martedì 20 dicembre 2011

Dieci mila pensieri in tre ore.


Oggi c’erano 2 gradi (alle 8), ed è per questo che da stamattina continuo a sentire voci che dicono che c’è freddo. Io, senza parlare perché mi ero appena alzata, ho acceso il fuoco bello carico (alle 7), stando attenta a che non si spegnesse appena chiuso lo sportello della stufa (come domenica) e, come seconda manovra, dopo colazione mi son fatta una bella doccia calda (alle 7 e 30) cercando di farla durare quasi dieci minuti, tanto qui a CasaMia sono l’unica che si lava, posso usare tutta l’acqua calda, e lasciarne solo una pentola (come quantità indicativa) per lavare i piatti dopo cena. A questo punto ci starebbe bene un accenno alla lavastoviglie che vorrei, ma ve lo risparmio. Salita in macchina ho visto il display ora/temperatura e ho pensato: “è fatta, è arrivato


 l’inverno anche qui, ora chi li sente i lamentoni che fino a ieri protestavano per il caldo?” Anche quest’anno infatti è iniziato il ritornello del “ma che freddo c’è”, ma considerato che io vivo in una stanza-grotta dove i due gradi ci sono già da un mese, non credo che nessuno di loro mi commuoverà.



Lungo la strada mi si è accesa una spia arancione che per un attimo mi ha terrorizzato, poi ho visto che era una di quelle sconosciute che non si accendono mai e quando si accendono e io la cerco nel libretto delle istruzioni della macchina trovo scritto “spegnere il motore e recarsi al più presto possibile presso l’officina autorizzata più vicina”, ed io mi chiedo sempre in che modo mi ci dovrei recare, se il motore è spento. Dopo poco però mi sono ricordata che quella spia si era accesa anche a luglio e il meccanico abusivo amico di un’amica della persona che mi ha prestato la macchina aveva detto che non era grave, che naturalmente avrebbe ordinato il pezzo ma che questo sarebbe arrivato dopo ferragosto, intanto potevo guidare con prudenza, non dare troppo gas a macchina fredda, e “se si accende di nuovo la spia accosti, spegni il motore, e lo riaccendi”.
Secondo voi io dopo ferragosto ci sono tornata?
No, bravi, e secondo voi io oggi quando si è accesa la spia cos’ho fatto?
Esatto, ho accostato, ho spento il motore, l’ho riacceso, ho constatato che la spia è rimasta spenta, dopo di che mi son ficcata bene in testa che se la macchina segna due gradi esterni per forza è fredda, e ho attraversato buona buona i due paesi che mi separano dalla statale a 40 chilometri orari, che sarebbero comunque dieci in più di quelli consentiti dalla segnaletica.



Siccome fermarsi per far spegnere una spia antipatica non significa non avere occhi per la natura che mi circonda, io ho lanciato uno sguardo al sole e l’ho fotografato.
Dopodiché ho constatato che spenta una se n’era accesa un’altra: la spia della benzina. Ma porc..
Lungo la strada, giusto per svuotare il serbatoio bene bene così poi lo lavo e lo conservo che può sempre servire, ho trovato traffico, perché la stagione delle piogge è ottima sia per tagliare i rami sporgenti degli alberi sulla strada, sia per mettere lo spartitraffico durante l’ora di punta. Ferma e buona nel traffico non ho trovato una sola stazione radio che non facesse la rassegna stampa o le repliche dei commenti della sera o lanciasse le ultime notizie, quelle uguali alle penultime ma metti che qualcuno si è appena sintonizzato, quindi ho deciso di sorbirmi LadyGaga su una radio locale dove interrompono dopo quattro canzoni per un po’ di pubblicità e basta, e al giorno d’oggi quattro canzoni di seguito sono una rarità.
Per consolarmi ho fotografato l’unico albero che non avrebbero tagliato perché ancora troppo giovane.



Al porto il mio solito parcheggio era occupato dal circo, dalle giostre e dai mercatini di natale; forse in serata arriverà anche un meteorite, per ora nessuna conferma. Al corso d’inglese ci sono arrivata con l’anima in pace (alle 9 e 15) perché agitarsi quando si è fermi nel traffico è inutile, ma ho scoperto che l’insegnante non c’era, che aveva telefonato per avvertire del ritardo e che la volta scorsa hanno fatto l’orario.
In realtà appena sono entrata parlavano tutti di un argomento che li entusiasmava, a turno, e trovandosi sempre d’accordo l’uno con l’altro, ma io vi giuro che non ho capito nulla e anzi ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che ognuno parlasse da solo di qualcos’altro, perciò non mi sono unita finché l’argomento non è diventato “l’apprendimento dell’inglese”, al quale ho dato il contributo del paragone con il mio apprendimento del tedesco, per avvalorare il metodo di parlare solo in lingua, rispetto a quello dell’imparare a memoria tabelle di declinazioni e coniugazioni “che in inglese nemmeno ci sono quindi siamo fortunati” ho concluso guardando in faccia Gianna, per rincuorarla. Credete che li abbia convinti?
No, infatti. Mi hanno detto “eh anche tu hai ragione” (che credo sia un modo di dire locale, una sorta di intercalare privo del suo primigenio significato letterale), per poi continuare con la lamentela del “però se ci parla solo in inglese non capiamo”. Miiii. Io ad esempio oggi che cos’ho capito della lezione d’inglese? Mentre aspettavamo l’insegnante qualcuno ha proposto di ripassare, forte del fatto che al primo “o’ clock” che ho sentito ho aperto il quaderno e ho preso nota dicendo “ah avete fatto l’orario”. E così ho scoperto che “noon” significa mezzogiorno, mica c’abbiamo l’afternoon immotivato in inglese, eh!
Quando l’insegnante finalmente è arrivata noi eravamo già tutti sulla porta e auguravamo buone feste ai bidelli, che ci hanno fermati perché l’insegnante aveva detto che sarebbe arrivata tardi, non che si sarebbe assentata. Ed eccola salire le scale, ed io che avevo già deciso in quale libreria sotto i portici rintanarmi fino alle dieci e mezza. E niente, si fa inglese. E cos’ho capito oggi della lezione di inglese, cos’ho fermato nella mia memoria di quella lunga lista di termini natalizi?
Christmas
Christmas day
Christmas day eve
Christmas tree
New year
New year day
Mentre tutti gli altri sono sul quaderno e me li dovrei rileggere. Oggi non avevo voglia di comporre frasi, ma l’alternativa di sentire liste di parole non mi è piaciuta, fortuna che la lezione è durata poco, e alla fine ho anche pensato che, visto che saremo in vacanza sino al dieci, posso “studiare” qualcosa da sola a casa, ma voi mi credete? Io no.

Tornata a casa ho guardato con affetto la mia camera sottosopra: cosa mi sta succedendo?
Lo dico per l’affetto e anche per il sottosopra.
La riflessione successiva è stata la seguente: vedere la camera in disordine mi fa sentire a casa, non perché io sia di casa nel disordine, tutt’altro, ma perché per anni in ogni casa in cui ho abitato sono stata attenta a non lasciare orme o impronte, a non lasciare in giro capelli o libri, nemmeno una matita usciva dalla mia camera senza venir attentamente monitorata da me, e non per un attaccamento alle cose che mi impedisse di prestarle, ma per una abitudine ormai fissa al trasloco che mi portava a tenere un inventario ben preciso delle mie cose in testa, in modo che alla prima avvisaglia di sfratto potessi recuperare la mia montagna di averi, inscatolarla, e partire. Senza tante storie. In tanti traslochi ho dimenticato solo una caffettiera una volta, l’unica volta che mi son lasciata aiutare da qualcuno che, invece di aiutarmi, ha mangiato tutti gli jogurt della mia coinquilina e poi ha scordato di aggiungere la mia caffettiera alla scatola.
Anche in questa casa, un tempo, non lasciavo mai nulla in giro: qualche volta mi è capitato di guardare la tv durante la cena, e per farlo dovrei mettere gli occhiali, mentre per leggere mi danno fastidio perché da vicino non li devo usare, perciò se dopo cena decidevo di spegnere la tv e di leggere, toglievo gli occhiali, li mettevo sul tavolo accanto a me e aprivo il libro. Beh, io non sono mai andata a letto lasciando gli occhiali sul tavolo (il libro me lo portavo in camera per leggere ancora un po’ a letto). E anche la mia camera viene periodicamente spulciata e catalogata, eventualmente alleggerita di cose inutili, dove per “inutile” io da tempo immemorabile intendo una cosa che non uso da così tanto tempo che nemmeno mi ricordavo di averla, quindi non mi serve, oppure una cosa che, se dovessi partire ora in questo preciso istante non porterei mai con me, perché non mi rappresenta, perché non mi interessa veramente averla. Alla prima categoria di inutili potrebbero appartenere certi vecchi appunti universitari (alcuni invece li consulto ancora), mentre alla seconda categoria appartengono le cinque o sei paia di scarpe extra, alcune delle quali eliminabili anche secondo l’altra inutilità.
Ora avere la camera in disordine mi fa sentire domesticamente più stabile, ed è una sensazione di leggerezza impagabile allo stesso tempo, perché non devo ricordarmi dove ho le cose, né rimetterle al loro posto dopo averle usate, né controllare che non siano state spostate e dove. Solo a maggio, quando ho trasformato la veranda in salotto (quella che ora è stata trasformata in legnaia da Nonno Simpson patriarca boscaiolo), ho dovuto prepararmi psicologicamente alla proposta che fece la Romy di aggiungere qualcuno dei miei libri alla libreria della veranda, “tanto tu in camera nei già tanti”, frase che se provassi a dirla io per le sue scarpe le farebbe dire piccata che ogni scarpa ha il suo colore, il suo tacco, la sua forma, il suo modello (basta una fibietta per far cambiare modello ad una ballerina), il suo uso, la sua età (nel senso che le scarpe vecchie possono essere usate ancora, ma non in pubblico ad esempio).
Ora sono apparentemente meno rigida, in realtà solo meno armata fino ai denti per traslocare con efficienza, velocità e un pizzico di magia. E questo è rilassante.

Dopo queste considerazioni ho preso in mano la lettera ricevuta oggi. Vi ricordate l’unico regalo che, per ora, mi è stato fatto per natale? Non l’ho aperto, ma so che è un libro, e nonostante arrivi direttamente da Amazon so che me l’ha regalato Giulietta, perché c’era un suo messaggio di auguri allegato. Giulietta mi ha scritto una lettera, di ben due pagine, inserita in una busta in cui c’è anche la lettera della mia cara amica Roc, sua madre, e diverse foto dell’estate passata “così vedi come sono” (infatti è da un anno che non ci vediamo) che mi è arrivata oggi.
La mia amica Roc mi racconta delle sue vicissitudini familiari: lei ha una Nonna Simpson che svariona a dir poco, ed ora non ce la fa più, non si sente affatto badante; io la capisco ma non posso dirle nulla, perché la frase “prima o poi moriranno” che ho pensato per prima non è consolatoria e nemmeno bella; altrettanto demoralizzante sarebbe raccontarle dei peggioramenti di Nonno Simpson, perché potrebbe succedere anche alla sua Nonna Simpson, a allarmare Roc già da ora mi sembra crudele. Allo stesso tempo è bene che non si faccia illusioni e che guardi in faccia la realtà presente e futura.
Giulietta invece mi racconta delle sue vicissitudini familiari e amoro… oddioddioddio, la mia bambina, la mia Giulietta che ora si trucca e ha su facebook più amici di quanti io ne abbia avuto in trent’anni di vita (non ne ho trenta, ma io sono per gli arrotondamenti quando la mia età non è l’argomento del discorso), la mia bambina ora è una quindicenne in piena crisi adolescenziale, e fra tutti quelli che conosce al mondo a chi ha chiesto consiglio??? A chiiii?
Io voglio un neonato che piange tutta la notte e non mi lascia dormire, o una bimba di due anni che non mangia e perde peso e mi lancia le stelline sbrodolanti in testa mentre strilla come un’isterica, o anche un bel bimbo di quattro anni che mi fissa e con una smorfia disgustata mi dice “elle schifo”, ma pure uno di sei anni che si droga, ma l’adolescente in crisi esistenziale no, non sono pronta, ne sono appena uscita i..

La prima frase che ho pensato di scriverle (perché non posso lasciar cadere inascoltato il suo “ho deciso di dirti tutto perché almeno tu mi ascolti” sarebbe un colpo basso da parte mia) è: ti ringrazio per la fiducia, ma ti giuro che è mal riposta. Così, per sdrammatizzare, non perché io lo pensi davvero, no. Dopo di che ho pensato alle crisi esistenziali degli adolescenti di tutto il mondo di tutte le epoche, per giungere alla crisi simbolo, quella che nei manuali di psicologia all’università usano come paradigma da secoli, ovvero la mia, e a ciò che sono diventata ora e anche a vari luoghi comuni, pertanto la seconda frase che ho deciso di scriverle (perché non posso darle la spiegazione prima della soluzione, sennò non legge il resto) è: goditi le tue crisi esistenziali, piangi e sentile tutte dentro di te, perché un giorno ti mancheranno, e stupidamente penserai che stai invecchiando, e sarà peggio, perché la vecchiaia sembra inesorabile, mentre l’adolescenza passerà.

Ho anche ripensato alle sue parole e al fatto che sua sorella maggiore la riprende come fanno i suoi genitori “così ho due mamme invece di una” e la prima spiegazione che ho pensato è la differenza d’età, che fa una porca differenza anche se sua sorella è ancora giovanissima, una porca differenza perché gli anni in più che sua sorella ha già vissuto non sono altro che informazioni in più per interpretare la vita, perciò ho pensato che la terza frase che le scriverò sarà: tua sorella ha già visto cose che tu devi ancora vedere e, come fanno anche le mamme, pensa che darti la pappa pronta anziché lasciarti scoprire da sola cosa va bene e cosa no, sia più utile per te, mentre in realtà è più utile solo per loro, per le loro paure e paranoie (comprensibili perché ti vogliono bene), ma non per farti crescere forte e responsabile. A proposito, se per caso stai ascoltando i cd di Tiziano Ferro di tua sorella, smetti subito ti prego !! Ti faccio io una compilation utilissima in questi casi.
Dopo aver letto le testimonianze (in altri blog) di persone la cui adolescenza è stata salvata da loro, che dite se le regalo un bell’album dei Ramones dei miei tempi (così ho la scusa per comprarmelo anch’io, NdR.)? I Ramones non escludono la “compilation di Elle”, perché io ho un così bel ricordo delle persone che nella mia vita mi hanno registrato musicassette e masterizzato cd, che non potrà che far bene anche a Giulietta ricevere buona musica in regalo!

Per quanto riguarda la quarta frase sono indecisa sulla forma. Ho pensato ad un’analisi logica del periodo, ma anche ad un racconto o fiaba con lieto fine dopo molte peripezie dell’eroe, come nel più classico dei percorsi di formazione come persona. Il fatto è che il romanzo che vi ho nominato io l’ho regalato a Giulietta per il suo compleanno, principalmente perché lo scrissi a quindici anni, quando anche io lottavo contro le assurdità dei miei genitori e di una sorella che, benché nel mio caso più piccola di me, rompeva il cazzo che era una meraviglia all’ennesima potenza. Ebbene, la Giulietta mi ha scritto che il romanzo le è piaciuto molto, perché è reale, e che anche lei a volte cerca di scrivere ma non riesce, le vengono delle frasi spezzettate, e non saprebbe come legarle in un discorso. La mia quarta frase potrebbe iniziare così: avevo quindici anni quando l’ho scritto, ma ho impiegato quindici anni a pensarlo, frase dopo frase, e solo a diciotto anni ho scritto il finale, che vuol dire che a diciotto anni ho capito. Lei l’ha letto, quindi sa come finisce (e come la penso).


Bene, continuo in privato, ma vi lascio con un bell'aforisma à la Elle:
"Fra bambini e adolescenti non c'è nessuna differenza, entrambi crescono così in fretta che nemmeno ce ne accorgiamo, e un bel giorno li vediamo così diversi da non riconoscerli più; solo che i primi crescono solo nel corpo, i secondi anche e soprattutto nella mente, nessuna delle due crescite è controllabile, ma nella seconda crescita questa mancanza di controllo è più angosciante" (Elle).

6 commenti:

  1. che foto stupende! cmq a me quando si accendono strane spie sulla macchina, mi prende male :P

    RispondiElimina
  2. Le spie sono un colpo al cuore, ma per esperienza direi che è peggio quando tutte le lucine si affievoliscono fino a spegnersi e poi si spegne anche la macchina e nessuna spia, nemmeno postuma o in apparizione in sogno, ti dice che minchia è successo!!

    RispondiElimina
  3. Ti ringrazio per la citazione, Elle :) L'idea è ottima: un cd dei Ramones,magari il primo o il secondo,e poi una tua compilation.Una compilation,come ci siamo già scritti più volte,può fare la differenza.E a volte,cambia addirittura la vita :)

    RispondiElimina
  4. Infatti pensavo di scriverle un altro romanzo fiume pieno zeppo di parole, poi riassumerlo tutto in brevi frasi-mantra che si potrà ritagliare e conservare nel portafoglio (a quell'età si è molto simboliche), e concentrare poi le mie energie (e speranze) sulla compilation: è la volta buona che vado in autoipnosi per rispolverare grandi successi in ordine cronologico. Il primo cd però ce l'ho, perché i Ramones sono una garanzia, siamo tutti qui per raccontarlo :)

    RispondiElimina
  5. Bellissime foto! Sono d'accordo con te sull'apprendimento delle lingue.. l'unico vero metodo per impararle bene è PARLARE! Riguardo le spie della macchina behh.. a me invece è successo che la mattina presto la macchina non si accendeva proprio, batteria andata! Al freddo e al gelo mi sono dovuta incamminare per arrivare alla stazione!!! :-/ Che esperienza!!

    RispondiElimina
  6. Beh fortuna che hai la stazione dalle tue parti (anche se poi in una città non è detto che sia "vicina"). Anche a me la batteria una volta ha fatto 'sto scherzo, e l'avevo appena cambiata! A quanto pare me ne avevano messa una scarica. Tutte le altre volte ho trovato qualcuno che mi ha aiutato a spingere, perché una volta che si riesce a mettere in moto la macchina rimane accesa e si ricarica la batteria: ma bisogna essere in due!

    RispondiElimina

Ciao, benvenuti nella Casa dello Spirito. Scrivete pure qua sopra/sotto il vostro commento o le vostre domande: le pubblicherò io più tardi. Se vi iscrivete ai commenti, vi avverto addirittura via mail.
Non preoccupatevi se non avete un account google: basta inserire l'url del vostro sito, o profilo fb, ig, pulcino, o quello che avete e il vostro nome. Anzi, voglio venirvi incontro: potete addirittura mettere solo il nome, se non avete un indirizzo o non vi va di esporvi così tanto. Comunque non preoccupatevi: sono uno spirito buono.
Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...