domenica 4 dicembre 2011

A Milano.


Innanzitutto vi presento la Manager al telefono, alle 9 e 26:


Dopo altri tentativi di fotografarmi ho minacciato di sequestrarle l’iPhone. Che lo usi per telefonare e mandare mail e messaggi e cercare erboristerie e polenterie e basta.

Per andare a Milano abbiamo preso un treno vintage:


Stamattina ci siamo alzate alle 8 e 30 senza sveglia. Quella era puntata alle 7 e l’abbiamo ignorata. In un lampo ci siamo lavate e vestite, poi la Manager, di punto in bianco mentre controllavo che nella mia borsa ci fosse tutto, mi ha detto:
- Muoviti dobbiamo uscire adesso! – ed è corsa fuori.
Ma perché? A che ora è il treno?
Fuori non la vedevo, per colpa della nebbia, e anche perché era già seduta in macchina.
Io non avevo nemmeno capito che la stazione è in un altro paese e non potevamo andarci a piedi.
In mezzo alla nebbia siamo arrivate alla stazione dove abbiamo preso il treno per Milano.

- Mm..- la Manager dopo le telefonate del mattino, sbuffa scocciata.
- Che c’è? – eccomi tornata nel mio ruolo di uomo santo alle prese con una donna insoddisfatta.
- Ho mal di gola.. –
- E certo, se ti vesti così! – eh no, questo non è un marito, è una mamma.
- Così come? –
- Guardati! La camicia aperta fino all’ombelico, la giacchetta leggera. Un cappotto non ce l’hai? E i pantaloni!! –
- Cos’hanno i pantaloni? Son quelli dell’abito. In aula per i corsi mi devo vestire così.-
- Per i corsi estivi forse. Non ti voglio più sentir dire che “a Bergamo c’è un cazzo di freddo”.. – ecco, questo scimmiottamento con smorfia non è proprio materno, ma ci stava bene.
- Ma scusa.. –
- No, scusa tu, stai morendo dal freddo, dici, e poi ti metti i pantaloni con la caviglia scoperta e-non-dirmi-che-si-usano, la scarpa bassa col calzetto e poi? In aula tieni queste? –
- No, ho portato le ballerine per l’aula. –
- Senza calze. –
- Sì. – ma il tono è ormai incerto, la Manager sta cedendo all’evidenza.
- Come in estate in Sardegna. – il mio sguardo è indefinibile.
E io che le avevo creduto. Il freddo e il gelo.
Solo la nebbia era vera.
Mi sento tradita (questa è la donna che c’è in me).
- Un pantalone lungo non ce l’avevi.. – lei è piena di pantaloni.
- Dai appena arriviamo entriamo al volo da Zara.-
Ma io perché non sto zitta? Perché cavolo non mi faccio i cazzi miei?
- Al volo da Zara certo. –
- Sì mi prendo un pantalone nero. –
- Al volo. Se quest’anno non si usano non ci sono.-
- Un pantalone nero si usa sempre.-
- No, guarda la vedo come fosse adesso questa scena. Tu entri e chiedi il pantalone nero. No guardi quest’anno va il grigio. Ma a me serve nero. Ma guardi questo grigio scuro com’è elegante, anche più del nero. Ma a me serve per la giacca nera. Abbiamo naturalmente anche le giacche in tinta, un completo elegantissimo. Comunque a me serve il nero. Ma il grigio la ringiovanisce, lo provi.-
La Manager rideva di questa scenetta, ma io no, l’avevo già vista.

Da Zara alla stazione di Milano, proprio quella Zara criticatissima giusto sette giorni fa: file di pantaloni, solo cinque o sei neri.
Pantaloni stretti di gamba e larghi di culo, tipo Paperone. Non è il massimo dell’eleganza.
La Manager chiede aiuto alla commessa, che le porta un bel pantalone nero.
- Ma è modello jeans. – dice la Manager, e non è una domanda.
La commessa conferma e va a prendere un altro pantalone, ritorna con le mani avanti:
- Alla luce sembra blu, ma è nero.-
La Manager non è convinta, lo prende per provarlo, ma chiede se c’è qualcos’altro.
Ottiene un altro pantalone che però è larghissimo, torno io a cambiare la taglia mentre lei nel camerino borbotta. Io incrocio pure le dita, perché non vi ho ancora detto che tutto ciò è avvenuto a stomaco vuoto: la Manager voleva portarmi in un bar bellissimo non lontano dalla stazione.
Io pensavo al pantalone nero e alla polenta di ieri sera.

Il pantalone è indossato. La Manager voleva che io facessi togliere il patacchino antitaccheggio per indossarlo subito. La commessa mi ha giustamente detto che prima doveva pagarlo.
- Ma dai, sono qui! – mi ha risposto la Manager quando gliel’ho riferito.
- Sai quante lo dicono? Le più pericolose sono quelle meno sospettabili, in abito da ufficio. –

Fuori da Zara, col pantalone che copre la scarpa (“bellissimo coi pantaloni lunghi, mi sa che mi lascio queste anche in aula, si vede che non sono eleganti?” No no), la Manager si è ritrovata ad assolvere il delicato compito di farmi fare colazione in un posto “bellissimo specializzato in cornetti col pistacchio buonissimi.”
- Chissà se mi ricordo dov’è.. –
- Se non lo trovi non importa.- ho detto io sbrigativa.
La Manager è l’unica persona che mi prende sul serio quando dico che ho fame, perché sa che io sono abituata a mangiare poco e spesso, più poco che spesso, perciò se salto i miei pasti inizio a tremare e ho i capogiri e la nausea. Però non ho capito se al bar all’angolo ci siamo entrate perché lei ricordava che fosse quello o se perché pensava che io avessi già un calo di zuccheri o se perché si stava facendo tardi e lei doveva andare al lavoro.

Vicino alla cassa c’era la vetrinetta delle brioche e c’erano pure quelle col pistacchio: io l’ho ordinata subito perché pensavo che sarebbe stata buonissima, mi sentivo già il sapore della granella in bocca, e poi l’odore del caffè mi piace tantissimo. Ma la Manager si guardava attorno:
- Non sono sicura che sia questo.-
- Ma quanti bar specializzati in pistacchi ci saranno vicino alla stazione di Milano! - ho detto io che non volevo uscire, ma mangiare.
- Mm.. qui però dobbiamo stare in piedi perché il servizio al tavolo costa tantissimo. Una mia collega ha pagato venti euro. –
Avete mai conosciuto un pescatore che si vanta di quant’era lungo il pesce che ha pescato e quanto pesava? Io no, ma me lo immagino con la faccia della Manager quando mi dice certe cose. Ho fatto pertanto una delle mie solite domande destabilizzanti:
- In quante erano? –
- In tre. –
- Ecco. E cos’hanno preso? –
- Mah, avranno preso cappuccio e pasta e l’acqua, non so. –
- E allora: tre euro di paste, quasi quattro di cappucci, cinque di acqua, undici, sei, due euro di coperto, non è poi così tanto. –
Sono troppo abituata ad avere la risposta pronta, per riuscire a trattenermi, anche se poi non saprei più motivare i miei calcoli. Però la Manager quando io sfoggio nozioni di matematica si fida ciecamente e smette subito di dire che quel bar è costoso.
Anche perché noi abbiamo speso solo cinque euro in due. Io ho preso due brioche al pistacchio. Mi accingevo a camminare, mi servivano energie, il calo di zuccheri, lo svenimento, il pistacchio, la sfoglia friabile, giuro!

La Manager mi ha convinta ad andare all’hotel con lei. Voleva farmi vedere dove avrei dovuto raggiungerla alle dodici per pranzo, alle tredici per le iscrizioni e alle due e mezza per il corso fino alle sei e mezza. Sono salita su fino alla sala conferenze solo perché mi ha detto che lì potevo andare in bagno: mi accingevo a camminare, la vescica piena, le vesciche ai piedi, il mal di schiena, la fame… Almeno una me la volevo levare di torno subito.
Visti i 10° con sole tiepido di Milano, le ho lasciato guanti e cuffia e son partita alla volta di Parco Sempione. Avevo deciso di andare in metro per sbrigarmi, sapete, alle dodici avevo appuntamento per pranzo ed erano quasi le undici. Pensavo di prendere la metro alla stazione di Lima, perché vi assicuro che sono più veloce a camminare che a capire i tunnel tra una linea e l’altra della metro.
A metà strada ho trovato il bagno pubblico a 10 centesimi. A Berlino costava 50 centesimi, o anche un euro. Però non sono entrata per vedere se dentro era pulito o se c’erano piccioni in decomposizione.

Questa foto l'ho fatta solo perché mi piaceva 
l'intreccio di cavi sopra le nostre teste...


Sono scesa alla stazione di Cordusio (mi pare) e ho fatto un pezzetto a piedi, tra la folla, un predicatore spagnolo e la musica da lapdance di un negozio di intimo.
Intanto pensavo al messaggio di scuse che avrei potuto scrivere per non essere andata al corso…



- Ci aggiorniamo per pranzo. – mi ha detto la Manager in carriera quando l'ho lasciata all'hotel.
Io alle 11 e 35 ero al Sempione, e di tornare indietro subito per essere a Milano centrale alle 12 non ne avevo intenzione.
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