrattenere e non per mettersi in mostra è perduta. È perduta la vera arte di inventare storie o di adattare storie vere alle orecchie di un bambino, o di affascinare un bambino, anziché mettere in mostra le sue prodezze a scuola, nello sport, nell'arte in una macabra sfida con gli altri genitori.
La colpa non è dei genitori, però, è dei nonni, che non hanno insegnato ai proprio figli l'arte del racconto, nell'illusione che staccarsi dalla tradizione fosse la via diretta al riscatto sociale, all'emancipazione, al miglioramento economico e chissà a quali altre magnifiche sorti e progressive. Perciò oggi ci sono troppi genitori senza radici, senza passato, che non hanno nulla da raccontare; una generazione disabituata dal racconto con suspense di un'inezia, dal disvelare una storia "personale" per ogni sera. In compenso sanno che i loro figli cresceranno felici, perché non sono obbligati ad ascoltare storie muffose e possono invece guardare la tv.
Quando io ho detto questo, MioZio ha riconosciuto che è vero: sono i genitori d'oggi a non raccontare più, e non i giovani d'oggi a non voler più ascoltare. MioZio non mi ha detto "stai zitta ma cosa ne sai tu". Soprattutto perché sono stata molto più breve e concisa di ora. Io in parte mi cullo nella speranza di aver preso da lui.
Tutto sta nella differenza tra la mentalità di uno che vive da cinquant'anni in Germania e quelli che sono nati e cresciuti in Italia? Si parla tanto di cambiare il mondo, ma basterebbe riuscire a cambiare chi ci circonda ogni giorno. Si parla tanto di cambiare gli altri, ma dobbiamo prima cambiare noi stessi.

A CasaMia manca una figura maschile che sia tale nei diritti e nei doveri.
Manca anche una corrispondente figura femminile, riconosciuta come tale.
Prendiamo il capanno della legna, tradizionale ambito maschile, e proviamo a metterlo in ordine e pulirlo, tradizionale mansione femminile. La convivenza è possibile? In questi termini?
O solo se non c'è ingerenza: pulire va bene, ma senza modificare, questo solo spetta alla donna?
E all'uomo non spetterebbe allora garantire la sicurezza della famiglia? Quella catasta era pericolante, ed io l'ho resa stabile: come avrebbe dovuto fare un uomo?
No, come avrebbe fatto una persona qualsiasi.
Persona.
Chiunque noti un pericolo, ha il dovere di fare qualcosa per evitarlo.
Io non ho nessuno che metta in sicurezza CasaMia, né qualcuno che mi lavi la macchina (MioZio è partito e poi i tedeschi la lavano di domenica), non ho qualcuno che prenda le mie difese, né qualcuno che mi spalleggi seriamente quando ho bisogno di imporre una regola: di solito a CasaMia tutti, ma proprio tutti, quando c'è qualcosa che non va dicono "ci pensa Elle, lascialo fare a Elle, ahi ahi se lo scopre Elle".

Io e Nonno Simpson abbiamo un'idea del mondo evidentemente differente. Cozziamo.
Io mi sforzo di essere tollerante e aperta, di capire e non urlargli in faccia il mio monologo femminista, decisamente fuori luogo in un capanno per la legna appena riordinato, e pertanto incomprensibile alle orecchie di un uomo che ancora oggi se ne esce con frasi sconcertate (e sconcertanti) sulla capacità delle donne di parlare, pure.
Mi impegno.
Quando il pomeriggio mi preparo il mio caffè tedesco, non chiedo nemmeno più ai presenti se lo vogliono anche loro, perché oramai so chi lo beve e chi no, perciò preparo subito le tazze per tutti. Nonno Simpson ringrazia e aspetta trepidante il suo caffè, come un bambino che aspetta il suo papà di ritorno dalla fiera dell'est con un topolino tutto per lui.
Secondo i miei parametri, il mio gesto è ammirevole, chiunque mi conosca intuisce subito che si tratta di una gentilezza non indifferente, dalla quale lo stesso Nonno Simpson capirebbe che io cerco di andargli incontro, di accorciare da parte mia le distanze di pensiero che ci separano inesorabili, che ci provo, ad esempio, non ignorandolo come farei con un qualsiasi orco ottuso. Ma il Nonno riesce a fraintendere di brutto pure il gesto banale di una tazza di caffè, perché per lui è, da parte mia, solo un atto dovuto  in quanto donna (che piano piano sta "imparando come si fa") a lui in quanto uomo e capo famiglia.
Ed è proprio vero che non si smette(rebbe) mai di imparare: Nonno Simpson ha più di ottant'anni eppure non ha ancora capito un cazzo della vita.

3 commenti:

  1. i mie complimenti Elle, discorso fluido chiaro pieno di punti di riflessione, analisi perfetta sulla generazione " di mezzo"
    mi e' piaciuto tanto questo post, da stampare e conservare, pensieri da cui attingere :) buona domenica

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  2. mi hai ricordato che dovrei dare una lavata alla macchina! :P

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  3. riflessioni molto profonde
    inserite in un contesto divertente.
    complimenti davvero :D
    ce ne vorrebbero di persone cosi ;)

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