sabato 3 dicembre 2011

Bergamo alta.



Bergamo alta sotto la nebbia è molto suggestiva. Non la definisco medievale perché con la nebbia non saprei.
Da quando sono stata a Pisa, mi piace fotografare le insegne dei negozi o le targhe degli studi, mi attirano tantissimo. Grazie alla nebbia e al buio incombente, per oggi non vi dovrete sorbire foto di palazzi, perché in foto non veniva nulla, ma ho fotografato quasi tutti i negozietti lungo la strada (via Colleoni, via Gombito). Li vedrete nel prossimo post: ora... qualche palazzo (qualche, dai!).

Innanzitutto vi presento la Manager:


Durante la camminata è stata al telefono perché, tra messaggi, mail e telefonate, doveva risolvere un casino successo a Roma, e a quanto pare il suo capo, da Roma, non capiva che lei non era a Roma e il casino non l’aveva provocato lei.
Ha chiamato due o tre volte anche il suo fidanzato, perché loro si controllano ad ogni varco di porta.

Abbiamo attraversato l’edificio in cui si trovano il Museo archeologico e di scienze naturali, al centro del quale c’è piazza cittadella: è stato l’ultimo sprazzo di luce prima delle tenebre dei vicoli.





Via Colleoni:



Questa sono io:


h 18.04: prima merenda, un cartoccio che io volevo cioccolato e noci, ma quando l’ho assaggiato era mele senza cannella. Però buono.


Lo so che non avrei dovuto fare queste foto, sembrano sfuocate, ma è la nebbia, ed io non ho potuto trattenermi:




h 18.22: piazza vecchia:




h 18.36: seconda merenda, un biscotto alla cannella con mandorle e uvetta, duro e zuccheroso, ma forse tipico.


Questa dovrebbe essere porta s. Giacomo:




Questo è viale Vittorio Emanuele, che prosegue dritto dritto fino alla stazione, anche se cambia nome due volte:


Noi proseguiamo per i vicoli: scendiamo lungo via sant’Alessandro.





Nel corso della passeggiata, la Manager non ha solo telefonato, infatti il suo nuovo iPhone fa anche le foto come una macchina fotografica. Peccato che il suo flash sia un pugno negli occhi e io li abbia chiusi ogni volta. Agli occhi chiusi aggiungiamo la solita smorfia scocciata con la quale dico, a foto alternate:
- nooo non fotografaaarmii! – oppure:
- dai muoviti però. –
Nelle foto non sorrido mai.
La Manager mi ha sgridata (come sempre), ed io le ho fatto notare il dato lampante: coi capelli sciolti nella nebbia e i miei occhiali dalla montatura rosa trasparente io sembro un cane. Un cane vero!
L’unica foto decente ha le seguenti due caratteristiche:
1) ho tolto gli occhiali e tirato su il cappuccio del piumino;
2) ho sputato fuori un bel sorriso finto, perché la Manager aveva appena chiuso l’ennesima telefonata di lavoro, quella più lunga, e non c’era nulla da sorridere.
In ogni caso vi risparmio la foto, sappiate che quella che ho sul profilo del blog è la foto migliore in assoluto di tutta la mia esistenza, primi 24 mesi di vita inclusi.

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